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éNordEst. Maneskin e la generazione dei follower

https://www.enordest.it/2021/05/30/maneskin-e-la-generazione-dei-follower/

di Vanni Zagnoli

Giorno e notte, da anni assaporo il costume e la gente, ascolto i dialoghi veri, l’iperrealismo della società. E allora davvero ci rendiamo conto quanto ruoti attorno alla bellezza, al bel viso, al bel corpo, alla seduzione, agli atteggiamenti, al moineggiare, al dare buon umore, allo scherzare o al ridere in maniera sguaiata, quasi mai disinteressata. Ci accorgiamo di quanto conti il look, il colpire l’attenzione, il farsi ricordare. Stessa cosa per chiunque abbia una qualsiasi attività rivolta al pubblico. Già, il marketing. E i social networks. Quali sono gli ingredienti per avere successo? Un bel viso, l’abilità con la tastiera, la frase giusta su twitter, la foto osé ma non troppo su instaurami, il video azzeccato su youtube, il messaggio magari buonista su facebook, il ricordo giusto. In più molti salgono sul carro della sicurezza o della difesa delle donne, delle forze dell’ordine o della politica, insomma qualsiasi cosa pur di far parlare. E’ un tutt’uno, ormai, la nostra società, ammesso che tutt’uno si scriva così. La bellezza porta autostima, sempre e comunque. Tutto ti è concesso, fai il pieno di follower ovunque, hai centinaia di persone che fanno a gara per corteggiare, dal vivo e sui social, in privato e in pubblico, nei luoghi di cui sopra, sperando nel di cui sotto.

Maneskin e follower

E’ un fatto che, in tanti contesti, il tempo libero viene vissuto per monetizzare, in soldi o visibilità o riconoscimenti, e quindi i pranzi e le cene di lavoro sono l’occasione per fare strada.

L’arte di vendersi. Quando diciamo così vogliamo dire che si creano le condizioni per un ritorno d’immagine e di interesse. La fidelizzazione del cliente – l’account degli sponsor ma anche i clienti di un semplice barbiere -, il creare l’atmosfera giusta perchè le persone tornino o vengano solo da te, per i servizi che offri.

I follower

E questo fa sì che poi si ringrazi sui social, ci si adoperi per amici, colleghi, magari distruggendo con post anonimi le attività dei concorrenti dell’amico.

Bellezza e simpatia, energia e buon umore, dentro e fuori dal lavoro, ovunque. Qualunquemente, direbbe il comico Antonio Albanese. Chiunque è padrone della propria immagine e allora la concede a chi vuole, quando ha un ritorno certo.

La gente comune

Nel mondo sono moltiplicate figure di comunicatori non giornalisti ma di enorme successo, le e gli influencers, appunto. E sono contesissimi, non solo Chiara Ferragni, e si raccontano. E’ un mondo bellissimo, in un mondo comunque bellissimo, fatto di giovani accattivanti, che si riprendono a colazione, a provare vestiti e a pranzo, ovunque e qualunquemente, così da portare visibilità alle attività di vertice. Il lusso visibile a tutti.

Gli addetti ai lavori

Alla gente comune, a quelli che fanno informazione per mestiere, basta ribattere che non si può riprendere, chiedere, registrare. Che c’è la privacy. La privacy prima di tutto. I divieti scattano per molti ma non per tutti; è come la legge è uguale per tutti ma per qualcuno un po’ più uguale.

Parliamo dei Maneskin e dei follower

Volevamo, in realtà, raccontare del leader dei Maneskin, vincitore di Sanremo, piace ai giovani e anche alle giovani, ha raccontato di essere conteso da donne molto più grandi dei suoi 19 anni, è un classico, è la conferma di quel che sosteniamo, di quanto facciano la bellezza, il fascino, il savoir faire, l’essere conturbanti. Ha un milione di follower, neanche controlliamo il nome. Sarà personaggio fin quando vorrà, idolo di una generazione senza valori ma anche di valori, perchè ci sono giovani e giovani, superficiali e profondi, colti e leggeri, simpatici e arrabbiati. Nome danese, i Maneskin hanno vinto l’Eurofestival

Addio tradizione italiana

Eppure della grande tradizione della canzone italiana hanno pochino. Che differenza con gli unici altri vincitori, Gigliola Cinquetti e Toto Cotugno. Ovviamente, senza nostalgia.

Da “éNordEst.it”

Tvbstudio85 compie un anno, a Modena. Luca Bello porta lo spirito dei deejay anni ’90 e la bellezza. “E’ la tv che ti vuole bene, davvero”. Sport, spettacolo e charme. La sfilata delle modelle, ma anche dei bellissimi. Eppure ci sono anche opinionisti vecchissimi e senza giacca e cravatta

