Enordest.it. La collina dove dormono i giornalisti sportivi

https://www.enordest.it/2022/08/07/la-collina-dove-dormono-i-giornalisti-sportivi/

Vanni Zagnoli

Dedico questo numero a giornalisti scomparsi, piccoli miti, a nordest e non solo.

Domenica ha perso la vita Paolo Donà, 74 anni, già redattore de Il Gazzettino, a Padova, e prima collaboratore de Il Mattino. Era un amico, di tanti, una persona unica, assolutamente, in grado di spaziare dalla letteratura romena, oggetto della sua tesi di laurea, al Padova calcio, di cui era onniscente, dai viaggi alla gastronomia, passando per la meteologia. 

Noi di enordest.it eravamo stati a casa sua, a metà maggio, nella sua casa museo, e in questi due videoracconti ci aveva raccontato di Silvio Berlusconi che voleva la storia del Milan, avendone apprezzata la ricostruzione dei biancoscudati,  di mete esotiche e di Cenacolo, un gruppo di personaggi patavini, di cultura e varia umanità, di progetti con cui si teneva aggrappato alla vita.

Paolo mi pregava di non indugiare sulla sua malattia, percorreva qualche metro e dopo 15-20” doveva fermarsi, le immagini sono sfocate, la diretta in quel quartiere di Padova non era di buona qualità, purtroppo, almeno però si sente.

Qui, invece, si vede bene, è con skype, con Stefano Edel, pensionato de Il Mattino, di Padova, dal 2018, eppure ancora firma, naturalmente, come anche della Rai, dal Veneto.

Edel tratteggia Donà come nessuno e ricorda anche Fantino Cocco, il padre di Egle Luca, capo servizio, a Padova, de Il Gazzettino. Paolo era stato un po’ il fantino, di Fantino. “Andavamo sempre in trasferta insieme, loro due per il Gazzettino, io e Furio Stella per il Mattino”.

Già, Furio Stella, scomparso nel 2014. Apprendo da Edel che era di Trieste, mi fa sovvenire Gian Piero de Diana, redattore, magari ora in pensione, a Treviso, de Il Gazzettino, con la sciarpa alabardata in redazione, l’alabarda è tanta roba, anche se non è la spaziale dei cartoni animati.

Ho davanti i Reggiana o magari Brescello o Modena o Parma o Piacenza o persino Bologna, forse, e il Padova o magari il Cittadella, con quei grandi inviati, al seguito. Donà e Fantino Cocco, che una volta entrò al Mapei senza accredito, con le mani in tasca, comunque aveva la tessera Coni, e Stella e Stefano Edel, il Padova era sempre in serie A, con gente del genere, appassionata e competente. Come Gildo Fattori, la voce biancoscudata a cui è dedicata la tribuna dallo stadio Euganeo.

Sono stato anche all’Appiani, con Dino Baggio, l’ex azzurro, per Mediaset premium, venne anche mia moglie, Silvia Gilioli, meno di 10 anni fa, ad ascoltare un grande campione, sottovalutato. 

Padova è tanta roba, anche per il volley e un po’ di basket, per il Padova terzo in serie A, con Nereo Rocco, e quella stampa. Stella, Furio, brillava anche su La Stampa e su Il Giorno.

E poi mi vengono in mente Beppe, Bepi per tanti, Donazzan, vicentino, a lungo capo della redazione sportiva, de Il Gazzettino, e poi redattore capo, scomparso nel gennaio del 2019, grande appassionato di motori, biografo di Ayrton Senna e soprattutto del padovano Riccardo Patrese.

E sempre in questa spoon river di giornalisti cito appena Luca Miani, una vita a Mestre, a Il Gazzettino, sul Venezia, scomparso due anni fa e al quale era dedicato il premio Ussi vinto da me, come miglior video.

E come dimenticare Maurizio Refini, caporedattore centrale de Il Gazzettino, morto nel 2007, a 66 anni, era un esperto di motori, gentilissimo, nei nostri contatti telefonici.

