Il Gazzettino. Amichevole Colonia-Milan, i rossoneri vincono con doppietta di Giroud

Meglio il Milan, dell’Inter, non solo per il risultato. I campioni d’Italia vincono in Germania, 2-1, il Colonia non ha Littbarski, finalista mondiale del 1982, nè Hassler, l’ex juventino campione del mondo nel ’90, però è sempre una notizia quando un’italiana batte una tedesca, anche in amichevole. Spagnoli, inglesi e germanici in Europa restano i migliori, più dei nostri, fermi alla Conference cup della Roma dal 2011. A Ferrara, l’Inter recupera due gol e pareggia con il Monaco, non di Baviera, del principato, allenato, in passato, da Guidolin e Ranieri.
“E’ calcio d’agosto”, stava per dire su Sportitalia Andrea Mandorlini, allenatore esonerato dal Padova, la scorsa stagione. Poi si è corretto, siamo a metà luglio, conta la preparazione, i biancorossi dalla maglia simil Monza sono tosti, preparano il turno preliminare di Champions, fatale troppe volte al calcio italiano, che grazie all’ex presidente federale Tavecchio porta alla fase a gironi tutte e 4 le squadre, a partire dunque dalle milanesi, prima e seconda.
L’Inter, dunque, ha Lukaku stile Chelsea, inutile, del resto una fisicità del genere carbura più tardi. Qualcosina fa vedere Lautaro, piace Dimarco, ha una chance Lazaro, piace Asllani, albanese, arrivato dall’Empoli. In avvio il palo di Vanderson, per l’1. Fc Koln, secondo la denominazione originale. All’8’, discesa centrale di Ben Yedder, smarca Golovin che infila Handanovic. Alla mezzora è il capitano ospite, tunisino, a chiudere un contropiede perfetto, del resto gioca nella Francia, la nazionale più continua del millennio, forse, almeno in Europa. 41’, D’Ambrosio di testa, respinge il portiere, realizza Gagliardini, gregario non sempre oscuro. Il 2-2 dopo un’ora e prima delle sostituzioni, Lautaro in corridoio per Lukaku, sinistro forte, respinta del portiere e Asllani azzecca il sinistro angolato.
Entrano gli ex campioni, Barella, de Vrji e altri. Il finale è monegasco, il portiere Onana si oppone a Minamino e poi alla ribattuta. L’Inter si difende, Onana vuole rubare il posto a Samir Handanovic, 36 anni, l’ex udinese di sicuro vorrebbe battere i record di longevità di Buffon, titolare in serie B, nel suo Parma, a 44 anni 
A Colonia 40mila spettatori per il Milan, ultimo nel girone di Champions. Fa doppietta Olivier Giroud, 36 anni a settembre, campione del mondo, titolare anche all’Europeo del 2016, fu decisivo nel recupero del derby di fatto valso lo scudetto e prova a fare il titolare anche quest’anno. Messias e poi Rebic ne ispirano il vantaggio rifinendo una bella azione di rimessa, il raddoppio è anche merito di Brahim Diaz, per il sinistro a giro, deviato, del francese. Gioca la ripresa l’altro transalpino, Adli, centrocampista ex Bordeaux, brillante in alcune giocate. Fra i giovani in campo, segna il Colonia con Hector, su azione d’angolo.
La Bundesliga inizia fra una settimana, addirittura, il Milan resiste grazie a Kalulu e a Gabbia.
A sinistra i tedeschi spingono con Kainz, altro vivace è Uth, mentre Schwabe impedisce la tripletta di Giroud. Il secondo portiere Mirante si era opposto a Uth.
Nelle altre amichevoli di ieri, Roma-Portimonense 2-0, Zaniolo segna anche ai portoghesi. I tedeschi del Bochum regolano lo Spezia per 2-1, mentre l’Udinese fa 3-3 con l’Union Berlino. Due a due tra Salernitana e Hoffenheim, spesso in Europa. Larghe vittorie di Atalanta e Fiorentina con i dilettanti, mentre il Parma ferma la Sampdoria sull’1-1, nonostante sia in serie B. Il Sassuolo supera 3-1 i cechi dello Jablonec.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Volley, europei: l’Italia schiaccia la Germania 3-0 e vola in semifinale

(ilmessaggero.it)

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/italia_germania_pallavolo_risultato_finale_quarti_di_finale_europei_volley-6197676.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/italia_germania_pallavolo_risultato_finale_quarti_di_finale_europei_volley-6197862.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/italia_germania_pallavolo_risultato_finale_quarti_di_finale_europei_volley-6197743.html

di Vanni Zagnoli

E’ un’Italia settebellezze, tre a zero anche nei quarti, settimo successo di fila, anche sulla Germania di Andrea Giani, facile. 

Gli azzurri affronteranno sabato la Serbia, 3-0 all’Olanda di Roberto Piazza ma con due set faticati. L’altra semifinale sarà Polonia (3-0 netto alla Russia) contro la vincente fra Cechia, capace di eliminare la Francia olimpionica, e la Slovenia, finalista uscente, con Alberto Giuliani. 

A Ostrava, la battuta è di prim’ordine, come per la Serbia a Torino, al mondiale del 2018 in cui l’Italia non arrivò in zona medaglie. Tre anni fa, la Polonia fece il resto e vinse e nel fine settimana ospiterà a Katovice le 4 gare per il podio. Gli azzurri mancano da Euro 2015, in Bulgaria, con Blengini ct, da allora arrivarono solo altre due medaglie, l’argento di Rio e di Grand Champions cup, nel 2017.

Fefè De Giorgi in panchina è subito alle final four, impatta alla grande, come quando subentrò a Civitanova, vincendo tutto, esclusa l’ultima Champions, scambiandosi in anticipo con Blengini.

A Tokyo era uscita ai quarti contro l’Argentina, poi bronzo, oltre metà squadra è mutata, Giannelli è il capitano, perfetto, si gioca a mente libera. 

