Volley, mondiali femminili. Italia imbattuta, vince per 3-1 anche contro il Belgio

Vanni Zagnoli

Tre partite e l’Italia si qualifica alla seconda fase dei mondiali di volley, ad Arhnem, con due gare di anticipo. Batte il Belgio per 3-1, ha rischiato tuttavia di perdere 3-0.

Mazzanti impiega tutte le titolari, dunque Orro come alzatrice, non Malinov, lasciata in panchina anche nei momenti più critici.

L’Italia insegue dall’inizio, nonostante i muri di Orro, Danesi e Sylla. Proprio Sylla viene murata e il Belgio va a +2. Chiuderà Van Avermaet mura da sola Bosetti, a chiudere il primo set, per 21-25. Le difficoltà dell’Italia sono in posto 4, Caterina Bosetti non è in serata.

Il secondo è altrettanto equilibrato, un muro di Orro è significativo. Dal 18 pari, l’Italia arriva sul 24-20 anche grazie a due muri di Anna Danesi. Poi con due attacchi larghi di fila di Egonu le fiamminghe tornano in parità. Lo 0-2 sembra fatto, sul 25-26, le rossonere esultano per il punto, non si accorgono che la palla è ancora in gioco e De Gennaro le sorprende con un palleggio dove non possono arrivare, essendosi girate in anticipo. E lì c’è la prima svolta dalla partita. Servono un tocco sporco di Sylla e un altro muro di Danesi per festeggiare l’uno pari.

La terza frazione è complicata, Sylla viene murata per il 12-16 e allora Mazzanti la cambia con Elena Pietrini. Anche il coach si innervosisce per gli errori, in un timeout gli sfugge un’espressione quasi blasfema. Sul 16-20 c’è un errore dell’arbitra egiziana, che dirige con il velo, bianco, su tenuta nera, considera trattenuta una conclusione di Egonu che non lo sarebbe stata neanche con le regole della vecchia pallavolo, per nulla permissive. 

Il Belgio mantiene così 3-4 punti di margine, salvo incepparsi, nonostante una nuova incertezza dell’arbitra Khattab Taghrid a suo favore. Dal 20-24, Bosetti azzecca l’ace, poi Egonu la mette a terra, per due volte, con la sua grande elevazione. Herbots arriva a 30 punti con pochi errori, sul finire di terzo set. Perde efficacia ai vantaggi, viene murata da Danesi e poi spedisce la palla alta, per il 29-27.

Il quarto set è il più facile di questo Europeo, il Belgio crolla letteralmente, 25-9, sempre con Pietrini in banda, al posto di Sylla, che da un anno e mezzo ha perso qualcosa del suo tremendismo.

“L’ultimo set è stato ottimo – dice Cristina Chirichella, al terzo mondiale, come Monica De Gennaro -, nel secondo e nel terzo non abbiamo mollato quando loro erano in temperatura. Ci avevano messo in difficoltà, difendevano tutto. Anche se non abbiamo mostrato un’ottima pallavolo abbiamo retto ed era fondamentale recuperare anche questo svantaggio. C’è stata qualche svista, qualche errore di troppo nostro, dobbiamo sistemare qualcosa. Conta però questa determinazione”.

E Davide Mazzanti, che nei primi anni di nazionale non vedeva l’ora di giocare, adesso è diventato più calmo: “Se le sofferenze aiutano a crescere, siamo cresciuti tanti. Abbiamo sofferto, siamo stati bravissimi in fase di break e poi anche nel vecchio cambio palla”.

Sarà felice, davanti alla tv, anche la moglie, Serena Ortolani, che quest’anno si è ritirata, a 35 anni e mezzo, ha chiuso in serie A2 alla San Giovanni in Marignano. C’era, nel precedente mondiale, e giocò anche abbastanza.

In questo, l’Italia tornerà in campo giovedì sera, sempre alle 18, con il Kenya, e lì di nuovo darà spazio alle riserve.