Giovedì sera ero alla festa dell’Unità, a Villalunga, di Casalgrande, nel Reggiano, e il direttore di Gazzetta di Reggio, Giacomo Bedeschi, imolese, mi ha raccontato della morte di Omar Monastier, bellunese, scomparso in settimana, era direttore de Il Piccolo, di Trieste, e de Il Messaggero, Veneto, di Udine. Un anno fa se ne andò Sergio Gervasutti, 83 anni, di cui 8 da direttore de Il Messaggero Veneto. Era il padre di Ario, numero 4 a Il Gazzettino, già direttore de Il Giornale di Vicenza.

Non dimentico Giovanni Chiades, a Belluno, per Il Gazzettino, dipingeva la pagina di turismo, era passato per la Tribuna di Treviso, per la Nuova Venezia, nel dicembre del 2020, mentre 13 anni prima ebbe un grave incidente stradale.

E un giorno Gigi Maffei, già firma del basket, de Il Gazzettino, mi disse di Rino Nini, friulano, altra firma, direi del basket, in Friuli, appunto, sempre a Il Gazzettino.

Spero di non dimenticare nessuno, di non fare torto a nessuno, fra quanti ho conosciuto e sentito o visto o letto. E poi c’è un immortale, a nordest, scomparso nel 2005, a 67 anni, per 12 anni direttore de Il Gazzettino, dopo essere stato inviato di Tuttosport, e poi editorialista de L’Espresso. Una storia incredibile, splendida, che un giorno cercherò di raccontare con un parente.

Adesso mi fermo. E penso a Paolo Donà, grande amico. “Paolodonà, ciao. Com’è il tempo lì”. E poi a “Donazzan, ciao, com’è?”.

E’ stato un piacere, un onore, dialogare con giganti del genere. “Luca Miani, senti un po’…”. E Donà: “Attento…”.

Mancano a tanti, nelle loro città, ai lettori, ai tifosi, ai personaggi. Luca Zaia, governatore del Veneto, li ricorda, alla morte, l’ha fatto anche per Paolo il mite, lo meritava.

Non ho avuto il coraggio di venire al tuo funerale, Paolo, avevo anche quello di Villiam Vecchi, faccio l’alba, come tanti sanno, in realtà è troppo dolore. Anzi, sarei venuto a filmare i giornalisti intervenuti, a chiedere loro la storia, loro, come ho fatto a te. Grazie a Gigi Bignotti, altro mito de Il Gazzettino, al sito.

Da “enordest.it”

Il Gazzettino. La prima serie A del Benevento, con il solito Puscas. Palo di Viola, servito da Eramo, altro primattore della stagione sannita

Il gol di Puscas, magiaro, ex Sassuolo, in B

(v.zagn.) E’ la serie A del Benevento, la prima della storia, non la seconda del Carpi. Decide il solito Puscas, il migliore di questi playoff, trasformando la grandissima azione sulla destra di Venuti, con cross sul primo palo. E un palo è colpito da Viola al 6’ st, su passaggio di Eramo, da 25 metri, sempre per i sanniti. La squadra di Castori non ha costruito abbastanza per giocarsi la A sino all’ultimo.
BENEVENTO-CARPI 1-0 (andata 0-0)

Il Gazzettino, la finale playoff Benevento-Carpi, eolico contro maglieria. Lollo dietro Mbakogu

Il presidente sannita Oreste Vigorito

(v.zagn.) Alle 20,30 (Skysport1) la finale playoff per la A. Al Benevento del re dell’eolico Vigorito basta il pari, Ciciretti parte dalla panchina, rientrano Ceravolo e Puscas. Il Carpi della Gaudì può ripetere le imprese di Cittadella e Frosinone, con Lollo dietro Mbakogu.

