(Ziz)zagando. Mamme atlete, dal governo mille euro al mese. Donadoni in Cina, il rischio di uscire dal grande giro. Jill Ellis come Vittorio Pozzo, lascia dopo due mondiali di fila vinti. Basket, da Trento, Gentile mvp senza squadra. Le 11 medaglie nel canottaggio ai mondiali under 23

(v.zagn) 1) L’arbitra in supercoppa inglese. Che fine hanno fatto le arbitre e guardalinee italiane: Anna De Toni da Schio, Cristina Cini fiorentina.

2) Mamme atlete, il governo stanzia sino a mille euro al mese, perchè possano proseguire la carriera. La panoramica nello sport italiano. Chi sono i papà, invece, forse di meno, Aldo Montano, per esempio.

3) Bayern-Borussia per la supercoppa. Non se ne può più, di queste grandi: 7 titoli di fila i bavaresi, ben 28 dal ’69. Spagna, dal ’72 solo 9 scudetti extra Real e Barcellona. Solo in Inghilterra c’è una discreta turnazione, anche se dal 2005 solo il Leicester è uscito dal triangolo Chelsea e due Manchester. Discreta alternanza anche in Francia. Italia, dal 2001, solo Inter, Milan e Juve, dal 2011, solo Juve.

4) Donadoni va in Cina, i rischi di uscire dal grande giro. Avrebbe dovuto ritornare in nazionale, non sarebbe arrivato Ventura, non sarebbe sceso di livello con il Bologna. I disoccupati, fra gli allenatori.

5) Dybala un po’ come Icardi, discusso, da Nedved, sacrificato da Allegri, Sarri era l’uomo giusto per il suo talento. Torniamo al 4-4-2 di Sacchi e Ancelotti che penalizzava Baggio e Zola, e poi i campioni sono sempre stati un po’ bizzosi.

6) La ct americana come Vittorio Pozzo, Jill Ellis lascia dopo due mondiali di fila vinti, sono gli unici ct nella storia con questo record di successi.

7) Basket, da Trento, Gentile mvp ma senza squadra: “Un giorno spero di giocare una grande manifestazione con mio fratello Stefano, in nazionale”.

8) Basket, da Trento, il colore in video. Lo svizzero Capela, centro in Nba, la mia esclusiva: “Del Piero è la mia Italia, e Pirlo. Sogno il titolo con Houston, Akeem era davvero the dream. I miei 16 milioni di ingaggio”.

9) Quale Italia a un anno dalle Olimpiadi? Le punte del nuoto, la scherma in ribasso, la pallanuoto favorita, niente calcio. L’atletica si risveglia. I talenti del domani: l’argento di Benedetta Pilato sui 50 rana, il 2,33 di Sottile a 21 anni e mezzo.

10) Il ruolo dei procuratori negli sport di vertice. Chi sono i re del mercato, le presenze agli eventi, alla nazionale, il marketing e i giocatori, i contratti di sponsorizzazione, gli eventi pubblici con i più amati. I manager in calcio, basket, volley, ma anche atletica, nuoto. Le agenzie di comunicazione e di tutto. Visti a montecarlo, i grandi manager di atletica.

11) Canottaggio, le 11 medaglie ai mondiali under 23. La grande vitalità dello sport giovanile italiano, l’argento mondiale under 21 del volley. Collaterale all’argento di benedetta pilato.

Il Gazzettino, la nazionale. Benassi: “Ci vuole coraggio per mandare in campo i giovani”

Marco Benassi centrocampista della Fiorentina (Gabriele Maltinti/Getty Images)

«Prima gli italiani», diceva il ct Roberto Mancini. Peccato che all’Inter, quando vinse i 3 scudetti in sequenza, avesse quasi tutti stranieri e anche nella sua seconda esperienza. E allora è normale che proprio il vicepresidente nerazzurro gli risponda che «in campo gioca chi è più bravo». «Indipendentemente dalla nazionalità – spiega Javier Zanetti -, in campionato va premiato il talento. Occorre un lavoro che faccia crescere i giovani italiani e Mancini è la persona adatta. Siamo tutti contenti se ci sono italiani bravi che scendono in campo, anche perché questo valorizza il settore giovanile».

Il parere più qualificato è di Roberto Donadoni, un biennio in azzurro, dal dopo titolo mondiale, prima e dopo club. «Se si vuole far crescere un movimento, non bisogna pensare esclusivamente ai propri interessi. In una società, devo far vincere la squadra e quindi impiego chi dà più garanzie, italiani o stranieri poco importa. Così la coperta è sempre corta e far crescere i giocatori diventa complicato».

Il vicepremier Matteo Salvini chiede proprio un limite al numero degli stranieri in campo, come avviene in tanti sport, ma non nel calcio, dove le leggi Bosman ed Ekong impediscono limitazioni. In serie B c’è più spazio per i prodotti del vivaio: «Il 73% dei giocatori nelle rose – sottolinea il presidente della Lega Balata – è italiano, il 30% di under 21, che diventa 44 considerati gli under 23».

