Forza Reggiana. I formidabili anni ’80, la curva e i granata memorabili per il nome. Lo stadio Mirabello e Vasco Zagnoli. Polverino, Albi e Cocca. Cimino e “topa”, Bannio e Spaggio, Gasparo e Angela Zema

(toscanagol.it)

Vanni Zagnoli

“Polverino, olè”. Pum, pum, pum, pum, pum e via il rullare di tamburi.

Erano i formidabili anni ’80 e io andavo in curva al Mirabello, per risparmiare e per socializzare, con i compagni di classe della 5^ F del liceo scientifico Lazzaro Spallanzani, diplomati nel ’90. Su vannizagnoli.it, andatevi a vedere l’intervista ad Annalisa Rabitti, ex compagna, assessora con 4 deleghe, fra le sostenitrici di Quarta categoria, invitò a Reggio Wolfango de Biasi, il regista della fiction andata in onda su Rai1 sui matti che si curano con il calcio.

Matto sono io, sempre più, di certo sempre più disoccupato, al contempo matto per lo sport, per i personaggi, e quando me la sento vado ai campi, a folleggiare in video, così ho disturbato Lauro Bonini, allenatore della Bagnolese, che voleva vedersi una seduta della Reggiana, e soprattutto interrogo i giocatori e mister Diana sui massimi sistemi.

A 50 anni ripenso ai miei 15 e dintorni, quando mandavo le formazioni a memoria, come da canzone di Ivano Fossati, impazzivo anche per Francesco Guccini, da emiliano. E all’epoca, sì, impazzivo per la Reggiana, per il basket, per lo sport, per il giornalismo. Per tutto, come adesso, ma adesso molto meno, per la Reggiana.

Eppure avrei tanta voglia di andare in curva, a filmare, ma rischio di prenderle, perchè gli ultras non accettano quasi in nessuno sport di essere ripresi.

Un terzo di secolo fa, o giù di lì, non avevo l’incoscienza dentro al basso ventre come Guccini, ero ebbro di Salvatore Polverino, gran libero, della Reggiana di Franco Fontana o Nello Santin, di Giancarlo Cadè o di Lauro Toneatto, gli ultimi due scomparsi.

Un giorno ebbi un’idea con Cristiano Correggi, altro liceale, di Montecchio, che poi Wainer Magnani avrebbe intervistato spesso, su Gazzetta di Reggio, come ambasciatore del calcio reggiano in Spagna, con la sua Italsughero. Andammo nel rettilineo di tribuna un mercoledì di studio, appunto, al Mirabello, per Reggiana-Legnano, a esporre uno striscione per due lilla dai nomi improbabili, due Luigi, l’attaccante Tirapelle e il libero Cappelletti, della cenerentola del girone. Ci notò Marco Gibertini, al cui zuzzurellare mi ispiro da anni, e ci intervistò, nel ’90 iniziai con il Carlino Reggio e a Telereggio conoscendo lui per primo, con la pallamano, grazie a Ezio Fanticini e al poligrafico Luciano Tessari, e negai quella mia burloneria.

Amo i giochi di parole, come Gianni Mura, ma i nomi, soprattutto. E allora Paolo Longo, il portiere arrivato dal Derthona – oggi il basket a Tortona è incredibilmente in serie A – veniva chiamato Paolo Pongo da Gigi Manfredi, firma del Carlino, perchè spesso era incerto in uscita.

E poi Truddaiu e Rizzo, Guglielmo Bacci che ho raccontato di recente in video, con skype, al pari di Costante Tivelli. “Sfonda la rete, Tivelli sfonda la rete, sfonda le reete, Tivelli sfonda la rete”.

“Oh, D’Agostino, D’ago, D’ago, D’agostino, gol”. Sergio D’Agostino, naturalmente.

E Albi e Cocca, due terzini, che insieme facevano un frutto, l’ho sentito dire da Franco Tosi, a Teletricolore, pochi anni fa. All’epoca Franco era a Telereggio e in banca e mio papà Vasco gli parlava del suo sogno di vedere la Reggiana in bianco, tipo la Dc, il suo partito preferito, mentre Franco preferiva il granata.

Avevo 6 anni quando a Reggio c’erano Marlia e Catterina, a 11, nell’82, impazzivo per Vito Graziani, a testa alto, meno per Ezio Galasso, barba ed extraparlamentare di sinistra, non sono comunista.