Tvb85

Come può una tv voler bene allo spettatore? Non è chiaro, anzi è inspiegabile, irrazionale, ma Luca Bello garantisce che è vero, che Tvb85 “ti vuole bene, davvero”. Mah, come non è proprio chiaro. 
Comunque, Tvbstudio 85 compie un anno, oggi, un anno da quando rivelò Telestudio Modena, emittente storica della città della Ghirarlandina e da allora si è fatta largo nell’universo composito del digitale terrestre. Al numero 85, appunto. “Ti ci imbatti, per forza, magari per caso”, dice Luca Bello. 
Luca Bello si chiama proprio così ed è bello davvero, ha 51 anni ed è stato anche attore, di fatto, a Forum. “Due volte, con diverse impersonificazioni”. Bello è piemontese, abita a Modena e lavora in tv, in strada statale nazionale Canaletto sud, 151/1. Gli studi non sono nuovissimi, lui è lì spesso e ha un regista di 28 anni, che ha in mano la tv, e una commerciale marocchina, che legge le notizie in video, Speed news, davvero brevi. “E’ per dimostrare che chiunque può andare in video, anzi è bello che vada, anche con il velo”. 
Splendida storia, di questa ragazza di 25 anni, che rifiuta di raccontarsi, in video, quasi di essere ripresa, gracile e schiva, è l’altra faccia della tv che racconta lo spettacolo, che porta lo spettacolo in tv. 
Bello, dunque, è un ex deejay. “Ho lavorato fra l’altro a Modena radio City”. Quando ancora non era nell’universo di radio Bruno, ovvero di Multiradio, la superconcessionaria di pubblicità di Gianni Prandi. “All’epoca conobbi Tito Taddei, signore umile, che settimanalmente racconta tanto, in The Obverser”. Taddei è un signore educato, dai capelli bianchi diradati, è la parte seria della tv, racconta la cultura. 
Il palinsesto è in fieri e in parte è ovviamente un one man show. Ogni sera, dal lunedì al venerdì, dalle 19 alle 20, è in onda Luca Bello, con il suo Il bello di dirsele, racconta l’attualità, il costume, la società, Modena, i fatti regionali e magari nazionali, porta in studio amici che diventano opinionisti, anche seri, anche credibili. Racconta la città, i quartieri, sceglie temi. 
E poi si intervalla la pubblicità, con spot in voce dello stesso Bello, voce sensuale, seduttiva, da lounge drink, da deejay set, non da scatenato. Bello è un signore moro accompagnato con Tiziana, la notte manda in onda una produzione pre lockdown, Tempi duri, dove giovani discinte ballano. 
Bello è un presentatore. “Più che un giornalista”. Diciamo un opinionista, un comunicatore. Mentre siamo lì per salutarlo, per vivere la tv dall’interno, aspettando magari di intervenire sullo sport nel Bello di dirsele entra una bellissima, guarda caso, Vincenza, Abbruscato, cugina del calciatore anche di serie A, ex attaccante del Torino, Elvis. 
Bello la ascolta, sarà presto ospite, ma da Bello si coniuga tv e magari spettacolo, quando sarà finito il covid, eventi esterni e interni, fiere e paesi, discoteche e ristoranti, magari, rassegna stampa e dibattito, spazio ai messaggi, ovviamente. Vincenza è una bellissima come tante ma unica, vera, intelligente. Vincenza è una 43enne in cerca di vetrina e a Tvb85 può diventare di casa, magari si ritaglierà uno spazio suo, come la sassolese Sabrina Dogati, civettuola tifosa del Modena, o Elena De Roma, bionda, viso da Barbie, corpo sinuoso. “Seni rifatti, sì”. Assieme a Sara, accompagnata in tv dalla mamma, sono le star del lunedì sera, di Tacchi e Tacchetti, la trasmissione di intrattenimento e sport, il famoso infotainment, con naturalmente Luca Bello in conduzione. Sembra un po’ Quelli che il calcio, tantopiù quando arriva magari una sterzata di Vanni Zagnoli, che magari si invita da solo e irrompe alle spalle della bella in conduzione, con bello. E’ un salotto pallonaro, in cui si parla di Parma con la statuaria Francesca Devincenzi, di Reggiana e magari Sassuolo con Zagnoli, in genere da casa, con skype, del posticipo magari di serie B, con la Spal che ha ascoltatori, sempre con Zagnoli, e di Sassuolo con Luca Barozzi, tifoso neroverde storico, e di Modena e di Carpi, ovviamente, con Dogati a dire la sua e a ragion veduta. E’ un bel salotto, una bella produzione televisiva, di Lu.Bel. E’ tutto abbastanza bello, in senso letterale, è tutto adatto a cogliere l’attenzione di donne e bambini, anche, di anziani che amano l’amarcord sul Modena e l’attualità del Bologna, la dimensione è proprio regionale. A volte il collegamento con la memoria storica, Rossano Donnini. 
E poi tanto altro, in palinsesto, i motori e l’Aci, le estetiche e la musica, Style parade con Gabry dj e Mile Le Roy, il sabato. Luca Bello intercetta ascolti collaterali, con Napolissima dà spazio alla musica campana, con Bruno, la domenica alle 9,30. Il sabato alle 18, la mia Danza, con Miriam Cassanelli, per restare fisicamente attivi. Altro caposaldo è Sarà Vero, dedicato al mondo dell’occulto, Bello è affiancato da Lorenzo vivo Piccinini, archeologo, e dal ricercato Umberto Baudo, il venerdì alle 20,15. E’ una scelta davvero ambiziosa, che va stretta a una tv per ora non nazionale. 
C’è tanta musica, con il passato, con Maurizio Prati e Pietro Madeo, il venerdì alle 18, con brani anni ’80, tipo Spagna, che all’epoca non era ancora nota come Ivana. 
Tutti in piazza aspetta tempi migliori, la fine del covid. Mytlology e Supermithology, con dj Mauro Davide e Robby Groove, gente che nel loro ambiente è autorevole. 
E poi il paesano di provincia, con Gianluca Lui, sempre in dubbio per la pandemia. 
Il principio di Bello e compagni è di portare la radio in tv, cioè di dare l’immagine a storie, a temi che per anni hanno affrontato in radio, per coinvolgere il pubblico medio. 
La battaglia sulle nicchie, con Trc leader in regione, a Bologna e a Modena, E’ tv Antella1 che non esiste più, Tvqui Modena che magari non si è affermata come Giampiero Samorì avrebbe voluto, e One tv Emilia, web tv, nelle mani della conturbante Sonia. Luca Bello dimostra di starci, in questo panorama, prova a levare spettatori in regionale, a Telesanterno e a Rete7, comunque si vede da Piacenza alla Romagna, con propaggini a Mantova e Cremona, magari non ovunque.  
Vedremo sempre bellissime, da Luca Bello, nei vari programmi, ma anche persone autorevoli. Da qualche settimana c’è anche Zizzagando, di e con Vanni Zagnoli, ovvero video a sorpresa, giorno e notte, girati con il telefonino, in autogrill o al forno, a raccontare il costume e la società, il sesso degli italiani e la religione, ma più che altro sport, storie. 
Luca Bello, dunque, con le bellissime e non solo, con gli amici e non solo, con gli sponsor, le aziende, il programma di economia che promuove proprio le realtà del territorio, c’è anche una trasmissione sulla Bassa Modenese. E nel tempo ci sarà il Vanni Zagnoli show, intervistone, proprio, al posto delle pillole che vanno in onda a spot, in giro per le nostre città, in particolare Reggio, la città dove abita e dunque si aggira Zagnoli. Luca Bello, dunque, con le bellissime che fanno la fila per farsi vedere in tv, conturbanti ma anche intriganti mentalmente. Bello un po’ seduttore un po’ intrattenitore, ricorda in parte il mago Silvan, per eleganza. 
“Come primo anno siamo soddisfatti”, chiosa Bello, che cerca di dare spazio a tanti. Festeggia nel weekend, in piazza a Modena, ovvero negli studi, con skype, come si fa adesso. E poi continuerà la sfilata di modelle e aspiranti tali. Vincenza Abbruscato, per esempio, di professione è consulente per l’immagine. E’ tutto in sintonia con i nostri tempi, a parte il covid. Luca Bello intercetta la voglia di piacersi, di protagonismo, di tanti emiliani. E anche entra nel cuore degli spettatori, con i suoi modi garbati, da gentleman.