Il Gazzettino. Le semifinali di under 20 mondiale. Passeranno Inghilterra e Venezuela, azzurri battuti per 3-1

Orsolini su Solanke, che chiuderà la partita

(v.zagn.) Oggi le semifinali del mondiale under 20 di Corea, anche sulla Rai, come le finali, oltre che su Eurosport2. Alle 13 Italia-Inghilterra a Jeonju, a Daejeon Uruguay-Venezuela, con la Celeste favorita. Per gli azzurrini tre vittorie, un pari e una sconfitta, 9-7 di bilancio reti. Manca Pezzella, squalificato per l’ingiusta espulsione con la Var, Orsolini difende il trono del gol con 4 reti, al pari di Cordova (Venezuela). Per Vido è il miglior momento della carriera: “Grazie anche al Cittadella, l’ambiente ideale per un giovane”. Capitan Mandragora rientra da squalifica, il ct Evani è incitato dall’ex compagno di Milan Van Basten (tecnologie Fifa). I leoncini inglesi vantano 4 vittorie e un pari, 8 gol a 2: un anno fa si piegarono in semifinale all’under 19, con doppietta dell’interista Dimarco, in prestito all’Empoli. Schierano il 4-2-3-1, senza lo squalificato Onomah, con il mediano Cooke, Solanke (Liverpool), Lookman (2 reti) e il centravanti Armstrong.

Il Gazzettino. Insigne, serata da Maradona. Si ripeterà, con il Real? L’1-0 alla Fiorentina è meritato. Finale burrascoso. Bernardeschi non convince. Eccellente anche la difesa dei neri (azzurri)

L’acrobazia di Callejon. Foto Ansa, da quotidiano.net

Vanni Zagnoli
Piace il confronto secco, senza ritorno. La coppa Italia è vivacissima, con raffiche di gol o di emozioni, come al San Paolo. C’è stato un momento palpitante, nel primo tempo, e tutta la ripresa è zeppa di pathos. Il Napoli merita la semifinale, sfiderà Juve o Milan. La Fiorentina sta dietro, pragmatica, non ha più la poesia del portoghese Pessoa, beniamino di Paulo Sousa. Sarri spinge anche senza Milik, un mese fa al Franchi era finita 3-3, fra due delle squadre più generose, da potenziali quarti nelle coppe europee. Piace sempre il più piccolo, Federico Chiesa, a 19 anni papà Enrico non era così forte e iniziava il suo giro d’Italia, la consacrazione arrivò alla Sampdoria a 25.
Gli uomini in maglia bianca si muovono con armonia e prudenza, paralizzano l’offensiva delle maglie nere, viola e azzurro sono solo sui bordi e nei guanti. Di Insigne, che apre troppo il destro prima dell’intervallo. La rumba di emozioni era cominciata con Bernardeschi e Hamsik, poi Chiesa (Reina in angolo) e Kalinic, Astori (altra parata). Quindi lo sciupio di Pavoletti e la traversa di Insigne. Il Napoli fa la partita, meriterebbe almeno un gol, ma non c’è fretta, al massimo si va ai tempi supplementari.
Il tambureggiamento prosegue alla ripresa, con l’uscita di Reina su Chiesa e il destro di Insigne respinto in area piccola, dopo che Pavoletti aveva perso il tempo. Lorenzo Insigne gioca da Zola, soprattutto su punizione, la piazza all’incrocio. Entra Mertens e lo scompiglio aumenta, ma la spacca Insigne. Lancia a sinistra Hamsik, il cross al volo è per Callejon che acrobatizza sotto la traversa. Sousa lamenta il fuorigioco, sbaglia. Anche nell’inserire solo per l’ultimo quarto d’ora Borja Valero. Assurdo poi rinunciare a Bernardeschi. Come grottesco è il retropassaggio di Astori respinto da Tararusanu. Manca comunque la reazione toscana. 7 ai “sarristi”, 6,5 ai “sousiani”, che chiudono con la difesa a 3, avanzando Maxi Olivera. Hysaj sgambetta Vecino e viene espulso, così Allan chiude da terzino. Maxi simula, anche all’uruguagio arriva il cartellino rosso. Una preghiera: Insigne giochi così anche con il Real Madrid, per vendicare l’eliminazione subita da Maradona 30 anni fa. Per i napoletani sono le partite del secolo. E Lorenzo è magnifico, sembra Dieguito. A parte il 2 contro 1 finale.
Napoli-Fiorentina 1-0
GOL: 26’ st Callejon.
NAPOLI (4-3-3): Reina 6,5; Hysaj 6, Albiol 7, Maksimovic 6, Strinic 6,5 (15’ st Maggio 6); Zielinski 6, Diawara 7, Hamsik 6,5 (37’ st Allan 6); Callejon 7, Pavoletti 5 (19’ st Mertens 6,5), Insigne 8. Allenatore: Sarri.
FIORENTINA (4-4-1-1): Tatarusanu 7; Tomovic 6, Sanchez 5,5, Astori 6, Maxi Olivera 5; Chiesa 6,5, Badelj 6 (38’ st Babacar sv), Vecino 6, Bernardeschi 5,5 (30’ st Ilicic 6); Cristoforo 5,5 (30’ st Borja Valero 6); Kalinic 5,5. Allenatore: Sousa.
Arbitro: Doveri di Roma 6,5.
Note: 25mila spettatori. Ammoniti Sanchez, Olivera, Astori, Hysaj, Insigne. Espulsi nel st per doppia ammonizione: Hysaj al 45’, Olivera al 48’. Angoli 5-6. Recupero: pt 1’, st 6’.

