Il Messaggero di Sant’Antonio. Il sogno di Eyob. Dall’Eritrea all’Italia, la storia di riscatto di un atleta, e di un uomo, bronzo all’ultima Maratona di New York. Il primo italiano venticinque anni dopo il campione olimpico Stefano Baldini

(ilmessaggerodisantantonio.it)

https://messaggerosantantonio.it/content/il-sogno-di-eyob

Vanni Zagnoli

Ha una storia unica Eyob Faniel Ghebrehiwet, terzo alla maratona di New York, a fine ottobre. Al comando per 18 chilometri, è ripreso al 29° e arriva dietro al keniano Albert Korir e al marocchino El Aaraby. Era dal 1997 che un italiano non finiva sul podio maschile, dal bronzo di Stefano Baldini, campione olimpico ad Atene 2004.

Nella parabola di questo corridore c’è un persino un kalashnikov, da cui non si separava mai mamma Mitsal, asserragliata sui monti, per la libertà dell’Eritrea. 

“Aveva conosciuto papà Hailè – racconta Eyob – sulle alture africane, lei lasciò Asmara e la famiglia per raggiungere i partigiani che combattevano sulle montagne, per l’indipendenza dall’invasore etiope.

Iniziarono a battersi che papà Hailè aveva 16 anni e lei 14. Mamma tenne botta per 16 anni, sino ai 30: 

Tornò in città nel 1991, alla fine della guerra, quando il nostro Stato ottenne l’indipendenza. Anche mio padre era un combattente e dal loro matrimonio siamo nati io, Salomon e Meron, i miei due fratelli. Mamma per me è il faro: la fatica della maratona è poca cosa, rispetto alle sue e ai pericoli che ha corso». 

Eyob nasce nel ’92, un anno prima dell’indipendenza dell’Eritrea dall’Etiopia. Nel tempo si è tatuato un ritratto della madre che imbraccia appunto il fucile mitragliatore.

Nel 2001 il padre si trasferisce in Veneto, leva le schegge da una spalla e lenisce le ferite ereditate dalla guerra. “Viene operato tre volte, poi trova lavoro come operaio in fabbrica”.

Lo spostamento a Bassano del Grappa viene facilitato dai meriti conseguiti da partigiani, pochi mesi dopo arrivano i tre figli.

Eyob inizia a correre, è filiforme, 45 chili, abbassa i suoi tempi personali ma si fa male spesso, soprattutto all’anca. 

Gioca anche a calcio, da difensore, nel San Vito, di Bassano, si infortuna spesso, soprattutto alle caviglie. E’ portato all’atletica da Vittorio Fasolo, che l’aveva notato nelle campestri della scuola. “Per un anno ho continuato a praticare calcio e corsa, mi allenavo al campo dalle 18 alle 19,30 e poi alle 20 andavo a giocare a pallone, il mister mi abbonava il riscaldamento”.

Nel 2011 finisce le scuole superiori, non è soddisfatto dei risultati nei 5mila e nei 3mila siepi, torna in Eritrea per allenarsi con gli atleti forti che conosce. 

“Ci rimango due mesi, poi sei. Esagero con i carichi di lavoro, rientro in Italia e ho guai fisici, non riesco più a correre nè a guarire. Stanco, chiudo con la corsa e mi metto a lavorare”. 

Fa le pulizie. “Mi sono occupato della manutenzione in una piscina, senza più toccare le scarpe da running. Poi però la corsa mi manca e riprendo ad allenarmi”.

Il vicentino di Asmara strofina  stracci sul lastricato che all’alba va a pulire, i detersivi gli rovinano le mani eppure servono a racimolare i soldi sufficienti per alimentarne i sogni di fondista.

Da metà 2012, si sveglia alle quattro e mezza e alle cinque inizia a fare l’operaio, come un qualsiasi invisibile. “Mi serve soprattutto per prendere la cittadinanza italiana, occorrono 3 anni di contributi, oltre ai 10 di residenza”.

Nella primavera del 2015, a 22 anni, lascia le pulizie e diventa professionista. “Praticamente è impossibile fare atletica ad alto livello e lavorare. Dopo un po’ di alti e bassi, accantono qualche soldo e provo un’ultima volta ad allenarmi a tempo pieno”.