Vanni Zagnoli

Il debutto sull’Ansa video, con due interviste. Vincenzo Esposito: “La qualità arriva dalle persone non dal budget. Melli aveva iniziato bene, come me, in Nba, poi ha perso spazio. Date tempo a Messina, è fra i migliori al mondo”. Su Corriere.tv, su Ansa.it, tiscali.it, Bsnews.it, altoadige.it, su giornaletrentino.it e lagazzettadelmezzogiorno.it, ilsole24ore.com. Chi è Stefania Bondavalli capolista a Reggio Emilia per Bonaccini: “Volevo iscrivermi all’Isef e aprire una palestra, debuttai a Telereggio come vice valletta, a 17 anni. Il premio Ilaria Alpi con il documentario a Dachau”

Vincenzo Esposito (repubblica.it)

(v.zag.) Piccolo momento storico, il debutto su Ansa video, con un paio di interviste, una di sport e una di politica. Al 5° anno di videoracconti, una soddisfazione.

http://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2020/01/12/chi-e-stefania-bondavalli-capolista-a-reggio-emilia-per-bonaccini_a0f07464-5b68-4404-8b04-e03e04a9cbbd.html

http://www.ansa.it/sito/videogallery/sport/2020/01/12/basket-esposito-qualita-arriva-dalle-persone-non-dal-budget_a433eb86-ab68-4406-9a39-27a417e52ec5.html

https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/video/sport-tv/1198332/basket-esposito-qualita-arriva-dalle-persone-non-dal-budget.html

https://www.altoadige.it/video/basket-esposito-qualita-arriva-dalle-persone-non-dal-budget-1.2231349

https://video.corriere.it/sport/basket-esposito-qualita-arriva-persone-non-budget/95121da8-3521-11ea-8d46-5a62eb738d23?refresh_ce-cp

https://sport.tiscali.it/formula1/articoli/basket-esposito-qualita-arriva-persone-non-budget-00001/

https://www.giornaletrentino.it/video/basket-esposito-qualita-arriva-dalle-persone-non-dal-budget-1.2231350

https://www.ilgiornaledivicenza.it/home/video/sport/basket-esposito-qualita-apos-arriva-dalle-persone-non-dal-budget-1.7882113

https://stream24.ilsole24ore.com/video/sport24/basket-esposito-qualita-arriva-persone-non-budget/ACTfDVBB

Addio a Eraldo Morini, il re dell’audio-video a Reggio Emilia

(sicreagroup.com)

(v.zagn) E’ morto oggi Eraldo Morini, Franco, per tutti, occhiali, burbero, corpulento, con la moglie sottile Tiziana è stato il re dell’hifi, a Reggio, con Andrea Carpi allievo prediletto, e con Paolo Bocedi direttore del comparto tv. Dapprima in circonvallazione, il negozio storico, e poi in via Emilia all’Angelo, Comet Morini, mentre con il passaggio a Le Vele era andato in pensione. 
“Siamo tutti sconvolti – racconta Carpi, di Castelnovo Sotto -, in particolare noi tecnici forgiati da lui. Un’avventura di questo genere non ci sarà più”. 

