Enordest.it. Il cuore di Sonny e Boranga il medico che parava i rigori

(enordest.it)

https://www.enordest.it/2022/11/06/il-cuore-di-sonny-e-boranga-il-medico-che-parava-i-rigori/

Vanni Zagnoli

Automobilismo e ciclismo, basket, pallavolo e calcio, nel nostro zizzagare settimanale.

Addio a Mauro Forghieri, 87 anni, direttore tecnico della scuderia Ferrari, sette titoli costruttori in rosso fra il 1962 e ’71 e dal ’73 e l’84, quattro mondiali piloti, con il britannico John Surtees, due con l’austriaco Niki Lauda e l’ultimo con il sudafricano Jody Shechkter. Protagonista di tempi che Luca Cordero di Montezemolo ricorda come “anni meravigliosi”. Stretto collaboratore del Drake, è fra i grandissimi dell’automobilismo. “Le leggende durano per sempre – twitta la Ferrari -, 1935-2022. È stato un onore fare la storia insieme. Ferrari e il mondo del motosport non ti dimenticheranno mai”.

Il ricordo di Piero Ferrari, figlio di Enzo. “Forghieri metteva energia e passione in ogni attività. Era sanguigno, ricordo interminabili riunioni di gestione sportiva, iniziavano alla sera e finivano di notte, mi sono trovato a fare da mediatore tra lui e mio padre”.

A 27 anni venne nominato capo del team.

Ciclismo. Si ritira Sonny Colbrelli, dopo l’arresto cardiorespiratorio al giro di Catalogna di marzo. Rinuncia a levare il defibrillatore salvavita, sarebbe troppo rischioso. Soprattutto, rinuncia a chiedere l’idoneità sportiva all’estero. Ha 32 anni e un anno fa vinse la Parigi Roubaix e il campionato europeo. “Dalla famiglia e dagli amici – racconta – traggo la forza per accettare questo momento della mia carriera sportiva che mi vede rinunciare a poter aggiungere al mio palmares una tappa in un grande giro o un successo nelle Fiandre, il sogno di una vita”.

Basket, le convocazioni per Italia-Spagna e Georgia-Italia. Sei su 18 giocatori sono di origine straniera: Niccolò Mannion (Virtus Bologna), Paul Biligha (Milano), Mouhamet Diouf (Reggio Emilia), Nicola Akele (Brescia), Tomas Woldetensae (Varese) e John Petrucelli (Brescia). In più Guglielmo Caruso (Varese) è cresciuto al collega, in Usa. E’ il segno della multietnicità della nazionale, dei tanti oriundi che arricchiscono la pallacanestro e il nostro sport.

Sempre per il basket, domenica sera sono sceso fra i giornalisti nei posti migliori, a Reggio Emilia, in serie A1, per la partita con Brindisi. Dal secondo tempo sono davanti alla curva di Reggio, appunto, e Unahotels prende progressivamente il largo. Una prima frase è goliardica, a Perkins, centro di Brindisi: “Mangia meno”.  “M…”, urlano a un arbitro, una signora “f..”, non il massimo.  “Figlio di..”, a un giocatore di Brindisi, “ric..”, a un arbitro che fa ripetere un tiro libero.

Poi persino la telecamera della diretta su Elevensports viene invitata a non riprendere la curva, da uno dei capi, a torso nudo, e il cameraman tornerà a inquadrare solo a gara finita, per lo sfilare dei biancorossi verso i tifosi. Anche sul +19, un giovane alle mie spalle pronuncia un “vigliacco. Te’ un vigliàc, come dicono a Reggio”.

Partita tranquilla, Reggio ne aveva perse 5 di fila, compresa la coppa. Ecco, se questo avviene in una curva vicinissima al campo e in una città che da sempre vanta di essere una delle più civili al mondo, figurarsi altrove. E siamo in una piazza storica della pallacanestro.

Volley. La grande paura per Leon, il cubano naturalizzato polacco scivola dopo un punto, batte due volte la testa sul taraflex, un doppio tonfo tremendo, si resta per alcuni minuti con il fiato sospeso. Esce, è cosciente, resta in panchina, festeggia anche lui, era stato decisivo, sino al 12-5 del tiebreak. Ha vinto la sua Perugia, su Civitanova, e lui conferma: “Grande paura per me. Quando mi sono ripreso, avevamo vinto”. Pochi scambi, per la verità. Andrea Anastasi fa subito centro, al rientro in Italia dopo la bellezza di 17 anni, da allenatore

Volley, l’Ucraina protagonista. Oleh Plotnytskyi mvp della supercoppa. In Polonia, il Barkom Każany Lwów batte lo Skra Bełchatów, una grande del paese che vive per la pallavolo. E’ la prima vittoria del team ucraino, primo club straniero nella massima serie polacca.

Ancora pallavolo. A 97 anni scompare Alfa Casali Garavini, prima first lady del volley Italiano. È stata la presidentessa della Teodora Ravenna che ha vinto 11 scudetti consecutivi, 2 coppe dei Campioni, 6 coppe Italia e un mondiale per club. Un anno fa il suo record di 72 successi di fila venne battuto da Conegliano. Erano gli anni delle finali con Reggio Emilia, ora l’Imoco è a 4 scudetti in sequenza ma è quasi impossibile che superi quel record di titoli.

Il Flamengo vince la copa Libertadores, sfiderà il Real Madrid al mondiale per club. Decide Gabigol, che all’Inter si fermò a 9 presenze in due stagioni. E’ il club che fu di Zico, Junior, per due stagioni anche di Socrates, batte per 1-0 l’Atletico Paranaense allenato da Luis Felipe Scolari, 74 anni, campione del mondo 20 anni fa con il Brasile: Felipao aveva vinto la Champions del Sudamerica già nel ’95 con il Gremio e nel ’99 con il Palmeiras.

La peggiore stagione di Simeone, all’Atletico Madrid. Era già uscito nella fase a gironi di Champions nel 2017-18, allora però passò in Europa league e la vinse, stavolta è fuori da tutto. Con l’antigioco dell’argentino, i colchoneros ottengono fin troppo, già la scorsa stagione non avevano regalato un acuto, nella Liga sono terzi a pari merito: con Simeone non mai sono scesi sotto il terzo posto, escluso il quinto del primo anno, ma da subentrato, a fine 2011. Diego Pablo Simeone resta ispirato al vecchio calcio argentino, dagli scontri molti duri, peraltro ha cambiato la storia della seconda squadra di Madrid.

Domenica scorsa ha festeggiato 80 anni Lamberto Boranga, fu portiere del Perugia, dell’unico Cesena in Europa. Nel 2014 si laureò campione del mondo di salto in alto over 70. Ha tanti record di longevità, su facebook peraltro si è levato 20 anni. Detto Bongo, nella vita è medico. “Negli ultimi due anni ho fatto 12 mila visite. Sono vecchio, ma non invecchio”.

Infine una curiosità. Ogni anno per Ognissanti e per la giornata che ricorda i defunti il nostro pensiero corre a Terracielo. ”Il posto più bello dove dirsi addio”, a Modena.

La creatura è dell’ex dg del Modena calcio Gianni Gibellini, in carica per la verità appena tre mesi, con la squadra in serie B e poi comunque salva. La costruì 7 anni fa: “Per offrire una camera ardente bella a chi non può tenere i morti in casa”. E’ stato anche dirigente del Sassuolo, ma oltre 30 anni fa, faceva l’opinionista tv, per anni, nel modenese. E’ l’emblema l’imprenditoria funebre, impiega anche la figlia e la moglie e anche tante famiglie di sportivi a Modena e nelle province vicine si rivolgono a lui per i funerali dei parenti.