Si intrecciano i ricordi, i nomi, Ioriatti e Bosco, il portiere Piccoli e Bagatti, sono migliaia di ex della Reggiana. E in fondo era quella la mia Reggiana, come mi costringevano a cantare in curva, Pierluigi Bagnoli e Davide Casamatti, “topa” e “Spaggio”, ma volevo solo vedere la partita della Reggiana, nonostante i debiti di papà Vasco, per costruire la casa di famiglia, dietro la Nepal dei Mussini. Se ne sono andati lui e Oreste, consigliere del Cere. Era la mia Reggiana, davvero, da quando faccio il giornalista ho interrogato migliaia di campioni, soprattutto di sport vari, sono uscito dagli inviti stampa per un anno e mezzo, tuttora sono fuori da molte realtà, sto riscoprendo l’essere granata. Solo, però, nell’intimismo che piace a me. Chissà, a 70 anni racconterò qui delle mie domande a Guglielmotti e a Fausto Rossi, ad Aimo Diana e a Luciani, a Mattia Muroni e persino al Nubilaria calcio femminile, a tutti gli sponsor. Intanto, se volete, seguite le mie divagazioni, nei video su vannizagnoli.it e su lagazzettagranata.it, di Wainer Magnani e Marco Bertolini.

Da “Forza Reggiana”

All-around.net. Storie di basket 2020-21: Attilio Caja radiocronista con Massimo Barchiesi, su radio Rai. “La notte che l’Italia mancò Rio. E’ esigente, rimpianto ovunque”. Il contratto è veramente sino al 2022, a Reggio Emilia?

Massimo Barchiesi

https://all-around.net/2021/03/16/storia-di-basket-2020-21-attilio-caja-radiocronista-con-massimo-barchiesi-su-radio-rai-la-notte-che-litalia-manco-rio-caja-regalo-lultimo-trofeo-a-roma-e-esigente-rimpianto-ovunque/

Attilio Caja è il nuovo allenatore dell’UnaHotels Reggio Emilia, dopo l’esonero di Antimo Martino. Il contratto è davvero sino al 2022, nel senso che spesso nello sport si dà come segnale un contratto non per 2 mesi, per tentare di dare un segnale, in realtà poi l’accordo prevede delle uscite reciproche, molto facili. In serie A, il Cagliari aveva allungato l’accordo con Eusebio Di Francesco, sino all’esonero, inevitabile, semplicemente spalmando la cifra per le stagioni successive, dunque era un allungamento giusto per dare un segnale.

Caja ha un palmares di lungo corso, allenatore dalle tante panchine di club ma anche della Nazionale, allenatore di bosco e di riviera, come direbbe il poeta toscano Giuseppe Giustinella sua poesia Lo stivale.

Ma se si scrive quanto, considerando quindi Attilio Caja come versatile e quindi “buono per tutte le stagioni”, se ne sminuirebbe le capacità tecniche, intellettive e forse anche umane.

Non è un uomo tenero Attilio Caja, amorevolmente definito nell’ambiente baskettaro “Artiglio” ma sovente dove arriva fa bene, e oggi alla UnaHotels Reggio Emilia ultima in classifica, serve uno così.

Intanto riportiamo il racconto con Massimo Barchiesi, la voce di radio RAI, che condusse proprio con Attilio Caja la sfortunata radiocronaca di 5 anni fa a Torino nel preolimpico di Rio perso dall’Italia. E poi l’audio, di oggi, con il giornalista romano a spiegare chi è Caja. 

Vanni Zagnoli

Da “All-around.net”

https://youtube.com/watch?v=GlUNp9oAH6g%3Ffeature%3Doembed
https://youtube.com/watch?v=lOf7ts_s6s4%3Ffeature%3Doembed

Il Messaggero. Hockey, il Covid decima la squadra. Greta Ganassi in pista contro i ragazzi

(repubblica.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/hockey_su_pista_maschile_in_panchina_c_e_greta_ganassi-5701406.html