A Coverciano, prende la parola il centrocampista Marco Benassi, 24 anni: «Ha ragione Mancini, ci vuole coraggio per mandare in campo i giovani. Stramaccioni mi fece esordire a 18 anni, nell’Inter. A Torino restai due mesi in panchina per una questione di modulo, nell’estate dell’anno scorso mi dissero che non c’era più spazio, non so se per un fatto tecnico o di età». E’ passato alla Fiorentina, è sorprendente capocannoniere.

Niccolò Barella ha 21 anni, si è consacrato nel Cagliari, in estate è stato cercato dall’Inter: «Ho deciso di restare in Sardegna, nella squadra della mia città e poi occorrono vari step, per crescere». C’è il rischio di finire in panchina, in una big. 

«Abbiamo giovani bravi, vicecampioni d’Europa nell’under 19, aspettiamoli». 

Chiesa ha esordito, Donnarumma è titolare a 19 anni. «Ci sono tanti ottimi portieri – racconta il milanista -, la concorrenza stimola, la vivo anche con Reina».

Ieri il riscaldamento è stato fatto con la musica di Robbie Williams, per motivare. Prove di 4-3-3, con: Donnarumma; Zappacosta, Bonucci, Chiellini, Emerson; Pellegrini, Jorginho, Gagliardini. In avanti, 6 per 3 maglie.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

(Ziz)zagando. Tortu di talento. Ancelotti e la famiglia, Donadoni non più a Bologna. La penalizzazione del Bari. Il Real e il Liverpool le meno battute nelle finali. Di Biagio di nuovo all’under 21 e poi battuto. Federica Pellegrini e il weekend della pallanuoto. Milano spalle al muro ma poi pareggia

 

(v.zagn) 1) Il ritratto di Tortu, che avevo incontrato al Golden Gala. Il papà Salvino allenatore.

2) Ancelotti che si affida come vice al figlio e come nutrizionista al genero. Prandelli faceva la stessa cosa in nazionale, con il figlio Niccolò. Ranieri aveva pure il genero, gli altri esempi.

3) La fine dell’era Donadoni al Bologna, con un anno di anticipo.

4) Il rinvio di una settimana dei playoff di serie B, per la penalizzazione del Bari.

5) Real-Liverpool e le grandi percentuali di vittoria, 12-3 il bilancio del Real, 5-2 per i Reds, sono le migliori. Zidane verso il 3-3, può eguagliare il mitico Bob Paisley, vincitore con il Liverpool, l’ultima volta nell’81. Il preparatore del Real è un torinese, Pintus. E’ l’unico italiano della finale.

6) L’under 21, alle 18,30 Portogallo-Italia, il ritorno di Gigi Di Biagio con gli azzurrini, in amichevole.

7) Domani Federica Pellegrini al grand prix di Napoli.

8) Basket, Milano rischia già l’eliminazione, ha perso la prima e adesso deve vincere a Brescia. Domani gara-2 di nuovo al Forum.

9) Il weekend della pallanuoto per lo scudetto, si assegna domenica, a Siracusa, oggi il via.

Il Gazzettino. “La notte del Maestro”, Andrea Pirlo saluta il calcio a 23 anni dall’esordio

Pirlo contrastato da Seedorf (afp/gazzetta.it)

E’ stata la notte del Maestro, a San Siro, l’addio al calcio di Andrea Pirlo, giusto 23 anni dopo l’esordio in serie A, avvenuto a Reggio Emilia, con il Brescia. Aveva 16 anni e già grande classe.

A omaggiarlo arrivano tanti grandi campioni e 45mila spettatori. Pirlo è commosso, anche dai cori, lo abbracciano in tanti, fra i 65 ex compagni giunti apposta: manca solo Ronaldinho, perchè ha perso l’aereo. C’è anche uno degli ultimi compagni, l’inglese Lampard, l’unico a non avere giocato in Italia, ma ha chiuso la carriera pure con i New York City.

Rui Costa ha un pizzico di pancia, Ronaldo molta di più e allora non gioca: «Ho problemi alle ginocchia – spiega il brasiliano -. Con Andrea abbiamo praticamente iniziato insieme, all’Inter. Con la palla era un fenomeno, è sempre stato importante nello spogliatoio, ha trovato una carriera bellissima, facendo innamorare chiunque sia stato suo compagno e l’abbia seguito».

Pirlo faceva divertire tutti, in spogliatoio, a dispetto delle apparenze, di quella faccia sempre uguale. 

Giocano in tanti, non Roberto Baggio, nè Vidal, infortunato. Allenano Donadoni, Ancelotti e Conte, fra le due rose sono presenti 13 compagni campioni del mondo. Compreso Filippo Inzaghi. «E’ pure l’occasione per reincontrarci, dopo tanto tempo – racconta l’allenatore del Venezia -. Quando smisi di giocare, stavo malissimo, segnai al Novara, in coppa Italia, con il Milan, ma non sapevo fosse l’ultima partita. Di Pirlo mi piace ricordare l’intelligenza».

Il ritmo è ovviamente basso, è avvantaggiato chi è ancora in attività, come Pato, autore del primo gol dei blu, dopo i 2 dei bianchi. 