Convince, soprattutto su strada, non su pista, ha due allenatori, Marco Maddalon e Giancarlo Chittolini, che lo spingono alla mezza maratona, la prima è a Verona, nel 2013, quattro anni più tardi vincerà la maratona di Venezia.

Il decreto presidenziale è dell’ottobre 2015, da lì è italiano e sarà allenato da Ruggero Pertile, che l’anno successivo sarà quarto nella maratona mondiale di Pechino. 

“Il passaporto arrivò a vent’anni, dopo un percorso scolastico completo e il periodo in cui ho lavorato per dimostrare la mia indipendenza economica, pur dovendo rinunciare a molte convocazioni in azzurro. E’ ingiusto che ragazzi con tutti i requisiti aspettino la cittadinanza per anni”.

Eyob trova un punto di contatto, fra Eritrea e Italia: “Il legame con la mia terra è forte, mi ispira. Torno spesso per allenarmi, in altura e per salutare la nonna paterna, che vive ancora là”.

Da piccolo gli parlava in italiano. Lei dal 2016 è bisnonna, dal momento in cui Eyob è diventato papà, grazie alla compagna Ilaria Bianchin, laureanda in scienze politiche, che gli dà Wintana e poi Liya.

“Ho ricordi bellissimi dell’infanzia in Eritrea, sono custoditi gelosamente, con niente eravamo contenti come avessimo tutto. In Italia vedo troppa gente, anche bambini, che ha tutto ma non è mai felice. Il sabato mattina non c’era la scuola, con mio fratello e i suoi amici, più grandi di me di due anni, ci alzavamo alle 5 e mezza, per scendere e camminare per 15 chilometri da Asmara al mare. Due ore e ritorno, in salita, di corsa, giocavamo a chi riusciva a tornare su per primo”. 

Eyob era chiamato irab, gazzella, in tigrino, una delle lingue parlate in Eritrea, insieme all’italiano, usato dagli anziani.

“Da bimbo ero in una casa piccolissima, quando giocavo a pallone, per strada, dopo la scuola, improvvisamente ci urlavano di rientrare, perché arrivavano le bombe. E magari il giorno dopo non potevamo neppure andare a scuola, dovevamo restarcene nascosti, senza giochi, non ce n’erano. Subentrava la paura dell’ignoto”.

Dal 2018 è alle Fiamme Oro di Padova, per New York si è preparato in altura, nella città natale, Asmara, e poi in Kenya, a Kapsabet, con il nuovo allenatore, Claudio Berardelli, il quarto.

“Tra gare e raduni, rimango lontano da casa anche 7-8 mesi l’anno. Quando posso, porto con me la famiglia. E vorrei fare al meglio il lavoro di papà…”.

A Bassano troneggia il famoso ponte degli Alpini, unisce le rive del Brenta, è dedicato ai soldati che l’attraversavano durante la Grande Guerra. “E’ il ponte ideale tra la mia cultura d’origine e quella italiana. In Veneto ho trovato compagni, professori magnifici e amici, per una integrazione modello. Dell’infanzia eritrea conservo sapori, suoni e profumi, ma è qui che la mia vita ha preso una direzione impossibile, in Africa. Ora sogno di vincere l’olimpiade di Parigi 2024, per me, l’Italia e per l’Eritrea che soffre”.

Eyob non ha patito razzismo. “Qualche insulto, nulla di così grave. E’ toccato, invece, a cari amici, non è mai bello: è ignoranza che caratterizza ancora certa gente, sul colore e la provenienza. Basta un pizzico di melanina in più e sembra che tu sia di un altro mondo, ma quella mi aiuta quando c’è troppo sole… Scherzi a parte, l’italianità va valutata a ritroso, per chi ritiene il nostro Paese per i bianchi, comunque per i caucasici”.

Eyob si sente di dare un consiglio agli africani venuti da noi. “Imparate la cultura autoctona, della nazione in cui volete vivere, quanto hanno insegnato i genitori, a distanza di chissà quanti chilometri. Apprendendo la tradizione locale, uno straniero se la può cavare meglio, nei modi di dire e di fare: certi atteggiamenti possono essere ritenuti spiacevoli o non accettati. Non si cambia la cultura propria ma se ne impara una differente. Quanto è scontato in Africa, magari non lo è in Europa”.

Eyob è un rarissimo esempio di ortodosso dal continente nero. “Purtroppo in Italia siamo in pochi, fedeli, e ancor meno sono le chiese, fatico a praticare la religione. In Eritrea a 2400 metri di altitudine spesso vado ad allenarmi e lì sono più spinto ad andare a pregare”.