Da “Enordest.it”

Enordest.it. Si deciderà a Nordest il Giro d’Italia 2023

(enordest.it)

https://www.enordest.it/2022/10/23/si-decidera-a-nordest-il-giro-ditalia-2023/

Vanni Zagnoli

Il fascino del Giro, unico, come sempre, e con le tappe decisive a nordest, come spesso

Lunedì, siamo stati alla presentazione, andata in scena a Milano, al teatro Lirico, con i vertici Rcs e molti ospiti del pedale.

La partenza è il 6 di maggio, dall’Abruzzo, a Fossacesia Marina, bandiera blu per la qualità delle acque. Sono 18 chilometri interamente su pista ciclabile, sulla costa dei Trabocchi, a Marina di San Vito, in provincia di Chieti. L’unica volta che il Giro era partito dall’Abruzzo fu nel 2001.

Il totale dei chilometri della corsa rosa fa 3448,6, ci saranno altre 2 frazioni a cronometro, per un globale di 70 chilometri e dunque anche un velocista potrebbe avere chances di successo finale. Sulle 21 tappe, sette sono di montagna (4 prevedono traguardi parziali) e 8 sono velocisti.

L’unico sconfinamento sarà in Svizzera, dai 2469 metri del Gran San Bernardo, la cima Coppi, all’arrivo a Crans Montana, località da coppa del mondo di sci. 

Il dislivello globale sarà di 51mila metri.

Dopo il tanto sud delle ultime edizioni, non si scenderà sotto Salerno, ma con una splendida Napoli-Napoli, già apprezzata quest’anno. 

Ci sarà tanto mare Adriatico, qualcosa di Tirreno e poi l’arco alpino da ovest a est, con tante salite inedite e alcune durissime. Si tornerà sulle cime di Lavaredo, una delle ascese più belle al mondo, e poi potrebbe essere decisiva la terribile cronoscalata friulana, al Lussari.

Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, evidenzia la centralità della sua regione, nel percorso rosa.

“Ancora una volta avrà un ruolo di primissimo piano quale tappa decisiva: la cronometro da Tarvisio al Monte Lussari con buone probabilità designerà il vincitore, in una cornice unica, dove le suggestioni del paesaggio si associano a uno spirito di amicizia tra i popoli appartenente a una terra nella quale, nello spazio di pochi chilometri, si incrociano tre confini”. 

La Regione ha lavorato con gli enti locali del territorio per arrivare a questo risultato, finanziando la messa in sicurezza della strada del Lussari, che sarà riservata ai ciclisti, fungendo quindi da ulteriore elemento di attrazione turistica per gli appassionati.

E poi Fedriga incita il patron del Giro in Friuli Venezia Giulia, Enzo Cainero, affinché si riprenda quanto prima dal malore che lo ha costretto al ricovero ospedaliero: “Abbiamo bisogno della sua esperienza, della sua competenza e del suo entusiasmo. Tifiamo tutti affinché torni presto sul ponte di comando a seguire l’organizzazione della corsa”. 

“E dove è passato il Giro – dice l’assessore regionale al turismo, Sergio Emidio Bini -, abbiamo sempre registrato un ritorno d’immagine. Basti pensare ai 5 milioni di telespettatori che nell’ultima edizione della gara hanno seguito la Marano-Castelmonte.

“Come altimetria – ci spiega il ct Daniele Bennati -, è superiore al Tour. La differenza magari resta nel blasone”.

Comunque i big potranno tentare la doppietta Giro-tour.

Già al quarto giorno iniziano le difficoltà, con il Lago Laceno (Avellino), il settimo sul Gran Sasso. Le asperità di Fossombrone porteranno alla seconda cronometro, a Cesena. 

L’11^ tappa sarà la Camaiore-Tortona, il 17 maggio. Nel 70° dell’ultimo Giro vinto da Fausto Coppi che nel 1953 conquistò anche la maglia di campione del mondo. Ma il 2023 celebrerà anche il centenario della nascita di Serse, fratello minore dell’Airone di Castellania, sempre in Piemonte.

Il primo tappone è il 13° giorno, da Borgofranco di Ivrea al confine elvetico. Da Seregno a Bergamo il dislivello sarà di 3600, dopo il riposo ritorna il Bondone.

Il tris di arrivi dal 25 al 27 maggio potrà sconvolgere la classifica generale. Oderzo (Treviso)-Val di Zoldo, poi il tappone dolomitico da Longarone a Lavaredo, valicando Campolongo, Giau e Tre Croci per 5400 metri di dislivello. Tour e Vuelta di Spagna non hanno passaggi del genere.

“Forza, concentrazione, determinazione, bellezza e passione – dice il governatore del Veneto Luca Zaia – sono gli ingredienti della corsa più dura e spettacolare al mondo, che nel 2023 farà nuovamente tappa in Veneto. La carovana rosa attraverserà le strade, il litorale e le cime dolomitiche patrimonio dell’umanità, luoghi che in passato hanno visto scrivere pagine importanti della storia del ciclismo. Per la prima volta Caorle sarà protagonista di un traguardo e di una partenza, che darà il via alla frazione con finale in Val di Zoldo. Da Longarone partirà il tappone dolomitico con le Tre Cime di Lavaredo”. 

La corsa rosa arriverà in Veneto il 24 maggio, per 3 giorni. “Sarà ad altissimo valore sportivo e ambientale, la nostra regione potrà raccontare il suo territorio ma anche le sue ferite. Paesaggi che hanno vissuto sessant’anni fa la tragedia del Vajont e più recentemente la tempesta Vaia. Vanno preservati e valorizzati anche attraverso eventi così, siamo una delle regioni più appassionate del pedale in Italia. I veneti amano lo sport e praticano il ciclismo”.

E poi il Monte Lussari, 1050 metri di dislivello in meno di 10 km, con punte del 23-25% nelle rampe conclusive, che metteranno a dura prova anche la meccanica delle auto e delle moto al seguito.

La sera del 27 maggio o la mattina di domenica la carovana volerà a Roma per la passerella.

Jai Hindley si è aggiudicato il Giro di quest’anno, è australiano e gareggia per il team Bora. “Spero di esserci – racconta – è bella l’idea di partire dall’Abruzzo”.

Due anni prima, a ottobre, per il covid, perse la maglia rosa a 7 km dall’arrivo. “Fu terribile, anche perchè all’epoca non si poteva volare verso l’Australia. Il 2021 è sfilato fra ritiri e problemi fisici, quest’anno sapevo di essere il più forte”.

“Il Giro è bellissimo”, dice il direttore Mauro Vegni. E questa è la sua storia, organizzatore di gare dal 1976

Manca peraltro il personaggio più importante del nostro ciclismo, Vincenzo Nibali, che si è appena ritirato. 

“Sarà un giro speciale – dice lo squale di Messina -, è disegnato molto bene, somiglia ai due che ho vinto: fu alle tre cime di Lavaredo che consolidai un primato. La prima parte è molto movimentata, dalla seconda settimana bisogna dare il massimo, arrivarci al top della condizioni. A Campo Imperatore, L’Aquila, bisognerà difendersi. Il mio addio? Quando inizieranno i ritiri, capirò che qualcosa è cambiato”.

Difficile ipotizzare un italiano in rosa.

“Il più competitivo può essere proprio un abruzzese – rivela il ct Daniele Bennati -, Fabrizio Ciccone”.

Che nel 2019 fu 16°, è il suo miglior risultato in un grande giro.

E poi i ricordi del presidente del Torino e di Rcs, Urbano Cairo.

“Rammento – dice sul palco – un Felice Gimondi vincente nel ’67 alle Tre Cimeveniva da annate difficili, e poi lo vinse a 34 anni. Ho visto tante tappe in salita, emozionanti. La gioia incredibile resta la passione della gente. E poi naturalmente Pantani, mi commuovo quando penso a lui”.