Fra i più vecchi in campo spiccano il subcommissario generale Costacurta e Cafu. Dice bene Albertini, sostituito da Brocchi: «E’ fra i primi 5 nella storia del calcio italiano. Faceva giocare bene la squadra».

Vieri è in sovrappeso, nonostante faccia 5 km al giorno, segna il 2-3 e poi scherza con l’amico Cassano. La festa va avanti così, sino a tardi, con i cori verso molti dei protagonisti. Compreso il ct dell’Ucraina Shevchenko. Manca Kakà. La più bella della serata è dell’ex portiere Dida: «Quando arrivai al Milan, Gattuso mi disse che c’era un brasiliano in campo, Pirlo».  

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

(Ziz)zagando. La retrocessione di Seedorf. Cellino, Zamparini e Pozzo, i re degli esoneri hanno colpito insieme. Il Bologna continua con Donadoni. La morte della rugbista reggiana dopo un placcaggio

Con Abdel Aziz, di Milano, volley

(v.zagn) 1) La retrocessione di Seedorf conferma che è uno dei tanti che allenano soprattutto per il nome. Al Milan aveva fatto anche discretamente, in Brasile non ha lasciato grandi tracce, al Deportivo La Coruna subentra e retrocede.

2) Cellino, Zamparini e Pozzo sono tornati: i re degli esoneri colpiscono insieme, in una settimana, prendendo Pulga, Stellone e Tudor.

3) Il pezzo emozionale, su Gerrard, grande centrocampista del Liverpool, che soffiò la champions al Milan, con Benitez, e adesso per 4 anni ai Rangers. Altro che Beckham. Da evanescente a trascinatore, la differenza è enorme.

4) I 27 milioni di utile dell’Atalanta, con Gasperini è la nuova Udinese.

5) Real Madrid-Liverpool, le regine d’Europa, si affrontarono nell’81 e vinsero gli inglesi. Juve-Roma era la finale più giusta.

6) Saputo resta fedele a Donadoni, che ha il contratto per un’altra stagione, il Bologna potrebbe offrire un fremito a Torino, fermando magari la Juve, per ora raramente ha emozionato.

7) Rugby, la morte della 18enne reggiana, dopo un placaggio. Giocava nell’Amatori Parma, era al Bufalini di Cesena.

8) Atletica, la Diamond League è partita dal Qatar, naturalmente senza italiani.

9) Il viaggio negli impianti sportivi, fra il pubblico, negli spogliatoi, insomma il colore delle mie incursioni in giro per i palazzetti, gli stadi, le sale stampa.

10) Basket femminile, Schio-Ragusa 1-0, una finalista scudetto del sud ormai è rara, c’è giusto Catania nella pallanuoto femminile.

Assocalciatori.it. Azeglio Vicini non volle Bearzot sul pullman a Italia ’90, dal momento che come vice non l’aveva mai scelto, quando era all’under 21. I funerali a Brescia, la sepoltura a Cesenatico. Tutti i ricordi degli ex azzurri

 

Azeglio Vicini con Roberto Baggio (lastampa.it)

http://www.assocalciatori.it/news/il-pallone-racconta-azeglio-vicini

Azeglio Vicini riposa a Cesenatico, nel cimitero dov’è sepolto anche Marco Pantani. Sono stati grandi di Romagna, lui un grande CT, che fece giocare benissimo l’Under 21, sconfitta ai rigori dalla Spagna nell’86, e poi anche la Nazionale. L’Italia che prese meno gol della storia, eppure in teoria era fin troppo offensiva.

Azeglio, nome d’altri tempi, per chi portò gli azzurri alla semifinale europea dell’88, in un campionato allora a 8, dopo i due flop continentali di fila con Enzo Bearzot. Vicini pareggiò con la Germania con il gol di Mancini, che sfidò i giornalisti con un gesto che fece epoca; batté la Spagna con rete di Vialli e poi la Danimarca. Venne triturato solo dalla Russia del colonnello Lobanowsky, in semifinale. Uscì allo stesso punto anche al mondiale italiano, erano le notti magiche, guastate solo dall’uscita di Zenga, a vuoto su Caniggia, dopo molte occasioni per il raddoppio sbagliate dagli azzurri, con 27 milioni di italiani incollati al teleschermo, record auditel di ogni tempo. Matarrese lo confermò, giubilandolo per il palo colto da Rizzitelli, a Mosca, nel ’91, che valse l’ultima mancata qualificazione del calcio italiano a una grande manifestazione, prima del flop marchiato Ventura.