Eyob Faniel è semplicemente un esempio, il figlio che tutte le madri vorrebbero avere. Mamma Mitsal lo sa e adesso non ha più bisogno del kalashinikov.

“La versione integrale dell’articolo pubblicato su “Il Messaggero di Sant’Antonio”

Il Messaggero e Il Gazzettino, ginnastica. Il bronzo delle fate, a meno di due punti dalla Russia. Tutte 16enni e della Brixia Brescia, a parte due. Casella aveva scoperto Vanessa Ferrari, operata ad aprile a entrambi i piedi. I record di Simone Biles, che non arriva al metro e 45: i drammi: l’arresto del fratello e le molestie dell’ex medico

(oasport.it)

L’integralità del pezzo per Il Messaggero e Il Gazzettino

Storico è dire poco, per il bronzo mondiale della nazionale femminile a Stoccarda. L’unico podio a squadre era datato 1950, a Basilea, e anche in Svizzera fu un terzo posto, con 9 ragazze capeggiate da Wanda Nuti e Licia Macchini, argento e bronzo alla trave.

In Germania le eroine sono tutte millennials: hanno 16 anni la bergamasca Giorgia Villa, le gemelle genovesi Alice e Asia D’Amato e la modenese Elisa Iorio; la pavese Desiree Carofiglio ne ha 19, la riserva Martina Maggio, brianzola, è del 2001. Chiudono con 164,796 punti, subendo nell’ultima rotazione il sorpasso prevedibile della Russia, a 166,529; l’oro è fuori portata, resta agli Stati Uniti con 172,330. L’impresa è precedere la Cina che ha sempre addestrato ginnaste bambine con allenamenti ai limiti della sopportazione, è mezzo punto dietro per le cadute alle parallele della campionessa del mondo di specialità Liu Tingting; anche la Francia sbaglia tanto, fra parallele e trave. Le azzurre si erano qualificate per la finale per tre centesimi, nella seconda e terza rotazione sono argento. La gara a squadre prevede tre atlete in pedana per nazione e nessuno scarto di punteggio, nel totale di 12 esercizi. Comincia la capitana Giorgia Villa al corpo libero (13.300), Asia D’Amato e la specialista Desiree Carofiglio fanno 13.333. Al volteggio, filotto di doppi avvitamenti: 14.533 per le gemelle D’Amato, appena meglio per Giorgia. Fate incantevoli anche alle parallele: 14.266 di Villa, Alice va a 14.133, Elisa resiste (13.9). All’ultima rotazione, 2 punti di margine sulle cinesi e 3.3 sulla Russia. La trave favorisce Melnikova e compagne, le nostre avevano rischiato di non passare, su questo esercizio, stavolta Giorgia Villa è sicura (13.6), Asia resiste (13.266), Elisa Iorio sbaglia l’entrata, mette un piede a terra, risale e chiude con grazia: 11.933, serviva un 13,75 per l’argento. I parziali del super bronzo sono di 43.732 al volteggio, 42.299 alle parallele, 38.799 alla trave e 39.966 al corpo libero. Il dt Enrico Casella esulta: “Le ragazze hanno attributi incredibili, la trave di Giorgia e di Asia è da incorniciare, Elisa Iorio ci aveva salvato in qualificazione, nella sua trave mette orgoglio e resistenza. Avrei voluto che fosse presente il presidente mondiale Bruno Grandi, scomparso il mese scorso. Una sua foto è diventato il nostro portafortuna”.

Casella è il tecnico della Brixia Brescia, dove si allena anche l’emiliana Iorio, tesserata per la Vis Academy di Sassuolo. le uniche a non averlo seguito sono Desiree, della ginnastica Fanfulla (Lodi), anche la sola non debuttante al mondiale, e la riserva Martina Maggio, dell’Artistica ’81, Trieste. Le fate saltellano, (si) commuovono. Giorgia ha vinto olimpiadi ed Europei giovanili, può diventare fra le migliori 6 al mondo nel concorso generale. Asia è stata quarta al volteggio, agli Europei, la gemella Alice viene da due stagioni di infortuni e operazioni.