Il Messaggero. Volley, Alessandro Bovolenta campione Europeo Under 20

C’è un Bovolenta sul tetto d’Europa, Alessandro Alberto è campione under 20, da miglior giocatore della manifestazione, a 18 anni, fra i più giovani del torneo di Montesilvano, in Abruzzo.
Il 24 marzo 2012 perse il papà Vigor, rodigino, per 13 anni in nazionale, con l’argento olimpico e due ori europei. Il suo cuore smise di battere a 37 anni, durante una partita di serie B2, a Treia, Macerata, con Forlì, dove stava chiudendo la carriera. Aveva sofferto di extrasistole, nel 2000 si fermò per 4 mesi, ma quel problema cardiaco non influì sul decesso. L’autopsia parlò di coronaropatia aterosclerotica severa, una patologia per la quale avrebbe dovuto fermarsi, ma nel 2015 i due medici che gli avevano rilasciato l’idoneità sportiva vennero assolti per insufficienza di prove dall’accusa di omicidio colposo. Assieme alla tragedia del calciatore Piermario Morosini, la sua morte ha aperto la strada ai defibrillatori negli impianti sportivi.
Alessandro aveva quasi 8 anni e a un mese dalla scomparsa del papà scese in campo con la nazionale guidata da Mauro Berruto nel primo Bovo day, quest’anno ha esordito in serie A a Ravenna, con cui il padre vinse la Champions league. La squadra è finita ultima, lui resterà in A2, si era rivelato in serie B, nella seconda squadra giallorossa.
E’ stato Marco Bonitta, il ct campione del mondo con l’Italia femminile, nel 2002, a volerlo nel settore giovanile romagnolo e fargli cambiare ruolo, era centrale come il padre, è diventato opposto, il finalizzatore offensivo. Un anno fa è andato al mondiale under 19 a Teheran, da più giovane dell’Italia, e fu quasi sempre titolare.
A fargli da filtro per le interviste c’è mamma Federica Lisi, romana, a lungo palleggiatrice in serie A1, a Roma, a Napoli, sino alla chiusura a Modena. “Senza paura è il motto di casa”, racconta lei. La famiglia abita in una villetta a Ravenna, la fece costruire nonno Gino. “Le difficoltà vanno sempre affrontate, siamo una squadra, 5 figli sono veramente come una mano”.
I Bovolenta si chiamano tutti con la A, Arianna ha 14 anni, le gemelle Angelica e Aurora 11 e il piccolo Andrea 9, è nato qualche mese dopo la morte del padre. Anche i tre piccoli giocano, a Ravenna, le bimbe nella gloriosa Olimpia. “Nei due anni di covid, anche i grandi fra i miei ‘nani’ frequentavano in dad una scuola di Trieste con tutor dedicati”. 
In stagione, Alessandro vive a Ravenna ma in foresteria con due compagni di squadra. Va in quinta ragioneria. “Continuo con l’istruzione parentale – spiega lui -, farò l’esame da privatista, come tanti sportivi. So che è importante studiare, per relazionarmi con gli altri. Mamma mi fa mantenere il cervello attivo, non si vive di sola pallavolo”.
Arianna da febbraio gioca nel Volleyrò, a Casal de Pazzi, Roma, dove frequenta il liceo linguistico, e sarà già inserita in B2. I Bovolenta cercano di non farsi schiacciare dal cognome. “E’ il mio, ne vado esclusivamente fiero”, sottolineava Alessandro. Ha cambiato numero di maglia, dal 30 al 7. “Ho scelto di non indossare il suo 16 perché io sono un’altra persona. Papà mi guarda da lassù, ma questa è la mia storia”. 
Il 30 maggio, nel giorno del compleanno di Vigor i 5 figli si ritrovano anche con i nonni paterni, che hanno perso un altro figlio, per leucemia. “Fisicamente mio marito non c’è – riflette Federica – ma è presente. Magari si parte scherzando e poi può uscire il discorso, parliamo della nostra quotidianità, siamo molto intimi nei ricordi. E Alessandro all’epoca era talmente piccole che ne ha pochi”.
Domenica sera, l’Italia ha battuto la Polonia campione del mondo under 19 al tiebreak ma il quinto set è stato facile. In rosa figurano altri due parenti d’arte, il palleggiatore Mattia Boninfante è figlio di Dante, bronzo olimpico a Londra, da secondo alzatore, e Luca Porro, fratello di Paolo, già in serie A, e miglior schiacciatore al mondiale juniores un anno fa. “Nella semifinale con la Bulgaria – riprende Alessandro – ho realizzato 27 punti, ma il merito è soprattutto della squadra, abbiamo cercato di sbagliare il meno possibile. Siamo come una famiglia, con tutti, e per me Gaetano Penna è come un fratello”.
In 105 giorni di ritiro, l’Italia under 20 ha disputato 19 partite, perdendone una sola. “E’ stata l’estate più bella della mia. E questo oro mi mette i brividi”.
L’Italia ha vinto tutti e 6 gli Europei under 20 della storia e anche tutti e 6 gli ultimi campionati giovanili, fra maschi e femminile, nelle 3 categorie, non ci riuscì neanche l’Urss. Il segreto è anche il direttore tecnico Julio Velasco, che fu allenatore di Vigor nell’argento olimpico del ’96. “Julio ci ha dato una grandissima mano dall’inizio, dal 12 giugno – conclude Bovo junior -, ci ha sempre accompagnato, provando a cambiare la nostra mentalità, a renderla vincente, anche adesso che ritorniamo nei club”. E il guru argentino dice che, come Vigor, Alessandro è un ragazzo d’oro. “Lo ringrazio. Il gruppo è di classe 2003 e 04, la mia precocità è questione di genetica, i due metri e 05 a 18 anni, ma proprio lui ha contribuito a farmi portare avanti, con la testa, oltre a cercare di migliorarmi tecnicamente”. In prospettiva, vale altri figli d’arte, Michieletto e Zaytsev.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero. Volley, Italia fatica ma batte il Porto Rico 3-0, ora il Belgio