Dal teatro Lirico parte l’applauso.

Cairo azzecca il parallelo: “L’arrivo a Roma per il Giro d’Italia è come quello di Parigi per il Tour de France, è la conclusione naturale. Sarei più che felice di arrivare a lì più volte. Mi hanno promesso che quest’anno sarà tutto perfetto”.

Nel 2018 la tappa romana fu neutralizzata per salvaguardare la sicurezza dei ciclisti, costretti a destreggiarsi tra buche e sanpietrini.

Quattro anni dopo, dunque, il Giro finisce a Roma, sarà domenica 28 maggio, una festa mondiale, se consideriamo gli ascolti tv, l’audience anche sui social e i tifosi lungo il percorso ai fori imperiali. Per la capitale sarà il 49° arrivo di tappa e il quinto traguardo finale.

L’assessore allo sport di Roma Alessandro Onorato rivela trattative con Rcs per ospitare l’arrivo nella capitale sino al 206. “Il nostro obiettivo è programmare, completare con il Giro d’Italia un cartellone di grandi eventi come la Ryder Cup e la Formula E. Per noi è l’occasione di rilanciare l’immagine di una città moderna, non può bastare lo straordinario patrimonio monumentale-archeologico. Investiamo nei grandi eventi sportivi per le forti ricadute economiche sulla città”.

Una nostra intervista a Davide Cassani, l’ex ct.

E l’opinione di Ivan Basso

Da “Enordest.it”

Ilmessaggero.it. Il Giro d’Italia dall’Abruzzo a Roma. “Lavoriamo perchè finisca nella capitale sino al 2026”. La Svizzera e la terribile crono al Lussari

(giroditalia.it Foto Massimo Paolone/LaPresse)

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/giro_italia_percorso_arrivo_finale_roma-6995368.html

di Vanni Zagnoli

Quattro anni dopo, il Giro finisce a Roma, sarà domenica 28 maggio, una festa mondiale, se consideriamo gli ascolti tv, l’audience anche sui social e i tifosi lungo il percorso ai Fori imperiali. Per la capitale sarà il 49° arrivo di tappa e il quinto traguardo finale.

La presentazione è andata in scena a Milano, al teatro Lirico, con i vertici Rcs e molti ospiti del pedale.

La partenza è il 6 di maggio, dall’Abruzzo, a Fossacesia Marina, bandiera blu per la qualità delle acque. Sono 18 chilometri interamente su pista ciclabile, sulla costa dei Trabocchi, a Marina di San Vito, in provincia di Chieti. L’unica volta che il Giro era partito dall’Abruzzo fu nel 2001.

Il totale dei chilometri della corsa rosa fa 3448,6, ci saranno altre 2 frazioni a cronometro, per una sommatoria di 70 chilometri e dunque anche un velocista potrebbe avere chances di successo finale. Sulle 21 tappe, sette sono di montagna (4 prevedono traguardi parziali) e 8 sono da velocisti.

L’unico sconfinamento sarà in Svizzera, dai 2469 metri del Gran San Bernardo, la cima Coppi, all’arrivo a Crans Montana, località da coppa del mondo di sci. Il dislivello globale sarà di 51mila metri.

Dopo il tanto sud delle ultime edizioni, non si scenderà sotto Salerno, ma con una splendida Napoli-Napoli, già apprezzata quest’anno. Ci sarà tanto mare Adriatico, qualcosa di Tirreno e poi l’arco alpino da ovest a est, con tante salite inedite e alcune durissime. Si tornerà sulle cime di Lavaredo, una delle ascese più belle al mondo, e poi potrebbe essere decisiva la terribile cronoscalata friulana, al Lussari.

“Come altimetria – spiega il ct Daniele Bennati -, è superiore al Tour. La differenza magari resta nel blasone”.

Comunque i big potranno tentare la doppietta Giro-tour.

Già al quarto giorno iniziano le difficoltà, con il Lago Laceno (Avellino), il settimo sul Gran Sasso. Le asperità di Fossombrone porteranno alla seconda cronometro, a Cesena. Il primo tappone è il 13° giorno, da Borgofranco di Ivrea al confine elvetico. Da Seregno a Bergamo il dislivello sarà di 3600, dopo il riposo ritorna il Bondone.

Il tris di arrivi dal 25 al 27 maggio potrà sconvolgere la classifica generale. Oderzo (Treviso)-Val di Zoldo, poi il tappone dolomitico da Longarone a Lavaredo, valicando Campolongo, Giau e Tre Croci per 5400 metri di dislivello. Tour e Vuelta di Spagna non hanno passaggi del genere. E poi il Monte Lussari, 1050 metri di dislivello in meno di 10 km, con punte del 23-25% nelle rampe conclusive, che metteranno a dura prova anche la meccanica delle auto e delle moto al seguito.

La sera del 27 maggio o la mattina di domenica la carovana volerà a Roma per la passerella.

Jai Hindley si è aggiudicato il Giro di quest’anno, è australiano e gareggia per il team Bora. “Spero di esserci – racconta – è bella l’idea di partire dall’Abruzzo”. Due anni prima, a ottobre, per il covid, perse la maglia rosa a 7 km dall’arrivo. “Fu terribile, anche perchè all’epoca non si poteva volare verso l’Australia. Il 2021 è sfilato fra ritiri e problemi fisici, quest’anno sapevo di essere il più forte”.

“Il Giro è bellissimo – sostiene il direttore Mauro Vegni -, manca peraltro il personaggio più importante del nostro ciclismo, Vincenzo Nibali”. Che si è appena ritirato. “Sarà un giro speciale – dice lo squalo di Messina -, è disegnato molto bene, somiglia ai due che ho vinto: fu alle tre cime di Lavaredo che consolidai un primato. La prima parte è molto movimentata, dalla seconda settimana bisogna dare il massimo, arrivarci al top della condizione. A Campo Imperatore, L’Aquila, bisognerà difendersi. Il mio addio? Quando inizieranno i ritiri, capirò che qualcosa è cambiato”.

Difficile ipotizzare un italiano in rosa. “Il più competitivo può essere proprio un abruzzese – rivela il ct Daniele Bennati -, Fabrizio Ciccone”. Che nel 2019 fu 16°, è il suo miglior risultato in un grande giro.

E poi i ricordi del presidente del Torino e di Rcs, Urbano Cairo.

“Rammento – dice sul palco – un Felice Gimondi vincente nel ’67 alle Tre Cime eniva da annate difficili, e poi lo vinse a 34 anni. Ho visto tante tappe in salita, emozionanti. La gioia incredibile resta la passione della gente. E poi naturalmente Pantani, mi commuovo quando penso a lui”.

Dal teatro Lirico parte l’applauso. Cairo azzecca il parallelo: “L’arrivo a Roma per il Giro d’Italia è come quello di Parigi per il Tour de France, è la conclusione naturale. Sarei più che felice di arrivare a lì più volte. Mi hanno promesso che quest’anno sarà tutto perfetto”.

Nel 2018 la tappa romana fu neutralizzata per salvaguardare la sicurezza dei ciclisti, costretti a destreggiarsi tra buche e sanpietrini. L’assessore allo sport di Roma Alessandro Onorato rivela trattative con Rcs per ospitare l’arrivo nella capitale sino al 206. “Il nostro obiettivo è programmare, completare con il Giro d’Italia un cartellone di grandi eventi come la Ryder Cup e la Formula E. Per noi è l’occasione di rilanciare l’immagine di una città moderna, non può bastare lo straordinario patrimonio monumentale-archeologico. Investiamo nei grandi eventi sportivi per le forti ricadute economiche sulla città”.