Enrico Casella aveva già plasmato Vanessa Ferrari, oro iridato nel 2006: ad aprile si è fatta operare ai piedi, tornerà per la medaglia olimpica a Tokyo, dopo i due quarti posti, avrà 30 anni ma con queste compagne potrebbe puntare al podio di squadra. 

Per le americane è il quinto oro di fila, Simone Biles a 22 anni diventa la più medagliata di sempre, con 21 podi iridati, uno in più di Svetlana Khorkina, la russa oggi 40enne e alta uno e 65, tanto per questo sport. La statunitense di colore non arriva al metro e 45, è imbattibile e con 15 ori ritocca il suo primato di titoli mondiali, il sorriso però è meno largo del solito poichè a fine agosto il fratello maggiore Tevin è stato arrestato per un triplice omicidio in concorso, dopo una festa, a Brooklyn.  Lei stessa trascorse i primi anni in affidamento (la mamma era tossicodipendente), poi venne adottata dal nonno materno, assieme alla sorella minore. L’anno scorso confessò di essere stata molestata dal dottor Nassar, condannato per centinaia di aggressioni sessuali. Drammi che non le hanno impedito di essere la migliore. Peccato per l’Italia maschile, manca la qualificazione olimpica. Il frascatese Marco Lodadio è quinto in qualificazione agli anelli, può ripetere il bronzo mondiale dell’anno scorso. 

Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero, volley. Bronzo per le azzurre agli europei, Polonia battuta 3-0. La Serbia campione d’Europa, battuta la Turchia per 3-2

(lastampa.it)

Il bronzo europeo dell’Italia, 3-0 alla Polonia, 10 anni dopo l’ultimo podio, è anche di rabbia. Paola Egonu aveva sbagliato 18 palloni, sabato, nella semifinale con la Serbia. Su Rai2 attacca fuori, come le è successo anche ieri, nel finale di primo set. Ha gli occhi dei 20 anni, da ragazza terribile: «Ho sentito tante critiche, dopo la sconfitta di sabato. “Non ho mai visto una pestare così tanto (la riga, negli attacchi da seconda linea, ndr)”. “Mandatela a casa: torna al tuo paese”. Intanto abbiamo vinto questa finalina, c’eravamo noi, in campo. A tutte queste persone dico: “Guardassero la loro vita, prima”. Noi continuiamo a vivere la nostra, fantastica».
Dalla campionessa d’Europa per club, con Novara, adesso a Conegliano, dall’opposto più forte del mondo non si aspettavano così tanti errori gratuiti nei momenti chiave della gara più delicata. E’ il diamante di una rosa dall’età media di 24 anni, che può reggere sino a Parigi 2024, a parte magari Monica De Gennaro, che fra due olimpiadi avrà 37 anni e Lucia Bosetti, 30enne con problemi a una spalla, dall’ultima gara di qualificazione a Tokyo, e anche unica superstite dell’oro continentale del 2009.
Con la Polonia la sfida non è difficile, la sconfitta per 3-2 a Lodz era stata favorita dal fattore campo e dal primato nel girone già certo dopo due set conquistati. Sarebbe stato fondamentale aggiudicarsi anche quella gara, per non spostarsi dalla Polonia in Slovacchia e ritorno, e soprattutto per per evitare la Serbia in semifinale. La distanza con le campionesse del mondo è aumentata, rispetto all’argento mondiale. La Serbia è campione d’Europa, ha battuto la Turchia per 3-2.
Nella finale per il terzo posto, l’Italia se ne va dal 12-11, con Sorokaite e Chirichella, la centrale è in giornata. Il margine scende da 5 punti a uno, anche per i due errori di Egonu. Sul 23 pari risolve il muro di Lia Malinov: 25-23.
Ad Ankara, il secondo set ritarda per un calo all’illuminazione, il gioco resterà fermo per una dozzina di minuti. Sul +8 di Sorokaite, entra Parrocchiale e mentre parla si copre la bocca, neanche fossimo nel calcio. Entra a dar manforte in ricezione, a Sylla, su cui battono le donne dell’Est. Gli immancabili due errori di Egonu sono assorbibili, nel 25-20. 
Nel terzo parziale entra ancora la 17enne Fahr, al centro, per Folie. Non è stato l’Europeo di Anna Danesi, nel sestetto ideale del mondiale e ceduta da Conegliano a Monza. La Polonia è avanti di tre, viene rimontata da Sorokaite (12 punti), due palloni fondamentali sono atterrati da Sylla. Il 26-24 non può che essere di Egonu. La meno brillante fra le titolari, in queste due settimane, è stata Malinov.
Da giovedì toccherà ai maschi, a Montpellier (Francia9, in un Europeo che si gioca anche in Slovenia, Belgio e Olanda. Blengini conferma i 14 qualificati per l’olimpiade, nessun di loro ha mai vinto un oro internazionale. Manca da Euro 2005, a Roma. E’ la volta buona?
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Gazzettino. Scherma, mondiali di Budapest, si chiude con otto medaglie. Bronzo per i fiorettisti, la sciabola femminile è quarta