Un ace di Pinali impedisce alla Germania di volare via, sono invece gli azzurri ad andarsene, con una buona precisione offensiva e una bella distribuzione del regista. La Germania fatica in ricezione, su Michieletto e su Anzani. Funziona anche il muro, l’Italia arriva sul 19-11 contro la nazionale di Andrea Giani. Anche quando le traiettorie sono imperfette, gli azzurri riescono a piazzare schiacciate e muri (5), con l’opposizione al centro anche di Galassi.

I tedeschi avevano superato negli ottavi la Bulgaria di Silvano Prandi per 3-1, nel 2012 furono quinti all’olimpiade e nel ’14 terzi al mondiale, mentre 4 anni fa con Giani arrivarono in semifinale.

Anche nel secondo parziale restano in equilibrio sino al 6 pari, con Galassi al servizio arriva il +3, partendo da una parallela di Pinali, che giocherà a Trento. Giani si rifugia nel timeout, sull’11-7, gli azzurri sono più precisi, con la pipe di Lavia e il muro del grintosissimo Anzani, 29 anni, il meno giovane della compagnia. I bianchi non vanno oltre il -3, con Karlitzek e Kaliberda, che a Modena si sono dati il cambio, proprio con Giani in panchina. Sono tanti i tedeschi che hanno giocato o giocano nella nostra superlega (Grozer e Krick sono a Cisterna, a Latina) concedono il break decisivo, 21-14 con il muro e una ricezione da terra di Giannelli e l’ace di Galassi. Un raro errore di Michieletto, con il suo mancino, rimanda solo la chiusura, arrivata sul 25-18. Solo in difesa e a muro l’Italia è imperfetta, nel secondo parziale, i sincronismi pensati da Fefè De Giorgi convincono, contribuisce anche Daniele Lavia, l’altro giovane schiacciatore, l’unico del sud, calabrese.

Weber firma il 3-5 nel terzo parziale, con Lavia al servizio arriva subito la parità. La Germania stavolta galleggia sino a quota 11, è sempre Lavia a spingere i tre palloni dei break, anche sporchi, per il 16-12. Il mani e fuori di Pinali chiudono in anticipo il quarto, sul +6. Due muri di Anzani abbreviano il cammino, è 25-19, per la festa anche dei giovanissimi in panchina. Italia da 7,5, con Giulio Pinali vicino ai livelli degli ultimi Zaytsev e Vettori.

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Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Europei U21, Germania in trionfo: 1-0 al Portogallo. Terzo titolo tedesco, terza finale persa dai lusitani

(ilmessaggero.it)

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di Vanni Zagnoli

Ammettiamo di avere tifato Portogallo, perchè storicamente inferiore ai tedeschi, al terzo titolo europeo under 21, contro gli 0 dei lusitani, alla terza finale: nel ’94 vennero battuti dagli azzurrini al golden gol di Pierluigi Orlandini, con Cesare Maldini in panchina, idem 6 anni fa, con la Svezia, già con il ct Rui Jorge.

Vince la Germania 1-0 e in fondo è giusto così, segna al 4’ st Nmecha e basta, i bianchi sono più insidiosi, i rossoverdi attaccano anche piacevolmente, senza costruire tanto, non perdevano da un anno e mezzo e venivano da 12 vittorie di seguito: potevano starci i tempi supplementari. Piace Conceiçao, figlio di Sergio, l’ex laziale allenatore del Porto che ha eliminato la Juventus, sottotono il milanista Leao, mentre il premio al miglior giocatore del torneo va al portoghese Fabio Vieira, centrocampista del Porto, di 21 anni. La finale di Lubiana, in Slovenia, si decide sull’assist di Rigle Baku, filtrante per Lukas Nmecha e destro in area piccola, nell’angolino.

Nell’albo d’oro, l’Italia resta davanti, con 5 affermazioni, assieme alla Spagna, campione uscente, con Fabian Ruiz (Napoli) premiato come migliore, a Udine, poi i 3 successi dei bianchi, con due Urss, Inghilterra e Olanda, con un titolo Francia e Repubblica Ceca. 

I tedeschi hanno il siciliano Tony Di Salvo come vice allenatore, come già due anni fa. Il portiere Dahmen è all’altezza, come il centrale Schlotterbeck e soprattutto Dorsch, centrocampista. Festeggia la Germania, di fronte a centinaia di spettatori. Vanta anche i titoli del 2009, sull’Italia di Casiraghi, e il secondo posto dell’82, la semifinale del 2015 e 4 quarti di finale. La difesa è stata perfetta, soprattutto a palla alta. Il ct Stefan Kuntz, 58 anni, fu campione d’Europa nel ’96, da calciatore, in Inghilterra, al golden gol di Bierhoff. Da tecnico è stato al Karlsruhe e al Mannheim, mentre al Bochum per due stagioni fece il direttore sportivo e al Kaiserslautern fu presidente.

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Ilmessaggero.it. Europei under 21,assist di Kluivert e l’Olanda elimina la Francia. La Germania passa ai rigori, la Spagna ai supplementari

(ilmessaggero.it)

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di Vanni Zagnoli

Negli altri tre quarti degli Europei under 21, fra Slovenia e Ungheria, passano due delle nazionali più attese, storicamente, la Spagna, ai supplementari, e la Germania, mentre l’Olanda supera la Francia allo scadere. Giovedì, dunque, in semifinale ci sarà il derby iberico, fra Spagna e Portogallo (ore 18), mentre i tedeschi se la vedranno con i Paesi Bassi, alle 21. Favorita ora è la Germania, mentre l’altra semifinale è incertissima.

