Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it. Le Asl fermano i convocati di Fiorentina, Roma e Lazio. Sassuolo stop sino a martedì. Marotta sollecita Spadafora

(ilmessaggero.it)

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di Vanni Zagnoli

E’ il caos, attorno alle convocazioni delle nazionali. Le Asl bloccano i giocatori della Roma, della Lazio e della Fiorentina. I nazionali del Sassuolo sono bloccati sino a martedì, quelli di Genoa e Inter potranno raggiungere i rispettivi ritiri solo con mezzi propri. 

Sembra quasi un assist al Napoli, che domani discuterà il ricorso per il 3-0 a tavolino subito per lo stop alla squadra, alla vigilia della partita per il bigmatch di Torino, di un mese fa. E proprio la società partenopea si augura di poter trattenere i nazionali, per lavorare meglio, in tempi di covid.

Lo stop arriva a macchia di leopardo, dipende dalle sensibilità dei dirigenti sanitari, magari dai rapporti che hanno con gli stessi club.

Si accende la polemica, soprattutto da parte l’ad dell’Inter Beppe Marotta: “Il rammarico è tale che chiedo l’intervento del ministero dello sport. Questa situazione è iniqua, porta a un’alterazione della regolarità delle competizioni. È assurdo che le Asl si comportino in modo diverso da Roma 1 o Roma 2, da Milano a Firenze. I protocolli sono rigidi, dobbiamo rispettarli, la zona d’ombra è per la mancanza di centralità di questa gestione: ogni Asl diventa centrale nella gestione dei club”. 

Proprio Marotta aveva chiesto di ridurre gli impegni delle nazionali, almeno si potrebbero evitare le amichevoli, come Italia-Estonia di mercoledì, a Firenze. Al momento, comunque, risultano in isolamento fiduciario anche due nerazzurri, Barella e D’Ambrosio.

L’Asl della regione Toscana blocca i 13 nazionali della Fiorentina, almeno per una settimana. Fra questi ci sono Biraghi, brillante a Parma, e Castrovilli, in ombra. Non possono uscire dalla bolla per la positività dello spagnolo Josè Callejon, in isolamento, dopo lo stop arrivato alla vigilia della gara di sabato sera. Salvo contrordini, entrambi salterebbero anche la gara di domenica a Reggio Emilia, di Nations league, con la Polonia.

I viola hanno due africani (Amrabat del Marocco e Kouame della Costa d’Avorio), in Sudamerica Quarta (Argentina), Caceres (Uruguay), Pulgar (Cile) e poi Dragowski (Polonia) e due serbi, Milenkovic e Vlahovic.

La Asl del Lazio accerta la positività di Dzeko, ma anche di due giovani romanisti, Milanesi e il portiere della Primavera Boer, per cui nessun giallorosso può uscire dalla bolla. “I nazionali non potranno viaggiare, per rispettare il protocollo in vigore”.

Spinazzola si è fatto male in avvio della gara di Genova, Cristante, Lorenzo Pellegrini e Gianluca Mancini sarebbero andati in azzurro.

La Lazio ha positivi Immobile, Leiva e Strakosha, fra l’altro è al centro della vicenda tamponi, in questo caso c’è incertezza, sino alle 21,30, con le voci a rincorrersi. Lo stop, invece, vale anche per i biancocelesti, dunque niente Italia per Acerbi e per lo stesso Immobile.

Sembrava che anche la Liguria avesse fermato i genoani per la positività del difensore colombiano Zapata, invece non sfuma il ritorno in azzurro di Criscito dopo due anni (Mancini l’ebbe allo Zenit) e di Luca Pellegrini, è sufficiente che rispettino i protocolli di viaggio.

Quanto ai nazionali del Sassuolo, resteranno in bolla sino a martedì, per cui mercoledì sera potrebbero pure giocare: sono Locatelli, in forma, Berardi e Caputo, rientrati non al meglio, con l’Udinese. Il tutto è concordato con la regione Emilia Romagna e riguarda anche altri nazionale, anche giovanili.

Gli interisti potranno comunque muoversi solo con spostamenti privati, dunque aerei (ma privati, appunto) e auto, i sudamericani faticheranno a raggiungere le nazionali dall’altra parte del mondo.

In generale, le società sono preoccupate perchè al rientro i convocati potrebbero portare ulteriori contagi.

La Roma ha Kumbulla convocato dall’Albania, Mkhitaryan dall’Armenia e il brasiliano Ibanez dall’Olimpica, Fonseca era giustamente preoccupato, per la sosta. La situazione è in continuo divenire, altre Ausl potrebbero intervenire a bloccare convocati o quelle che li hanno fermati a sbloccarli, almeno parzialmente.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”

Il Gazzettino. Prandelli: “Francia e Spagna favorite per gli Europei. Mancini inserisce talenti. Attorno al Milan le aspettative sono eccessive, a Ibrahimovic conviene andare a Bologna”. “Faccio il nonno e ho raccolto gli ulivi”

Cesare Prandelli (Ansa/Maurizio Brambatti)