Le ragazze della sciabola sono quarte (Bizzi)

Non è il peggior mondiale di sempre, perchè neanche a Losanna 1989 l’Italia chiuse senza ori, però è un pizzico preoccupante, alla vigilia di Tokyo. Per carità, manca un anno, ci saranno solo gli Europei, però l’azzurro è in flessione, generale, dopo decenni onusti. Neanche ieri è arrivato il titolo, neanche la seconda finale, l’unica resta delle fiorettiste, e abbiamo visto, a Budapest, nell’angolo della nazionale, un bel confronto, dai toni aspri, con il mestrino Andrea Cipressa a ribadire che alla fine le scelte sono sue. E’ confortato da Giovanna Trillini, è mancato per pochissimo l’acuto delle fiorettiste, ma sarebbe cambiato poco. Per mutare il bilancio magiaro servivano almeno due finali, ieri, niente, solo un bronzo e un quarto posto. Il terzo è dei fiorettisti, appunto con la regia di Cipressa, Alessio Foconi è super, con un bilancio di +10 è trascinante, mentre Andrea Cassarà è in panchina, zoppicante, sostituito da Giorgio Avola. Neanche Daniele Garozzo, oro olimpico, è al top, resta il rammarico per l’uscita al primo turno di Foconi, iridato uscente. La sfida alla Russia è semplificata appunto dal romano dell’aeronautica.
Al femminile la medaglia di legno è mortificante per Ilaria Vecchi e compagne, resa abbondante, dal 23 pari, repentina. Peraltro, la quarta piazza assoluta è un signor piazzamento, le ragazze lo capiranno a caldo, al di là del compenso sfumato. La federazione risparmia (per l’oro aveva stanziato 30mila euro), i 20mila dell’argento vanno divisi fra le 4, mentre i bronzi sono 7, persino troppi. L’Italia è la regina dei podi, con 8, e questi sono garanzia di presenza ai massimi livelli. E’ stato il mondiale delle mamme (Di Francisca e Navarria, la friulana bronzo) e di papà Aldo Montano, bronzo a squadre. Dell’Ungheria ricorderemo comunque le 3 medaglie del fioretto donne (ma le attese erano superiori), soprattutto i bronzi appaganti di Santarelli nella spada e di Curatoli nella sciabola e poi il terzo posto della spada donne. L’unica giù dal podio è la sciabola rosa, per questo Rossella Gregorio e socie erano tanto deluse. Regina resta la Russia, bene anche la Francia e l’Ungheria. L’immagine più bella della settimana magiara è l’inno cantato a cappella dalla gente, per l’argento nella sciabola, contro la Corea del Sud, allo scadere. Qui è terra di scherma, molto più che in Italia. Qui sono magari i tempi per una seconda olimpiade a est, ma il comitato si era ritirato, per il 2024, dopo avere perso la corsa al ’16.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Messaggero e il Gazzettino, Scherma, mondiali di Budapest. Gli azzurri conquistano altri due bronzi a squadre nella spada femminile e sciabola maschile

Arianna Errigo (Bizzi)