Il Gazzettino. Perdono entrambi i Bisoli, Dimitri è rimontato a Ferrara con il Brescia, papà Pierpaolo si fa battere al Menti dal Latina

Il rigore parato da Pinsoglio a bellomo
Il rigore parato da Pinsoglio a Bellomo del Vicenza

(v.zagn.) Il Vicenza è ancora senza successi, al Menti, perde il confronto salvezza con il Latina e resta in zona playout. I nerazzurri non vincevano fuori da gennaio, passano nonostante l’espulsione al 29’ del romeno Nica. Pinsoglio argina il berico Adejo, che poi atterra Corvia, ma l’arbitro nega il rigore ai pontini. Lo concede al 5’ st, intervento di Bogdan su Corvia e l’attaccante realizza. Pinsoglio è bravo su Pucino e anche nel finale, a deviare il penalty di Bellomo, procurato da Rizzo. Perde anche il figlio del tecnico biancorosso Bisoli, Dimitri, a segno all’8’ per il Brescia. La Spal pareggia con Mattia Finotto, trevigiano di Valdobbiadene, l’1-2 è di Caracciolo su rigore, poi Antenucci e di nuovo Finotto.
CLASSIFICA. Verona 30, Cittadella 25; Frosinone e Spal 24, Entella e Perugia 22, Benevento (-1) 21, Carpi 20; Brescia 18, Spezia 17, Bari e Latina 16, Pisa 15, Novara, Ascoli e Pro Vercelli 14, Salernitana e Vicenza 13; Avellino e Ternana 12; Cesena 10, Trapani 9.

Il Gazzettino, Padova. Rai, Franco Bragagna racconta il suo essere patavino: “Senza la malattia del nonno, sarei rimasto a Voltabarozzo chissà per quanto tempo, invece la lasciai a 2 anni e mezzo. E quelle morose a Sottomarina, sino ai 23 anni, nella spiaggia dei padovani…”

L’integralità dell’intervista uscita sulla pagina di Padova de Il Gazzettino, la scorsa settimana

Vanni Zagnoli

“Ode smisurata a Franco Bragagna. Il re del “racconto”, pure a Rio”. Così titolava una settimana fa Libero, a firma di Fabrizio Biasin. Ma quella voce è padovana, di nascita e anche di militanza, confermata dal premio La Rocca d’oro, ritirato a Monselice, nel 2008, dopo l’olimpiade di Pechino, come giornalista veneto dell’anno.

Bragagna, quanto c’è di patavino in lei?

“Ho lasciato la città del Santo a due anni e mezzo – racconta da Rio, nella pausa delle gare di atletica -, sono nato nel quartiere Voltabarozzo. Papà Carlo lavorava all’ospedale di Padova, morì a 42 anni, quando io avevo 15 anni, ma venimmo via quando mio nonno si ammalò e lui ottenne il trasferimento in Trentino. Torno ciclicamente, con molta regolarità, senza quei problemi familiari sarei cresciuto lì”.