Reggio Emilia. Mercoledì sera, a Monza, c’era una donna sulla panchina dello Scandiano hockey su pista maschile. Era ìl secondo portiere, il covid ne ha messi fuori causa due, è stata convocata Greta Ganassi, non è entrata ma avrà probabilmente altre due chances per debuttare.
E’ la storia dell’anno, per lo sport delle rotelle, Scandiano è una piazza simbolo, assieme a Correggio rappresenta la provincia di Reggio Emilia, l’unica ad avere due squadre in A1. Ha vinto Monza 5-1, Scandiano è penultima e la sfida potrebbe riproporsi ai playout. I riflettori sono per questa ragazzina di 19 anni. “Abbiamo avuto due atleti positivi – racconta l’allenatore, Massimo Barbieri – più due in quarantena, avevamo già riscontrato casi nella nostra squadra di serie B, in cui andiamo ad attingere per la prima squadra, e non avevamo alternative. Greta è portiere dello Scandiano femminile, il regolamento ci permette di convocarla”.
E’ figlia del vicepresidente Gianluca, che ha una ditta di verniciatura, nel paese del distretto emiliano delle ceramiche, e anche il fratello Gabriele, 21 anni, era alla prima convocazione. Sono ora gli unici fratello e sorella a giocare nella serie A1 italiana. “Lui è più forte di me – sorride Greta -, si allena da più tempo”
Nel 2014, Mariateresa “Teta” Mele, a 22 anni fu la prima donna a sfidare i maschi in serie A. Disputò 8’ con Matera, contro il Breganze, è una hockeysta di movimento, protagonista anche ai mondiali. Pure Greta era esterna, ovvero fuori dai pali, sino ai 16 anni, finchè ha optato per indossare la maschera, i guantoni e quelle protezioni alle gambe.
“Mi ero allenata qualche volta con i maschi a livello giovanile – ricorda -, ma anche le amichevoli sono sempre state divise. Il momento della squadra è difficile, ho vissuto la vigilia con una certa ansia”.
Greta sarebbe entrata solo in caso di infortunio del portiere Vecchi o di cartellino blu, ovvero di espulsione a tempo, per due minuti. “Ero pronta, anche mentalmente, se fossi stata gettata in pista. Se ci sarà la possibilità di entrare nelle prossime partite sarebbe un’esperienza”.
Il livello del gioco femminile in Italia è decisamente più basso, come tradizione, budget e tattica. “Soprattutto come impatto fisico. La pallina scagliata dalla mazza di un uomo è molto più veloce, se in porta la prendi male è pure dolorosa, si cerca di fronteggiarla in maniera corretta”.
In atletica e nuoto, nel tiro a segno e a volo vanno di moda le gare miste, come genere. “Tornei con uomini potrebbero servire anche a noi, scontrarsi con una maggiore fisicità può essere allenante”.
In Italia l’hockey toccò l’apice negli anni ’80, i giocatori restano inquadrati come dilettanti e solo magari il quintetto titolare non esercita altre professioni: a Scandiano vivono di sport i tre spagnoli più il capitano Franchi e Raffaelli. Al femminile, anche in A1, molte giocano gratuitamente. “Me compresa – confessa Greta -. Non paghiamo per giocare, nel senso che pensa a tutto la società, ma l’attrezzatura da portiere è una spesa mia, ovvero della famiglia”.
Ganassi frequenta l’università di Modena e Reggio, lingue e culture europee, è al primo anno, dopo il diploma tecnico commerciale in relazioni internazionali. “Non credo che le rotelle diventeranno il mio lavoro, resterà la passione. Questo è periodo di esami, ne ho appena passato uno, sono giornate di libertà, tutte per l’hockey”.
Il miglior estremo donna d’Italia gioca in Spagna, è Veronica Caretta, 20 anni, ex Breganze, Vicenza, il Veneto è l’altra la culla dell’hockey. “Le azzurre più forti sono proprio in quel campionato”. Dove gli sponsor garantiscono un ingaggio. Ma intanto è nell’A1 italiana che si è riscritta una piccola pagina storica, con una ragazza a referto tra i maschi.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il debutto sull’Ansa video, con due interviste. Vincenzo Esposito: “La qualità arriva dalle persone non dal budget. Melli aveva iniziato bene, come me, in Nba, poi ha perso spazio. Date tempo a Messina, è fra i migliori al mondo”. Su Corriere.tv, su Ansa.it, tiscali.it, Bsnews.it, altoadige.it, su giornaletrentino.it e lagazzettadelmezzogiorno.it, ilsole24ore.com. Chi è Stefania Bondavalli capolista a Reggio Emilia per Bonaccini: “Volevo iscrivermi all’Isef e aprire una palestra, debuttai a Telereggio come vice valletta, a 17 anni. Il premio Ilaria Alpi con il documentario a Dachau”

Vincenzo Esposito (repubblica.it)

(v.zag.) Piccolo momento storico, il debutto su Ansa video, con un paio di interviste, una di sport e una di politica. Al 5° anno di videoracconti, una soddisfazione.

http://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2020/01/12/chi-e-stefania-bondavalli-capolista-a-reggio-emilia-per-bonaccini_a0f07464-5b68-4404-8b04-e03e04a9cbbd.html

http://www.ansa.it/sito/videogallery/sport/2020/01/12/basket-esposito-qualita-arriva-dalle-persone-non-dal-budget_a433eb86-ab68-4406-9a39-27a417e52ec5.html