Esce, dunque, la Francia di Dagba, Upamecano e Aouar, forse la favorita. La Germania elimina la Danimarca dopo 14 rigori, 8-7 il risultato finale, con il penalty decisivo firmato da Jaekel, dopo l’errore di Kristansen, i tempi regolamentari erano finiti sul 2-2. Le prime occasioni sono per Bruun Larsen, per i danesi, a metà ripresa segnano: Holse trova Faghir, entrato al posto Larsen, evita Pieper e Schlotterbek e di sinistro batte Dahmen. I biancorossi concedono nulla sino a 2’ dalla fine, all’angolo di Maier, Nmecha viene lasciato colpevolmente solo e, in caduta, infila di destro. 

Supplementari, al 10’ i germanici avanzano, Burkardt è trovato in area da Raum, la stoppa di petto e batte con il sinistro, la conclusione è deviata e sorprende Christensen. Al 107’ Mai stende Isaksen, dal dischetto Nelsson non sbaglia e impatta. Al 117’ Burkardt (Germania) prende un palo clamoroso. Ai rigori, per la Danimarca sbagliano Faghir e Kristansen, nella Germania solo Burkardt, gioisce così il ct Kuntz.

Olanda-Francia  2-1

Occasione orange al 20’, con Stengs, fermato sulla linea da Maouassa. I francesi segnano poco dopo, Ikone fa partire un bolide da fuori che Bijlow devia in angolo: batte Diaby, intercetta Upamecano, che di testa autografa il vantaggio. Al 6’ st il pareggio, calcia dalla distanza Harroui, Boadu intercetta il pallone in posizione dubbio (non c’è il var) e batte Meslier. Poi la doppia opportunità transalpina, Ikone a tu per tu con Bijlow, si oppone con il corpo Schuurs, il pallone rimane lì e lo stesso Ikone coglie il palo, a porta vuota. Al 91’ Aouar ha sulla testa la palla dell’1-1, eppure manda alto. Due minuti dopo, sull’ultimo contropiede, Kluivert trova in area Boadu, sinistro imperfetto ma efficace. 

Spagna-Croazia 2-1

Spettacolo, con i croati, partendo da Ivanusec e da Bradaric, murato da Mingueza. Che crea la migliore occasione spagnola nel primo tempo, cross dalla destra, Pino non arriva di un soffio. Ripresa, i campioni in carica, allenati dal ct La Fuente, alzano il ritmo, Semper si esalta, come nel Chievo, ma al 21’ è infilato dal cross di Bryan Gil, dalla sinistra, per Puado. A 6’ dal termine Pino spreca incredibilmente a porta vuota. Nel recupero, Guillamon aggancia Majer, è rigore, trasformato da Ivanusec. Supplementari: al 5’ del secondo, Puado raccoglie un lancio lungo di Cuccurella, evita due difensori e insacca.

Da “Ilmessaggero.it”

Ilmessaggero.it. Qatar 2022, la Macedonia passa in Germania. Romania beffata in Armenia. La Spagna non riconosce il Kosovo ma lo batte

(ilmessaggero.it)

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di Vanni Zagnoli

Anche i tedeschi piangono e non solo al mondiale. La Germania perde in casa con la Macedonia del nord, come quando uscì al primo turno di Russia 2018, perdendo in avvio con il Messico e l’ultima gara con la Corea del sud. I macedoni sono al punto più alto della storia, mai neanche hanno avvicinato la qualificazione ai mondiali o agli Europei. Dunque, giallorossi avanti all’intervallo con l’eterno Pandev, servito da Bardhi. Il pari è su rigore, di Gundogan, per fallo di Aloiski. Risolve l’assist di Ademi per Elmas, a bersaglio di destro. Neanche i 9’ di recupero bastano a portare almeno un punto, Low agli Europei non partirà da favorito. Ha riproposto il trio offensivo Havertz-Gnabry-Sané, in mezzo la diga con Gundogan, Kimmich e Goretzka. I bianchi sbagliano tanto sotto porta, di fronte all’attenta gara difensiva della squadra di Angelovski. Da elogiare la campagna di sensibilizzazione sui diritti umani violati in Qatar, prima del match uno striscione con la scritta “Wir fur 30”, dietro la quale si sono schierati tutti i giocatori: il 30 30 è riferito agli articoli della dichiarazione dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, l’idea è della federcalcio tedesca, al punto che il presidente Fritz Keller ha applaudito, dalla tribuna. 

La sorpresa della serata è in Armenia, la Romania vinceva per 1-2, sino a 5’ dalla fine, con la doppietta di Cicaldau, gli armeni la rovesciano con Haroyan e su rigore, è probabilmente l’impresa della loro storia. 

Serata favorevole per la Spagna, 3-1 al Kosovo, con Morata in campo per tre quarti di gara, di fronte a al granata Vojvoda e al laziale Muriqi. A bersaglio Olmo e Torres, Halimi a metà ripresa per i kosovari, e per finire Moreno. La Spagna è fra i 91 Paesi al mondo che non riconoscono il Kosovo come stato, ma solo altri 4 sono nazioni europee, ovvero Romania e Slovacchia, Cipro e Grecia. Il governo di Madrid ha chiesto di non fare riferimenti al Kosovo come stato, così a Siviglia sui tabelloni video non compaiono i nomi delle nazionali, solo gli stemmi. Lo speaker parlato di “squadra kosovara”, non di nazionale. Gli inni vengono annunciati genericamente come inni della partita e non inni nazionali. Regole Uefa rispettate, dunque, ma con ipocrisia.

La Grecia aveva fermato gli spagnoli, rovina tutto facendosi imporre l’1-1 dalla Georgia, a bersaglio con Kvaratskheila.

Nel girone azzurro, lo 0-0 fra Irlanda del nord e Bulgaria.