Questo è il videoracconto realizzato da Andrea Carpi, l’allivo di migliore talento di Eraldo Morini.

https://www.youtube.com/my_videos?o=U&ar=1585491074036&sq=andrea+carpi

Assocalciatori.it. Addio a Gianni Mura, narratore di calcio e di enogastronomia. “Tenevo il Chievo finchè Campedelli non assunse Bettarini come uomo immagine. Hanno successo i giornalisti tifosi, la negazione del giornalismo”. Garanzini: “Il processo del lunedì la domenica notte a tavola, grazie a Bartoletti”. Maietti: “Il ricordo di Brera ci allontanava, per pudore”. I vibranti racconti di Avvenire e Libero, di Repubblica e Corriere della Sera, de La Stampa

(assocalciatori.it)

https://www.assocalciatori.it/news/il-pallone-racconta-gianni-mura

E’ morto Gianni Mura, la firma principesca di Repubblica, per lo sport, da almeno 30 anni. Vi entrò nell’83, con contratto a termine, su Repubblica.it peraltro leggiamo dal ’79, evidentemente fu la prima volta che vi aveva firmato un articolo. 

Lo leggevamo da inizio anni ’90, da quando ci abbonammo, per un anno, a una dozzina di quotidiani, studiandoli. Era tale il piacere, la passione, che diventava poi difficile trovare anche il tempo per scrivere. E Gianni era proprio così, solo che lavorava dalla redazione, a Milano, e ci aveva permesso di riprendere la sua scrivania, mentre altri si sono rifiutati, considerandola troppa privata. Non si può essere simpatici a tutti, ma era difficile trovare un oppositore di Mura, onestamente, perchè troppo gentile con chiunque. Gianni era proprio così nel senso che leggeva tutti i quotidiani possibili, anche i regionali, spariti ormai da molte città di provincia come la nostra.

Sostiene Cristiano Gatti, firma de Il Corriere della Sera, dopo una vita fra Il Giorno e Il Giornale, che ogni volta che muore un grande ciascuno si fa un po’ grande raccontando il suo grande che non c’è più, la foto, l’autografo, il dialogo. Vero, noi apparteniamo a questa categoria.

Qui, in realtà, allora, essendo assocalciatori.it dovremmo sentire quanti più calciatori possibili, ma sarebbe difficili, con la comunicazione controllata di oggi e allora intanto pubblichiamo un nostro inedito, ovvero una chiacchierata con Gianni che sarebbe dovuta uscire su Il Giornale di Sicilia, alla vigilia di un Chievo-Palermo, nel 2013.

Il Chievo aveva un fan d’eccezione, Gianni Mura, il più noto dei giornalisti sportivi italiani: è l’erede di Gianni Brera.

Mura, non era sostenitore del Cagliari?

“Per le origini di papà Antonino, sardo. Lui però teneva l’Inter, andavamo a San Siro e diventai fan di Antonio Valentin Angelillo, tecnico del Palermo nell’85-‘86: c’ero quando battè il record di 33 gol in una sola stagione, in serie A, contro la Lazio. Quando arrivai alla Gazzetta dello Sport, mi consigliarono di nascondere le simpatie, oggi la figura del giornalista tifoso è una sciagura, anche se rende in popolarità. Peraltro diventa noioso scrivere senza minimo di partecipazione”.

E allora ammira le piccole squadre.

“Non particolarmente ricche ma coraggiose: il Foggia di Zeman, il Pescara di Galeone, la stessa Atalanta di Mondonico. Vidi esordire il Chievo in A, a Torino, al 10’ era in vantaggio 2-0, vinse la Juve 3-2, eppure con mister Gigi Delneri mi fece una bella impressione. Andai a Verona per raccontare i gialloblù, le cose funzionavano come quando cominciai la professione: entravo in spogliatoio e parlavo con chi volevo; l’ex centravanti Marco Pacione, addetto stampa, semplificava il mio compito. E i giocatori erano normali, non divi”.

Oggi al Bentegodi tifa gialloblù?

“Non più. Da quando avevo letto di Stefano Bettarini uomo immagine, costato 80mila euro di multa per le scommesse”.

L’ex Eugenio Corini viaggia a ritmo di Europa League, con i gialloblù.

“Lo incontrai a pranzo, a Mondello, al Bye bye blues, al Palermo viveva l’onorata vecchiaia del regista. Non mi aspettavo partisse così bene, ha coraggio nell’escludere Pellissier: deve decidere se difendere a 5 o 4, intanto ringrazia il multiuso Thereau e Luca Rigoni”. 

Luca Campedelli è il suo presidente preferito?

“Perchè non parla anche per mesi, pur essendo molto preparato sulla storia del calcio, soprattutto inglese. Cita spesso papà Luigi: “Meglio star zitti e far pensare che sei un po’ stupido che parlare offrendone la certezza”. Il ds Giovanni Sartori, da 27 anni al Chievo, ha detto no a molte società più quotate. 

“Peccato solo che la rosa abbia l’età media più alta del campionato”.

Come immagina la sfida con il Palermo?

“Molto tattica, fisica. Vince chi segna per primo e penso la squadra di Malesani, giocherei l’X2. Con Gasperini si è aggiudicata appena 3 partite, eppure non è male, neanche individualmente. Rappresenta la maggiore delusione: incidono questioni psicologiche, non sono abituati a stare in fondo. Dybala è interessante, Miccoli segna in tanti modi, se sta bene. Forse è debole la difesa, Sorrentino sarà sommerso dai fischi, comunque non uscirà senza punti dal Bentegodi”.

E’ a 4 punti dalla salvezza, in 14 giornate ce la può fare?

“Da ogni partita è obbligato a tirare fuori il massimo. Sarà più difficile con il Genoa, poi a Torino e contro il Siena, in queste 4 sfide si gioca molto. Alberto Malesani si beccherà anche più improperi di Sorrentino, i clivensi non gli hanno perdonato l’esultanza per quel derby vinto con il Verona su autogol”.