L’integralità dell’intervista per Il Gazzettino

Cesare Prandelli, l’Italia ha chiuso le qualificazioni agli Europei con il 9-1 all’Armenia, sono 11 vittorie di fila. E’ anche la prima volta che si aggiudica tutte le gare di qualificazione a una grande manifestazione. Ma è vera gloria?
«Roberto Mancini ha creato una nazionale molto giovane, accompagnata da grande entusiasmo. Agli Europei vedremo se ci sarà il giusto compromesso fra gioventù e inesperienza, servono coraggio e spensieratezza».
Il ct faceva giocare bene la Lazio, l’Inter meno; il Manchester City non sempre e dal Galatasaray si era come inabissato…
«Ha avuto una grande visione, la capacità di programmare, inserendo giocatori con poche partite in serie A, creando così un gruppo molto interessante. C’è senso di appartenenza, il modo giusto nel prepararsi ai grandi eventi».
Qual è la favorita per gli Europei?
«La Francia, anche se ha rischiato di finire seconda, nel girone, e magari non sarà testa di serie. Poi la Spagna, cresce, è superiore a tante altre, che vivono anni di transizione».
Della sua ultima Italia, eliminata al primo turno dei mondiali, restano Bonucci e Chiellini, Verratti, Immobile e Insigne.
«E avevo impiegato nelle qualificazioni anche El Shaarawy. Nel tempo Bonucci ha dato sicurezza e personalità, leadership assoluta. Avevamo visto bene inserendo all’epoca molti giovani, per i quali lo staff venne criticato. Ora Acerbi è molto maturato, può diventare un riferimento». 
Sirigu era il suo 12°, meriterebbe di essere titolare?
«Giocò la prima gara in Brasile, il 2-1 sull’Inghilterra. E’ un professionista serio, ha meritato di tornare in nazionale, sta facendo benissimo, le scelte stanno al ct. Se dovesse essere lui sarà all’altezza, ma Donnarumma è molto forte».
Punterebbe su Belotti o su Immobile?
«Possono coesistere. Se hai esterni bravi, meglio Belotti. Altrimenti Immobile è straordinario a trovare gli spazi fuori marcatura».
Balotelli è fermo a 3 presenze in 5 anni. Tornerà?
«Non cambio idea, potenzialmente è fortissimo, dipende tutto da lui. Può dimostrare di avere continuità, ha accettato la sfida Brescia, serve grande senso di responsabilità, lavorare tutti i giorni, sacrificarsi. E’ anche difficile parlargli, cambia spesso numero di telefono…».
I buuh razzisti non sono provocati dal suo atteggiamento?
«Da sempre cerco di combattere l’idiozia, il problema va affrontato a viso aperto. Il pubblico deve indignarsi, applaudire e alzarsi, contrastando la discriminazione».
Ronaldo si è fermato a 99 gol, con il Portogallo. Garantiva di stare benissimo, domenica dev’essere stato imbeccato dalla Juve e ha ammesso di non essere al meglio…
«Anche un campionissimo può avere una flessione, sarà stato preda di un piccolo problema fisico, tornerà ancora più motivato».
Non va al Bayern Monaco, a fine stagione?
«Assolutamente no, è in una società forte. Sarri ha avuto le palle di sostituirlo, mandando un messaggio a tutti: ci si batte per una maglia, si deve vincere».
E’ l’anno bianconero, in Champions?
«Per potenzialità sì. Ce la si gioca sempre dai quarti, dipende da chi affronti, come stai e dalla pressione, per la Juve è il principale problema».
Rispetto alla serie A, il ritmo in Europa è più elevato?
«In Champions è maggiore l’intensità, più che il volume di gioco e non tutte le squadre italiane la trovano».
I lamenti di Conte c’entrano con la busta di proiettili arrivata all’Inter?
«Mi auguro sia solo un mitomane. 
Quando un allenatore chiede rinforzi in quel modo, la società è certamente al corrente, chiede una rosa più ricca per alzare l’asticella, stimolando così l’ambiente».
Il Napoli uscirà dalla crisi?
«Devono ricomporre insieme: allenatore, società e giocatori. Non è una bella immagine per i club e neppure per gli atleti, immagino conflitti interni. Escludo che la scadenza dei alcuni contratti influenzi le scelte di Ancelotti, che è una garanzia».
La prossima settimana Liverpool-Napoli vale il primato nel girone, lei è stato l’ultimo italiano a vincere ad Anfield, con la Fiorentina.
«Gol di Gilardino, servito da Vargas, fu una delle più grandi soddisfazioni della carriera. Bisogna saper soffrire».
Prandelli ha sempre cercato di vincere attraverso il gioco, non valeva la pena aspettare Giampaolo?
«Tante volte nel calcio accadono cose quasi impensabili. Venne presentato dal Milan come il nuovo profeta, in 7 partite hanno ribaltato tutto. E’ il calcio, va così, si deve accettare, i club dovrebbero migliorare molto la programmazione».
Ma Pioli è l’uomo giusto? All’Inter e alla Fiorentina fu esonerato per lunghe serie negative.
«E’ un ottimo allenatore e una persona perbene, ha dimostrato anche lì e alla Lazio di avere capacità, è stato preso perchè può garantire equilibrio tattico».
Con Gattuso il Milan era arrivato a un punto dalla Champions, adesso rischia di mancare persino l’Europa league?
«Le aspettative sono troppo elevate. Avrebbe bisogno di vincere qualche partita, per acquisire un’autostima maggiore».
Montolivo è stato costretto a smettere da Gattuso, disputò l’ultima partita a 33 anni.
«In nazionale debuttò con Lippi, io l’ho avuto nei miei 5 anni a Firenze, poi lo portai all’Europeo del 2012 e senza l’infortunio era al mondiale. Dispiace molto com’è finita, avrebbe meritato tanto di più, come persona».
Ibrahimovic sarebbe il rinforzo giusto?
«Non credo farebbe la differenza, rispetto agli obiettivi elevati che si pongono società e tifosi. Lo vedrei bene al Bologna, per ridare entusiasmo a una squadra che ha bisogno di una punta forte».
Chi vince lo scudetto?
«E’ questione fra Juve-Inter, non vedo altre squadre. Gli altri due posti Champions sono fra Atalanta, Lazio e Roma; il Napoli rientrerà e in questo momento anche la rivelazione Cagliari può sognare».
L’Udinese fa bene a insistere su Luca Gotti?
«E’ sempre stato un allenatore, per scelta aveva fatto solo il secondo. Se trova una società che condivide il progetto, può fare bene, ne valutano la conferma, è giusto».
Al Genoa lei si era salvato, con affanno, retrocedette l’Empoli che lasciò ai rossoblù Andreazzoli, esonerato dopo appena 8 gare. Per Thiago Motta, il suo ex regista preferito…
«La storia del calcio è così, accettiamo momenti buoni, basta non perdere la voglia di lavorare».
Da maggio, come passa il tempo libero?
«A Firenze, cammino molto e vengo fra l’altro dalla raccolta degli ulivi, è stata molto divertente. E faccio il nonno, delle figlie di Nicolò, prepatore atletico al Bologna: Manuela, 8 anni, e Francesco, 4».
E’ stato vicino al Brescia, che per il dopo Corini è andato su Grosso?
«Assolutamente no, dall’estero mi sono arrivate parecchie offerte, voglio però aspettare ancora, per qualche mese. Comunque, niente nazionali».
Lippi aveva vinto la Champions asiatica, era stato alla guida della Cina, che poi aveva lasciato a Cannavaro. E’ rientrato, entrambi sono stati discussi e ora si è dimesso. Per protesta?
«Avrà le sue ragioni. Dopo mille battaglie e con contratto così importante».
Quanto impiegherà il Venezia per ritornare in serie A?
«Bella domanda, è un po’ come la previsione sulle maree…».
Zamparini la esonerò nell’ultimo Venezia in serie A. Solo a luglio si è visto revocare gli arresti domiciliari…
«Penso all’uomo, alla famiglia. E’ stato un benefattore, per la nostra categoria. Ha esonerato tanti e pagato sempre tutti, fra l’altro è una persona di grande sensibilità, per bene».
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Italia-Liechtenstein. La battuta di Mancini: “I complimenti di Sacchi arrivano con 24 anni di ritardo… Guai a sottovalutare, pensiamo all’1-1 di Panama con il Brasile. Quagliarella aveva giocato a Udine, ho tranquillizzato Immobile per i cori contro”. Bonucci: “Kean ha 19 anni, sbaglia, l’importante è che siano cose piccole”.