Arriveranno, per carità, ci sono ancora due giorni per le prime finali con l’Italia in pedana. E almeno il fioretto (non solo femminile) dovrebbe battersi per il titolo mondiale, però si resta lì, appesi al bronzo: siamo a 6. E, a squadre, è una delusione. Si chiude con il sorriso, sì, sempre quando si vince un assalto, però il retrogusto per le nazionali è amarognolo, a prescindere, perchè la scherma è il forziere del nostro sport.
«Ma non preoccupatevi – sostiene Aldo Montano, voce roca -, per Tokyo saremo ancora i numeri uno». Nella storia, siamo secondi, con 307 medaglie, dietro soltanto all’Urss (Russia compresa), e allora non si accettano solo terzi posti. Montano è come un capitano non giocatore. «Ho quasi 41 anni, il tempo passa, mi accontento di esserci. Anche alla mia 5. olimpiade. A Sydney avevo quasi 22 anni, erano altri tempi, c’era maggiore concorrenza, soprattutto nella sciabola». Il livornese resta il più amato nel mondo, forse, per la bellezza, assieme a Rossella Fiamingo. «Ma ci sono personaggi più grandi di noi, per i risultati». E’ l’unico non universitario degli italici bronzi di ieri. Gigi Samele, foggiano, ed Enrico Berre, romano, sono laureati in scienze politiche. «Ma amiamo scherzare, dopo le gare – raccontano -, è un modo per scaricare la tensione. Quando si perde, come la semifinale, contro l’Ungheria, non vola una mosca e riviviamo gli errori. Quest’anno abbiamo perso sempre dai padroni di casa, agli Europei era accaduto con la Germania». La finale di consolazione non è mai in discussione, proprio i tedeschi si fanno sotto solo nelle ultime due turnazioni. «Abbiamo fatto apposta – scherza il solito Montano – per vivacizzare il pomeriggio». L’oro va alla Corea del Sud, imbattibile.
A Budapest salgono sul podio anche le spadiste, ma dopo il 31-44 con la Cina. E’ deluso anche Gianni Sperlinga, catanese, 71 anni, il veterano dei tecnici mondiali, ruspante al punto da raccontare ogni male possibile del calcio. «Io invece non mi esprimo», si schermisce Rossella Fiamingo, sua allieva da sempre. Può reggere per altre due olimpiadi, a differenza della friulana Mara Navarria, in visibile sovrappeso. «Ogni podio per me ha un sapore speciale, da moglie e mamma. Siamo in tante madri, nella scherma, c’è longevità agonistica». Anche precocità, dal momento che Federica Isola è l’unica under 20 della nazionale, eppure titolare. 
Il blu, verde e viola della Syma arena si riempie giusto per la finale della spada. Il presidente federale Giorgio Scarso (veterano, al 4° mandato) aspetta almeno un argento, mentre i maestri e i ct italiani trovano spazio all’estero. Anche il marito di Arianna Errigo, Luca Simoncelli, allenatore della Spagna e battagliero come la moglie. Che a Carola Mangiarotti ripete: «Vorrei andare a podio, in Giappone, nel fioretto e nella sciabola. La federazione però me lo impedisce».
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Gazzettino. Scherma, i mondiali di Budapest. Il napoletano Luca Curatoli bronzo nella sciabola, è alla prima medaglia ai massimi livelli. Oro al sudcoreano che aveva eliminato anche Samele. Fuori al secondo turno Montano e Berrè. Nella spada, oro alla Moellhausen, brasiliana cresciuta a Milano: all’extra time, come contro Santuccio. Solo una vittoria per Navarria e Fiamingo, Isola era stata eliminata nei preliminari

Luca Curatoli (iltempo.it)

Da Budapest arriva un bronzo nella sciabola, poco, considerato che la spada femminile neanche avvicina il podio. E’ il mondiale preolimpico, qualificante per Tokyo, e Luca Curatoli si ferma in semifinale, contro il sudcoreano Oh Sanguk, numero 2, per 11-15. Al Syma center, luci e ledwall esaltano la visuale, anche televisiva, in Ungheria volevano l’olimpiade andata a Rio, anche a est ora si organizzano grandi eventi.

Grande è stato comunque il napoletano, nel 15-12 al sorprendente canadese Gordon. Facile con il britannico Miller e con l’iraniano, doppiati, mentre negli ottavi regola il quotato georgiano Sandro Bazadze con 5 touches di margine. Fra i migliori 16 c’è Gigi Samele, avanti per sole due stoccate sul vietnamita e sul russo Danilenko, si è fermato a 8 colpi con Oh Sanguk, poi oro sul magiaro Szatmari. Passano solo un turno Aldo Montano ed Enrico Berrè. L’olimpionico di Atene 2004 rischia con un canadese, si arrende per una sola stoccata, contestata, all’ungherese Gemesi. Berrè arresta un tedesco per 5 stoccate ma poi si arena di fronte a un romeno, per due. Nel femminile, la migliore è una siciliana, Alberta Santuccio, nella spada arriva sul 14 pari con l’iridata Nathalie Moellhausen, cresciuta a Milano e anni fa azzurra. La brasiliana piazza l’affondo decisivo, come in finale, sulla. Santucci si era esaltata contro la polacca e con la numero 7, un’americana. La delusione della giornata è la friulana Mara Navarria, campionessa uscente. Si scalda contro la thailandese (15-3), è penalizzata dal tabellone, perchè le tedesche sono sempre pericolose, in ogni sport, e Alexandra Ndolo la supera sul filo di lana. Non brilla più la bella Rossella Fiamingo, argento olimpico, esce al minuto supplementare per 12-11, con la cubana Quesada, rimontante. Era uscita lunedì, invece, Federica Isola.