Da critico gastronomico, qual è il suo piatto siciliano del cuore?

“Il caciocavallo all’Argintera, dal nome del quartiere. E’ una portata povera, una semplice fetta di formaggio sulla brace con un po’ di aceto. Veniva cucinato la domenica, sembra quasi carne. E a Mondello amo gli spaghetti con i ricci”.

Mura, quante volte è sceso al Barbera?

“Almeno due per la nazionale e alcune per le grandi partite del Palermo. Ricordo il buon mangiare per strada, attorno allo stadio, le bancarelle dai panini con la milza”.

Fin qui il nostro testo, di una chiacchierata naturalmente molto più ampia, peccato non averla registrata, ma allora non avevamo la mania dei video…

Intervista che abbiamo segnalato al Chievo, ma ricordavano della simpatia di Mura per il musso, tant’è che l’hanno ricordato sul sito.

Un altro incontro nostro con Mura era stato a Reggio, nella nostra città, in Emilia, alla festa dell’Unità, un 25’ sulla carriera, proprio. Con un monito, a un certo punto, di Gianni, sulle interruzioni. L’emozione ci aveva colto alla vigilia, classica insonnia, di fronte c’era il punto di riferimento per tanti, che fanno il nostro mestiere. Ci aveva citati almeno due volte, da Avvenire, per un passaggio con Delio Rossi, sulla guerra in Darfour e un’altra volta. Gianni ci raccontò il suo percorso professionale, da La Gazzetta dello sport, con bocciatura all’esame da giornalista, professionista, al passaggio a Gente e poi all’Occhio, di Maurizio Costanzo, testata dei primi anni ’80, di cui onestamente avevamo sentito parlare pochissimo. Il resto è Repubblica, con la rubrica domenicale lettissima, Sette Giorni di cattivi pensieri, e poi il fondo del lunedì (alternato negli ultimi anni a Maurizio Crosetti) e poi la partita e le pagelle (per anni), ancora della nazionale, e poi il Tour, neanche il ciclismo.

L’ultimo incontro fu due estati fa a Repubblica, a Milano, nel palazzo che ospita anche La Stampa. Eravamo sorpresi che Gianni ci riconoscesse, dal momento che i nostri incontri si erano rarefatti, e lì ci permise, appunto, di riprendere la scrivania.

Anni fa, invece, dopo quell’intervista non pubblicata, ci consolò, più di altri, di fronte al dramma della precarietà, alla mancanza di contratti, pregandoci per la verità di non essere assillanti, nella corrispondenza, per mail. “Poi io sono gentile e rispondo a tutti”.

Era proprio così. E allora capitava che neanche segnalassimo pezzi che avessero senso per la sua rubrica, si va spesso di automatismo mentale.

E mentre noi con la chiusura del nostro canale principale su youtube, ad aprile, abbiamo perso 28mila video fra i quali anche la serata in festa con Mura, lui nel tempo si era dotato almeno del telefonino: nel ’99 e 2000, ai tempi della nostra corrispondenza dall’Emilia Romagna con radio Capital non l’aveva: “Ma poi mi ero piegato”.

Parlando a lungo con Gigi Garanzini, firma de La Stampa, è emerso che non usasse il computer, solo la macchina da scrivere, come vezzo, questo non l’avevamo colto. Magari usava il computer solo per navigare e rispondere ai lettori, strano che non scrivesse con la tastiera gli articoli, davamo per scontato che si fosse adeguato.

Di certo non aveva whatsapp, fra i nostri abbiamo solo Carlo Muraro, fra gli assonanti. E Gianni era proprio il re del pun, il gioco di parole, un colpo di tacco lessicale lo regalava spesso.

Andrea Maietti, di Lodi, era un suo affezionato, lo considerava l’erede di Gianni Brera, ma i due si vedevano pochissimo. “Perchè – racconta il professore di 78 anni – entrambi avevamo il pudore di tenere per noi i ricordi”.

Potremmo scrivere per ore, andando a ripescare i Sette giorni e le recensioni di ristoranti – che noi raccontiamo in video, quando non ci fermano, a volte persino fuori dal locale -, su Il Venerdì di Repubblica, fra le ospitate in Rai e un dopogiro. “Nel ’95 – rammenta Garanzini – l’avevo invitato a Il Processo del Lunedì, anticipato alla domenica notte, con l’uscita di Aldo Biscardi dalla Rai. Fu un’idea di Marino Bartoletti, ovvero mi concedette lo spazio, girai il piano a entrambi, non c’era budget e alla tv Gianni era istintivamente ostile, disse di sì solo perchè avremmo imbandito il tavolo come fosse in osteria. Già lì si mangiava qualcosa e poi saremmo andati in un’osteria vera, alle 2, a fine programma, da un nostro affezionato, trentino, a Milano.

Potremmo andare avanti per ore, con i ricordi Matteo Marani e di Paolo Condò, dello stesso Crosetti e di Mario Sconcerti. Che in realtà preferisce con whatsapp e al telefono dire nulla. “Perchè starei troppo male”.

Erano stati a Repubblica per 4 stagioni intense, assieme, l’editorialista de Il Corriere della Sera dalla fondazione all’87, Mura appunto dall’83, e Garanzini ricorda che fu Sconcerti a concordare la rubrica della domenica.

Qui però parliamo di calciatori, neanche di calcio, e allora storicamente Gianni si schierava per loro, ovvero per noi, stavolta non maiestatis.