Vanni Zagnoli

L’Italia prepara la partita del Tardini con il Liechtenstein, battuto con un complessivo 9-0 dall’Italia di Ventura.

Appunti dalla conferenza stampa del ct Roberto Mancini, con Bonucci.

Mancini: “I complimenti di Arrigo Sacchi arrivano con 24 anni in ritardo, fanno piacere – scherza il ct, ricordando il suo ostracismo rispetto a quando giocava -. Dobbiamo mantenere identità di gioco contro qualsiasi avversaria, l’1-1 fra Brasile-Panama in questo senso insegna. E Kean deve gestire la pressione”.

Bonucci: “Come tutti i 18enni Kean sbaglia qualcosina, l’importante è che siano cose piccole e limitate e che si lasci scivolare addosso la pressione”.

Mancini: “Abbiamo giocatori bravi tecnicamente, anche Barella può giocare davanti alla difesa, come Sensi e Verratti”.

Il ritorno del blocco Juve.

Bonucci: “Aiuta anche in nazionale, se ne conoscono i pregi e i difetti, l’idea di calcio del ct è diversa, ci adattiamo alle richieste”.

Mancini: “Valutiamo le condizioni di Biraghi e Chiellini, magari uno potrebbe giocare. Quagliarella? Non è a gettone, era già in nazionale molto tempo fa, ha un alto livello tecnico, merita di essere qua, al di là dei gol che segnerà o meno. Nel subentro di sabato è stato avvantaggiato dall’apertura della difesa del Liechtenstein, stancata dal lavoro di Immobile, che ha disputato una buona gara”.

Possibili 5 juventini titolari.

Mancini: “Non mi crea problemi, eventualmente. Le mie 10 partite in nazionale sono state molto belle, abbiamo perso con i campioni del mondo e d’Europa. I ragazzi sono bravi, è molto stimolante”.

Sul Liechtenstein. “L’allenatore norvegese faceva un ottimo calcio con la sua nazionale, si chiuderanno, dovremo trovare i varchi per sbloccare la partita, abbiamo grande rispetto”.

Il pragmatismo di Allegri.