Griezmann, invece, entra nella storia della Francia, con il 35° gol in nazionale, insegue solo Thierry Henry (51 reti), Olivier Giroud (44) e Michel Platini, con 41 e autografa il successo in Bosnia, servito da Rabiot. A Sarajevo scende in campo una Francia d’assalto, con Pogba e Rabiot a fare da diga in mezzo, in un 4-2-4. Sprecano occasioni Coman (due volte), Griezmann, Lemar e Rabiot. 60’

L’Inghilterra batte la Polonia 2-1 nel finale, a Wembley, senza Lewandowski. Il primo a cercare fortuna è Foden, poi Helik affonda Sterling in area e manda Kane sul dischetto per il gol che sblocca il risultato al 17’. L’Inghilterra continua a spingere con Mount e Kane trovando l’opposizione di Szczesny. Milik favorisce il pari di Moder al 13′ st. Dopo aver cambiato tutto il fronte offensivo Southgate trova il gol vittoria a 5′ dalla fine grazie a un difensore, Maguire, su assist di un altro difensore, Stones. Terzo successo consecutivo anche per la Danimarca.

Risultati e classifiche.

Girone B. Grecia – Georgia 0-0, Spagna – Kosovo 3-1. Classifica: Spagna 7, Svezia 6, Grecia 2, Georgia 1, Kosovo 0.

Girone D. Bosnia – Francia 0-1, Ucraina – Kazakistan 1-1. Classifica: Francia 7, Ucraina 3, Finlandia 2, Bosnia 1, Kazakistan 1.

Girone F. Austria – Danimarca 0-4, Moldavia – Israele: 1-4, Scozia – Isole Far Oer 4-0. Classifica: Danimarca 9, Scozia 5, Israele 4, Austria 4, Isole Far Oer 1, Moldavia 1.

Girone I. Andorra – Ungheria 1-4, Inghilterra – Polonia 2-1 e San Marino – Albania 0-2. 

Classifica: Inghilterra 9, Ungheria 7, Albania 6, Polonia 4, Andorra 0, San Marino 0.

Girone J. Armenia – Romania 3-2, Germania – Macedonia del Nord 1-2

Liechtenstein – Islanda 1-4. Classifica: Armenia 9, Macedonia del Nord 6, Germania 6, Romania 3, Islanda 3, Liechtenstein 0.

Da “Ilmessaggero.it”

Assocalciatori.it: Italia – Germania 4-3, 50 anni fa la gara del secolo

(assocalciatori.it)