Dunque, i calciatori per Gianni era centrali, mille volte aveva bacchettato i padroni del vapore, ovvero i presidenti e i direttori sportivi o generali, e onestamente non aveva torto. Perchè, come ci raccontava anni fa Delio Rossi, per Avvenire: “State pur tranquilli ma i presidenti il loro tornaconto ce l’hanno sempre…”.

Già, lo dice anche un allenatore.

Chiudiamo con una serie di link, di rimandi a ricordi appassionanti.

Massimiliano Castellani: 

https://www.avvenire.it/agora/pagine/giannimuraricordo.

E poi Sconcerti, sul Il Corriere della Sera. Ma scrivere è obiettivamente diverso rispetto a parlare, con o senza telecamera.

https://www.corriere.it/sport/20_marzo_22/morto-gianni-mura-fuoriclasse-trovare-parole-quando-io-lui-brera-lavoravamo-assieme-31016e88-6bbb-11ea-8bdc-8d7efa0d8720.shtml?refresh_ce-cp

Naturalmente, su www.sport.repubblica.it ci sono i ricordi raccolti da Cosimo Cito, dal capo dello sport Francesco Saverio Intorcia, i video dei racconti con Giuseppe Smorto, a Repubblica sino a pochi mesi fa.

Su La Stampa, Gianluca Oddenino (nel cartaceo Gigi Garanzini)

https://www.lastampa.it/sport/2020/03/21/news/addio-a-gianni-mura-maestro-del-giornalismo-e-storica-dello-sport-italiano-1.38620049.

E poi Alessandro Dell’Orto su Libero.

“Caro Gianni, ti sia lieve la terra”, scrisse più o meno così anche lui di Gianni Brera, su Repubblica, nel ’92, quando morì il suo padre letterario. Mura non aveva figli, ma tanti amici. Sparsi per l’Italia.

Vanni Zagnoli

Da “Assocalciatori.it”

L’intervista a Gianni Mura, del 2013

Con Gianni Mura

Vanni Zagnoli

Il Chievo aveva un fan d’eccezione, Gianni Mura, 67 anni, il più noto dei giornalisti sportivi italiani: è l’erede di Gianni Brera, dal ’76 è firma de La Repubblica.

Mura, non era sostenitore del Cagliari?

“Per le origini di papà Antonino, sardo. Lui però teneva l’Inter, andavamo a San Siro e diventai fan di Antonio Valentin Angelillo, tecnico del Palermo nell’85-‘86: c’ero quando battè il record di 33 gol in una sola stagione, in serie A, contro la Lazio. Quando arrivai alla Gazzetta dello Sport, mi consigliarono di nascondere le simpatie, oggi la figura del giornalista tifoso è una sciagura, anche se rende in popolarità. Peraltro diventa noioso scrivere senza minimo di partecipazione”.

E allora ammira le piccole squadre.

“Non particolarmente ricche ma coraggiose: il Foggia di Zeman, il Pescara di Galeone, la stessa Atalanta di Mondonico. Vidi esordire il Chievo in A, a Torino, al 10’ era in vantaggio 2-0, vinse la Juve 3-2, eppure con mister Gigi Delneri mi fece una bella impressione. Andai a Verona per raccontare i gialloblù, le cose funzionavano come quando cominciai la professione: entravo in spogliatoio e parlavo con chi volevo; l’ex centravanti Marco Pacione, addetto stampa, semplificava il mio compito. E i giocatori erano normali, non divi”.

Oggi al Bentegodi tifa gialloblù?

“Non più. Da quando avevo letto di Stefano Bettarini uomo immagine, costato 80mila euro di multa per le scommesse”.

Eugenio Corini viaggia a ritmo di Europa League, con 25 punti in 18 gare.

“Lo incontrai a pranzo, a Mondello, al Bye bye blues, al Palermo viveva l’onorata vecchiaia del regista. Non mi aspettavo partisse così bene, ha coraggio nell’escludere Pellissier: deve decidere se difendere a 5 o 4, intanto ringrazia il multiuso Thereau e Luca Rigoni”. 

Luca Campedelli è il suo presidente preferito?

“Perchè non parla anche per mesi, pur essendo molto preparato sulla storia del calcio, soprattutto inglese. Cita spesso papà Luigi: “Meglio star zitti e far pensare che sei un po’ stupido che parlare offrendone la certezza”. Il ds Giovanni Sartori, da 27 anni al Chievo, ha detto no a molte società più quotate. Peccato solo che la rosa abbia l’età media più alta del campionato”.

Come immagina la sfida con il Palermo?

“Molto tattica, fisica. Vince chi segna per primo e penso la squadra di Malesani, giocherei l’X2. Con Gasperini si è aggiudicata appena 3 partite, eppure non è male, neanche individualmente. Rappresenta la maggiore delusione: incidono questioni psicologiche, non sono abituati a stare in fondo. Dybala è interessante, Miccoli segna in tanti modi, se sta bene. Forse è debole la difesa, Sorrentino sarà sommerso dai fischi, comunque non uscirà senza punti dal Bentegodi”.

E’ a 4 punti dalla salvezza, in 14 giornate ce la può fare?

“Da ogni partita è obbligato a tirare fuori il massimo. Sarà più difficile con il Genoa, poi a Torino e contro il Siena, in queste 4 sfide si gioca molto. Alberto Malesani si beccherà anche più improperi di Sorrentino, i clivensi non gli hanno perdonato l’esultanza per quel derby vinto con il Verona su autogol”.