Da “Ilmessaggero.it”

Enordest.it. Se in panchina il nome conta più dell’esperienza

(enordest.it)

https://www.enordest.it/2022/10/16/se-in-panchina-il-nome-conta-piu-dellesperienza/

Vanni Zagnoli

Le tre vittorie in tre partite per Raffaele Palladino sulla panchina del Monza. Batte la Juve e manda in crisi Allegri, stravince a Genova e fa esonerare dalla Sampdoria Giampaolo, ne fa 2 anche allo Spezia e, prima di ieri a Empoli, non aveva ancora subito reti. Ma era questione di tempo, probabilmente anche con Giovanni Stroppa i brianzoli sarebbero risaliti, avendo cambiato quasi tutta la squadra della promozione, con un mercato potenzialmente da Europa league, con gli investimenti della famiglia Berlusconi.

Il Verona meritava di vincere, a Salerno, invece perde per la prodezza di Dia, senegalese protagonista anche in nazionale. E così Gabriele Cioffi, che già era in discussione, viene esonerato. Del resto in serie A allena da meno di un anno, dal subentro a Gotti all’Udinese. E prima guidò solo il Gavorrano, in C2, licenziato, e in quarta divisione inglese, al Crawley Town. Va stigmatizzata peraltro anche la solita fretta nel cambiare allenatore del presidente Maurizio Setti, come un anno fa con Eusebio Di Francesco. Stavolta però ha indebolito tanto la squadra, in difficoltà già dalla coppa Italia. Voleva Diego Lopez, l’uruguagio che i tifosi del Brescia non avevano rivoluto, la scorsa stagione, perchè aveva già deluso. O meglio, la scelta era del ds Francesco Marroccu, lo stesso che l’ha sempre valorizzato, con il presidente Cellino.

Intanto la squadra sarà guidata da Salvatore Bocchetti, che andò al mondiale in Sudafrica, con Marcello Lippi. Era un buon difensore centrale, dopo il Genoa di Gasparini è stato in Russia, salvo una parentesi al Milan. Ha chiuso solo un anno fa, a Pescara, con la retrocessione in serie C, e di anni ne ha 36. Se farà bene, ma è la solita tendenza ad affidarsi agli ultimi arrivati, senza alcuna esperienza. Per Bocchetti poco più di una stagione, tra under 18, vice e Primavera.

L’ennesima rimonta compiuta dall’Udinese, 13 punti guadagnati in questo modo in 9 giornate. L’Atalanta è stata ripresa da Deulofeu, che al Barcellona, all’Everton e al Milan non ha sfondato ma rappresenta un lusso per il Friuli e dam Nehuèn Perez, difensore ex Granada, che era la terza squadra della famiglia Pozzo, uno dei tanti argentini che sono stati o sono protagonisti con i bianconeri.

La morte di Sergio Brighenti, a 90 anni. Ci eravamo sentiti un anno fa, volevo raccontarlo in video, è mancata la collaborazione della nipote. Eravamo stati ospiti in tv insieme a Modena, ci fu un bel feeling. Nel 1955 giocò nella Triestina, conquistando la salvezza il primo anno, mentre il seguente i giuliani furono retrocessi. Brighenti passò al Padova di Nereo Rocco, la tattica del catenaccio dell’allenatore ne fece il finalizzatore ideale per i contropiedi con lo storico terzo posto del ’57-’58, e poi il settimo e un quinto posto comunque straordinario, il meglio nella storia biancoscudata. Passò alla Sampdoria e fu capocannoniere della serie A, con 27 reti, record con la maglia blucerchiata, con quattro in casa dall’Inter allenata da Herrera.

La Spal esonera Venturato, dopo le 6 stagioni eccellenti al Cittadella. Debutta dalla serie B Daniele De Rossi, scelto da Joe Tacopina, che era stato anche alla Roma e da lì si era cementata la loro amicizia. Lontano da Cittadella Venturato non ha fatto bene, ma meritava la serie A, per quanto fatto in granata, a Ferrara ha faticato anche la scorsa stagione. De Rossi è una scommessa, ha carisma ma non ha mai allenato, a 39 anni era solo nello staff di Roberto Mancini. Salgono a 5 i campioni del mondo del 2006 che allenano in serie B, continua a contare tanto il cognome, per tutti.

Rangers-Liverpool 1-7 e tutte le altre goleade in Europa, il calcio talvolta somiglia all’hockey su pista, per tanto che si segna. Anche in serie A negli ultimi anni si segna tanto, gli 0-0 sono merce rara, rispetto a quanto avveniva negli anni ’80 e magari ’90.

Basket, la videointervista a Umberto Gandini, presidente di Lega: “Le nazionali di volley vincono tanto più delle nostre e allora l’appeal televisivo diventa superiore. La distanza dal calcio incolmabile. I vuoti a Brescia per la supercoppa”

La curiosità. Per Reggiana-Aek Atene, Champions league di basket, la curva greca canta Bella ciao

Ciclismo. Il record dell’ora di Filippo Ganna, a quasi 57 orari. Che differenza rispetto ai due stabiliti da Francesco Moser, quasi 40 e quasi 30 anni fa. Allora fu determinante la preparazione con il professor Francesco Conconi, Ganna fra l’altro l’ha ottenuto a fine stagione, dopo il mondiale a cronometro non positivo: “Posso fare meglio”, avvisa.

Tiro a volo, l’oro mondiale di Diana Bacosi, dopo l’oro e l’argento olimpici, è già qualificata per le olimpiadi. Ha chiuso la finale in anticipo, con 37 su 38, è mamma.

Judo, l’argento mondiale del napoletano Cristian Parlati, ai mondiali di Taskent. Il padre Raffaele è il suo allenatore e anche il ct.

Da “Enordest.it”

Enordest.it. Campioni dietro le quinte. Così li ho visti a Trento

(enordest.it)

https://www.enordest.it/2022/10/09/campioni-dietro-le-quinte-cosi-li-ho-visti-a-trento/

Vanni Zagnoli

Sono passate due settimane dalla fine del festival della Gazzetta dello Sport, a Trento. Vale sempre la pena ritornarci, riassaporarlo. Cinquantamila spettatori, complessivamente, nei 4 giorni di eventi, ovvero presenze ai 130 momenti che abbracciano un po’ tutti gli sport.

Trecento gli ospiti, all’insegna del leit motiv “Momenti di Gloria”, fra i teatri e le sale trentine. In quei giorni già 16 milioni di visualizzazioni sui siti gazzetta.it e ilfestivaldellosport.it. 

“Lo sport è un esempio di come ci si deve comportare nella vita – dice il presidente di Rcs group, Urbano Cairo -, di come si deve agire nelle situazioni difficili, di come siano importanti la disciplina, l’impegno e la perseveranza. A Trento sembrava di essere nel villaggio olimpico”.

Il calcio ha portato sul palco Maldini, Zanetti, Batistuta, Ranieri, Sacchi e Capello. 

Abbiamo assistito al racconto di Jurgen Klinsmann, in particolare: “Ho visto la Juve di Allegri, gioca male. L’Inter può vincere lo scudetto. Il calcio italiano non è così lontano dalla Champions”.  In coda, le nostre domande

In Usa giocava fra gli amatori con un nome falso. Qui racconta di gag con Trapattoni. 

“Non c’è mondiale, senza Italia, la mia favorita è la Spagna”

Il passaggio chiave di Clarence Seedorf, sul fatto che dopo il Milan non ha più avuto offerte, nel nostro calcio.

“In Italia il sistema è più razzista delle persone, non c’è un vero e proprio razzismo, andrebbe cambiata la cultura, da scuola. Ci sono poche spiegazioni per le quali gli allenatori che hanno allenato il Milan dopo di me hanno subito trovato una squadra, anche in Italia, mentre io non ho ricevuto alcuna proposta. Qualcuno mi ha detto: “Ti farei una proposta irriguardosa”. E allora io direi fammela”.