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/sport-tv/1198332/basket-esposito-qualita-arriva-dalle-persone-non-dal-budget.html

https://www.altoadige.it/video/basket-esposito-qualita-arriva-dalle-persone-non-dal-budget-1.2231349

https://video.corriere.it/sport/basket-esposito-qualita-arriva-persone-non-budget/95121da8-3521-11ea-8d46-5a62eb738d23?refresh_ce-cp

https://sport.tiscali.it/formula1/articoli/basket-esposito-qualita-arriva-persone-non-budget-00001/

https://www.giornaletrentino.it/video/basket-esposito-qualita-arriva-dalle-persone-non-dal-budget-1.2231350

https://www.ilgiornaledivicenza.it/home/video/sport/basket-esposito-qualita-apos-arriva-dalle-persone-non-dal-budget-1.7882113

https://stream24.ilsole24ore.com/video/sport24/basket-esposito-qualita-arriva-persone-non-budget/ACTfDVBB

Addio a Eraldo Morini, il re dell’audio-video a Reggio Emilia

(sicreagroup.com)

(v.zagn) E’ morto oggi Eraldo Morini, Franco, per tutti, occhiali, burbero, corpulento, con la moglie sottile Tiziana è stato il re dell’hifi, a Reggio, con Andrea Carpi allievo prediletto, e con Paolo Bocedi direttore del comparto tv. Dapprima in circonvallazione, il negozio storico, e poi in via Emilia all’Angelo, Comet Morini, mentre con il passaggio a Le Vele era andato in pensione. 
“Siamo tutti sconvolti – racconta Carpi, di Castelnovo Sotto -, in particolare noi tecnici forgiati da lui. Un’avventura di questo genere non ci sarà più”. 

Questo è il videoracconto realizzato da Andrea Carpi, l’allivo di migliore talento di Eraldo Morini.

https://www.youtube.com/my_videos?o=U&ar=1585491074036&sq=andrea+carpi

Il Giornale. Italiano ucciso a coltellate nel paradiso delle immersioni

Luca Aldrovandi (reggiosera.it)

http://www.ilgiornale.it/news/politica/italiano-ucciso-coltellate-nel-paradiso-delle-immersioni-1767448.html

Vanni Zagnoli

E’ l’ennesimo italiano ucciso all’estero, in capo al mondo, il solito mistero. Luca Aldrovandi, reggiano, 52 anni, è stato accoltellato a morte giovedì in Indonesia, l’ambasciata italiana a Giacarta segue il caso con la massima attenzione, è in costante contatto con la Farnesina, resta il pericolo di certi posti, anche tipici di villeggiatura.

Aldrovandi ha perso la vita all’alba intorno alle 8 del mattino locali, a Sabang, sull’isola di Pulau Weh, laggiù viveva il guastallese, della Bassa Emiliana, al confine con Mantova. Lavorava ormai da vent’anni come operatore turistico, conosceva anche gli anfratti del posto, li illustrava alle persone. Dev’essere la classica rapina degenerata. 

Il cadavere è stato scoperto da un dipendente della locanda ‘Bixio Cafè’ aperta proprio dalla vittima. Viveva e affittava sopra il bar e piccolo hotel. Il corpo di Aldrovandi era in cucina, senza vita in un lago di sangue, con segni vistosi di arma da taglio, sul pavimento un grosso coltello e un altro più piccolo sopra al frigorifero: è stato ucciso con una di queste armi. Le indagini hanno portato presto al fermo di due persone entrambi lavoratori del complesso in cui sorge il bar ristoro aperto da Luca, annesso a diversi bungalow nell’isolotto tanto amato dagli appassionati di subacquea e snorkeling, sono gli unici sospettati. Progettavano già la fuga, uno poche ore prima aveva chiesto un permesso per tornare nel suo paese natale, a nord di Sumatra. 

E’ stato bloccato a Medan, mentre era in viaggio, sarà interrogato e dovrà spiegare il movente, non ancora chiaro. Potrebbe essere un diverbio sfociato poi in violenza, va ricercata la premeditazione, assurda ancora di più. 

L’ambasciata assicurerà ogni necessaria assistenza ai familiari del reggiano. Che era là per amore, lei è dell’Indonesia, si erano conosciuti, sposati e messi in società per il bar albergo. E’ partita per Sabang, in questo periodo era a Guastalla, il paese dove tornavano spesso, anche per la figlia. 