Bonucci: “Io voglio vincere, l’importante è che arrivi la vittoria, anche con la Juve c’è la voglia di essere migliori, in nazionale ci divertiamo, alla Juve abbiamo grandi campioni, quando hanno voglia di vincere la vincono da soli. Stiamo migliorando il gioco, con l’Atletico Madrid, quando un campione ha aiutato la squadra”.

Mancini: “Dopo sabato, ho lasciato 30 ore di libertà mentale. Immobile era rimasto male per i cori allo stadio Friuli, gli ho detto che era normale arrivassero, dal momento che Quagliarella aveva giocato a Udine. Kean è un giovane, tutti noi siamo stati giovani, ci siamo esaltati e un po’ depressi: ha qualità, è un po’ come noi”.

Il numero 10 è finito a Bernardeschi. 

Mancini: “Ho lasciato liberi di scegliere le maglie, può diventare decisivo come gol, ci sta che prenda quel numero. Con il Liechtenstein il rischio è di risolvere la partita senza seguire un filo logico del gioco, facciamo meno errori possibili”.

Infine sul Parma, sempre il ct. “Seguiamo Inglese, in entrambe le volte che è stato convocato aveva problemi fisici, verrà chiamato più avanti, Qui ne abbiamo 29 e qualcuno va in tribuna”.

E il ricordo del gol di tacco allo stadio Tardini, con la Lazio.

“Sono passati molti anni, a Parma si viene sempre volentieri, ma in particolare per mangiare…”.

Il Gazzettino, Federico Bernardeschi: “Siamo giovani ma pieni di talenti, creiamo tanto, è già molto. Vorrei essere tuttocampista come De Bruyne. La squalifica di Ronaldo sarebbe folle”

Federico Bernardeschi (corriere.it)

Tuttocampista, alla De Bruyne, il belga del Manchester City che fece uscire il Brasile dal mondiale. «Mi piacerebbe un sacco».
Federico Bernardeschi punta a prendersi tutto, dopo aver conquistato maggiore spazio nella Juventus ed essere stato artefice con Cristiano Ronaldo della rimonta in Champions sull’Atletico Madrid. In nazionale, a 24 anni è nel pieno della maturità eppure ha disputato solo due gare intere.
«Spero di diventare leader – racconta -, è il mio sogno anche se qui ce ne sono tanti, di potenziali: contiamo sulle personalità di Chiellini, Bonucci, Sirigu, spero anche sulla mia. Siamo giovani ma pieni di talenti e come la Juve l’Italia deve avere consapevolezza della propria forza. Dobbiamo crescere senza essere giudicati».
L’ex viola vede Ronaldo sereno: «Sarebbe folle una squalifica per l’esultanza con l’Atletico, è stato un gesto». Osceno, peraltro. «Ronaldo è un fuoriclasse assoluto, un campione, l’ha dimostrato in Inghilterra, in Spagna e adesso qui. Trasmette carisma: quotidianamente, se riesci a essere distaccato, da lui impari davvero tanto».
Alla seconda stagione in bianconero, Bernardeschi ha quasi eguagliato il minutaggio della scorsa. «Nella partita di Champions di una settimana fa, abbiamo dato tutto, scrivendo un pezzo di storia. La fiducia di Allegri mi ha fatto piacere, non è scontata. Ho lavorato molto sulla testa, sono più consapevole: mentalità e abnegazione al lavoro sono fondamentali».
Fa l’esterno offensivo, ma il tecnico bianconero l’aveva impiegato anche nel centrocampo a due. «Mi piacerebbe giocare tuttocampista, nella Juve come in nazionale, ma sono pronto anche da mezzala. Ero rimasto fermo due mesi per infortunio, è normale non essere al massimo, questo è un momento di partenza, per me».
Nonostante la prima sconfitta in campionato, con il Genoa, che anche all’andata bloccò la squadra destinata all’8° scudetto di fila. «Perdere non fa mai bene ma, se proprio dovevamo, l’occasione di domenica era giusta».
L’obiettivo è Euro 2020, in un girone alla portata, che l’Italia dovrebbe vincere, mentre Bosnia e Grecia sono in lizza per l’altro posto. Si comincia sabato, a Udine con la Finlandia, poi martedì a Parma, con il Liechtenstein: «Sono gare da vincere, la pressione fa parte del gioco. Lavoriamo per segnare di più, concretizzando quanto creiamo. Nelle ultime 4 partite siamo progrediti molto, nel gioco, divertendoci. Manca un po’ di esperienza». E anche i gol. «Creiamo tanto e segniamo poco, alla fine il gioco ti ripaga».
A Coverciano si è leggermente infortunato agli addominali Chiesa, che ha problemi anche agli adduttori: a Firenze ha raccolto l’eredità di Bernardeschi e sarà uomo mercato, valutato 70-80 milioni. «Decida sempre con la sua testa – è il consiglio dello juventino – scegliendo quanto più vuole, nessuno può permettersi di entrare nel suo privato e dirgli dove andare. Nessuno ha mai deciso per me».
In 5-6 faranno l’Europeo con l’under 21, a giugno. «Fa piacere a noi e a loro. Emergono giovani, è un grande risultato per i club e per i ct».
Nell’under 21, a Roma, ritorna Alex Meret, che complici gli infortuni si alterna con Ospina, nel Napoli. «Sono onorato di far parte di nuovo del gruppo azzurro – spiega il portiere friulano -. Vengo da un periodo non facile, ma ora sto bene. Trovo continuità nel club, voglio dare il mio contributo anche a Di Biagio». Che ha pure Audero, ex Venezia, e l’altro friulano Scuffet. «Li conosco dalle giovanili, non c’è mai stata rivalità fra noi. E la scuola italiana dei portieri è da sempre di altissimo livello». L’obiettivo degli azzurrini è la finale europea. «A Udine, la città dove sono nato e cresciuto. Sarebbe un sogno esserci».
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, amichevole Italia-Ucraina a Genova. Mancini: “Speriamo di portare felicità dopo tanta tristezza”