Vicini piaceva agli italiani, era modesto e sereno, figlio di un vecchio calcio di gente normale. Italia ’90 era nella canzone trascinante di Edoardo Bennato e Gianna Nannini, un tutt’uno con questo cesenate morto a quasi 85 anni, che da mezzo secolo viveva a Brescia.
È stato l’ultimo CT a muovere i primi passi a Coverciano, assistendo al fianco di Bearzot all’avventura di Ferruccio Valcareggi a Messico ‘70. Cominciò nel ‘75 con l’Under 23 il percorso che lo portò per due volte sul podio. Bearzot non lo volle come vice nei 3 mondiali e nell’Euro ‘80 e allora lui preferì non averlo sul pullman durante Italia ‘90.
A Napoli Sergio Goycoechea ipnotizzò Donadoni e Serena, sui tiri dal dischetto, e così l’Italia scivolò alla finalina con l’Inghilterra. Aveva anche il talento di Franco Baresi e Maldini, Roberto Baggio e Schillaci. Che lo ricorda così: “Per me è un giorno tristissimo. È morta una persona che mi ha regalato notorietà, gli devo l’80% della mia popolarità: mi ha dato la Nazionale e fatto diventare Schillaci. Contro l’Austria, nella prima partita dei Mondiali, non riuscivamo a sbloccare il risultato, mi chiamò e disse: “Entra e fai gol, Totò”. Amava i siciliani, era un grande esperto di vino. Ricordo con affetto anche il suo vice Brighenti, un gran signore”.
Giuseppe Giannini: “Sono molto addolorato. È una notizia che mai avrei voluto ricevere. Quella Nazionale aveva spirito, trasformò diversi talenti in gruppo. Non mi ha mai chiamato per nome, né per cognome: mi chiamava semplicemente il Principe e per me era un attestato di stima”.
Roberto Mancini twitta: “Grazie per tutto quello che ci hai dato, Mister Vicini, sei stato un protagonista del calcio italiano, hai fatto sognare gli italiani! Un abbraccio ai familiari in questo momento di dolore!”.
Walter Zenga: “Da lassù continuerai a seguirci, a guidarci e a darci quegli insegnamenti che solo tu sapevi infonderci”. “Ha cresciuto uomini che, da quella squadra, adesso sono tutti impegnati in qualcosa di importante: questo lo dobbiamo a lui. Mi ha dato tantissimo, gli ero affezionato”.
Giovanni Malagò: “Vicini era un gentiluomo, in campo e fuori: ha lasciato in tutti gli amanti del calcio un ricordo indelebile legato ai Mondiali ’90 e a una Nazionale ricca di talenti cresciuti nella famiglia azzurra. Era un uomo d’altri tempi. Oltre a capacità da tecnico, aveva uno stile. La sua morte è una notizia triste, spesso si vedono allenatori che sono molto bravi ma che, ogni tanto, eccedono in certi comportamenti, mentre il loro esempio deve essere fondamentale. Su questo è stato un gigante”.
Il tweet di Carlo Ancelotti: “Un grande maestro di sport e di vita. Sono addolorato per la perdita del mio CT della Nazionale”.
Andrea Carnevale era stato polemico con Vicini per la sostituzione con Totò Schillaci, al debutto mondiale nel ‘90 con l’Austria, lo definisce “un galantuomo”: “Una persona per bene. Sapeva fare gruppo, aveva i modi giusti per comunicare con i giocatori. Una grande persona”.