Da critico gastronomici, qual è il suo piatto siciliano del cuore?

“Il caciocavallo all’Argintera, dal nome del quartiere. E’ una portata povera, una semplice fetta di formaggio sulla brace con un po’ di aceto. Veniva cucinato la domenica, sembra quasi carne. E a Mondello amo gli spaghetti con i ricci”.

Mura, quante volte è sceso al Barbera?

“Almeno due per la nazionale e alcune per le grandi partite del Palermo. Ricordo il buon mangiare per strada, attorno allo stadio, le bancarelle dai panini con la milza”.

La catarsi assoluta, ascoltando Sinisa Mihajlovic. La commozione in sala stampa, ci si improvvisa esperti di medicina.

Sinisa Mihajlovic prima della malattia

Vanni Zagnoli

Qui ci si emoziona come in paradiso. A Bologna, come quella squadra che giocava come in paradiso. Sinisa Mihajlovic fa commuovere, tutti. Parla della moglie, dei figli, del fratello, della madre che è in Serbia. Dei test, del trapianto, della pazienza di oggi. Fa piangere, tanti, a prescindere. Sinisa sa, adesso, come tanti di noi, cos’è la vita vera, “Più bella cosa non c’è”. “Io sono ancora qua”, come dice Vasco Rossi.

E’ una lezione ai disoccupati, a chi è malato di depressione, a chi soffre per il mal di vivere. “Spesso nella mia vita sono andato oltre le mie possibilità”.

Sinisa era amatissimo da giocatore, lo è ancora di più da allenatore. Era al top, con il Bologna, adesso è al top della vita, forse. E’ come fosse un papa, una rockstar, la malattia azzera tutto e tutti. Le figlie, la grinta, la reazione alle sconfitte.

Sinisa è. Come tante persone che stanno male e reagisce, l’unica differenza sono i riflettori.

Senza la super rimonta della scorsa stagione, forse sarebbe stato esonerato. Chissà cosa gli capiterebbe se venisse accantonato. “Ma ho imparato l’arte della pazienza”.

Sinisa è. Il papà, il fratello, l’uomo che tutti noi vorremmo essere, in quelle situazioni. Si va a dormire e non si sa come ci si risveglierà. Si entra in ospedale e non si sa quando si uscirà.

Sinisa anche da malato è duro, con i giocatori. “Diamo il 200%, sennò sono cazzi amari”.

Il Giornale. Piacenza, due albanesi falciati all’uscita dell’Altro Village. La guidatrice era ubriaca e le avevano già ritirato la patente. La passeggera è fuggita prima dei soccorsi, il buio è la causa della doppia morte. Il racconto della nostra serata nel locale più in del Trebbia, verso il paese di Bersani

(ilpiacenza.it)

http://www.ilgiornale.it/news/politica/due-travolti-e-uccisi-fuori-discoteca-arrestata-trentenne-1719126.html

Vanni Zagnoli

Piacenza. Erano stati a L’Altro Village, a Piacenza, come noi la notte della mancata serie B dei biancorossi, nel calcio, a inizio mese. Ergi Skenderi e Xhulio Kaya erano due amici di 20 e 22 anni, avevano appena trascorso insieme una serata allegra e spensierata in discoteca. Con tanti altri della loro compagnia, gli albanesi avevano ballato e scherzato sino a tardi, in quel locale che in riva al Trebbia è molto di moda. E’ partner del Piacenza calcio o forse anche comproprietario, per questo l’avevamo visitato: per caricare il computer, avevamo visto per caso l’industriale Luciano Arici, bresciano, proprietario dell’Ipr (freni) e il suo barman capo ci aveva pregato di non riprendere nessuno, comunque avevamo già fatto e poi intervistato a lungo uno dei buttafuori. All’uscita del Village, alle 4, i giovani d’oltre Adriatico sono falciati da una Renault Twingo, schizzata a gran velocità, sulla statale 45, e perdono la vita all’istante. Alla guida dell’auto, distrutta, c’è una donna di 30 anni, arrestata per omicidio stradale plurimo: ha un tasso alcolemico di 2,44 grammi per litro, quasi cinque volte superiore al limite di 0,5 e in passato ebbe problemi per guida in stato di ebbrezza, al punto che di recente le venne ritirata la patente; andrà ai domiciliari in attesa della convalida, davanti al gip di Piacenza. Nelle prossime ore la procura affiderà l’autopsia sulle salme. Grazie anche ad alcune testimonianze, la stradale ha ricostruito la dinamica, la Twingo viaggia verso Bobbio, verso le terre dove abita ancora l’ex leader del Pd Pierluigi Bersani. Davanti all’ingresso della discoteca travolge i due che probabilmente raggiungevano la loro vettura posteggiata lì vicino. Magari non sono stati fortunati quanto noi che, in quanto giornalisti, grazie al parcheggiatore montenegrino, intervistato, avevamo sistemato nei pressi dell’ingresso la nostra vettura-ufficio, accanto alle supercar dei vip. Non è chiaro se attraversassero o percorressero la strada sul ciglio, quel tratto è completamente buio e privo di attraversamenti pedonali, nonostante gravi incidenti si fossero già verificati. L’impatto fa volare i ragazzi a decine di metri, la Twingo rossa è sfasciata sull’anteriore, termina a oltre cento metri, nel mezzo di un campo coltivato, dove la scientifica svolge i rilievi. Le indagini devono chiarire chi accompagnasse la guidatrice, perchè un’altra persona secondo testimoni è fuggita prima dei soccorsi. Tanti gli amici delle vittime accorsi appena si sono accorti della tragedia, usciti dal locale insieme a numerosi avventori: alcuni hanno accusato malori, uno è portato al pronto soccorso. Dove la pluriomicida resta piantonata, in stato di choc e con prognosi di 20 giorni. Al momento del sinistro i lampioni al margine della carreggiata erano spenti, ora il sindaco Patrizia Barbieri li farà tenere accesi. Quella strada è abbastanza larga, invita alla velocità, anche da sobri, figurarsi per chi, come la 30enne, aveva bevuto. Rimane una strage del sabato sera, ma adesso avvengono anche il venerdì e la domenica e anche il mercoledì, le sere dello sballo. Anche in città, non solo in riviera, non solo in Romagna.

