Libri. La presentazione a Reggio di “C’era una volta Camin”, con l’autore Beccantini, Annamaria Caminiti e Fabrizio Bigi.

reggio, annamaria caminiti, beccantini, zagnoli reggio, caminiti, beccantiniReggio. Non si finirebbe mai di ascoltare Roberto Beccantini, bolognese di 63 anni che ha scritto “C’era una volta Camin. Lo stile e il genio di Vladimiro Caminiti”.
Da un’idea di Riccardo Gambelli, scrittore senese, la firma de La Gazzetta dello Sport e de Il Fatto Quotidiano ha presentato l’opera nella sala stampa del Mapei stadium, assieme ad Annamaria, una delle figlie di Camin, e ai giornalisti di Reggio Fabrizio Bigi (Telereggio) e Vanni Zagnoli.
L’opera costa 15 euro, è pubblicata da Bradipolibri, casa editrice di Ivrea, presente al vernissage con il titolare Luca Turolla, tifoso della Sampdoria. La serata è scivolata via d’un fiato, ascoltando anche alcuni brani degli scritti di Camin. Alternandosi alla figlia di Caminiti, Beccantini ha letto in particolare un passo di Gianni Ranieri, già firma de La Stampa. “Camin stava scrivendo. Entrò in redazione un ragazzo. Voleva sapere se era più bravo Sivori o Pelè. Lo presentai a Caminiti che odiava essere interrotto mentre amoreggiava con la macchina da scrivere. Gli dissi che cosa il ragazzo desiderava. Camin si mise le mani tra i capelli, esclamò “Maria!”, appellandosi con disperazione alla Vergine affinchè lo proteggesse dai cretini, e vi allegò un epifonema estrinseco così congegnato: “Minchiate astrofisiche. Scemenze patibolari. Astrazioni semoventi”. Era uno specialista dell’assemblaggio lessicale definito da lui medesimo “virtuosistico arabescante””.
Poi, con dolce e sorridente pazienza spiegò all’esterrefatto giovinetto che ogni fuoriclasse è un pezzo unico, imparagonabile e inaccostabile”.
Anna Maria Caminiti è fotografa per diletto e persino calciatrice, per passione. A 54 anni gioca nel San Giorgio in Piano (Bologna). “Con le mamme in campo, nel campionato regionale. In fondo anche papà aveva giocato a calcio. Come portiere”.
E’ per quello che Camin si soffermava in particolare sull’abbigliamento dei numeri uno, giudicandone l’aspetto, a partire per esempio dalla calzamaglia. E con Dino Zoff aveva un rapporto di odio e amore. “Al punto da chiamarlo Dino-Sauro”, ricorda Beccantini. Tra i preferiti della prima firma di Tuttosport c’era Beppe Furino. “Furia, furin, furetto”.
Al tavolo sono arrivati anche i saluti di vari personaggi invitati, a partire da Gian Paolo Ormezzano, già direttore di Caminiti a Tuttosport. “Non ce la faccio a essere presente – spiega la firma de La Stampa e Famiglia Cristiana -, impegni ma anche e soprattutto quasi ottant’anni. Sono con voi, penso al grande Vladimiro, mi manca, ci mancano gli appassionati colti come lui. Un caro e grato ricordo ai suoi, a tutti voi”. Il pensiero di Tonino Raffa, da Reggio Calabria, una vita da voce di Tutto il calcio minuto per minuto. “A Caminiti ero particolarmente legato, anche per il suo essere uomo del sud”. E di Roberto Rosetti, designatore degli arbitri di Lega Pro, che ha mandato un saluto particolare a Beccantini. E il giornalista, di rimando: “In quanto torinese, ha avuto la fortuna di non avere mai arbitrato la Juve, evitando così possibili contestazioni. A livello internazionale dirigere la Juve è motivo di vanto, in Italia fa discutere”.
Roberto Beccantini fra l’altro era a Milano il 1° maggio del ’94, quando la Reggiana si salvò in serie A. E fu l’unica volta: “Ero a casa – ricorda – a seguire il gran premio di Imola. Vidi in diretta tv, a casa, la morte di Ayrtor Senna e poco più tardi andai allo stadio di San Siro, ancora choccato. Segnò Esposito e i granata vinsero”.
“Era una partita da 0-0 – ricorda Fabrizio Bigi -, il gol di Max Esposito giunse inatteso e a quel punto la Reggiana lo difese”.
La serata è stata resa possibile grazie alla sensibilità del Sassuolo calcio e della Mapei srl. E’ stata l’occasione anche per ricordare Laerte Guidetti, scomparso alcuni anni fa e per una vita corrispondente da Reggio di Tuttosport. Tra il pubblico, il parrucchiere Ivan Andreoli, invece, battibeccava con Turolla a proposito di Roberto Mancini. “Da calciatore mandava i compagni a quel paese, in campo”. “Però ha vinto lo scudetto alla Sampdoria e uno alla Lazio. Valgono molto più di tanti altri”, garantisce Beccantini.
La comitiva si è poi trasferita a Parma, al Petitot, per analoga presentazione, con anche l’intervento di Sandro Sabatini, volto di Sky.

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