https://www.assocalciatori.it/news/il-pallone-racconta-italia-germania-4-3

Mezzo secolo è passato ma per i meno giovani sembra ieri. Italia-Germania è stata la gara del secolo, scorso, tramandata ai posteri.
Era il campionato del mondo, la Coppa Rimet, che in finale sarebbe andata al Brasile, definitivamente, per tre successi contro i 2 degli azzurri. 
Era la semifinale e di fronte c’era la Germania, rivale storica, la sfida è sempre stata fantasia contro pragmatismo, acuti azzurri contro la continuità dei bianchi. Germania Ovest, per la verità, va sottolineato. Dopo la prima, mancata partecipazione iridata, i tedeschi sono stati la nazionale più presente, ai massimi livelli, con 8 podi, in assoluto, compresa la riunificazione.
L’Italia era campione d’Europa in carica, aveva conquistato il suo unico titolo continentale grazie al fattore campo, alla monetina in semifinale con la Russia, grazie alla ripetizione della finale con la Jugoslavia, a Roma. 
Le attese erano enormi, il girone non era stato entusiasmante, ma è un classico per la storia della nazionale: a Toluca, 1-0 alla Svezia, gol di Domenghini; a Puebla, 0-0 con l’Uruguay, sempre tignoso; di nuovo a Toluca, 0-0 con Israele. I quarti di finale furono sofferti, per un’ora: il Messico passò in vantaggio, arrivò qualche fischio per gli azzurri, compreso per il pareggio, su autorete, poi la doppietta di Gigi Riva e il 4-1 di Gianni Rivera.
Italia-Germania fece epoca anche perché si giocò da mezzanotte e allora non era così consueto che le famiglie facessero le ore piccole per seguire avvenimenti sportivi. E poi c’era la staffetta, tra Rivera, pallone d’oro, e Mazzola, bandiera dell’Inter, il Paese si divideva tra milanisti e nerazzurri. 
Il capo delegazione azzurro era Walter Mandelli, scomparso nel 2006, a Torino. Il potere dialettico di Gianni Brera era tale che faceva pressioni su di lui per far preferire Sandro Mazzola a Rivera, finendo con il condizionare anche le scelte di Ferruccio Valcareggi, il ct di Trieste.
In quella semifinale, dunque, segnò presto Boninsegna, l’Italia congelò il gioco, Albertosi compì di fatto un solo miracolo. Il pari giunse nel recupero, con Schnellinger, difensore del Milan, ex Roma e Mantova, che con la Germani realizzò quell’unica rete.
La partita divenne epica nei supplementari, perché un 3-2 di parziale è rarissimo, più spesso in quei 30’ non si sblocca la parità, tant’è che a fine millennio si provò a vivacizzarli, con il golden gol.
Uno a due di Gerd Muller, dopo 4’, lì sembra persa. Passano altri 4’ e pareggia Burgnich, la roccia friulana che in azzurro realizzò solo un’altra rete. Il 3-2 è di Riva, sempre nel primo tempo supplementare, il tre pari ancora del centravanti tedesco, solo omonimo di Hansi Muller, arrivato poi al Como e all’Inter. Passa un minuto e risolve Rivera, altro che Abatino.
Fu il trionfo, l’Italia però era esausta, si giocava in altura e anche per questo perse la finale per 4-1, contro il Brasile, dopo il momentaneo pareggio di Boninsegna. Comunque resse in parità con i carioca per tre quarti di gara, neanche pochi. Al contrario, per esempio, del 4-0 subito nella finale degli Europei del 2012, contro la Spagna, con Prandelli ct.
In porta, dunque, c’era Ricky Albertosi, che Valcareggi preferiva a Zoff, come già Mondino Fabbri al precedente Mondiale, mentre l’Europeo del ’68 fu dello juventino. Che sarebbe ritornato titolare da Germania 1974. A destra c’era Tarcisio Burgnich, a sinistra Giacinto Facchetti, l’alfiere dell’Inter, scomparso nel 2006, da presidente, con Massimo Moratti proprietario. Si marcava a uomo, la prima zona sarebbe arrivata 5 anni più tardi, con Pippo Marchioro, al Cesena. 
I centrali erano Pierluigi Cera, campione d’Italia con il Cagliari, che aveva ben 6 titolari, in quella notte magica, e il milanista Roberto Rosato, morto nel 2010.
A centrocampo, a destra Mario Bertini, 13 gol nella Fiorentina e poi 31 nell’Inter, tantissimi, considerato il ruolo e anche il campionato a lungo a 16 squadre. Insomma si giocava meno, rispetto a oggi. A sinistra Giancarlo De Sisti, Roma, poi Fiorentina e di nuovo giallorosso, in mezzo Mazzola, che fu capocannoniere della Coppa dei Campioni ’63-’64. In avanti, il tornante era Angelo Domenghini (Cagliari), ex Atalanta e Inter; le punte Boninsegna, che era andato via dalla Sardegna proprio alla vigilia dello scudetto, per passare alla Beneamata, a sinistra il totem Riva, Rombo di Tuono. 
Erano ammesse due sostituzioni (al Mondiale precedente una, più il portiere), all’intervallo Rivera prese il posto di Mazzola, per i supplementari il torinista Poletti rilevò Rosato.
Era una generazione eccellente, in panchina c’erano Zoff e Lido Vieri, come portieri, il leader del Napoli Totonno Juliano, lo juventino Beppe Furino (“furia, furin, furetto”, per Vladimiro Caminiti, di Tuttosport), gli attaccanti Gori (Cagliari) e Pierino Prati, cannoniere in Coppa dei Campioni, con il Milan. Fra i difensori, Comunardo Niccolai, poi tecnico azzurro, il goriziano Giorgio Puia, del Torino, e Ugo Ferrante, scudetto e Coppa Italia con la Fiorentina, scomparso nel 2004 per un tumore alle tonsille, è una delle tante morti misteriose toccate ai viola degli anni ’60 e ’70. 
Doveva esserci anche Pietruzzo Anastasi, scomparso quest’inverno, sarebbe stato anzi titolare, avendo risolto la finale di Roma 1968, a 20 anni: pagò lo scherzo di un massaggiatore, gli fece male a un testicolo.
Nando Martellini ci preparò così, al gol di Rivera, su lancio di Facchetti e cross di Boninsegna: “Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani. Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per queste emozioni che ci offrono…”.
17,7 milioni davanti alla televisione, divennero 28 milioni la domenica, nel tardo pomeriggio. E all’epoca tutto lo sport in tv era gratis. Neanche esistevano marketing e procuratori, manager, hostess e uffici stampa. Il calcio era più lento e meno fisico, poco tattico ma di talento individuale. Si vinceva magari in contropiede e poi tutti a difendere. In serie A, dal ’68 all’80 non si poterono tesserare stranieri, proprio per salvaguardare la nazionale. Anche così si costruì quella notte indimenticabile. 
Sublimata nell’assist di Boninsegna per Rivera. “Non l’ho visto in mezzo all’area” – ricorda Bonimba – “per fortuna c’era Gianni, il suo gol è stato l’apoteosi. Sul lancio di Facchetti ho fatto a sportellate con lo stopper tedesco Schulz, volevo tirare, la palla mi è rimbalzata male, ho preferito centrare, fin da ragazzini ci insegnavano ad arrivare sul fondo e metterla indietro. Speravo ci fosse Rivera o Riva, meno male che c’era Gianni, gli ho messo la palla sul disco del rigore. Ogni tanto quando lo vedo gli dico ‘meglio di così non potevo dartela’, lui si mette a ridere. Gianni tranquillo l’ha insaccata e ci ha portato alla vittoria. È stata una sensazione bellissima”.
Furono quasi 2 ore di trans agonistica. “Vissute a oltre 2 mila metri d’altezza”.
Boninsegna venne convocato in extremis. “Ricevetti una strana telefonata dalla Figc, in cui mi si diceva di preparare la valigia e di presentarmi a Roma, da dove sarei partito per il Messico. Vado a letto e, la mattina dopo, mi sembra d’aver sognato, tant’è che chiedo a mia moglie la conferma di quel colloquio telefonico. Col ct Valcareggi avevo sempre avuto problemi, con lui in panchina per me sarebbe stata dura. Infatti, andai al Mondiale grazie al malore di Anastasi”. 
Boninsegna sa perché quel 17 giugno 1970 resta nell’immaginario collettivo. “Fu una partita fra due corazzate, Italia-Germania non è mai stata una sfida come le altre. Anche loro, a dire il vero, meritavano la finale, se non altro perché avevano eliminato i campioni del mondo in carica dell’Inghilterra. Il pari arrivò nel recupero, l’arbitro concedette 3’, all’epoca i minuti di recupero erano minimi”.
Roberto Boninsegna aveva un grande rapporto, con Riva. “Eravamo amici, ma anche due mancini; ci muovevamo dal centro verso sinistra e io, con il tempo, mi sono dovuto adattare. Usavo qualche volta anche il destro, Gigi no. In Messico confermammo di poter giocare assieme”.
Resta l’immagine di Boninsegna a pancia in giù, sul terreno dell’Azteca: sembra disperarsi, batte i pugni a terra. “Ero distrutto, ma felice. Due giorni dopo, ci rendemmo conto di avere unito un Paese, leggendo i giornali italiani riuscimmo ad avere la percezione di quello che avevamo combinato contro i tedeschi. La finale senza Rivera? Siamo l’unica Nazionale al mondo ad aver lasciato in panchina un Pallone d’Oro, assurdo. Quando seppe che Gianni non giocava, Pelè disse: ‘Ma se non fanno giocare chi ha vinto il Pallone d’Oro, che squadra avranno? Saranno davvero forti’. 
Italia-Germania era finita pari al Mondiale del ’62, nel girone, poi i tedeschi passarono, gli azzurri no, nella battaglia contro il Cile padrone di casa, favorito sfacciatamente dall’arbitro, che chiuse gli occhi di fronte ai fallacci sudamericani, riducendo l’Italia in 9. In Argentina, fu 0-0, la Nazionale di Bearzot raggiunse la semifinale, i tedeschi uscirono. Ogni confronto fra queste nazionali alimenta il mito di quel 4-3, anche il 3-1 nella finale di Spagna, il Mundial di Bearzot. 1-1 a Euro ’88, entrambe sarebbero uscite in semifinale, 0-0 con rigore sbagliato da Zola nell’Europeo del ’96, con Sacchi. Italia fuori per avere cambiato metà squadra, contro la Cechia, e tedeschi sul trono continentale grazie al golden gol, appunto, di Bierhoff, dell’Udinese. Altre due sfide sono state azzurre, la semifinale del 2006 deciso da Grosso, al supplementare, la semifinale di Euro 2012, con doppietta di Balotelli, l’unico vero lampo azzurro di Mario. L’ultimo confronto è stato dei bianchi, ai rigori, a Euro 2016, con gli sprechi di Pellè e Zaza.
Quel 4-3 è diventato cult al cinema e in libreria, per il cinquantenario escono “4 a 3: Italia-Germania 1970, la partita del secolo”, di Maurizio Crosetti, firma di Repubblica, e “La partita del secolo. Storia, mito e protagonisti di Italia-Germania 4-3”, di Riccardo Cucchi, prima voce di Tutto il calcio minuto per minuto, su radio Rai, da metà anni ’90 al 2017. E poi “Quattro a tre”, di Roberto Brambilla, firma di Avvenire, e Alberto Facchinetti, che scrive anche per Il Foglio e per Il Fatto quotidiano. Nando Dalla Chiesa, invece, ripubblica “La partita del secolo”. Perché quello è stata, Italia-Germania.