E’ la dimostrazione di quanto sia sempre difficile lavorare serenamente, soprattutto all’estero, le reazioni possono essere imprevedibili, da una divergenza di opinione può uscire di tutto. E’ questione di attimi, se si è da soli con gli aggressori non c’è quasi possibilità di reazione e la reazione peggiora le cose. Resta incredibile che un italiano che ha creduto nel lavoro in Indonesia, sia stato ucciso da persone alle quali, probabilmente, aveva offerto un lavoro e dunque di stare bene. Aldrovandi aveva preferito l’Est per amore, laggiù era felice, sarebbe rimasto anche per sempre, con qualche puntata nella Bassa. Era un personaggio. I familiari erano scettici, su quell’avventura, lui ha accontentato la moglie, era innamorato e felice anche del successo, la sua locanda era un cult, per gli italiani e non solo. Un giorno sarebbe magari tornato a Guastalla, a riproporre il modello di locanda vincente, non ha fatto in tempo. Due indonesiani probabilmente ingrati, una morte assurda. “Non dimenticherò mai il tuo sorriso e il tuo vivere pacifista”, scrive un’amica. Dice tutto.

Da “Il Giornale”

Forza Reggiana. Il top 11 del centenario, da Corradini e Passalacqua

Carlo Ancelotti (repubblica.it)

Vanni Zagnoli

Dipingiamo un top 11 per il centenario della Reggiana, i criteri possono essere infiniti, qui magari scegliamo i più grandi personaggi in senso assoluto, in campo internazionale, a prescindere da quanto hanno dimostrato in maglia granata.

In porta, il più blasonato è sicuramente Taffarel, campione del mondo con il Brasile nel ’94, ai rigori sull’Italia. In difesa, Corradini, scudettato a Napoli, magari Gregucci, con Filippo Galli, per la loro statura anche nelle coppe (Galli in granata retrocedette), a sinistra Luigi De Agostini, terzo da titolare al mondiale di Italia ’90. A centrocampo scegliamo De Napoli, due mondiali da titolare, Matteoli, vicecampione d’Europa con l’under 21 di Vicini, da fuoriquota, e Oliseh, fra i primi africani giunti in Italia. In avanti, Futre, vicepallone d’oro a 21 anni, con l’Atletico Madrid, Morello (amatissimo anche a Bologna e al Genoa) e Padovano, autore di un rigore chiave nella seconda Champions league vinta dalla Juve, nel ’96. Come allenatore il ballottaggio è fra i due tecnici che hanno portato la Reggiana in A, Marchioro e Ancelotti. Ovviamente Carlo sovrasta Pippo per il palmares. A decine potrebbero essere messi nel top 11 di ogni tempo, pensiamo ai protagonisti dei murales davanti al Mirabello: Flaviano Zandoli, Dante Crippa e Sileno Passalacqua. E poi Beppe Alessi, in tempi più recenti.

Da “Forza Reggiana”

I Bassinghi sono ovunque: Sassuolo e Modena, Reggiana e Parma, Atalanta e Milano. Fabrizio e il figlio Thomas, 17 anni, a Madrid per la finale di Champions. La galleria di Mauro, 70 anni, ex presidente del Modena e vice del volley

Vanni Zagnoli

I Bassinghi ci sono spesso, ovunque. I fratelli Mauro, 70 anni, e Fabrizio, 53, sono sassolesi, grandi imprenditori dell’auto, Gepy, a Masone. Sono superappassionati di sport, studiosi di uomini, per esempio non amano Francesco Guidolin, il mio sportivo preferito.

Fabrizio e il figlio Thomas, 17 anni, sono allo stadio dell’Atletico Madrid, da giovedì per la finale di Champions. Non so se come sponsor o come normali spettatori o invitati o imbuati, comunque ci sono, soprattutto Fabrizio è onnipresente. Andarono i fratelli Bassinghi a Juve-Ajax a Roma, il figlio Thomas già collabora con vannizagnoli.it, per qualche video.

Credo sia da prima, da cronaca, da provincia, non da sport. Li vedo ovunque, sono sponsor di Parma, Sassuolo e Reggiana, non vanno al volley, nè alla Spal: domenica erano al Braglia per la spareggio di serie D e poi all’Atalanta, ma forse solo per il Sassuolo.
Suggerisco di mettere Thomas Ad della auto Gepy, ne parlerebbe tutta Italia, 

Mauro è un ex opininionista di Trc, di Barba e Capelli. Abitano a Sassuolo, Fabrizio ha girato l’Europa con l’aereo della Mapei, due stagioni fa. Bass Mauro è stato presidente del Modena a metà anni ’90, per una stagione, e vice del volley, a lungo, con Giovanni Vandelli. 


Il Giornale. Diretta Facebook ai 200 orari, poi lo schianto. Escono sotto choc e vengono travolti, andavano nel Rodigino per la droga

Luigi Visconti (a sinistra) e Fausto Dal Moro (reggiosera.it)

http://www.ilgiornale.it/news/politica/andiamo-220-video-poi-botto-1697760.html

Vanni Zagnoli

Modena 

Non li ha uccisi la follia, il delirio da onnipotenza, la voglia e magari il consumo di droga, ma lo choc. Lo choc dall’uscita di strada, ai 220 orari, sopravvivono allo schianto, escono sulla carreggiata, con il cuore a mille e la testa confusa, vengono falciati da una o più macchine. 