In effetti, come media punti, al posto di Allegri, era andato molto bene, tantopiù che non aveva mai allenato.

Gullit è stato sul palco assieme a Sacchi, e pensare che i due al Milan non andavano propriamente d’accordo, al di là di quanto hanno vinto.

Ruud: “Ancelotti è unico, anche con il figlio allenatore, vince con il Real Madrid. Maldini mi ha sorpreso, è un grande dirigente”. https://www.youtube.com/watch?v=zDdTfLNzSIA

Alberto Cerruti ha incontrato cinque campioni del mondo del 1982, Bergomi e Collovati, Causio e Bruno Conti. Il più ciarliero era Spillo Altobelli. Hanno rievocato Enzo Bearzot, in parterre c’era anche la figlia

Per l’atletica, i miti Bob Beamon e Sara Simeoni, ma anche i campioni olimpici Desalu e Stano, il campione d’Europa Crippa, l’ormai ex Andrea Howe e Stefano Tilli, uno dei velocisti di punta degli anni ’80 e ’90.

Marcell Jacobs: “Agli Europei di Roma 2024 farò 100 e 200. Il record non è un’ossessione”.

L’allenatore Paolo Camossi: “E’ una forzatura dire che ci alleniamo per battere Bolt”. “Io però ci penso, al record – dice Marcell -. Sono molto esplosivo, con buoni piedi, ottima velocità fin da subito e cerco di tenerla”. 

Camossi: “Le partenze sono diverse, in base anche al blocco, a Tokyo raggiunge la punta massima velocità agli 84 metri, nessuno fra i grandi ha quel valore. Il sogno è che raggiunga la maggior velocità all’arrivo. L’obiettivo per il 2023 sarà ripetere questa stagione, disputando però 15 gare”.

Jacobs: “Gli infortuni sono dipesi dal virus preso in Kenya, ero stato 3 giorni in ospedale, resta nei muscoli per 6 mesi. Mi presenterò agli Europei indoor a Istanbul da campione, mentre ai mondiali di Budapest cercherò la medaglia che mi manca. Mi sento giovanissimo, sino ai 20 anni mi sono divertito, non ho spremuto tanto il mio corpo, posso reggere altri 10 anni”.

Anche le nostre domande. 

La nostra intervista a Filippo Tortu, con quel suo tono di voce e garbo unici.

“Papà mi allena non perchè è papà. E’ giusto che un bicampione olimpico come Jacobs adesso abbia i riflettori al posto mio”.

Qui è con Sky

Gli sport invernali hanno offerto una vetrina sui Giochi di Milano-Cortina 2026 e il consueto campionario d’assi: da Paris e Brignone alle leggende Compagnoni e Svindal, e poi Fontana, Lollobrigida, Moioli-Visintin. 

La chiusura è stata con Lindsay Vonn e con Sofia Goggia.

Anche le nostre domande. https://www.youtube.com/watch?v=2-fESlwMVLU&t=2s

Il tennis ci ha regalato una serata esilarante con tre dei quattro eroi della Davis ‘76 – Panatta, Bertolucci e Barazzutti – e un’ora di gustoso revival con Yannick Noah. 

Qui la nostra intervista, a parlare anche del figlio Noah, ex Nba, nel basket.

Gli amanti del basket hanno potuto lustrarsi gli occhi con le leggende Morse, Jura, Djordjevic, Riva, Peterson e con la coppia da panchina Messina-Pozzecco. 

Qui il nostro incontro con Chuck Jura, che giocò anche a Venezia

E poi Antonello Riva, che oggi reclamizza integratori alimentari.

E uno dei più grandi della pallacanestro, Djordjevic, fra giocatore e allenatore

Il volley ha fatto il pieno di applausi con gli azzurri neocampioni del mondo e il veterano Zaytsev. 

Il nuoto ha sbancato con la Divina Pellegrini e ha dato la ribalta a due dei grandi protagonisti dell’estate azzurra, i ranisti Pilato e Martinenghi, con Dibiasi-Cagnotto a rappresentare i tuffi, e Campagna punto di riferimento della pallanuoto. 

Questa la nostra intervista a Echeniche, uno dei campioni del mondo: “Gli oriundi in nazionale. E non c’è più nessuno in azzurro fra i primi campioni del mondo con il ct Campagna”

E poi il ciclismo con Nibali, Viviani, Colbrelli e i grandi del passato Adorni, Basso, Moser, Saronni, Bugno, Fondriest e Ballan.

Qui Elia Viviani faceva le carte al mondiale, poi vinto da Evenepoel.

“Van der Poel, Van Aert e Alaphilippe i favoriti. Il circuito è duro. Bennati non è un ct troppo giovane”. 

I motori con Binotto e Giovinazzi, Todt, Berger e Bayliss; l’alpinismo con i mostri sacri Wielicki, Caldwell e Barmasse; la vela con Soldini, Pedote e Tita; il golf con Rocca, Chimenti e Montali a parlare di Ryder Cup; la scherma con Montano, Garozzo-Volpi, Samele-Kharlan, Errigo e Navarria.

Questa è la mamma, di Alice Volpi, è brasiliana. 

Centinaia di persone, come sempre, sono salite in Trentino dal Veneto. Almeno per un selfie con i campioni.

Da “Enordest.it”

Enordest.it. La sorpresa è l’Udinese. In B saltano panchine

https://www.enordest.it/2022/09/25/la-sorpresa-e-ludinese-in-b-saltano-panchine/

Vanni Zagnoli 

Il record dell’Arsenal, fa debuttare il trequartista dell’Inghilterra under 17 Ethan Nwaneri, che ha 15 anni e mezzo, è il primo sotto i 16 anni a giocare in Premier. Supera Harvey Elliott, esordiente nel Fulham a 16 anni e un mese.

E’ un esempio per l’Italia che centellina i giovani, escluso nei finali di campionato, quando esordiscono giusto per avere una soddisfazione, ragazzi che magari poi si perdono nelle categorie inferiori o addirittura smettono. Da notare che ai Gunners mancava il capitano Odegaard, 24 anni, norvegese, che arrivò al Real Madrid a 16 anni, senza peraltro sfondare, neanche in Olanda né alla Real Sociedad.

La tecnologia e lo sport. Luis Enrique fa allenare la Spagna con il walkie-talkie: “Così i giocatori mi sentono meglio, devo urlare di meno”. Il gps viene usato nel rugby, ma anche nel calcio.

Bologna-Empoli 0-1, gol di Bandinelli a un quarto d’ora dalla fine, era già stato decisivo un anno fa, a Reggio, con il Sassuolo. E’ il primo successo per Paolo Zanetti con i toscani. Al Venezia aveva ottenuto l’ultimo a febbraio, a Torino, venne poi esonerato a fine aprile. La penultima vittoria era stata a Bologna, a fine novembre. Comunque la sua ricerca del bel gioco adesso dovrebbe pagare, con gli arancioneroverdi aveva una rosa troppo debole, per salvarsi.

Alessio Tacchinardi esonerato dal Lecco, 4 anni fa da subentrato chiuse settimo, allora in serie D, adesso in C. Si era salvato anche alla Pergolettese, in serie D, nel 2015. A Crema in serie D, al suo paese, si dimise, e a Fano, da subentrato, retrocedette in D ai playout. Spesso il personaggio televisivo, opinionista di Mediaset dal 2014, quando allena va male. Come l’ultimo Aldo Agroppi, sferzante alla Domenica Sportiva contro Antonio Matarrese ma licenziato alla Fiorentina di Cecchi Gori mentre stava retrocedendo.