Da “Il Giornale”

Il Giornale. Fallito il Cocoricò, simbolo della movida romagnola


(riminitoday.it)

http:// http://www.ilgiornale.it/news/politica/movida-romagnola-dice-addio-cocoric-1710852.html

Vanni Zagnoli

E’ il tramonto di un mito, simbolo del divertimentificio della Romagna e dell’Italia che fa l’alba, scatenandosi per ore, a più non posso. Fallisce il Cocoricò, la discoteca più famosa della riviera, a piramide, simboleggiata da creazioni geometriche anche all’interno, negli spettacoli a cui avevamo assistito passando per caso, per il trentennale. Luccicavano i corpi di una giovane, che non voleva essere inquadrata dalla nostra telecamera, e anche di un muscolato, arrivato da Venezia. Erano felici, all’ingresso, con vestiti simil Rockets, il popolare gruppo degli anni ’80, quasi marziani.

E anche la notizia del fallimento del Cocoricò è come arrivasse da Marte, perchè le discoteche all’aperto anche in Emilia fanno il pieno d’estate, sino alle 5 e non solo in riviera. Di recente siamo entrati a Via delle Spezie, a Mancasale, Reggio, dove ci hanno chiesto di non fare riprese, per non disturbare ammiccamenti. Mancavano però gli habituè, Alberto Tomba, Filippo Inzaghi e Luca Toni. Migliaia di giovani il venerdì e il sabato notte assiepa locali anche non smisurati, come l’Altro Village di Piacenza, dove sabato notte il calvo proprietario ci ha fatto spegnere l’arma, la videocamera, mentre un 23enne buttafuori non aveva problemi e anzi ci ha raccontato la cultura dello sballo. Il pienone è assicurato ovunque, a prescindere, con bellissime sgallettanti e bei fisicati, che lavorano per i locali o pagano anche solo 10 euro da clienti. Musica assordante e show, all’aperto da maggio a settembre, al chiuso per il resto.

Martedì 4, il tribunale di Rimini respinge la domanda di concordato presentata il 23 gennaio, tre giorni fa la sentenza: la Cocoricò srl è fallita, il 25 ottobre si terrà la prima udienza, con la costituzione dei creditori, capeggiati dall’agenzia delle entrate; Equitalia si è mossa per il mancato versamento di imposte. Negli anni ’90, con la famiglia Palazzi, questa disco divenne la numero 7 d’Europa, i guai si acuirono nel 2015, con la morte per overdose del 16enne Lamberto Lucciconi: su disposizione del questore Maurizio Improta, restò chiusa per settimane. Accade spesso che una fatalità apra il pentolone delle trasgressioni. Procedurali, legali o contabili, non di sexysmo. Mentre a migliaia bevono alcolici, ballano e seducono, i soci si appartano (accade anche in lapdance o night, in locali per scambisti o feste dell’unità), per dividersi i soldi, pagare chi fa serata in contanti e aggirare le leggi, per guadagnarci il più possibile. Da inizio decennio, il Cocoricò non pagava le tasse, all’erario e al Comune di Riccione, la guardia di finanza appurò l’evasione di Iva dal 2012. Poi i De Meis, famiglia proprietaria laziale, non pagò il pattuito ad artisti, il dj Graby Ponte ottenne il sequestro dei marchi Titilla e Memorabilia, tramite la sua società di produzione Danceandlove, di Torino, per un credito di 200mila euro. E lì Fabrizio, De Meis junior, amministratore della società che gestiva il Cocoricò, imputò il ritardo dei pagamenti alla chiusura per la morte del giovane. Dall’autunno scorso, sono finiti all’asta i loghi di Cocoricò, Titilla e Memorabilia, per 423mila e 500 euro, spese accessorie escluse, secondo la procedura dei tribunali di Perugia, Terni e Spoleto. Intanto il Comune mise i sigilli alla disco per il mancato pagamento della Tari. A gennaio, il tribunale di Rimini dispose il sequestro preventivo per 810mila euro, congelati dalla Gdf di Rimini, per le imposte evase, in base agli accertamenti dell’anno scorso, sui movimenti nel 2015 e ’16 dalla Mani Avanti srl, gestrice del locale dal nome profetico. Il pm Paolo Gengarelli e il gip Benedetta Vitolo hanno arrestato questo ballo di reati fiscali, complici frequenti cambi di società. Fabrizio De Meis aveva presentato un piano di rapida ristrutturazione del debito, convinto di riaprire per l’estate. Non gli hanno dato fiducia. L’ultima serata al Cocoricò è stata a Capodanno, arrivò gente anche dall’estero e solo un pagamento della tassa sui rifiuti a ridosso permise di non far saltare l’evento. Peccato che i De Meis non ci rispondano al telefono, chissà come hanno fatto a uscire di strada con questa macchina da soldi.

Da “Il Giornale”