I momenti dimenticabili del 2014. Quell’agente Fifa volto tv che invito agli oscar del calcio, all’improvviso mi chiede di andarla a prendere e appena entrati in sala stampa se ne va. Quell’amico così tanto amico che, preso in mano il mio sito, apre un blog appena ha imparato

I momenti dimenticabili del 2014. Ce ne sono vari che riguardano interviste raccolte e non pubblicate, analisi proposte ma non pubblicate, se non magari su questo sito.

Torno però volentieri, a distanza di tempo, su due momenti amareggianti al massimo.

L’ultimo l’ho vissuto di recente, a margine degli oscar del calcio aic, a Milano. Mia moglie è in chiusura di anno, è in arretrato al lavoro, meglio evitare di farle perdere la giornata di lavoro successiva, la sostituisco con un’altra presenza. Ho una lista di amici, colleghi che contatto ogni tanto a vuoto, quando mi devo spostare. Cambio strategia. C’è un’agente Fifa che mi ha colpito, dalla tv, vorrei proporre la sua storia a livello nazionale, ho in mente di farlo, è l’occasione per conoscerla, alla fine almeno per il mio sito la posso intervistare anche domani. “Ti interessa venire con me? C’è il meglio del calcio italiano, con anche vari giornalisti di livello nazionale, lunedì alla Rai, di Milano”. “Volentieri, dai. Amo molto questi eventi”.

Il lunedì pomeriggio mi chiama: “Era oggi l’evento?” “Ok, mi ricordavo bene”. “Ora ti mando per mail il documento da stampare e portare firmato”. “Dai retta a me, non ci sto più dietro, mail telefonate, dai. A più tardi? E che ora è? Ok”.

19,45, autostrada, tutto tranquillo, mi telefona: “Riusciresti a venirmi a prendere”. Dove? “Non dal mio studio, poi ti spiego, ma dai facciamo lì dalla metro vicino a via del Mecenate”. Va beh. Poi mi richiama ancora, pensavo si fosse arrangiata, no, invece prende la metro e farà tardi. Poi non sa bene dove sai, poi ha paura che un pullman stritoli la macchina. Arriviamo. Scende, è davanti, no, mi vuole aspettare perchè non sa dove andare. Saliamo in sala stampa, io saluto timidamente, lei è in imbarazzo. Perchè la sala è piccola, tutti stanno guardando il premio in tv. “E io che chi sto a fare, qui?”. “Dai, andiamo a prendere un caffè, alla macchinetta”. “Uh, mi stava per cadere, uh, mi sto per macchiare. Uh, vado a fare un giro per il resto della sede Rai”.

E’ andata a casa. Io ero in sala stampa, sarei sceso dopo, ho chiesto dopo ai colleghi, bastava chiedere e si poteva entrare in quella sorta di teatro. L’ufficio stampa era stato chiaro, niente sala, solo sala stampa, però appunto si può chiedere, timidamente. Poi sono sceso in sala, c’era una sosia, da lontano, non lei. Lei era in giro. Lei che avevo dovuto andare a prendere, lei che ama gli eventi e il calcio e si appassiona a tutto, lei era andata via.

Ovvio, a fare le interviste (della Brienza e di Abodi sono rimasto solo), c’erano grandi personaggi e grandi giornalisti, ma a lei evidentemente non interessavano.

Il bello è che il giorno dopo, a caldo, ero dispiaciuto io. Mi sono scusato con lei. Probabilmente si aspettava che, entrando in sala stampa, tutti l’avrebbero riconosciuta, le avrebbero chiesto mail e numero, lei ignorata e con la prospettiva di passare la serata davanti alla tv… Probabilmente non sapeva che, nella peggiore delle ipotesi, a premio finito si scendeva e si conoscevano personaggi del calcio e giornalisti. Ovviamente non ha riscontrato il mio messaggio di scuse.

Anzi, mi ero anche preoccupato per il ritorno, magari era davvero rimasta a girare la Rai e aveva bisogno di un passaggio.

L’altra storia parte da lontano, in estate, quando una persona mi rimpie di complimenti in un panificio della città, un venerdì sera. La invito a provare con il mio blog. Ci rivediamo fuori dallo stadio Mapei, per caso, mi racconta del figlio drogato di un grande allenatore. Strano, perchè quell’allenatore mi risulta abbia solo un figlio, lo conosco benissimo, è un mio interlocutore quasi intimo, generoso, è un avvocato di diritto sportivo!

Quell’amico prova sul blog, ma invece del copia e incolla preferisce riscrivere, non ha il tasto funzionante, non ha il tasto. Quell’amico grande ammiratore che, da collaboratore, citato nel sito comunque si complimenta per l’introspezione di un pezzo, in realtà banale. Quell’amico mi chiede un giudizio su scritti abituali suoi. Sono illeggibili, senza punteggiatura. I contenuti sono da valutare, la forma non è neppure da social. Niente, cambia, bene.

Quell’amico dà tutto nelle foto, io preferisco prepari una notizia in più. Egli è fantasioso: “Il copia e incolla lo lascia a te, è un lavoro di fatica che nessuno vuole fare”.

Pubblico un pezzo da Prima Pagina Modena, “i carpigiani si innamoreranno di Castori”, lo titolo da me. Quegli obietta: “Guarda che è rischioso, questo titolo”. “Scusa, è casa mia. Scusa, Castori io lo conosco. Di persona, al telefono, lo studio, ma vuoi scherzare?”. Castori è primo, lanciato verso la serie A, anche spettacolare.

Quel collaboratore mi ha piantato all’improvviso, avrebbe messo le foto a tutti gli articoli, mi ha raccontato bugie. Aspettavo una recensione di un libro, non arriverà. Arriverà solo il libro, che è mio.

Egli dall’inizio voleva farsi un blog, gli mancava il coraggio, ha provato su questo sito – testata giornalistica, diretto da una giornalista, pubblicista da anni, e dove il proprietario è un giornalista professionista dal ’99 – e poi ha capito che c’era troppo da fare, che la professione è impegnativa. Egli preferisce giocare, ascoltare tutte le donne del mondo, cambiare il mondo, discettare di San Marino, discettare di tanto. Giudicare anche in chiave negativa, con me, alcune donne. Ecco, non mi manca.

Per fortuna da settimane c’è Biagio Bianculli 24enne applicato, volenteroso, studente di giornalismo, direi, pubblicista dal 2009. Umile e determinato, non allergico alle critiche.

Avrò perso due lettori, che mi hanno piantato in asso. Mannò, l’ex collaboratore mi segue su facebook, giudica Biagio, lui che non è giornalista, gli fa i complimenti e dice a Biagio che talvolta metto pressione. Certo, lui non è un giornalista, quegli è un cerimoniere, un imbonitore. Lavorava al ministero degli esteri, è laureato, espertissimo di storia eppure aveva il vezzo di non usare punteggiatura. Unico. Sembra quell’anziano che in macchina non mette mai la freccia a destra. Curioso.

Meglio soli, insomma, che male accompagnati. Alla prossima degli oscar del calcio chiamo un’altra agente Fifa. L’importante è che Castori porti il Carpi in A e che si giochi a Reggio, sarebbe il massimo.

 

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