Ha parenti, a Padova?

“No, i contatti sono per lavoro. Amici, conoscenti. Senza dimenticare una decina di morose, sino ai 23 anni, a Sottomarina, la spiaggia dei padovani”.

Ha la qualifica di inviato radiotelecronista. Da dove si muove?

“Dalla sede Rai di Bolzano, ma in realtà faccio capo a Roma, a Raisport”.

Anche la famiglia è in Alto Adige?

“In parte. Mia moglie Gabriella, Pordenone, 52 anni, è impiegata all’ospedale, responsabile amministrativa dei ricoveri internazionali. Abbiamo 4 figli. Davide, 29 anni, lavora in Polonia, a Varsavia, come amministrazione e marketing di una multinazionale americana, la Medtronic, elettromedicale, ma tornerebbe se potesse fare il giornalista. Andrea, 22 anni, si laurea in economia, fa un master negli Usa ed è semiprofessionista nel calcio, grazie al fratello dell’ex Chievo Michael Bradley: la famiglia del centrocampista è proprietaria di 17 squadre, in tre leghe. Carlotta, 19 anni, ha il diploma di liceo classico-linguistico e ora si muoverà tra Germania e Inghilterra. Infine Camilla, 11 anni”.

Ha simpatia per il Padova?

“Non sono un tifoso di calcio. Amo le piccole squadre e seguii i biancoscudati quando tornarono in serie A, anche nel ritiro di Bressanone. Era il ’94, ricordo l’americano Lalas e l’olandese Kreek, oggi collaboratore di Frank De Boer, il nuovo allenatore dell’Inter. In particolare avevo un buon rapporto con la bandiera Aurelio Scagnellato, scomparso nel 2008. Era lo stopper del grande Padova, accanto a Blasone, all’epoca si spazzava via la palla, anche a distanza di 60 metri. E’ stato il dirigente accompagnatore, nato a Fortezza, di Bressanone, da un ferroviere. Con lui parlavo il dialetto padovano, era uno spasso ricordare Nereo Rocco. Rammento la salvezza ai rigori, vincendo lo spareggio con il Genoa”.

Altre squadre padovane seguite?

“Mi piaceva il Petrarca, nel rugby ma pure nel basket. Negli anni 60, veniva subito dopo Ignis Varese, Simmenthal Milano e Forst Cantù, con Gianluca Jessi playmaker”.

Nella maratona olimpica, Ruggero Pertile da Villanova è da prime 8 posizioni?

“Ci ha abituato a mirabilie, certo una medaglia sarebbe fantascientifica, a 42 anni suonati. Non dimentichiamo che per tante stagioni non ha corso da professionista, tatticamente sbaglia niente, farà da guida al più accreditato Meucci. Lo trovo commovente, certamente nel gruppo dei più forti è il più anziano degli iscritti”.

Chiara Rosa da Borgoricco era convocabile…

“O meglio, era difficile chiamarla a Rio, ma come hanno portato altri che non avevano ottenuto il minimo potevano fare un’eccezione anche per lei. Nel peso avrebbe dovuto fare 17,75, si è fermata a 17,40, ovvero due spanne sotto”.

Con Chiara ha un rapporto privilegiato?

“Beh, non proprio. Quattro anni fa vinse il bronzo agli Europei di Helsinki, nell’anno olimpico, li avevo definiti di serie A2, poiché tutta l’attenzione dei migliori è per l’appuntamento a cinque cerchi, e lei se la prese. Nel 2012 li vinse Donato, nel triplo, e quasi confermò il salto all’olimpiade, con il bronzo. Ecco, l’atletica è misurabile, sempre”.

Il ct padovano Francesco Uguagliati meritava la sostituzione?

“Dopo Londra ci fu un cambio completo di organigramma. Il presidente Giomi aveva presentato il dt Massimo Magnani nel suo manifesto elettorale, si aggiudicò il ballottaggio sull’ex Franco Arese e così effettuò il cambio. Probabilmente Uguagliati poteva trovare spazio nei ruoli tecnici, non so se abbia compiuto lui il passo indietro. Mi è sempre piaciuta la sua ironia, a volte anche amara”.