Roberto Mancini (corrieredellosport.it)

La nazionale arriverà a Genova la prossima settimana, era già previsto prima della tragedia del ponte Morandi, perchè la Figc aveva deciso di partire da dove Roberto Mancini è stato idolo, dunque Bologna e poi Genova, resta Roma, sponda Lazio, e poi magari Milano per le panchine nell’Inter.
«Speriamo di portare felicità, dopo tanta tristezza – auspica -. Inviteremo gli sfollati a vedere la partita e al 43′ si fermerà per 30”, in ricordo delle 43 vittime del ponte. Inoltre porteremo la scritta Genova nel Cuore».
Fra gli azzurri, mancano due centravanti, Belotti e Balotelli, giudicati evidentemente non in condizione, soprattutto Mario, titolare in sovrappeso contro la Polonia. Torna Giovinco, mentre debutta il doriano Caprari, meritevole già a Pescara. A Marassi l’Italia affronterà l’Ucraina, in amichevole, poi sarà in Polonia per la Nations. Belotti non è inamovibile, d’altra parte dalla primavera 2017 si è smarrito, sorprende che Mancini convochi la sua riserva, Simone Zaza. Da tre anni mancava Giovinco, venne chiamato da Conte per la sfida alla Norvegia, è il più pagato della Major league soccer, con 7 milioni a stagione, in 23 partite stagionali ha realizzato 12 gol e smazzato 6 assist.
Ritornano Florenzi e D’Ambrosio, assenti a settembre, Verratti e Cutrone, spariti dopo marzo, nei due test in Inghilterra con Di Biagio. Rientra Francesco Acerbi, due anni dopo l’amichevole persa dall’Italia in Germania, con Conte.
Lunedì pomeriggio a Coverciano l’allenamento, mercoledì l’amichevole con l’Ucraina, poi il ritorno in Toscana e la gara di sabato a Chorzow.
I 28 convocati. Portieri: Cragno (Cagliari), Donnarumma (Milan), Perin (Juventus) e Sirigu (Torino). Difensori: Acerbi (Lazio), Biraghi (Fiorentina), Bonucci (Juventus), Chiellini (Juventus), Criscito (Genoa), D’Ambrosio (Inter), Emerson Palmieri (Chelsea), Florenzi (Roma), Romagnoli (Milan). Centrocampisti: Barella (Cagliari), Bernardeschi (Juventus), Bonaventura (Milan), Gagliardini (Inter), Jorginho (Chelsea), Pellegrini (Roma), Verratti (Psg). Attaccanti: Berardi (Sassuolo), Caprari (Sampdoria), Chiesa (Fiorentina), Cutrone (Milan), Giovinco (Toronto), Immobile (Lazio), Insigne (Napoli) e Zaza (Torino).
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, Portogallo-Italia. In Nations c’è il rischio di retrocessione in Lega2. Chiellini è la chioccia, Bernardeschi l’agitatore, con Chiesa. Biraghi debuttante a 26 anni, grazie all’infortunio a Criscito

Giorgio Chiellini (calciomercato.com)

Bologna

La nazionale è partita ieri pomeriggio dal capoluogo emiliano, dopo i 23mila di venerdì sera e gli allenamenti a Castel San Pietro Terme, a porte chiuse. L’entusiasmo è per Roberto Mancini, seguito anche dai genitori, in tribuna, in particolare il papà ricorda l’esordio nel Bologna: “Grazie a Perani. E il primo tesseramento, a 13 anni, il debutto in A. In nazionale meritava un trattamento diverso, la panchina azzurra è quasi un risarcimento”.

Nella Dotta c’è entusiasmo ma pure maleducazione, vari cori contro la Polonia, nella storia non particolarmente rivale azzurra o comunque accompagnata da un migliaio.

E’ la nazionale di Giorgio Chiellini, capitano a 34 anni: “Non ci sono più campioni del mondo fra i convocati – racconta -, io stesso sono fra gli ultimi della vecchia generazione, ma siamo qua”.

De Rossi difficilmente tornerà, a Euro 2020 avrà 37 anni, Buffon ne avrà 42 e Gigio Donnarumma e gli altri non sono così inferiori. Chiellini c’è, come temperamento, la difesa meno, con le tante palle gol concesse nell’èra Di Biagio e Mancini, mentre con Ventura a parte il 3-0 in Spagna aveva limitato i danni. “La rosa è giovane, serve fiducia, attorno a tutti”.

La dà e ce l’ha anche Bonaventura, entrato con i polacchi nel secondo tempo, comunque convincente. “Lavoriamo per essere competitivi, giovani e meno”.