E’ una morte raccapricciante, persino casuale, poichè nel cuore della notte spesso l’autosole è vuota, siamo freschi testimoni proprio di quel tratto. La strada infinita, al buio, è un invito a folleggiare, ad armeggiare con il telefonino, chi scrive racconta in video qualsiasi cosa gli venga in mente, solo però a bassa velocità. I due invece inquadrano il cruscotto e si beano di essere ai 200, fra l’altro piove, il tergicristallo non su tutte le auto è perfetto. Le voci sono alterate: “Stiamo andando a Rovigo, ragazzi, siamo solo ai 200… , fai vedere a quanto andiamo, fagli vedere”. E’ la diretta social di Luigi Visconti, 39 anni, napoletano, e Fausto Dal Moro, parrucchiere 36enne di Padova, entrambi residenti a Reggio. Il campano è alla guida della Bmw 320 tre posti, accanto ha l’acconciatore. A Modena, Dal Moro condivide su facebook il video che sarà choc e ieri raccoglierà 600 commenti assortiti e 150mila visualizzazioni. “C’è la strada pulita, si va… questa Bmw, questa macchina è un mostro, siamo ai 220”, inquadrano il cruscotto, ingrandiscono, come in un film o in un videogioco. “Ci fermiamo in autogrill?”. Ecco, noi lo facciamo fin troppo, pausa e snack, carica di telefonini e computer e anche di video. Loro no. “Ci sta aspettando la droga e il resto”, scherzano e ridono, nei loro ultimi minuti di vita. Il resto sarà stato alcool e magari ragazze. 

Andavano a una festa techno in Veneto, il Tommorrowland. E’ l’una, neanche troppo tardi, fra i caselli di Modena nord e sud, al chilometro 162, dunque verso la Romagna. Il conducente perde il controllo, la tre spider sbatte più volte contro il guardrail di destra, poi a sinistra, rimbalza accanto alla corsia di sorpasso. E’ successo anche a noi, ma da soli, nel ’93, una domenica notte. Lì, proprio, si è sotto choc, anche da sobri, figurarsi da scatenati. I due amici escono dall’auto, neanche il tempo di pensare ai soldi che serviranno per la riparazione, allo spavento, agli amici e parenti, alle fidanzate, alla vita, lo stordimento è amplificato magari da stupefacenti o alcolici. Arriva una macchina e li falcia, la dinamica dev’essere accertata in maniera completa. 

La Stradale individuato due auto e interroga i guidatori, per chiarire chi li abbia travolti, decideranno le perizie. L’impatto fa sbalzare un corpo nell’intercapedine fra i guardrail che dividono le due carreggiate, l’altro giace inerme accanto alla vettura. 

Il video accende il dibattito, inaugurato dal vicepremier Salvini, a Sassuolo, in comizio. “C’è un video sui siti, non ho voluto vederlo. Andavano ai 200 cercavano droga, poi qualcuno mi contesta se le dichiaro guerra in ogni paese, città e negozio, per salvare vite”. Osserva dj Aniceto: “Non so se facciano più male i social o la droga”. Beh, basta controllarsi, i media al limite guastano l’immagine pubblica, da soli non uccidono. “Auspico in un futuro prossimo lo stop dei telefonini – aggiunge il deejah -, dei social network, ci rovinano tutti, diventiamo idioti”. Se è per quello anche la tv e la discoteca, il bere e le scommesse, le macchinette e tanto altro. I commenti sono un mix fra cordoglio per le vittime, da parte dei conoscenti, e offese per il potenziale pericolo anche per gli altri. Fare un video ad alta velocità è un classico degli ultimi anni, fatale a due giovani russe, nel Mantovano. Non bastano gli avvisi di controllo di velocità, in fondo basta un accelerata per bersi la vita. Oppure camminare in autostrada dopo un grande spavento.