Dal Cus sono usciti persino due presidenti di federazione: Sergio Melai (hockey su prato, anche membro di giunta Coni) e Antonio Di Blasi (scherma).

“Per un po’ di tempo commentai la nazionale di hochey, era il ’96 e con Melai si creò un affetto reciproco: “Come fai tu le telecronache – confessò -, con il tuo brio, fa bene anche al movimento. Vent’anni fu ci fu la coppa del mondo in Sardegna, l’Italia perse la finale per il 5° posto con la Svizzera, l’avesse vinta si sarebbe qualificata alla prima olimpiade nella storia, fu comunque il miglior risultato dell’hockey su prato maschile”.

Il Cus ha festeggiato a maggio i 70 anni, le Fiamme Oro hanno vari atleti a Rio e pure Assindustria è ancora in attività, nell’atletica.

“Il movimento lì resta in fermento. Nell’ultimo meeting di Padova ho visto un’inversione di tendenza, dopo una lenta caduta”.

A cura di Giangabriele Perre

 

Da Huffingtonpost.it. Tommaso Cerno è il nuovo direttore dell’Espresso, Omar Monestier va a Il Messaggero Veneto

24/03/2015, Milano, presentazione del programma televisivo D-Day - I Giorni decisivi. Nella foto il conduttore del programma Tommaso Cerno
Tommaso Cerno

http://www.huffingtonpost.it/2016/07/11/lespresso-tommaso-cerno-_n_10925442.html

Tommaso Cerno sarà il nuovo direttore dell’Espresso. Succede a Luigi Vicinanza che ha diretto il settimanale negli ultimi due anni. Vicinanza, che nel corso del mandato ha rinnovato la formula del newsmagazine di approfondimento e di inchieste nel solco della tradizione sessantennale dell’Espresso, continuerà il suo lavoro nel Gruppo con l’incarico di studiare e approfondire nuovi futuri progetti editoriali; proseguirà inoltre a scrivere sulle testate del Gruppo». Lo spiega una nota del Gruppo Espresso in cui si annuncia anche la nomina di Omar Monestier a direttore del Messaggero Veneto. Tommaso Cerno, 40 anni, ha già lavorato dal 2009 al 2014 all’Espresso firmando importanti inchieste e ricoprendo l’incarico di vicecaporedattore dell’Attualità. Negli ultimi due anni ha diretto il Messaggero Veneto, quotidiano di Udine e del Friuli dove ha iniziato la sua carriera giornalistica.

Nuovo direttore del Messaggero Veneto sarà Omar Monestier, che lascia il Tirreno per tornare a Udine in uno dei giornali più radicati del Gruppo, che ha già diretto dal 2012 al 2014, per proseguire nel lavoro avviato da Cerno. La direzione del Tirreno viene infine assunta ad interim dal direttore editoriale dei giornali locali del Gruppo Roberto Bernabò, con l’obiettivo di completare le ultime fasi della trasformazione riorganizzativa iniziata proprio sotto la sua direzione dal 2009 al 2014».«L’Editore ringrazia Vicinanza per il positivo lavoro svolto e formula a Cerno, Monestier e Bernabò i migliori auguri di buon lavoro e di ulteriori successi. I nuovi direttori si insedieranno giovedì 28 luglio».

 

Il Gazzettino, la serie B. Il Novara cade ancora, Crotone e Cagliari volano verso la serie A. L’Avellino si ferma, lo Spezia passa a Vercelli. L’Ascoli si tira fuori inguaiando il Lanciano

L'azione da rete di Raicevic, centrocampista del Vicenza. Il suo gol, però, non basta per superare i galletti biancorossi
L’azione da rete di Raicevic, centrocampista del Vicenza. Il suo gol, però, non basta per superare i galletti

Sino a metà dicembre, il Novara sembrava la vera favorita per la promozione, dietro al Cagliari. Ieri ha perso anche il confronto diretto, in casa con il Crotone. Il portiere calabrese Cordaz è il migliore in campo, risolve Ricci al 34’.