Vanni Zagnoli

Da “Assocalciatori.it”

La Nuova Bussola Quotidiana. Italia-Germania 4 a 3, la notte che cambiò il calcio degli italiani. Le partite storiche delle altre nazionali

(lanuovabq.it)

https://lanuovabq.it/it/italia-germania-4-a-3-la-notte-che-cambio-il-calcio-degli-italiani

Grazie a Riccardo Cascioli, direttore de Lanuovabq, dopo una vita ad Avvenire, per l’opportunità, attesissima e di prestigio

di Vanni Zagnoli

Come può una partita diventare mito? Italia-Germania è la gara del secolo, scorso, tramandata ai posteri, intanto perché è calcio, lo sport più amato nel nostro Paese. Italia-Germania è sempre stata fantasia contro pragmatismo, acuti azzurri contro la continuità dei bianchi. Italia-Germania fece epoca anche perché si giocò da mezzanotte e allora non era così consueto che le famiglie facessero le ore piccole per seguire avvenimenti sportivi.

Come può una partita diventare mito? Italia-Germania è la gara del secolo, scorso, tramandata ai posteri, intanto perché è calcio, lo sport più amato nel nostro Paese, anche 50 anni fa. Era il campionato del mondo, la coppa Rimet, che in finale sarebbe andata al Brasile, definitivamente, per tre successi contro i 2 degli azzurri.

Italia-Germania è sempre stata fantasia contro pragmatismo, acuti azzurri contro la continuità dei bianchi. Germania Ovest, per la verità, va sottolineato. Dopo la prima, mancata partecipazione iridata, i tedeschi sono stati la nazionale più presente, ai massimi livelli, con 8 podi, in assoluto, compresa la riunificazione.

L’Italia era campione d’Europa in carica, aveva conquistato il suo unico titolo continentale grazie al fattore campo, alla monetina in semifinale con la Russia, grazie alla ripetizione della finale con la Jugoslavia, a Roma. Le attese erano enormi. Italia-Germania fece epoca anche perché si giocò da mezzanotte e allora non era così consueto che le famiglie facessero le ore piccole per seguire avvenimenti sportivi. E poi c’era la staffetta, tra Rivera, pallone d’oro, e Mazzola, bandiera dell’Inter; l’Italia era divisa fra milanisti e nerazzurri.

La partita divenne epica nei supplementari, perché un 3-2 di parziale è rarissimo, più spesso in quei 30’ non si sblocca la parità, tant’è che a fine millennio si provò a vivacizzarli, con il golden gol.

Fu il trionfo, sui crucchi. L’Italia però era esausta, si giocava in altura e anche per questo perse la finale per 4-1, contro il Brasile, dopo il momentaneo pareggio di Boninsegna. Comunque resse in parità con i carioca per tre quarti di gara, neanche pochi. Al contrario del 4-0 subito nella finale degli Europei del 2012, contro la Spagna, con Prandelli ct.

Se Italia-Germania del 17 giugno 1970 è il simbolo del pallone, anche altri sport hanno gare epiche. Nel basket, possiamo battezzare la semifinale olimpica del 2004, ad Atene, vinta da Azzurra sulla Lituania, anche grazie ai canestri pesanti di Basile. Nel volley, il primo mondiale vinto da Velasco, nel ’90, tre a uno a Cuba, seguirono altri due ori. Al femminile, l’unico campionato azzurre fu nel 2002, a Berlino, 3-2 sugli Stati Uniti, dunque tiebreak, quasi come ai supplementari.

Nella pallanuoto, l’Italia vincente a Barcellona ’92, con Gandolfi, al sesto supplementare, sulla Spagna. Per il setterosa, due overtime d’oro, ad Atene 2004, sulla Grecia. Ogni nazionale, insomma, ha il suo incontro storico. Nando Martellini ci preparò così, al gol di Rivera, su lancio di Facchetti e cross di Boninsegna: “Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani. Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per queste emozioni che ci offrono…”.