Azeglio Vicini era da tempo era malato. Una delle ultime uscite pubbliche è stata a marzo di un anno fa, a palazzo Loggia di Brescia presentò il suo libro “Azeglio Vicini. Una vita in azzurro” scritto con il figlio Gianluca e la moglie Ines.
“Ho raggiunto un bel traguardo” – disse invece, per i suoi 80 anni – “sono soddisfatto della mia vita, ho avuto momenti felici e altri meno, ho ricoperto incarichi importanti, comunque sia mi sono proprio divertito”.
Sulla finale mancata con la Germania aveva questo pensiero: “Avremmo meritato di vincerlo, siamo stati sfortunati. Non perdemmo mai sul campo, sei vittorie e un pari, eppure arrivammo terzi, l’Argentina fu sconfitta due volte e andò in finale, vinta dalla Germania. Però in quelle notti conquistammo gli italiani, il loro affetto fu travolgente”.
Restò CT per 5 anni e 5 giorni, dall’8 ottobre 1986 (esordio a Bologna: Italia-Grecia 2-0, doppietta di Bergomi): 54 partite, 32 vittorie, 15 pareggi e 7 sconfitte (76 gol fatti e 24 subiti).
Con gli azzurrini debutta il 16 aprile dell’89 a Udine, 1-0 sulla Romania): 85 gare, 46 vittorie, 19 pareggi e 20 sconfitte.
Il ricordo dell’ultimo CT, Gian Piero Ventura: “Era un gentiluomo, in campo e fuori, un tecnico che ha lasciato in tutti gli amanti del calcio un ricordo indelebile legato ai Mondiali ‘90 e a una Nazionale ricca di talenti cresciuti nella famiglia azzurra”.
Paolo Rossi, allievo di Vicini nella Juniores e nell’Under 21: “Era un innamorato del calcio. Un vero maestro e una figura paterna. Mi allenò in azzurro dai miei 16 anni ai 20. Era un punto di riferimento, sempre prodigo di consigli, fu importante perché in quel momento stavo uscendo fuori. Giocavo ala e correvo, comunque facevo gol. Amava confrontarsi, allora non c’era la tecnologia, aveva i suoi osservatori e li mandava in giro sui campi. Era sempre informatissimo su come giocavi”.
Vicini è stato l’ultimo CT di un calcio tradizionale. “Fatto da libero, stopper e terzini. Ti spronava molto ma al tempo stesso era tranquillo. Una persona serena, che mi ha dato tanti consigli”.
Il ricordo di Arrigo Sacchi: “La scomparsa per me è un grande dispiacere, lui è stato un grande professionista, che ha dato la vita per migliorare gli altri”.
Roberto Donadoni, uno dei suoi allievi prediletti: “Sono dispiaciuto e addolorato: è venuta a mancare una persona che, al di là del punto di vista calcistico, aveva un certo carisma, una certa educazione e trasmetteva valori importanti ai giocatori. Dal punto di vista professionale è un personaggio e un allenatore che ha rappresentato molto per me. Ai Mondiali di Italia ‘90, non riuscimmo ad arrivare alla finale per un nonnulla. Non aver centrato l’obiettivo di vincere, soprattutto in Italia, è dispiaciuto a me, ai compagni di squadra di allora, così come ad Azeglio Vicini, ma la vita è fatta di queste cose. Quella Nazionale lasciò comunque il segno e lo spirito all’interno del gruppo credo sia stato molto merito suo”.
Persino la federazione di San Marino lo ricorda. “Con grande affetto e profonda commozione. Più di una volta ha collaborato con la federcalcio sammarinese: il primo contatto è datato 14 settembre 1998 quando incontrò gli allenatori biancoazzurri, coinvolgendoli in un’appassionata e coinvolgente discussione che ha spaziato su ogni aspetto che potesse interessare un allenatore”.
Maradona su instagram: “Azeglio Vicini è stato una grande persona e un grande tecnico, che in Italia e nel mondo già è difficile incontrare. Lo ricordo con grande affetto e rispetto… Che riposi in pace”.
Franco Baresi: “Aveva la grande dote di darci tranquillità. Dopo la semifinale di Italia ’90 fu il primo a rincuorarci e a ringraziarci per quanto avevamo fatto”.
Ai funerali c’erano l’ex Presidente federale Giancarlo Abete e il Presidente dell’Associazione Allenatori Renzo Ulivieri. E poi Paolo Maldini, Franco Baresi, il presidente dell’AIC Damiano Tommasi, Giuseppe Giannini, Riccardo Ferri, Aldo Serena, che lo ebbero come maestro.
Il ricordo di Beppe Bergomi: “All’esordio in Nazionale con Vicini ho segnato due gol. È il ricordo che mi legherà per sempre a lui, uomo d’altri tempi”.
Stefano Tacconi: “Ha avuto il grande merito di avere creato un grande gruppo”.

Venerdì 2 febbraio Vicini è stato tumulato a Cesenatico. Accolto dal gonfalone dei garibaldini, sezione Valzania di Cesena, dallo stendardo del Cesena dove aveva giocato e allenato e da quello del Panathlon di Cesena, di cui era presidente onorario. Presenti i dirigenti del Cesena, con il dt Rino Foschi, il dg Gabriele Valentini e altri collaboratori. Tanti gli ex bianconeri intervenuti, a partire da Ruggiero Rizzitelli e Lorenzo Minotti. E poi Salvatore Bagni, il mediano della sua nazionale a Euro ‘88.

Vanni Zagnoli

Da “Assocalciatori.it”

Il Gazzettino, Napoli-Bologna 3-1. Era più rigore il braccio di Koulibaly della trattenutina di Masina a Callejon. Donadoni: “Certi penalty si fischiano a favore delle prime 8”

Il colpo di testa di Palacio che ha portato in vantaggio il Bologna dopo 28″(immagini.quotidiano.net/Lapresse)