Il duo di testa fa davvero corsa a sè, dato che il Cagliari doma la Ternana dopo un’ora con Di Gennaro.

Il Cesena riparte con il rigore di Ciano e con Caldara, ma Caputo (Entella) si era fatto parare un rigore, sullo 0-0.

L’Avellino pareggia allo scadere, con il belga-congolese Mokulu, il Modena era avanzato con Belingheri.

Lo Spezia si aggiudica il quasi derby di Vercelli (rosso ad Ardizzone al 62’) con Pulzetti, a metà ripresa.

Il Trapani segna dal dischetto con Scozzarella, Scaglia e Corvia esaltano il Latina.

A Bari, il Vicenza meritava il 2-2: Di Cesare segna all’intervallo su uscita sbagliata di Vigorito, raddoppia Maniero al 59’, spingendo però Brighenti; il solito Raicevic non basta, anche perchè all’85’ Ebagua busca la seconda ammonizione (proteste).

L’Ascoli si aggiudica lo spareggio salvezza sul Lanciano, fermato da un palo, decide Jankto al 18’ st.

Vanni Zagnoli

CLASSIFICA. Crotone 51, Cagliari 49; Pescara 40, Bari 39, Novara (-2) e Brescia 38, Avellino 35, Cesena (-1) 34; Entella 31, Perugia e Spezia 30, Trapani 29, Latina 28, Vicenza e Ternana 27, Ascoli 26, Modena 25, Pro Vercelli 24; Livorno e Salernitana 23; Lanciano (- 1) 21; Como 17.

A cura di Alessandro Mazzarino

Il Gazzettino, Pordenone. La prima dei “ramarri” al Mapei sarà da album fotografico, la Reggiana è in rottura

Alberto Colombo è alla seconda stagione sulla panchina granata
Alberto Colombo è alla seconda stagione sulla panchina granata

Si divertiranno, i ramarri, allo stadio Mapei. E’ sempre così, quando c’è una prima volta di una squadra, tantopiù di piccola realtà. “Stavano tutti a farsi le foto con il telefonino”, raccontava Cesare Albè, l’eccentrico allenatore e ds della Giana Erminio, portata dall’Eccellenza alla serie D.

Ecco, il primo stadio privato d’Italia, arrivato 16 anni prima dello Juve stadium, ha un fascino unico, con quei seggiolini neroverdi, in ogni settore, sistemati dal Sassuolo proprietario da tre stagioni, con 3,8 milioni pagati all’asta, dal fallimento della Reggiana, di 10 anni fa.

Sul campo, i granata emiliani sono in difficoltà. L’altra sera l’eliminazione in coppa Italia con la Spal, decide nel secondo tempo Zigoni, figlio dell’ex trequartista del Verona, mito degli anni ’70. Sabato lo 0-0 a Busto Arsizio con la Pro Patria, al primo punto stagionale e già di proprietà di Vavassori, sponsor della Reggiana. Due lunedì fa, in posticipo, lo 0-1 con il Cuneo, nonostante 14 tiri a 1.

Colombo aveva sfiorato la finale playoff, a maggio, perse a Bassano ai rigori, adesso prova a salire direttamente. “Ma non abbiamo obblighi – racconta -. Qui la serie B manca dal ’99, ma esistono società altrettanto blasonate, come l’Alessandria, ancora più in ritardo, rispetto alle due categorie principali”.

Il tabellino granata di mercoledì, (3-5-1-1): Rossini 6; Castellana 5, Parola 6, De Biasi 5.5; Mogos 5.5, Ceccarelli 5 (39′ st Silenzi ng), Maltese 6, Angiulli 6 (20′ st Bartolomei 6), Di Nicola 5.5; Nolè 5.5; Pesenti 5.5 (30′ st Loi 5.5). A disp. Perilli, Spanò, Frascatore, Rampi, Barilli, Vernocchi, Rocco, Siega, Giannone. All. Colombo 5.5.

Vanni Zagnoli