Jorginho spiega perchè non ha brillato, con i polacchi: “Mi hanno marcato a uomo, praticamente, era difficile coinvolgere gli altri di centrocampo, dare il ritmo giusto”. Il brasiliano è il faro, solo Bernardeschi nel primo tempo è stato all’altezza. «Assieme a Chiesa, ho cercato di vivacizzare la manovra, di provare il tiro». E’ l’Italia dei due Federico, ali destre, dribbling e propulsione. E anche di un debuttante di 26 anni, Cristiano Biraghi, eccellente mancino, dal Cittadella al Catania, al Chievo. Ha giocato solo perchè Criscito non è stato bene, ma le qualità sono evidenti da anni, in fascia. “A proposito di fascia – ribadisce -, noi della Fiorentina vogliamo proprio ricordare Astori, sempre, piuttosto pagheremo la multa”.

Concetto ribadito anche dall’ex viola Bernardeschi e dal toscano Chiellini. Si viaggia così, fra nazionale e campionato, con la testa di molti anche alla Champions league, più che alla Nations. Del resto l’Italia qui rischia la retrocessione, in Lega 2, se arriva ultima con Polonia e Portogallo. Per passare, ha bisogno di almeno 8 punti, già ne ha persi due, a Bologna. “E’ per questo che l’umore non è al massimo – dicono in coro gli azzurri -, si vorrebbe sempre vincere. Ci proviamo a Lisbona”.

E’ un’Italia di bravi ragazzi, di un ct più bravo con le parole che negli schemi e nelle occasioni da gol. Si spera nel podio in Nations e all’Europeo condiviso e poi al mondiale. Per il momento, siamo lontani. Ma l’entusiasmo resta, con gente arrivata anche da Rovigo e persino dal Friuli, per la nazionale in zona.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

 

Il Gazzettino, domani Italia-Polonia. Jorginho: “L’Italia non è molto distante da chi ha fatto bene in Russia”. Balotelli giocherà dal primo minuto

Jorginho (vivicentro.it)

E Balotelli sia, allora, dal primo minuto con la Polonia, nella prima di Nations league, domani sera a Bologna. Mancini si orienta su Donnarumma; Zappacosta, Bonucci, Chiellini, Criscito; Pellegrini, Jorginho, Benassi; Bernardeschi, Balotelli, Insigne. Gli esterni di centrocampo si scambieranno, dirige l’orchestra Jorge Luiz Frello Filho, passato al Chelsea per 60 milioni, che De Laurentiis non ha reinvestito nel Napoli. Figlio di una calciatrice, ha 27 anni e avi vicentini, per questo è italiano. Iniziò nella Sambonifacese, poi le promozioni con il Verona, l’Europa a Napoli con Benitez e Sarri, anche tanta panchina. E’ fra i migliori registi d’Europa eppure non era stato brillante, nel doppio spareggio con la Svezia. «Ho visto poco i Mondiali perché ero molto dispiaciuto, ma non vedo un’Italia troppo distante dalle nazionali che hanno fatto bene in Russia». 

In fondo in amichevole contro la Francia non avevano sfigurato, a giugno, al di là del 3-1.

«Questa Nazionale non merita di stare dove si trova, manca solo un po’ di esperienza».

Quella che l’ex allievo di Andrea Mandorlini ha portato in Premier. «Mi piace molto, avverto però la mancanza del sole, del cibo e del calore di Napoli. Mi ha portato via un insieme di situazioni, contano la volontà del calciatore e della società, l’accordo è stato reciprocamente positivo».

Sarri, ecco, era uno da nazionale, per le idee, non per l’immagine. «Non ha cambiato le sue abitudini, nè sposta gli allenamenti per permetterci di stare con le famiglie».

Le distanze si sono ampliate, fra il Napoli e la Juve, con Cristiano e gli altri rinforzi bianconeri contro il poco del mercato del ds Giuntoli. «La Juventus parte sempre favorita, a maggior ragione con quel campione, ma io non parlerei di crisi del Napoli: da tifoso, con l’affetto di cui lo segue da lontano, il cambio di allenatore va assimilato».

A Coverciano prende la parola anche Nicolò Zaniolo, classe ’99, zero partite in A e 7 nell’Entella, in B, due stagioni fa: solo Maccarone e Verratti erano arrivati in nazionale dalla cadetteria, ma dopo stagioni intere. «Mio padre Ivan – ricorda – è stato attaccante nello Spezia, al Genoa e alla Ternana, in campo era più aggressivo di me, mi riempie di consigli. Abbiamo pianto entrambi, er la convocazione».

Paragonato a Gerrard e a Lampard, Mancini lo prova da mezzala, sarebbe un trequartista. «Umiltà e volontà sono le mie parole chiave».

Era stato per 7 stagioni nella Fiorentina, ma non venne ritenuto degno della prima squadra, gli preferirono un portoghese: lui l’ha battuta al Viareggio e in finale primavera, all’Inter ha segnato 14 reti in 28 partite. La Roma l’ha preso per 4,5 milioni, in 2-3 potrebbe diventare titolare. «Ammiro Kakà, fin da bambino».

Cristiano Biraghi, invece, si affaccia in nazionale a 26 anni, sulla sinistra era già brillante nel Cittadella e al Chievo, prima che alla Fiorentina. «La fascia da capitano per Davide Astori non si tocca – sentenzia -. Se il giudice sportivo ci multerà, pagheremo. Grazie a Pioli sono cresciuto, l’obiettivo è l’Europa, mai preso in considerazione il Milan».