17,7 milioni davanti alla televisione, divennero 28 milioni la domenica, nel tardo pomeriggio. E all’epoca tutto lo sport in tv era gratis. Neanche esistevano marketing e procuratori, manager, hostess e uffici stampa. Il calcio era più lento e meno fisico, poco tattico e di talento individuale. Si vinceva magari in contropiede e poi tutti a difendere. In serie A, dal ’68 all’80 non si poterono tesserare stranieri, proprio per salvaguardare la nazionale. Anche così si costruì quella notte indimenticabile.

Da “La Nuova Bussola Quotidiana”

(Ziz)zagando. La Spagna del millennio. Il top 11 di Euro Under 21. Il reggiano Nicolò Melli in NBA, è il momento dei reggiani. Il disastro delle nazionali, l’Italia non vince più. I mondiali di tiro a volo a Lonato

Con Gabriele Schiavi e Antonino Asta

(v.zagn) 1) Il top 11 di Euro under 21 con un esperto giovanile. Il viaggio tra le pieghe dell’Europeo, la notte in discoteca per i volontari e lo staff Uefa, scatenati, come al mondiale di Torino. Ho chiesto di riprendere da lontano, era proprio evento privato, mi hanno risposto e fatto uscire, ma c’era Andrea Lo Sapio, con un altro giornalista. Gli staff, il racconto di due volontarie, una è kosovara vive a Udine. L’ammonizione per avere chiesto una foto dopo la seconda conferenza, dopo la sconfitta con l’Inter, al ct spagnolo De La Fuente. Il bonton: “Non uscire dalla prima fila, durante la conferenza stampa”. “No a domande politiche”.

2) La Spagna del millennio: mondiale e due Europei, tre Euro under 21 e un secondo posto in questo decennio. Nadal, due argenti e un bronzo olimpici nel basket. I trionfi del Real Madrid, anche del Barcellona, le finali dell’Atletico.

3) Nicolato all’under 21, chi all’under 20? Restano tutti gli altri ct, immagino.

4) I due cambi fra gli arbitri, cambi minimi, escono in due, entrano in due, le donne arbitro sono tante, 1300.

5) Basket, il reggiano Nicolò Melli in Nba, i nostri whatssapp vocali: a 13 anni era in panchina in serie A, nel 2004. La mamma è americana, Julie Vollertsen, argento a Los Angeles ’84, nel volley, il papà era pubblicista, Carlino Reggio, 10 anni più di me, da tempo avvocato e presidente della fondazione dello sport, di Reggio. Adesso dovremmo anche essere competitivi con la nazionale, con 3 in Nba più Datome, peccato che Bargnani di fatto abbia smesso.

6) E’ il momento del reggiani, Milena Bertolini come Ancelotti, Melli, Razzoli insiste, Baldini è su Sky e insegna ai giovani.
Milena per me ha molto di Ancelotti. Flemma, razionalità, carattere, continenza, turnover.

7) Il disastro delle nazionali. Fuori dall’olimpiade anche il basket femminile, dopo le due di calcio. I balbettii del volley maschile, il calcio fuori da 3 olimpiadi, le donne direi mai qualificate. Il basket fuori 6 volte nelle ultime 8 edizioni. Pallamano (una sola partecipazione ai mondiali, per maschi e femminile) e hockey su prato (solo due olimpiadi e un mondiale per le donne) due soli mondiali disputati, l’ultimo un anno fa

8) L’errore del presidente federale Petrucci, sostituire il bravo Andrea Capobianco, semifinalista europeo virtuale, solo penalizzato da un fischio assurdo contro Zandalasini, due anni fa. Crespi è un guru, ascetico, allenò Milano per due staqioni, dai 38 anni, meritava lo scudetto con Siena, vinto da Hackett a gara-7, è bravo a commentare ma non è superiore a Capobianco. E con l’addio di Masciadri non si capisce perchè non l’abbia inserita. E’ un sopravvalutato, il classico amico dei potenti, dei giornalisti importanti. Con il basket femminile siamo alla 6^ assenza di fila, fermi a due presenze nelle ultime 10 edizioni, nonostante un’australiana naturalizzata, una figlia di angolani e una figlia di albanesi.

9) Gli impianti sportivi. Le sala stampa e le tribune, i tifosi e le città, gli staff e i dirigenti, insomma 30 anni di giro d’Italia di impianti, da 5 anni ho lo smartphone e fra i 28mila video perduti qualche migliaio riguardava appunto i viaggi in stadi e palazzetti, in tantissimi impianti sportivi, vecchi e nuovi. La magia delle gigantografie, dei cori e tamburi, di tanto, degli sport vari. alcuni sono vecchi, in generale un grasso non è agevolato, viene il fiatone in fretta. o fa freddo o caldo però è un fascino unico.

10) I mondiali di Lonato, Brescia. 620 tiratori per 86 nazioni, 75 piattelli di qualifica. I medagliabili. TRAP Men: Mauro De Filippis (Fiamme Oro) di Taranto; Valerio Grazini (Carabinieri) di Viterbo; Giovanni Pellielo (Fiamme Azzurre) di Vercelli. Ladies: Silvana Maria Stanco (Fiamme Gialle) di Winterthur (SUI), Jessica Rossi (Fiamme Oro) di Crevalcore (BO); DOUBLE TRAP Claudia De Luca. SKEET Gabriele Rossetti, Diana Bacosi, Chiara Cainero, Simona Scocchetti. Dt Benelli.

Il Giornale di Sicilia. E’ agrigentino il vice allenatore della Germania under 21: Tony Di Salvo, mamma di Paternò. Il ct Kuntz: “E’ prezioso perchè non dice solo di sì”

Antonio di Salvo durante la finale dell’europeo Under 21 (TF-Images via Getty Images)

Vanni Zagnoli

Udine

Per il calcio siciliano, è la storia dell’anno. Un agrigentino, di Palma di Montechiaro, con madre catanese, di Paternò, è il vice allenatore della Germania under 21, vicecampione d’Europa, con la finale persa domenica sera allo stadio Friuli. Due a uno, dopo l’1-0 di due anni fa. 