Da “Il Giornale”

Libero (e cinquantamila, Giorgio Dell’Arti). Abramo Orlandini, il maggiordomo di Vittorio Sgarbi vive con 460 euro al mese: “Ho il 100% di invalidità per problemi psichici”. Però 10′ di intervista incalzante li reggeva. “La prima parte con Marco Ferreri. Conobbi l’onorevole perchè lavoravo in un’edicola. Dopo Canale5 feci il cameriere al Rugantino. Con Tinto Brass guadagnai 2 milioni di lire in due giorni, festeggiai con una donna, a Ravenna”

Abramo Orlandini con uno dei suoi quadri (gazzettadireggio.gelocal.it)

https://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/13461477/vittorio-sgarbi-sgarbi-quotidiani-canale-5-maggiordomo-abramo-orlandini-problemi-psichici-economici.html

L’integralità dell’articolo pubblicato su “Libero”

Vanni Zagnoli

Reggio Emilia

“Mi arriva l’accompagnamento, sono 460 euro al mese. All’inizio me l’avevano negato, poi ho fatto ricorso e adesso attendo anche qualche arretrato”.

Abramo Orlandini sembrava tutto escluso uno che avesse bisogno del sussidio sociale. “Mi è stata riconosciuta l’invalidità al 100%, per problemi psichici”.

In realtà 10 minuti di intervista, anche video, li reggeva benissimo, da attore consumato, e ne abbiamo registrate diverse, negli anni, da amici. Nostro ma anche di tanti, a Reggio, negli ultimi mesi è effettivamente un po’ peggiorato.

In fondo per anni l’abbiamo incrociato quasi ogni notte, all’uscita della sala giochi Macao (“Ma non gioco, vado solo da amici”, oppure al bar del Tricolore, alle porte del centro storico, mentre noi mangiavamo leggendo i giornali o ascoltando storie. Un passaggio non glielo si nega mai, alcuni euro per il caffè e una pasta, invece, si danno meno volentieri, perchè sul lungo periodo diventa anche difficile digerire l’abitudine.

Sostiene un’infermiera frequentatrice di quel bar: “In realtà Orlandini è ricco, il credersi povero fa parte della malattia”. “Lo sono davvero”, confermava lui, con un sorriso a volte corrucciato.

Tutti conoscono Abramo nella città del primo tricolore, ma un quarto di secolo fa era un volto della tv, la spalla di Vittorio Sgarbi. L’onorevole era là, su Canale 5, a sbraitare le sue verità e quest’uomo basso (anche meno dell’uno e 68 dichiarato sui curriculum) con il panciotto, faceva il maggiordomo dietro, impettito, come parte degli arredi dello studio di Mediaset, su Sgarbi Quotidiani. 

Nel tempo l’abbiamo avvistato alla palestra Fit Village (“Ma ospitavano solo i miei quadri”), nel quartiere Canalina (“Ho una casa popolare”) e poi annunciare una sua mostra. “Alla spumanteria, all’isolato San Rocco, in centro. Lì mi vogliono davvero bene”.

Fosse in una grande città, la sua storia sarebbe regolarmente all’attenzione nazionale, in provincia, invece… “Una volta, andiamo a mangiare una pizza insieme?”, ci chiedeva. Poi trovò la compagnia, al mercoledì sera andava a cena con gli amici della sala giochi, dove capita, finchè non ci ha litigato. Anche per questo il veterano della sala giochi raccontava di averlo visto giocare anche un centinaio di euro a sera. 

Gli resta il problema di trovare un passaggio per il lapdance. “A Rubiera, dal mio amico Roberto Furini, mi raccomando citalo nell’intervista”. Certo, siamo qui apposta, ma in fondo non si può non volergli bene. E del resto per anni ci ha chiesto conto, di quando avremmo pubblicato. Beh, adesso ci siamo, sarà felice. Ma poi non è detto, di sicuro si corruccerà perchè non gli abbiamo fatto sconti.

Abramo ha 58 anni e a Reggio Emilia è persino invidiato: “Perchè ha sempre avuto il sogno di andare a Cinecittà e l’ha fatto”. 

Già, Pupi Avati gli ha riservato varie particine in suoi film e ogni volta ne parla bene, l’ha sempre in mente. In particolare si guadagnò un cameo, facendo compagnia a Riccardo Scamarcio in una clinica psichiatrica, giusto per restare in tema. I due si rividero nel 2014, a Scandiano, al confine con il Modenese: “Abbiamo fatto due chiacchiere – commentò il grande regista -. Mi ha fatto piacere rivederlo”.

E poi Orlandini è un buon attore, se è vero che, parlando fuori intervista, ci fa capire di essere rimasto deluso dall’atteggiamento di Sgarbi, mentre rinuncia alla tentazione, durante il video con cui volevamo solennizzare la chiacchierata. Emerge, evidentemente, la gratitudine per essere diventato personaggio grazie a chi lo volle in tv. Proprio a Reggio, un anno e mezzo fa, il grande polemista a nostra domanda ricordava così, quegli anni con il maggiordomo-attore. “Adesso Abramo dipinge, è anche bravo. La nostra trasmissione si potrebbe riprendere, se qualche editore ci pensasse, senza essere vintage. Eravamo così moderni che lo saremmo ancora. E potremmo ripartire di nuovo con lui dietro, non credo si possa fare una cosa così più pulita e semplice di Sgarbi Quotidiani. Si potrebbe riprodurre a distanza di 20 anni, finì nel ’99, con il parlante e il tacente, con me e con lui. Abramo sarebbe felice e forse anche potremmo raccontare cose in maniera meno rapsodica di quanto avvenga quando vado ospite”. 

