Il muro dell’Inter e il muro di Franco Varrella, 15 anni fa alla Reggiana

Il muro delle promesse dell’Inter. E’ suggestivo, mi fa ricordare il muro di mattoni eretto da Franco Varrella negli spogliatoi dei campi Csi, a Reggio. E’ romagnolo, era il vice di Arrigo Sacchi in nazionale agli Europei del ’96, all’epoca fu accusato di avere rivelato ai giornalisti in particolare di una testata romana la formazione dell’Italia per la seconda partita, persa con la Rep. Ceca e costata di fatto l’eliminazione al primo turno.

La reggiana era in serie B, con ottimi giocatori ma retrocedette, fece mettere tanti mattoni alla finestra, oscurandola completamente. Mancavano forse 14 giornate alla fine, vado a memoria, dunque 42 punti, dunque 42 mattoni. La Reggiana reagì, il gioco psicologico non andò male. A 6 giornate dalla fine, tuttavia, Franco Dal Cin decise per il nuovo esonero di Varrella, che aveva iniziato la stagione in maniera deludente ma era già discusso in estate. Al suo posto Attilio Perotti, lord oggi ds del Livorno, fece male, con 9 punti in 14 gare. La Reggiana fu la delusione della stagione ’98-’99, aveva Igor Protti, Marco Margiotta, Maurizio Neri, l’amico di oggi, mio, Zini, e tanti altri che neanche vado a controllare. Il povero Ponzo, Maspero, Allegretti, fra i migliori. Dunque, a 6 giornate dalla fine subentrò Angelo Gregucci con Fabiano Speggiorin, impatto discreto eppure fu retrocessione.

Saltarono vari mattoni, credo che la scaramanzia, la sortita del mister fosse piaciuta. Ricordo che l’aveva valorizzata Tuttosport, che Daniela Talini alla Gazzetta dello Sport l’aveva ripresa da me. Da allora, 15 anni fa, la Regia non ha più trovato la luce della cadetteria. E difficilmente la troverà anche quest’anno.

E’ uno dei ricordi più divertenti legati alla professione, anche a mia moglie Silvia è sovvenuto. Peraltro lei mi evidenzia, giustamente, che il muro di oggi dell’Inter, delle promesse, è una semplice scritta. Muro metaforico e muro di mattoni.

Un bel salto al passato, come piace a me. Nella foto, qui, Varrella era a Salerno.

Franco è un grande professionista, un allegorico del calcio, un allenatore di giornalisti. Ricordo in particolare un collega di Reggio che aveva un feeling particolare con lui come nei confronti dei personaggi granata dell’ultimo quarto di secolo. Di tanti era e resta e resterà interlocutore privilegiato. Il difficile è scendere dal carro quando il personaggio non è più popolare, non è più vincitore. Quando difenderlo, parlarne bene diventa impopolare.

Peraltro, ho sempre stimato Varrella, al quale mi lega un piccolo scoop, per Reggio. A inizio campionato, pubblicai 15 righe su Tuttosport, di indiscrezione, con lui già in discussione. Apriti cielo, da parte dei colleghi delle testate locali, all’epoca c’erano Gazzetta, Carlino e forse Reggio Mattina. Franco replicò con una metafora: “I giornalisti vanno alimentati con il mangime giusto”.

Mi spiace, ma a metà novembre venne giubilato. Ebbi ragione io, raccolsi l’indiscrezione a una partita della Bagnolese. Nessuno poi me ne ha reso merito. E ricordo il solerte addetto stampa dell’epoca, della Reggiana, che privilegiava naturalmente i redattori, alla mia figura: “E guai a chi dice “io l’avevo detto prima””.

Io l’avevo predetto con anticipo eccessivo…

 

AlibVarrella

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