Le imprese di Udinese, 3-1 all’Inter, dopo il 4-0 alla Roma, è alla 5^ vittoria di fila, lassù, con un allenatore che dava spettacolo, in serie B, all’Ascoli, dopo un decennio eccellente, fra serie B e C. La prima vittoria del Monza in A è contro la Juve, la sorpresa di Raffaele Palladino, che infatti dà il merito ai giocatori, per i soli 5 giorni di allenamento. La caduta contemporanea di Juve e Inter, Milan e Roma, ovvero le favorite per lo scudetto, le più attese, anche Simone Inzaghi è un pizzico in discussione.

Il ritorno in nazionale di Manolo Gabbiadini, giocò titolare 5 anni fa a Milano, in Italia-Svezia 0-0, per oltre un’ora, poi lasciò il posto a Belotti. Ha 30 anni e con il suo sinistro conserva classe, nella Sampdoria non ha giocato tanto ma resta di interesse azzurro considerata la scarsità di grandi attaccanti.

Mercoledì sera è finita 0-0 l’amichevole fra San Marino e le isole Seychelles, ovvero 33mila abitanti contro 97mila, due posti turistici fra i più apprezzati al mondo, 211^ nel ranking Fifa San Marino, la peggiore nazionale in assoluto, a sorpresa, perchè in passato ha ottenuto anche risultati di prestigio, e il 198° posto per le isole nell’oceano indiano.

I 4 cambi in panchina in serie B, più i 3 già effettuati. Non ha senso sostituire Castori, con i suoi 10 campionati vinti, dopo appena 6 giornate. Se non piace il suo calcio, agli antipodi rispetto ad Alvini, passato in serie A alla Cremonese, il presidente Santopadre non doveva prenderlo, certo Silvio Baldini sarà più offensivo, con il Perugia. Si era dimesso dal Palermo, che poi aveva preso Corini. 

Più motivato il ritorno a Pisa di Luca D’Angelo, che meritava la serie A, dopo lo spareggio perso con il Monza, Maran è uscito male dalla coppa Italia e ha conquistato appena 2 punti in 6 gare.

A Benevento, il presidente Vigorito vuole licenziare Fabio Caserta, comunque buono la scorsa stagione, con semifinale playoff, per affidarsi a Fabio Cannavaro, che mai ha allenato in Italia e dunque sarebbe un rischio, fra l’altro ha ottenuto la clausola di un milione di penale in caso di esonero.

A Como il cambio è motivato con i problemi di salute di Giacomo Gattuso, il tecnico della promozione e della salvezza brillante, arriva Moreno Longo, retrocesso con l’Alessandria ma dopo la promozione storica. Il SudTirol aveva già rinunciato nel precampionato a Zauli, dopo 3 settimane con il vice Leandro Greco si è affidata al difensivo Pierpaolo Bisoli, con il quale può arrivare la salvezza.

Comunque 6 cambi in poco più di un mese di campionato sono molti.

Basket. La grandezza di Sergio Scariolo, vincitore di 4 ori e un bronzo agli Europei, con la Spagna. Più argento e bronzo olimpico, più l’oro mondiale. Il tecnico bresciano diventa l’allenatore più vincente di ogni tempo, del basket italiano, considerato anche il titolo Nba da vice, con Toronto.

Volley, le azzurre scelte da Davide Mazzanti, per il mondiale iniziato ieri con il Camerun. Rispetto all’oro europeo manca Sarah Fahr, che ad aprile si è rotta nuovamente i legamenti, al suo posto Marina Lubian, figlia di un pallanotista torinese. In banda torna Caterina Bosetti, che era infortunata, un anno fa, esce Sofia D’Odorico. Il secondo libero negli anni è cambiato spesso, ora tocca alla chioggiotta Eleonora Fersino, classe 2000, come Pietrini e Lubian

A Gardone Riviera, Marcell Jacobs ha sposato Nicole Daza, con parenti arrivati dagli States, ma non il padre. Elegantissimo nel suo smoking scuro, il campione olimpico dei 100 metri, anche mondiale indoor ed europeo, ha raggiunto in barca, da Desenzano, la location cara a D’Annunzio. Nozze e compleanno nella stessa giornata, per Nicole, splendida nel suo lungo velo, abbracciata dal piccolo Anthony. Coach Paolo Camossi era il testimone, molti gli azzurri: l’oro olimpico del salto in alto Gianmarco Tamberi, al compagno di staffetta a Tokyo Fausto Desalu, l’ostacolista Paolo Dal Molin, la staffettista Johanelis Herrera, la lunghista Laura Strati. E poi il presidente della Fidal Stefano Mei, il presidente del Coni Giovanni Malagò, il vicepresidente federale e dt Fiamme Oro Sergio Baldo, fra i 150 invitati.

Boxe, la grandezza di Canelo Alvarez. Il messicano conserva il titolo dei supermedi e i titoli Wba, Wbc, Wbo e Ibf, batte il 40enne Golovkin, kazako per la seconda volta in 5 anni, la prima finì in parità: “Sono il miglior pugile al mondo”, aveva dichiato alla vigilia, probabilmente è vero.

L’Italia vince ai mondiali di subbuteo, a Roma, a cinecittà, su 26 nazioni, Luca Colangelo è il campione individuale, poi il titolo a squadre e l’argento fra i veterani e tra le donne.

Ciclismo, l’argento mondiale nella staffetta mista, le staffette miste portano medaglie all’Italia, nel nuoto, nell’atletica, nel tiro a volo e praticamente in tutti gli sport in cui vengono proposte.

Tre temi, intanto, dal festival della Gazzetta dello sport, a Trento.

Marcell Jacobs: “A Roma 2024, Europei, farò i 100 e i 200”. L’allenatore Paolo Camossi: “E’ una forzatura dire che ci alleniamo per battere Bolt”. “Io però ci penso, al record – dice Marcell -. Sono molto esplosivo, con buoni piedi, ottima velocità fin da subito e cerco di tenerla”. 

Camossi: “Le partenze sono diverse, in base anche al blocco, a Tokyo raggiunge la punta massima velocità agli 84 metri, nessuno fra i grandi ha quel valore. Il sogno è che raggiunga la maggior velocità all’arrivo. L’obiettivo per il 2023 sarà ripetere questa stagione, disputando però 15 gare”.

Jacobs: “Gli infortuni sono dipesi dal virus preso in Kenya, ero stato 3 giorni in ospedale, resta nei muscoli per 6 mesi. Mi presenterò agli Europei indoor a Istanbul da campione, mentre ai mondiali di Budapest cercherò la medaglia che mi manca. Mi sento giovanissimo, sino ai 20 anni mi sono divertito, non ho spremuto tanto il mio corpo, posso reggere altri 10 anni”.

Con Bruno Conti, Fulvio Collovati, Beppe Bergomi, Franco Causio e 

Altobelli, la rievocazione del mondiale del 1982. https://www.youtube.com/watch?v=Cl6Uk6Ou-bM

Video, ciclismo, Elia Viviani presenta il mondiale con arrivo stamane: “Van der Poel, Van Aert e Alaphilippe favoriti per il mondiale. Il circuito è duro. Bennati non è un ct troppo giovane”. 

Da “Enordest.it”

Ilmessaggero.it e ilmattino.it. Ciclismo, Elia Viviani: «Per il Mondiale favoriti Van Aert e van der Poel, ma Bettiol o Trentin possono sorprenderli»

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/ciclismo_mondiale_elia_viviani_van_aert_van_der_poel-6946611.html

di Vanni Zagnoli

E’ dal 2008 che l’Italia non vince il mondiale di ciclismo, i 14 anni di digiuno avvicinano al ritardo record, fra il 1932, con il terzo oro di Alfredo Binda, e il 1953, con Fausto Coppi. Quei 21 anni in realtà sono proprio 14, dal momento che 7 edizioni non furono disputate, per la seconda guerra mondiale.