Succede molto all’inizio, in Napoli-Bologna. Tanto è attenta la Juve, nel concedere nulla, tanto è distratto il Napoli. Ventotto secondi e gli emiliani sono avanti, Dzemaili trova un lungo corridoio, serve a rimorchio Di Francesco, cross per Palacio e colpo di testa tra i due centrali, a fil di palo. Dura 5’ la partita di Verdi, l’uomo capace di dire no a De Laurentiis, complice la fidanzata Laura: colpa di un guaio muscolare, frutto probabilmente anche della tensione accumulata, dall’attesa. A ricevere il Bologna in stazione c’era solo la polizia, non è successo niente, al di là delle offese sul profilo instagram dell’attaccante. Il pari è a seguire, sul corner da sinistra, Mbaye svirgola sulla linea e infila in autogol, aveva già favorito la Juve, al Dall’Ara. Insigne e Callejon hanno due occasioni, le migliori sono però rossoblù, per Palacio. Gira in area, Koulibaly tocca con il braccio largo, la distanza è ravvicinata, siamo davvero ai limiti, Mazzoleni si consulta con il Var Orsato e decide per il non rigore. Sulla volontarietà restano dubbi, si poteva fischiare. Sempre il centravanti di 35 anni è in giornata da capocannoniere, come quand’era al Genoa e Reina para. Sul bis, c’era fallo dell’argentino.
Più Bologna che Napoli, eppure arriva il vantaggio per la squadra di Sarri, la spinta di Masina è leggera, sulla spalla di Callejon. Non è più rigore di quello negato ai rossoblù, altra decisione ai limiti, anche con i replay visibili resta la sudditanza psicologica nei confronti della squadra più grande. “Sono valutazioni che fanno sorridere – dirà Donadoni -. L’arbitro spiega che non può valutare l’intensità del tocco: allora su ogni contatto è sempre rigore? Mi sembra di vivere su un altro pianeta. Un rigore come quello di Koulibaly lo fischi a una delle prime 8, non a una squadra di seconda fascia”.
Nel primo tempo, la formazione di Donadoni calcia in porta 4 volte contro 2, concede 4’ in più di possesso palla non così costruttivo eppure è sotto. La ripresa per Sarri è tranquilla, tantopiù dopo il tris, di Mertens, da palla sradicata da Allan a Dzemaili, vicino all’area partenopea. Il destro a giro del belga è da campione, all’incrocio: tre gol in due gare, dopo 910’ di digiuno. “Conta far andare veloce la palla – spiega il belga -, non tanto chi finalizza”.
Esce Hamsik per Zielinski, gli azzurri fanno girare palla e rischiano solo nel finale, con la chiusura di Chiriches su De Maio. Il Napoli è alla 6^ partita ribaltata, bella risposta alla Juve.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, Torino-Bologna 3-0. Mazzarri rivitalizza Niang, Sirigu para il rigore di Pulgar sull’1-0. Donadoni durissimo: “La prestazione fa bollire il sangue”

Un gol di Niang (toronews.net)

(v.zag.) Si presenta con un tris l’uomo che non ha problemi a dormire 3 ore per notte, che parlerà persino con i magazzinieri, per (far) capire il mondo Toro. Mazzarri rileva Mihajlovic, cui non era bastato vincere l’ottavo di coppa Italia all’Olimpico con la Roma, per restare più a lungo sulla panchina granata. Il presidente Cairo aveva virtualmente deciso dopo il 3-0 di Firenze, due mesi e passa fa, certo colpisce che il nuovo tecnico debutti con un 3-0 contro una squadra da trasferta. In oltre due anni con Donadoni, il Bologna ha perso il 45% di partite al Dall’Ara, 19 su 43, di cui 11 nel 2017, ma fuori casa va decisamente meglio. Non ieri, ma il rigore del 2-1 parato a Pulgar avrebbe riaperto la partita.
L’effetto Mazzarri è mentale, con pochi allenamenti deve confermare la difesa a 4 e la formazione del derby di coppa.
La vittoria granata si avvia con il gol di testa di De Silvestri, fra i fedelissimi di Mihajlovic: fallo inutile di Mbaye su Iago, punizione di Berenguer e l’esterno sfugge a Pulgar. Con l’infortunio a Obi, Rincon si abbassa e Baselli diventa il regista. Niang è rivitalizzato, al 18’ aveva impegna Mirante, servito da Molinaro.

Quanto al rigore, al 5′ della ripresa Damato non giudica scorretto il contatto fra Molinaro e Verdi, tramite il Var cambia idea e azzecca la decisione: è il primo penalty stagionale per gli emiliani, Pulgar sceglie la potenza, Sirigu è molto reattivo. La virata di Donadoni sul 4-2-3-1 è controproducente, con i 4 elementi offensivi non in giornata, il Toro aveva sfiorato subito il vantaggio, con Iago. Il ritorno al 4-3-3 prelude al raddoppio. Al 9′ Niang torna al gol dopo tre mesi  su assist di Iago, da palla persa del solito Pulgar: forever Niang, sembrano dire i tifosi dello stadio Grande Torino, nella standing ovation all’uscita. Incisivo Iago Falque, gol e assist, ma anche due errori sotto porta. Deludono gli attaccanti rossoblù, insidiosi solo grazie agli errori di N’Koulou e Burdisso, non sfruttati da Di Francesco e Destro, mentre Sirigu controlla la punizione di Verdi. il 3-0 è con doppietta di Niang da fuori area. Aveva già giocato con Mazzarri al Watford, forse Mihajlovic non ha fatto perdere a Cairo 15 milioni, chiedendo di ingaggiarlo.
“L’ho rivitalizzato – sottolinea il tecnico che un anno fa aveva chiuso il girone d’andata in Premier al quarto posto – pressandolo per 45’, come i nostri attaccanti contro i difensori del Bologna. Mi violenterò per dargli continuità. Se sono tornato in Italia, è perche ho il fuoco dentro”.
A Donadoni, invece, la prestazione “fa bollire il sangue. Perdiamo per mancanza di cattiveria, non era mai successo. Il Toro ci ha camminato sopra, non è accettabile”.
Vanni Zagnoli