Oggi la spada: Fichera fronteggia subito il migliore, il francese Borel, poi Enrico Garozzo, l’esordiente Cimini e Santarelli. Nel fioretto la campionessa Volpi, l’esordiente Palumbo, Errigo e Di Francisca. Facciamo triplete?

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it e Ilmattino.it. Calcio femminile, il terzo bronzo mondiale della Svezia, 2-1 all’Inghilterra. Il pari annullato dal Var. I britannici hanno il miglior calcio, con la doppia semifinale iridata e le 4 finaliste nelle coppe maschili. Le scandinave Asllani e Fridolina, nome da filmino…

Svedesi in festa per il bronzo (AP Photo/Claude Paris)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/terzo_bronzo_la_svezia_2_1_inghilterra_pari_annullato_var-4603089.html

https://sport.ilmattino.it/calcio/terzo_bronzo_la_svezia_2_1_inghilterra_pari_annullato_var-4603112.html

https://sport.ilgazzettino.it/calcio/terzo_bronzo_la_svezia_2_1_inghilterra_pari_annullato_var-4603108.html

di Vanni Zagnoli

E viva viva l’Inghilterra, dunque, come da canzone di Claudio Baglioni, come un anno fa, quando celebrammo il bronzo mondiale. Le femmine peraltro non eguagliano i maschi, è terza la Svezia, con questo 2-1, come gli inglesi un anno fa sul Belgio. La finale per il podio è a mente libera, come tutte le finaline, come Italia-Inghilterra di Italia ’90, la consolazione è per le scandinave, che avevano portato l’Olanda ai supplementari, resistendo per un centinaio di minuti sullo 0-0. Il miglior calcio del mondo resta britannico, adesso anche come nazionali, dopo anni di oblio, pure con i club. Gli inglesi sono i migliori nella doppia veste, tradizionale e muliebre, terzo e quarto posto, più le finali di Champions e di Europa league monopolizzate, solo peraltro al maschile. 

A Nizza, l’Allianz riviera è semivuoto, il caldo non penalizza lo spettacolo, il finale è all’ombra. Le gialloblù segnano all’11’ con Asllani, la centrocampista offensiva sfrutta la respinta errata di Greenwood. Il raddoppio è a metà tempo, con il gran destro di Jakobsson, da sinistra, a giro sul secondo palo. Si fa male Fridolina (il nome più curioso del mondiale) Rolfo, l’Inghilterra accorcia al 31’ con la palla filtrante di Scott per Kurby, rientro da destra, palo e 2-1. Il pari arriva subito, di White, viene annullato tramite il Var per un controllo sospetto, di mano, a centrocampo. 

Anche il secondo tempo è emozionante, con azioni su ambo i fronti, alla ricerca dello spettacolo, ovvero difensivo per la Svezia, con il 4-4-2 di attesa, nell’ultima mezz’ora. Le bianche strameriterebbero persino di vincere, costruiscono tanto, eppure le bionde resistono e per la terza volta sono terze. Domani sempre alle 17, a Lione, culla delle Champions league, la finale, con gli Usa favoritissimi sull’Olanda. Inseguono la quarta stella, dopo i titoli del 1991, del ’99 e del 2015, per migliorare il record assoluto. All’attivo anche 4 ori olimpici, mentre i maschi sono fermi al quarto mondiale del 2002. Per i Paesi Bassi è la prima finale, sempre una storia straordinaria, per una nazione di 17 milioni di abitanti, 160mila dei quali tesserati nel calcio femminile. 