Elia Viviani, in Australia si può vincere, domenica mattina?

«Ci proviamo», risponde il veronese, oro olimpico di Rio, in pista, e portabandiera con Jessica Rossi a Tokyo, in cui ha vinto il bronzo. E’ a Trento al festival della Gazzetta dello sport.

Lei ha disputato 4 mondiali, il primo nel 2011. Perchè da 5 anni non rientra più nelle convocazioni?

«Il percorso sembrava facile, invece è molto duro, troppo per le mie caratteristiche. Il tratto in linea è molto impegnativo, c’è una salita di 7 km che può accendere la gara. Sono 278 km, assieme alla Milano-Sanremo è una delle corse più lunghe della stagione».

Come tutti i mondiali. Ma a quanto dal traguardo si può risolvere?

«In distanze del genere, può essere decisivo anche lo strappo di un chilometro. C’è un’altra salita di uno e mezzo, con pendenze molto ripide, l’ultima è a 7 km dall’arrivo e può lanciare un corridore da classiche, come Bettiol o Trentin, o naturalmente gli stranieri, il belga van Aert, l’olandese van der Poel e Alaphilippe».

Il francese viene dall’oro a Imola e da quello delle Fiandre. 

«Il tracciato di Wollonlong ricorda quello belga di un anno fa, la distanza e gli strappi corti ma ripidi valgono da trampolino di lancio verso la maglia iridata».

Quasi sempre l’Italia fa la corsa, poi però resta tagliata fuori dall’allungo decisivo.

«La nazionale ha preparato il mondiale al meglio, auguro a Bettiol, a Trentin e a chi volesse puntare al podio di riportare il mondiale nel nostro Paese».

A 42 anni, Daniele Bennati non è troppo giovane, come ct? Come quando Paolo Bettini venne nominato a 36, alla morte di Franco Ballerini?

«No, ha fatto una carriera perfetta per il ruolo, compreso l’avvicinamento, ideale. Ha vinto tappe in tutte le grandi corse, sul finire è stato fondamentale per Basso alla Liquigas e nelle squadre di Contador. E poi gli anni alla Movistar, a supporto di Valverde. Era diventato un gestore di squadra, il capitano che riesce a portarla in alto».

L’Italia è la più forte, come sempre?

«Nel complesso è forte, non partiamo però favoriti. Guardiamo a quei due fenomeni di Belgio e Olanda, possiamo contrastarli e inventare qualcosa di bello per arrivare primi».

Filippo Ganna è stato 7° nella cronometro. Neanche lui è invincibile?

«Nessuno lo è. Purtroppo non si può solo vincere».

Da “Ilmessaggero.it” e ilmattino.it

Zizzagando. 18 titoli di sport

Vanni Zagnoli

A zizzag, come sempre, lo sapete, fra 

Igor Tudor va al Marsiglia. Merita di iniziare la stagione, merita la Champions league, per le due salvezze facili con l’Udinese e per il supercampionato con il Verona, forse però non è abbastanza esperto per un club tanto blasonato. Alla Juve, per la verità, allenava tanto lui, più di Andrea Pirlo, mentre Baronio si agitava parecchio.

Il Parma si apre ai e per i tifosi. Domenica pomeriggio e sera è andato in scena l’open day allo stadio Ennio Tardini, anch’io sono salito sul pullman. La visita al museo, allo store, al campo. Martedì l’allenamento aperto, con possibilità di seguirlo a bordo campo, a Collecchio. La nouvelle vague di Fabio Pecchia, ma anche del pr Fabrizio Cometti, già dg del Pordenone. E’ un giornalista, ha lavorato alla Gazzetta dello sport, a Sky, aveva iniziato a Il Giorno.

La serie B. Helbiz avanza, come terzo operatore delle dirette, con Matteo Mammì in plancia, è stato fidanzato con Diletta Leotta. Cambia la bellissima che va sui campi, da miss Italia a un’altra donna d’impatto. Sono donne affascinanti, presentatrici, che fanno giornalismo senza saperlo fare, inteso come approfondimento, cercare notizie. Soprattutto, la presentazione avverrà a Reggio Calabria, a sublimare la salvezza della Reggina, come società, dopo i guai del presidente Luca Gallo. Sul mercato, mi pare poco attiva la Spal, teoricamente ambiziosa, con l’ex presidente del Venezia Joe Tacopina.

La maturità di Francesco Caputo, il centravanti di Bari, ex Sassuolo e Sampdoria, arrivato anche in nazionale. A 35 anni, conclude gli studi all’istituto tecnico parificato, in Puglia. Da Empoli produce birra, la Pagnotta, meritava una carriera migliore e dall’inizio.

Teramo e Campobasso sono escluse dalla serie C. Gli abruzzesi 8 anni fa dominarono la C, con l’allenatore Vivarini, la persero per un illecito a fine stagione. I molisani falliscono nonostante la proprietà americana, teoricamente ambiziosa, di cui si era occupato anche Il Messaggero, con una corrispondenza dagli Stati Uniti.

L’assoluzione di Michel Platini non è così inattesa, quella di Sepp Blatter sì. Li avrà fatti fuori Gianni Infantino, Blatter è troppo vecchio per rientrare, Platini dovrebbe avere un grande incarico, come risarcimento. Non poteva essere corrotto un campione del genere.

Christophe Galtier dal Nizza al Psg, è uno sconosciuto, ma è un bel segnale, un francese sulla panchina del club più ricco al mondo, con l’obbligo di portare la prima finale di Champions league. Mancata da Pochettino e Tuchel, Emery, Blanc e Ancelotti.

Football americano. Il primo scudetto di Firenze, naturalmente il videoracconto, su vannizagnoli.it. Neanche l’mvp, italiano, vive di sport: “Sono preparatore atletico”. “Ai nostri stranieri vanno 6mila euro, giocano solo 6 mesi. L’allenatore campione sino a 5 anni fa aveva un contratto milionario, in un college americano”.

Il presidente federale, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo: “Nel ’99 un evento in Sicilia, la federazione era sciolta, c’erano 3 club, oggi siamo a 100, comprese donne. Ma niente sud in serie A”.

Da Bologna, dunque, il colore del superbowl, videoracconto, i Guelfi Firenze si aggiudicano il primo scudetto, sui Seaman Milano, i più titolati. La tribuna è quasi piena, con 4mila spettatori.

Il calcio femminile. Se l’Italia vincesse l’Europeo, con due passaggi di turno ai rigori, sarebbe una sorpresa, ancora più clamorosa dell’Italia di Roberto Mancini un anno fa, ma non come quelle della Grecia 2004, della Danimarca nel ’92, della Cechia finalista nel ’96, battuta al golden gol. Anche soltanto per una semifinale è durissima, peraltro le azzurre sono migliorate e la ct Milena Bertolini è probabilmente la migliore al mondo. Ruolo per ruolo, il parallelo con i maschi.

Volley, il mondiale in Polonia e Slovenia, l’Italia giocherà a Lubiana, è come se il mondiale fosse italiano, di nuovo, data la distanza contenuta dal confine.

Ciclismo, Arnaldo Pambianco vinse il Giro del 1961, è scomparso in settimana. Il ciclismo dell’epoca. Quello anche di Franco Balmamion, altro mito di mezzo secolo fa.

Atletica, i 60 azzurri per il mondiale di Eugene, in Usa. Squadra numerosa, le speranze di medaglia, il ct Antonio La Torre è chiamato a confermarsi, dopo un’ottima coppa Europa e la superolimpiade. C’è anche Marco Fassinotti, grande personaggio, che ha provocato, giustamente, a mio avviso, Gian Marco Tamberi. Che non era sereno di suo, tanto che ha lasciato l’allenatore, il padre, Marco. Anzi, sempre in settimana l’ha ripreso, su consiglio di Stefano Mei, presidente federale.