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, la nazionale. Benassi: “Ci vuole coraggio per mandare in campo i giovani”

Marco Benassi centrocampista della Fiorentina (Gabriele Maltinti/Getty Images)

«Prima gli italiani», diceva il ct Roberto Mancini. Peccato che all’Inter, quando vinse i 3 scudetti in sequenza, avesse quasi tutti stranieri e anche nella sua seconda esperienza. E allora è normale che proprio il vicepresidente nerazzurro gli risponda che «in campo gioca chi è più bravo». «Indipendentemente dalla nazionalità – spiega Javier Zanetti -, in campionato va premiato il talento. Occorre un lavoro che faccia crescere i giovani italiani e Mancini è la persona adatta. Siamo tutti contenti se ci sono italiani bravi che scendono in campo, anche perché questo valorizza il settore giovanile».

Il parere più qualificato è di Roberto Donadoni, un biennio in azzurro, dal dopo titolo mondiale, prima e dopo club. «Se si vuole far crescere un movimento, non bisogna pensare esclusivamente ai propri interessi. In una società, devo far vincere la squadra e quindi impiego chi dà più garanzie, italiani o stranieri poco importa. Così la coperta è sempre corta e far crescere i giocatori diventa complicato».

Il vicepremier Matteo Salvini chiede proprio un limite al numero degli stranieri in campo, come avviene in tanti sport, ma non nel calcio, dove le leggi Bosman ed Ekong impediscono limitazioni. In serie B c’è più spazio per i prodotti del vivaio: «Il 73% dei giocatori nelle rose – sottolinea il presidente della Lega Balata – è italiano, il 30% di under 21, che diventa 44 considerati gli under 23».

A Coverciano, prende la parola il centrocampista Marco Benassi, 24 anni: «Ha ragione Mancini, ci vuole coraggio per mandare in campo i giovani. Stramaccioni mi fece esordire a 18 anni, nell’Inter. A Torino restai due mesi in panchina per una questione di modulo, nell’estate dell’anno scorso mi dissero che non c’era più spazio, non so se per un fatto tecnico o di età». E’ passato alla Fiorentina, è sorprendente capocannoniere.

Niccolò Barella ha 21 anni, si è consacrato nel Cagliari, in estate è stato cercato dall’Inter: «Ho deciso di restare in Sardegna, nella squadra della mia città e poi occorrono vari step, per crescere». C’è il rischio di finire in panchina, in una big. 

«Abbiamo giovani bravi, vicecampioni d’Europa nell’under 19, aspettiamoli». 

Chiesa ha esordito, Donnarumma è titolare a 19 anni. «Ci sono tanti ottimi portieri – racconta il milanista -, la concorrenza stimola, la vivo anche con Reina».

Ieri il riscaldamento è stato fatto con la musica di Robbie Williams, per motivare. Prove di 4-3-3, con: Donnarumma; Zappacosta, Bonucci, Chiellini, Emerson; Pellegrini, Jorginho, Gagliardini. In avanti, 6 per 3 maglie.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, sabato le prime convocazioni di Mancini. Non ci sarà De Rossi, si a Gagliardini e Balotelli

Rolando Mandragora (gianlucadimarzio.com)

Le prime convocazioni di Roberto Mancini per partite ufficiali arriveranno sabato, prima di Parma-Juve, per le gare di Nations, venerdì 7 a Bologna con la Polonia e lunedì 10 a Lisbona.

Come portiere, il ct valuterà il rendimento di Donnarumma domani sera, con la Roma, non essendo in grande condizione, mentre Perin nella Juve sarà quasi sempre in panchina e Sirigu (Torino) è comunque in ribasso, rispetto a quando era l’alternativa di Buffon. Mancini comunque punterà su un titolare, evitando alternanze modello Bearzot verso Messico ’86, con Giovanni Galli e Tancredi in competizione.

Si prosegue con il 4-3-3, già utilizzato nel 2-1 con l’Arabia Saudita, nell’1-3 in Francia e nell’1-1 di Torino con l’Olanda. In difesa, Chiellini c’è, ha 34 anni e può resistere per l’intero biennio. Conti (Milan) non è pronto, mentre gli juventini De Sciglio e Spinazzola non stanno giocando. A destra, Zappacosta è in vantaggio su D’Ambrosio, a sinistra Criscito su Darmian, al centro dovrebbero giocare Bonucci e Chiellini, con Caldara e  Romagnoli come alternative. Meno chances di convocazione per Rugani, rimasto alla Juve, per Emerson Palmieri (Chelsea) e per Calabria.

A centrocampo, Verratti riprenderà stabilmente la prossima settimana, considerate le 53 gare saltate per infortunio nelle ultime 3 stagioni, al Psg, su De Rossi il ct ha molti dubbi: ha 35 anni può fare da chioccia per qualche gara, ma è in condizione di arrivare a Euro 2020? Il perno è Jorginho, tantopiù al Chelsea, saranno chiamati anche Mandragora (Udinese), i romanisti Pellegrini e Cristante, in difficoltà nella Roma, Gagliardini e Bonaventura, il milanista ha iniziato con gol e movimento. Dovrebbero restare a casa Benassi, comunque al top, Parolo e Baselli. 