In realtà siamo lontanissimi e Abramo lo sa. Due anni fa è stato seguito per 24 ore da un fumettista armato di telecamera che ha realizzato un cortometraggio proiettato al cinema Corso, lui stesso era ospite e ha riempito la sala, perchè resta popolarissimo. Alla spumanteria festeggia i compleanni. “E ci sono periodi in cui passa tutti i giorni – racconta Laura, la padrona di casa -. Qui c’è tutta la sua collezione privata”. Particolare, in effetti, e ogni quadro ha un valore incerto, perchè il prezzo dipende anche dall’umore dell’autore proprietario. Vestito spesso di rosa shocking. Così ci rispondeva in una delle varie volte in cui abbiamo fatto partire la videocamera.

Abramo, perchè il colore tipicamente femminile?

“Beh, mi è sempre piaciuto”.

Nessuno ha mai dubitato delle sue inclinazioni sessuali?

“No, per la verità”.

Indossa spesso il papillon. L’idea di un look così singolare fu di Vittorio?

“No, mia. Vestivo così già a Reggio, negli anni ’70, a 15-16 anni. Amo il farfallino”.

Senta, ma quanto fuma?

“Due-tre pacchetti al giorno”.

Tanto. Ha il sacchetto della farmacia, ci rivela le medicine?

“Meglio di no… Diciamo che mi aiutano a dormire, anche 18 ore di fila”.

Davvero si sente pittore?

“Proprio un artista, di dipinti. E poi recito poesie, i poeti maledetti, Baudelaire e altri”.

Non va più in palestra?

“Il medico mi ha suggerito di non fare sport, devo stare a riposo con le gambe, mi danno un po’ da fare. Prima, andavo solo per fare il bagno turco”.

Gratis?

“Pagavo lasciando i quadri in esposizione…”.

Quale sarà il prossimo film con una sua parte?

“Non lo so. A Pupi Avati costa troppo farmi tornare a Roma, allora mi manda qualche aiuto economico, tramite vaglia online, sennò dovrebbe pagarmi il treno, andata e ritorno, e anche il pernottamento…”.

Ma come fa ad avere il 100% di invalidità e a fare l’attore?

“Prendo psicofarmaci che mi fanno stare bene, sono stato ricoverato al diagnosi e cura”.

Non ci marcia?

(sorride).

La sua principale qualità?

“Sono buono e pacioso, pacioccone, come si dice da noi. Sono stato a Roma 24 anni ma a Reggio mi vogliono tutti bene, compreso il sindaco Luca Vecchi”.

Qui ha sempre mantenuto un’abitazione?

“Certo. Fu la mia seconda zia a mettermi nello stato di famiglia, poi la casa restò a me, ce l’ho da 35 anni”.

Parlando con lei, l’unico problema sembra la concentrazione sul lungo periodo…

“Già, mi stanco, a reggere l’attenzione”.

Ha mai fatto lavori manuali?

“A Roma. Per 2-3 anni feci il giornalaio, la notte, vicino al Parlamento, e fu lì che conobbi Sgarbi, da onorevole. E poi, finita la trasmissione, fui cameriere al Rugantino, a Trastevere, uno dei migliori locali”.

A Reggio, invece?

“Mai fatto nulla. Avevo l’edicola assieme ai miei, davo una mano, ma raramente”.

Vive di notte?

“Anche a Roma. Andavo al Gilda, locale frequentato dagli attori”.

Con chi ha recitato?

“Con parecchi, lavorai tanto anche con Enrico Montesano, poi l’ho perso di vista”.

Nella sua città, mai una chance nel mondo dello spettacolo?

“No, ma qui c’è poco. Venne il grande Marco Ferreri e mi prese per 3 giorni, da comparsa, da ragazzino, gli ero simpatico”.

Quanto ha guadagnato in carriera?

“Non si dice. Con Tinto Brass, due milioni di lire in due giorni: festeggiai con una donna, in un albergo di Ravenna. Con Sgarbi lo stipendio era onestamente buono”.

Ricorda la prima scena, in assoluto?

“A fine ’87, con Pupi. Avevo 27 anni e c’era anche un certo Ugo Tognazzi”.

Da “Libero”