Non è detto che sia il miglior mondiale di questa disciplina per le donne, di certo è il più mediatico, con le dirette di Raisport (e Sky) e radio Rai. La par condicio richiesta dalla capitana Gama e dal presidente della Repubblica Mattarella si vede anche alla stazione Termini, con gigantografie di questo pallone. Sta cambiando la cultura, vediamo anche se un’europea sarà in grado di fermare le americane. Non ci riuscì la Norvegia, 28 anni fa, neanche la Cina (ai rigori), nè il Giappone, 4 anni fa. Anzi, le nipponiche furono le uniche a sconfiggere gli Usa in finale, ai rigori, nel 2011. Aspettiamo il primo podio italiano, neanche Francia e Spagna l’hanno mai ottenuto, al femminile. 

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”

Il Gazzettino, Europei di scherma. Bronzo all’Italia nel fioretto maschile

(repubblica.it)

Arriva solo un bronzo, nella prima giornata a squadre degli Europei di scherma. A Dusseldorf, è terzo il fioretto, per 45-36 sulla Russia. Il campione europeo Alessio Foconi, il finalista Daniele Garozzo, Giorgio Avola e Andrea Cassarà superano all’esordio l’Ucraina per 45-28 nei quarti. In semifinale, il 45-40 contro la Germania padrona di casa, è una mezza delusione perchè gli azzurri erano i più forti e i tedeschi perderanno di brutto la finale, quasi doppiati dai francesi.
Si ferma invece ai piedi del podio la sciabola femminile, Irene Vecchi, Rossella Gregorio, Martina Criscio e Sofia Ciaraglia perdono 45-42 l’assalto per il bronzo con la Francia, escono in semifinale con la Russia a 39 e le russe si aggiudicheranno il titolo. Il cammino era stato comunque contrastato, con il 45-34 con la Bulgaria, differenziale contenuto, per un primo turno, mentre l’Azerbajian era arrivato a 42. Agli Europei l’Italia non si presenta mai al massimo, l’obiettivo restano i mondiali, ieri si aspettavano un oro e un’altra medaglia.
Oggi toccherà agli spadisti: Andrea Santarelli, Enrico Garozzo (argento e bronzo individuali) e a Marco Fichera e Gabriele Cimini inizieranno negli ottavi, contro l’Olanda e Garozzo festeggerà oggi i 30 anni.
Alle 12,20 il fioretto con Elisa Di Francisca, reduce dal quinto titolo continentale, Alice Volpi, bronzo, Arianna Errigo e la debuttante Francesca Palumbo, che magari sarà impiegata negli assalti iniziali. Il via dai quarti, contro Spagna e Austria. Dalle 8, immagini su youtube, (Fie channel), alle 18 le finali su RaiSport. L’Italia comunque resta prima nel medagliere con 7 podi, 2 ori, 2 argenti e 3 bronzi. Il personaggio di Dusseldorf può essere Di Francisca, a 36 anni ancora regina d’Europa, mentre Arianna Errigo continua a sperare di andare alle olimpiadi in due armi, nonostante l’ostilità della federazione.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, scherma. Già due medaglie a squadre, in coppa del mondo

La squadra della sciabola femminile sul podio (federscherma.it/Bizzi)

(vz) Un argento e un bronzo a squadre, nella prima prova di coppa del mondo. A Bonn, il secondo posto è del fioretto, con Alessio Foconi, Daniele Garozzo, Andrea Cassarà e Giorgio Avola, sconfitti dagli Usa per 45-32, nella rivincita della finale olimpica. Terza la sciabola, con Irene Vecchi, Rossella Gregorio, Martina Criscio e Sofia Ciaraglia a Orleans: 45-29 alla Germania, 45-44 alla Cina, 41-45 dalla Russia e poi due stoccate sugli Usa.

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, i mondiali di karate. Tre bronzi a squadre, il totale è di 7 medaglie

La squadra femminile italiana vincitrice del bronzo (fijikam.it)

(v.zag.) I mondiali di karate di Madrid si chiudono con tre bronzi a squadre per l’Italia. Nel kata, Alessandro Iodice, Gianluca Gallo e Giuseppe Panagia, poi Sara Battaglia, Terryana D’Onofrio e Michela Pezzetti, sulla Serbia. Nel kumite, Nello Maestri, Ahmed El Sharaby, Andrea Minardi, Rabia Jendoubi, Luca Maresca, Simone Marino e Michele Martina.

Da “il Gazzettino”