Non abbiamo fatto l’università, eppure…

L’anno scorso, in inverno, avevo notato la pagina sul crollo delle matricole in università.

Un po’ mi rivedo, in questo.

A 19 anni finisco il liceo Spallanzani, a Reggio Emilia, dove studiò Romano Prodi. Non so se insegnò, pure. Inizio a collaborare con carlino reggio – dopo 40 mesi da abusivo mi cacciano perchè troppo intraprendente -, e mi dicevano: “Perchè non fai l’università? Oltre a giocare a fare il giornalista, che fai?”.

Mi ero iscritto un anno, avevo buttato 500 mila lire a scienze politiche. Anticipai il servizio civile, ottenni la sospensiva e poi il consiglio di stato la impugnò e lo dovetti completare.

Intanto dal ’90 a oggi ho sempre fatto il giornalista – un pezzo per panorama, anche 60 pezzi corriere, molti regionali, il resto lo sapete -, e con orgoglio non ho mai messo piede in università. Nel senso che ho raggiunto certi risultati, da fuori, nonostante non abbia fatto la scuola di giornalismo nè frequentato atenei.

Ovviamente, lo sapete, ho studiato giornali, giornalisti, tv.

Certo, i limiti di scrittura sono evidenti, ma appunto ho l’impressione che l’università sia l’oppio delle famiglie. “Studia, studia, qualcosa resterà”. Magari da laureato avrei un contratto, in fondo bastava mi fossi trasferito a Milano, a suo tempo”.

C’è anche il bello di fare pratica, di essere pagati, anche solo 5 euro ad articolo, anzichè studiare e basta.

Mia moglie Silvia, idem. Ragioneria part-time, da pochi anni, e soprattutto segretaria e addetta alla selezione di cronaca. Niente università.

Peraltro stimo molto gli sportivi laureati o che comunque studiano.

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