Torino-Bologna 3-0
GOL: 39′ De Silvestri; st 9′ Niang, 40′ Iago Falque.
TORINO (4-3-3): Sirigu 7; De Silvestri 7, N’Koulou 6.5, Burdisso 5,5 (1′ st Moretti 6), Molinaro 6;
Baselli 6, Rincon 6, Obi 6,5 (34′ pt Acquah 6.5); Iago Falque 7, Niang 7 (36′ st Boyè 6), Berenguer 6.5. All.: Mazzarri.
BOLOGNA (4-2-3-1): Mirante 6; Krafth 5.5, Gonzalez 5, Helander 5 (38′ st Falletti sv), Mbaye 5; Poli 5, Pulgar 4.5, Verdi 5,5 (22′ st Okwonkwo 5.5), Palacio 5,5, Di Francesco 5 (11′ st Donsah 6), Destro 5,5. All.: Donadoni 5. Arbitro: Damato di Barletta 6.
Note: ammoniti Burdisso, Gonzalez e Okwonkwo per gioco scorretto. Angoli: 4-5. Recupero: pt 2’, st 5′. Spettatori: 12mila circa.

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, Bologna-Juventus 0-3. Le 6 partite bianconere senza gol al passivo, gli errori di Mirante e Mbaye. La superiorità fisica, il primo gol di Matuidi. Il razzismo dei petroniani: “Sei uno zingaro” a Mandzukic. Nedved arrabbiato con l’arbitro, a metà partita

Duello Higuain Pulgar (tuttosport.com)

Bologna
Il prato allo stadio Dall’Ara è verdissimo, la giornata soleggiata, splendente per la Juve, di nuovo favorita per lo scudetto, al di là del punto da recuperare sul Napoli. La tetragonia bianconera rifulge sul campo del Bologna, contro una squadra che aveva messo in crisi l’Inter, al di là dell’1-1. La partita sarebbe persino equilibrata, se non fosse per l’uno-due della Juve, a smascherare la fragilità di Mirante, quarto portiere azzurro agli Europei e ai mondiali con Prandelli e alquanto insicuro. La punizione di Pjanic (trattenuta di Destro su Alex Sandro) è all’incrocio, splendida ma non imprendibile. Idem il diagonale incrociato da Mandzukic, il movimento fra i pali è ritardato (più colpevole Mbaye, sul lancio di Pjanic) e neanche la stoccata di Matuidi (su respinta di Helander) sul primo palo, per quanto secca, è frangibile. Il primo gol italiano del francese vale il tris.
Il resto è una marea gialloblù, così è vestita la Juve, come la Torino del basket, battuta in volata al Dozza dalla Virtus. A migliaia si trasferiscono di 3 chilometri, a seguire la Vecchia Signora, ma qui le emozioni sono a senso unico. La muscolarità juventina è soverchiante, ottenuto il vantaggio la partita è praticamente finita, come ogni volta che il Bologna va sotto contro una grande squadra. Capitan Barzagli non ha problemi a fermare Destro e tantomeno Petkovic, che lo sostituisce alla ripresa: a Trapani sfiorò la A, qui incide poco. E’ più facile il campionato della Champions, per la Juve, fa la partita in ogni momento e il presidente petroniano Joey Saputo in tribuna è infelice: mamma Maria è trevigiana, papà Lino ogni anno viene alle terme di Abano. Ecco, il Bologna è come fosse in un centro termale, troppo rilassato: inizialmente contrasta, anche sullo 0-3, ma la potenza dei 6 volte campioni di fila è tramortente. Non c’è duello che vede battuta la squadra di Allegri, convincono De Sciglio di nuovo a destra, la coppia centrale con Benatia tosto come alla Roma, i nuovi Matuidi e Douglas. Non brilla Higuain, ecco, ma non ce n’è bisogno. E la concentrazione resta alta anche sul triplo vantaggio, come fosse tutto propedeutico a un allenamento vero, a gestire il vantaggio. Quando entra Dybala, è un mix tra fischi (emiliani) e applausi, dei tifosi torinesi. Ha la palla del poker, spedisce fuori e alto, con leggera deviazione di Mirante. Funziona il centrocampo, Douglas Costa è meno scintillante di Napoli e lascia il campo a Bernardeschi, perso rispetto alle mirabilie viola eppure impegnato nel contenimento. E’ un gran pomeriggio per gli juventini, questo 3-0 in fondo è anche il risultato del Milan, ma rovesciato, e il Verona non è superiore ai rossoblù. Il +14 sul club italiano più titolato nel mondo sintetizza la differenza. Ah, al rientro in spogliatoio, all’intervallo, abbiamo udito l’arrabbiatura del vicepresidente Pavel Nedved verso l’arbitro, che non ammonisce abbastanza: non ha torto. Il Bologna si ferma a un dribbling di Donsah con tiro angolato e bloccato da Szczesny sullo 0-0 e alla fiondata di poco fuori a fine partita. La palla entra pure, su angolo di Verdi, ma successivamente alla carica di MBaye su Szczesny. Juve da 7+, 0 alla curva di casa che urla “Sei uno zingaro” a Mandzukic, al momento del cambio.
Bologna-Juventus 0-3
GOL: 26′ Pjanic, 36′ Mandzukic, 19′ st Matuidi.
Bologna (4-3-3): Mirante 4,5; Mbaye 5, Gonzalez 5,5, Helander 6, Masina 5; Poli 5,5, Pulgar 5,5, Donsah 5,5 (19′ st Falletti 5,5), Verdi 5,5, Destro 5 (8′ st Petkovic 5), Okwonkwo 5 (25′ st Krejci 5,5). All.: Donadoni. Juventus (4-3-3): Szczesny 6, De Sciglio 6,5, Barzagli 6,5, Benatia 7, Alex Sandro 6,5, Khedira 6, Pjanic 7,5 (41′ st Marchisio sv), Matuidi 7,5, Douglas Costa 6,5 (25′ st Bernardeschi 6), Higuain 6,5, Mandzukic 7 (30′ st Dybala 6). All.: Allegri.
Arbitro: Banti di Livorno 6,5.
Note: ammoniti Higuain, Masina, Mbaye, Petkovic per gioco scorretto.
Angoli 7-3 per la Juve. Recupero: pt 0’, st 4’. Spettatori: 29.270 (di cui 13.620 abbonati), per un incasso di 864.643 euro (di cui 164.687 euro di rateo abbonati).