Florenzi sarebbe stato titolare, si è fatto male lunedì sera, dopo il gol del 2-3 all’Atalanta.

In avanti sono già in buona condizione Bernardeschi e Berardi, Chiesa e Belotti, saranno chiamati anche Immobile, Insigne e Politano, che tuttavia all’Inter incide poco. Balotelli non sarà titolare, essendo ancora senza minuti, in Ligue1.

Dopo l’uscita al primo turno in Russia, Joachim Low per la Germania rinuncia agli juventini Khedira ed Emre Can e a Ozil: debuttano Kehrer (Psg), Schulz (Hoffenheim) e Havertz (Leverkusen), torna Sanè (Man. City) che meritava di giocare il mondiale.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, Italia-Olanda. Gli arancioni erano vicecampioni del mondo e poi terzi, mancano la qualificazione a Europei e mondiali: il ct è Koeman, licenziato dall’Everton. Mancini: “Cambiamo quasi tutti rispetto a venerdì, dò la formazione”. Era la passerella di Buffon, ma si era offeso per gli attacchi del procuratore di Donnarumma

Hans Hateboer difensore dell’Atalanta e degli arancioni  (bergamo.corriere.it)

Allianz Juventus stadium, Torino: ore 20,45, Rai1

ITALIA (4-3-3): Perin; Zappacosta, Rugani, Romagnoli, Criscito; Pellegrini, Baselli, Bonaventura; Chiesa, Belotti, Insigne.

OLANDA (3-4-1-2): Cillessen; Van Dijk, De Vrij, Blind; Hateboer, Strootman, Propper, van Aanholt; Depay; Promes, Kluivert.

Arbitro: Bezborodov (Russia)

Italia-Olanda è una classica del calcio mondiale, ma le nobili sono veramente decadute. Dopo 60 anni, gli azzurri mancano dal mondiale (agli Europei l’ultima assenza è del ’92, in Svezia), gli orange non si erano qualificati già Francia 2016, escono direttamente ai gironi, di nuovo terzi. Peraltro, se l’Italia era stata eliminata al primo turno mondiale, con Prandelli, come pure con Lippi, gli orange venivano dal terzo posto in Brasile, sui padroni di casa, e dal titolo di vicecampioni del mondo, in Sudafrica. Unico squillo azzurro nel decennio resta la finale continentale del 2012, con Prandelli ct. Il 3-1 di Francia dimostra che non era solo colpa di Ventura, Mancini non può cambiare la nazionale in pochi giorni, il dubbio è che ci riesca.

Intanto rivoluziona di nuovo, per la vicinanza degli impegni e provare tutti. Snocciola i nomi e spiega: «Vogliamo costruire qualcosa di nuovo e diverso. Cambiamo quasi tutti rispetto a venerdì, contro una squadra un po’ più esperta, è un buon test per il futuro». 

Mattia Perin è titolare nello stadio che sarà suo, magari da riserva del polacco Szczesny, alla Juve. «Coppia centrale Caldara (o Rugani) e Romagnoli». Il 4-3-3 può passare al 4-2-3-1. «Jorginho è abituato a giocare a tre, a due servirebbero ingranaggi rodati. Non abbiamo problemi a segnare, con attaccanti tecnici, dai gol nelle gambe. Le reti subite nascono da errori evitabili, normalmente non si prendono, perciò non sono preoccupato». 

E’ bello che la formazione sia eterogenea, con due torinisti (Belotti e Baselli) e due milanisti. Rappresenta anche Genoa, Roma, Napoli e Fiorentina, più Chelsea e Zenit. Peraltro nella prossima stagione Perin sarà alla Juve, mentre Rugani potrebbe lasciarla e Criscito rientra a Genova. Doveva essere la serata dell’addio di Buffon alla nazionale, si sarà offeso per gli attacchi di Raiola, procuratore del rivale Donnarumma, magari si farà quando lascerà davvero il calcio. Il ct arancione si aspetta una sfida aperta, è Ronald Koeman, licenziato in autunno dall’Everton (Inghilterra), complice il 3-0 di Reggio, con l’Atalanta. «In Francia – confida – ho visto l’Italia fresca, offensiva, con la pressione alta. Una tattica che vogliamo anche noi: hanno un ct nuovo, per entrambe ricostruire significa anche costringere i giocatori a guadagnarsi il posto: non sarà una partita noiosa».

La serie A è da sempre ricca di olandesi, adesso li troviamo solo a Roma, su entrambe le sponde, mentre nell’Atalanta Marten De Roon è rientrato, dopo la stagione al Middlesbrough. «Contro i francesi – sostiene il centrocampista – ho visto un’Italia interessante, migliora. Ha costruito tanto, è bello che qualcosa stia cambiando. Il periodo è triste per entrambe le nazionali, positivo che nessun italiano a Bergamo mi possa irridere per l’esclusione della mia nazionale da Russia 2018».

E’ anche l’Italia dell’Atalanta, con Caldara. «Potrebbe essere titolare per la seconda partita di fila, mi congratulo con sms…».

Leader difensivo dei Paesi Bassi è l’interista De Vrij, appoggiato da Blind junior. A centrocampo l’altro atalantino Hateboer e il romanista Strootman, trequartista Depay, finalista di Europa league; in avanti il figlio di Kluivert, che Di Francesco valorizzerà nella Roma.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”