Tony Di Salvo è un ex attaccante, emigrato da una vita in Germania. In genere ci studiamo i nomi di tutte le squadre, fu a Reggio Emilia che ci accorgemmo di questo siculo, grazie peraltro alla segnalazione di Luca De Capitani, la voce della Rai, per l’under 21. L’intervista fu articolata, all’uscita del Mapei stadium, l’abbiamo rivisto a Bologna, dopo il 4-2 alla Romania, che peraltro forse meritava i tempi supplementari, e quella sera abbiamo chiesto di lui a diversi suoi giocatori. “E’ un bel professionista – argomenta Amiri, a segno anche domenica, solo però a 2’ dalla fine -, utile nei movimenti offensivi”. “Anche a me ha insegnato parecchio”, aggiunge Gian Luka Waldschimdt, capocannoniere con 7 reti, come solo lo svedese Berg. 

Tony resta, dunque, come Stefan Kuntz, l’ex attaccante ct da tre stagioni. “Giocheremo le olimpiadi, naturalmente per vincerle”. Stessa cosa la Spagna, per la verità, e in effetti saranno le favorite, assieme alle sudamericane. Il contributo di Di Salvo non è banale. “Non è uno yesman – ci risponde Kuntz -, non si limita ad annuire per fare contento me, ct, la crescita è fatta anche di discordia, il confronto è fondamentale e per questo resterà”.

Di Salvo, 40 anni, è l’unico italiano extra azzurri della manifestazione, rimane ad alto livello, potrebbe valere magari una serie C, in Italia, eppure è felice in Germania, la sua patria, da tanto.

“Sono cresciuto nelle giovanili del Bad Lippspringe, in Renania . ricorda – e dai 12 anni al Paderborn 07, nella stessa regione settentrionale della Vestfalia, che la prossima stagione sarà in Bundesliga. Nel 2000 il passaggio al Bayern Monaco, a 21 anni, con 6 partite: era nella rosa che vinse lo scudetto, dopo la coppa di Germania, la Champions e la coppa Intercontinentale. Quindi 16 gol in 30 gare nella seconda squadra bavarese. Poi 5 stagioni all’Hansa Rostock, nella ex Germania est, con 20 reti, 11 nel biennio al Monaco 1860 e la chiusura in Austria, a 31 anni, in Stiria, al Kapfenberger”. 

Nel 2011 iniziò la carriera di tecnico, nell’under 17 del Bayern, prima di entrare nelle nazionali. “E’ proprio adatto a lavorare con i giovani”, sottolinea Kuntz, 57 anni e 7 squadre in carriera, da calciatore, più 5 da tecnico. Nel 2014, Di Salvo era il vice dell’under 17.

“Devo molto – racconta – a papà Luigi, 66 anni, che lavorava in una fabbrica di tubi, in Germania, e a mamma Rosaria, 60enne, che cuciva e ora lavora in ospedale. Sono qua con me anche la sorella Tania, 37 anni, e il fratello minore Vincenzo, 32, entrambi si occupano di marketing. In Sicilia abbiamo ancora i nonni, gli zii e i cugini”.

Dalla Germania Antonio segue un po’ il calcio isolano. “Mi spiace che il Palermo sia finito in serie D, dovevano salire in A, si ripetono i problemi, sicuramente la doppia retrocessione non è una bella notizia per la mia regione. Anni fa erano nel massimo campionato anche Catania e Messina, adesso non c’è più nessuno, spero tanto che i club ritrovino la via per emergere. Ho perso le tracce dell’Akragas”.

Di Salvo rientra spesso in Sicilia. “La scorsa estate per 3 settimane, a visitare i parenti: a Paternò da mia nonna materna, a Palma di Montechiaro a casa di papà, abbiamo trascorso anche due settimane a Taormina”.

Dalla Germania segue serie A e B, non la C. “So che il Trapani è risalito al secondo tentativo, in B, ma non sapevo avesse problemi societari, nè conosco mister Vincenzo Italiano, che imparo da voi essere nato in Germania”.

Di Salvo è l’unico siciliano tecnico professionista all’estero. “Non conosco nessuno, se non Domenico Tedesco, ex Schalke 04, ma calabrese”. E’ sposato con Kerstil, tedesca, e hanno due figli, Letizia di 13 anni, Elia di 10.

“Non ho mai giocato sull’isola, ma a metà dello scorso decennio parlai con il Messina, quando era in serie A, poi scelsi di rimanere in Germania, non abbiamo concluso. Dialogai con il ds, tramite un amico procuratore, scesi al Sanfilippo a seguire una partita. Ora rimango in Germania a preparare l’olimpiade”. Per vincerla.

vzagn

Da “Il Giornale di Sicilia”

Il Giornale, l’Europeo under 21. Fabian Ruiz e Dani Olmo decidono la finale, Amiri segna solo a 2′ dalla fine. E’ ancora Spagna, 5 titoli come l’Italia. La invadente in bikini

(sport.sky.it)

E’ ancora Spagna. Le furie rosse restano campioni d’Europa under 21, a Udine superano la Germania per 2-1 e raggiungono l’Italia con 5 successi. Sblocca subito Fabian Ruiz, esterno del Napoli, raddoppia a metà ripresa Daniel Olmo, della Dinamo Zagabria. I tedeschi costruiscono poco, resta a 7 gol Waldschimdt, capocannoniere: solo lo svedese Berg, 4 anni fa, è stato altrettanto prolifico, nel finale manca il bersaglio. I 23mila spettatori vibrano anche per il palo di Soler, solo a 2’ dalla fine Amiri segna, complice una deviazione aerea. All’intervallo, invece, era entrata in campo una ragazza in bikini, dalla curva, e molto in ritardo è stata accompagnata fuori. Vzagn

Da “Il Giornale”