Marco Tamberi, dunque, lasciato anche dal figlio Gian Marco. Aveva già peggiorato la carriera di Alessia Trost, con la sua mania di impostare la rincorsa come vuole lui, snaturandola. 

Andrew Howe e Renè Felton, ovvero quando l’allenatore familiare è da lasciare.

Atletica, la grandezza di Mattia Furlani, talento da oro olimpico, si aggiudica anche il titolo europeo giovanile del salto in alto, dopo il lungo, a Gerusalemme, in 8,04. Reatino, fa 2,15, da under 18. E’ allenato dai genitori, Khaty Seck, senegalese, e da Marcello, che raggiunse i 2,27. A Gerusalemme, l’Italia è terza nel medagliere, grande segnale.

Siamo stati per il terzo o forse quarto anno di fila a Castiglion Fiorentino, provincia di Arezzo, a raccontare il premio fairplay Menarini. Su vannizagnoli.it la videogallery con brani della serata di Sportitalia, e anche le nostre domande: a Federica Pellegrini e  a Roberto Donadoni, a Vito dell’Aquila e al paralimpico Bertagnolli, a Fabrizio Ravanelli e a Massimo Ambrosini. Abbiamo conosciuto Edwin Moses e visto Ian Thorpe e Casey Stoner, dunque atletica, nuoto e motogp, Stati Uniti e due australiani.

Oggi. Il ricordo di Felice Gimondi a firma di Francesco Moser: “Caratterialmente eravamo agli antipodi, vinceva risparmiando energie. Quella volta in cui facemmo male ad aspettarlo dopo una caduta perchè vinse”

Gimondi, Moser e Merckx (ildolomiti.it)

La prima stesura della chiacchierata con Francesco Moser per “Oggi”, poi diventata articolo a firma sua

Francesco Moser prepara la vendemmia, a Trento, risponde al telefono dal trattore. «E proprio sul cellulare – racconta – ho l’ultima foto scattata con Felice, eravamo con Beppe Saronni e insieme avremo vinto più di 500 corse. Si era a Courmayeur, alla tappa che ha deciso il Giro, in cui l’ecuadoregno Carapaz prese le maglia. “Non vado più in bicicletta – mi confessava -, non mi sento sicuro”, tanto che aveva iniziato a usare la bici elettrica». 

Era fine maggio e quel giorno il pensiero di Gimondi era andato anche a Gianni Motta, l’altro rivale degli anni ’60 e ‘70. «”Che abbia cura di sè” – diceva Felice -, c’era un anno di differenza tra i due e anche Gianni aveva dovuto fronteggiare qualche acciacco. Ma ora siamo qui, a piangere la scomparsa di Felice».

Il primo ricordo che accompagna Moser a Gimondi è del ’74. «Fu lui a vincere la Milano-Sanremo. Due anni più tardi mi aggiudicai la cronometro di Ostuni, il Giro però andò a Gimondi, per la terza volta, e allora era con la Bianchi: correva al risparmio, non mollava mai, nessuno gli dava peso eppure vinceva regolarmente. In quel 1976 cadde, sembrava essersi rotto qualcosa di serio, in gruppo lo aspettammo e fu primo, grazie alla cronometro fra Arcore e Monza. Siamo sempre stati avversari, alla fine l’ho superato, almeno come numero di maglie rosa in assoluto».

Nel ’73, Gimondi fu campione del mondo, al Montjuic, in Barcellona. «Con Nino De Filippis ct. Battè in volata il più grande, Eddy Merckx, e non era la sua specialità. Senza il belga, avrebbe vinto tanto di più. Nel ’77 fui io a indossare la maglia iridata, a San Cristobal, in Venezuela: Alfredo Martini aveva designato me come capitano, mi fece da gregario e solo i grandissimi sanno adattarsi».

Gimondi lasciò nel ’78, al giro dell’Emilia. «Ci si ritrovava spesso ai circuiti degli assi, eravamo le vedette, anche 30-40 volte l’anno e adesso al massimo ce ne sono uno-due».

Moser conserva le pagine dei giornali e i manifesti di quegli anni. «Entrambi siamo poi stati membri dell’Uci, l’unione ciclistica internazionale, spesso si viaggiava insieme, da Bergamo a Losanna. L’ultima volta che pedalammo assieme fu invece in Austria, per festeggiare i 70 anni di Merckx, che peraltro utilizzava la bici elettrica. Eravamo in parecchi, fra gli ex campioni del mondo: “Conosci le strade, vieni con me”, mi pregò Felice. Spesso è stato qui in cantina, per le feste che organizzavo, e gli davo sempre il mio vino».

Nella classifica dei corridori italiani di ogni tempo, Moser lo colloca al quarto posto. «Potrebbe essere Binda, Coppi e Bartali, poi Felice, io e Saronni. Nibali? Vedremo quando smette».

A carriera finita, Gimondi fece l’assicuratore. «Me ne parlava quando andavamo in macchina assieme, andava ancora in ufficio».

Due anni fa, la figlia Norma si candidò alla presidenza federale, venendo sconfitta da Renato Di Rocco. «Mi ero candidato anch’io, anni fa, ma non faceva per noi, c’era troppa politica».

Caratterialmente, Gimondi era molto diverso da Francesco. «Molto più calmo, mentre io ero nervoso, mi facevo prendere dai 5’. Era più adatto alle corse a tappe, sapeva aspettare e senza spendere tanto si aggiudicò anche un Tour e una Vuelta di Spagna. La sua ultima volta in Francia fu nel ’75, quando io indossai le mie 7 maglie gialle, finii comunque dietro di lui, sesto contro settimo». Moser all’inseguimento di Gimondi, prima dei duelli con Saronni. Epocali.

Vanni Zagnoli

Da “Oggi”

Repubblica, dicembre 1996. Francesco Moser, pensionato a 45 anni

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/12/12/moser-francesco-anni-45-pensionato.html

L’articolo di Silvia Gilioli, del ’96

TRENTO – Francesco Moser, 45 anni, pensionato. Il popolare ex ciclista trentino, vincitore di un Giro d’ Italia, di tre Parigi-Roubaix consecutive, primatista dell’ ora, dall’ inizio di dicembre prende la pensione. Un milione e 800 mila lire al mese, per una proiezione annuale vicina ai 25 milioni. Moser raccoglie i frutti di otto anni di contributi all’ Enpals, l’ ente nazionale per la previdenza assistenziale riservata ai lavoratori del mondo dello spettacolo. “Nel 1981 – racconta Moser – il governo approvò una legge che imponeva a tutti gli sportivi professionisti con un reddito superiore ad un certo tetto di versare i contributi previdenziali. Io l’ ho fatto sino all’ 88, quando mi sono ritirato dalle competizioni. Successivamente, consigliato dai miei commercialisti, ho scelto di riscattare tutti gli anni di mancati versamenti. Vale a dire le prime otto stagioni da ‘ pro’ (il suo esordio tra i big risale al ‘ 73 n.d.r.) e i mesi del servizio militare. Poi, tramite contributi volontari, ho provveduto a versare quanto ancora mi mancava”. Così ora Francesco incassa regolarmente. Nonostante l’ azienda di famiglia, costruttrice di biciclette, la consulenza alla Rcs organizzazioni per le corse nazionali, qualche contratto procacciato in qualità di assicuratore e il ruolo di pubblico amministratore, come assessore allo sport e al turismo della Provincia di Trento, sua terra natale. Moser comunque ha utilizzato legittimamente gli strumenti che le norme gli hanno messo a disposizione. Ha guadagnato bene, ha potuto pagarsi il riscatto. E questo non a tutti è possibile.

(s.g.)