La Gazzetta dello Sport. L’ex Bertoneri cerca un lavoro nel calcio: “Non mi è rimasto nulla”

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Dante Bertoneri in azione durante la finale di Coppa Italia Torino – Roma del 13 giugno 1981

Simone Battaggia, conosciuto mesi fa a Milano, alla presentazione della nazionale di sci, avrà strappato un sorriso a Dante Bertoneri. La Gazzetta in queste ore resta in giro per almeno due giorni, è l’ideale perché l’amico Dante possa ottenere una chance nel calcio oppure qualche donazione dallo sport italiano.

Ecco la parte dell’articolo sulla rosea che lo riguarda.

Correre per vivere Dante Bertoneri, invece, vorrebbe ristabilire un rapporto col proprio sport. Toscano di Massa, si trasferì a Torino nel 1978, aveva solo 15 anni, e giocò per i granata fino l 1983. Esordì in prima squadra nel 1981, in serie A disputò 41 partite segnando due gol. Portava i baffi e volava sulla fascia, a molti tifosi ricordava Gigi Meroni. Poi passò all’Avellino per una stagione, quindi in serie B tra Parma e Perugia, poi in C2 nella Massese e infine in Eccellenza, sull’isola d’Elba. Smise di giocare a 26 anni per un brutto infortunio a un ginocchio. Poi un periodo di buio, qualche esperienza da allenatore di squadre giovanili, un negozio di abbigliamento intimo che non ha avuto fortuna. Fino all’anno scorso, per vivere, puntava ai premi delle corse non competitive della sua zona, nella categoria master, ma da un anno è fermo per un infortunio. Ha due figli, una separazione alle spalle, vive in una casa propria ma fatica a pagare le bollette e teme che gliela pignorino. Un paio di anni fa ha anche ottenuto il diploma di badante, per darsi una possibilità di più. Certo, se il calcio decidesse di dargli una possibilità, sarebbe il massimo. «Qualche aiuto l’ho ricevuto, soprattutto dall’associazione degli ex granata e dall’Associazione italiana calciatori – racconta oggi -, ma per il resto non trovo ascolto e non vedo gratitudine. Per fortuna ho la fede. È dal 1997 che cerco aiuto. Potrei fare l’osservatore, nella mia zona ci sono molti talenti. Mi mancano cinque anni per la pensione, non sono riuscito a pagare le ultime tre rate di contributi volontari, rischio di perdere 12 anni di lavoro e sarebbe un dramma. I figli? Mi aiutano, ma vorrei essere io a aiutare loro».

 

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