(Ziz)zagando. Un quinto di serie A: super Sarri, Inzaghi, Giampaolo e Chievo. In ribasso Montella, Carnevali, Menegatti, Pecchia e Baroni. Chi non sbaglia mai. I presidenti più furbi sono Lotito e Ferrero. Gli italiani nella storia dell’Nba. Calvo, Agnelli ed Emma. I palloni d’oro alla carriera, Pirlo è più meritevole di Totti. Zuccheroni torna ct, con Rimedio è dimenticabile. Meda e Reggiani strepitanti

Con Roberto Casoli, alla ragioneria Scaruffi con Silvia

(v.zagn) 1) Pagellone al primo quinto di campionato. I super: Sarri, Inzaghi, Giampaolo, Donadoni, il Chievo. Male: Montella, Sassuolo, Spal, Verona e Benevento.
I solisti grandi: Insigne, Icardi, Immobile, Dybala non sempre, Papu neanche.

2) Quelli che non sbagliano mai: Sarri da 6 stagioni, Spalletti, Inzaghi da 3, Di Francesco da 6, Giampaolo da 3, Maran da 4, Gasperini da 4.

3) I presidenti più furbi. Lotito, Ferrero, Campedelli, Percassi. Massimo risultato con minimo esborso.

4) Domani il via all’Nba, abbiamo solo Gallinari e Belinelli, più Messina. Posso tentare per un’intervista. Sennò le carte magari con un ex: Datome, Bargnani è dura, Esposito e Rusconi. Di seguito la programmazione di Sky.

In diretta esclusiva su Sky Sport HD dal 17 al 21 ottobre
 
Notte martedì 17-mercoledì 18 ottobre
Ore 2                    Cleveland Cavaliers vs Boston Celtics                                             Sky Sport 2 HD
                               commento live Flavio Tranquillo e Davide Pessina
(differita mercoledì ore 14 Sky Sport 2 HD e Sky Sport Mix HD; ore 20.45 Sky Sport 2
HD)
Ore 4.30            Golden State Warriors vs Houston Rockets                                Sky Sport 2 HD
(differita mercoledì ore 18 Sky Sport 3 HD; ore 21 Sky Sport Mix HD; ore 22.45 Sky
Sport 2 HD; commento Alessandro Mamoli e Marco Crespi)
 
Notte mercoledì 18-giovedì 19 ottobre
Ore 3.30            San Antonio Spurs vs Minnesota Timberwolves                       Sky Sport 2 HD
(differita giovedì ore 14 Sky Sport 3 HD; ore 22.45 Sky Sport 2 HD: commento Flavio
Tranquillo e Matteo Soragna)
 
Notte venerdì 20-sabato 21 ottobre
Ore 1                    Milwaukee Bucks vs Cleveland Cavaliers                                        Sky Sport 2 HD
(differita sabato ore 12 Sky Sport 1 HD; ore 22.30 Sky Sport 3 HD; commento
Francesco Bonfardeci e Marco Crespi)

5) Calvo era oggi a Milano. Lavorava alla Juve, non ricordo se abbia soffiato Emma Winter ad Agnelli, credo di sì, ora è al Barcellona.

6) I palloni d’oro alla carriera. Totti intervistato dalla Fifa, ma Pirlo per me è stato più grande. Perchè piacciono tanto e di più gli attaccanti o i trequartisti? Il calcio è di tutti.

7) Zaccheroni torna, allora, come ct. Emirati. Zuccheroni lo chiamava il Guerin Sportivo, quando era all’apice, grande. Non granchè in tv, come spalla di rimedio, gran persona, peccato che mai mi risponda per ipotizzare intervista.

8) L’equilibrio della Motogp. Gli strepiti di Guido Meda, con immagino Loris Reggiani. Sempre più torrenziali

9) Brescia a punteggio pieno in a dopo 3 giornate, con Milano e Venezia. La presidentessa: “Ho detto no a molti uomini, sul lavoro”.