Tre a zero anche nella seconda partita del mondiale, per l’Italia femminile, ma con tante più difficoltà. Porto Rico è migliore del Camerun, rimonta 3 punti ha un set point e si arrende per 28-26, grazie al colpo di Malinov, ieri titolare, al posto di Orro, subentrata bene negli altri due set. Mazzanti lascia a riposo una schiacciatrice, Sylla, e una centrale, Chirichella, Pietrini e Lubian non brillano e così nel secondo set dal -5 è determinante Caterina Bosetti, per il 25-21. L’Italia è superiore in attacco e a muro, non al servizio, recupera 4 punti nel terzo e chiude 26-24. Stasera, alle 18 (Rai2 e Sky) c’è il Belgio.
v.z.

Da “Il Messaggero”

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it, Ilmattino.it. Volley, Italia vs Porto Rico 3-0: Mazzanti cambia metà sestetto e le azzurre faticano. Brava Bosetti

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_porto_rico_mazzanti-6952160.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_porto_rico_mazzanti-6952199.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_porto_rico_mazzanti-6953261.html

di Vanni Zagnoli

A differenza di Fefè De Giorgi, che effettuava cambi solo di fronte a cali di rendimento evidenti di titolari, Davide Mazzanti rinuncia a metà sestetto base, con Porto Rico, e anche così si spiegano le difficoltà in questo 3-0, molto più complicato rispetto alla gara d’esordio con il Camerun.

Le azzurre lavorano tanto in palestra, sul piano fisico, anche in questa prima fase, per arrivare al massimo nella terza settimana dei mondiali, che si concluderanno sabato 15 ottobre, e allora è utile far rifiatare e tre titolari, almeno mentalmente, e poi si ha quasi la sensazione di voler far allenare la squadra a recuperare svantaggi.

Con Porto Rico, dunque, l’Italia lascia in panchina la capitana Sylla per Elisa Pietrini, 22 anni, che da poco ha sposato il cestista David Paunovic, 27 anni, ex di Raphaela Folie, assente anche dalla Nations league per risparmiarsi un po’, dopo gli infortuni che l’hanno penalizzata in carriera. In regia c’è Ofelia Malinov, che da un anno in nazionale ha lasciato il posto ad Alessia Orro, utile negli ingressi nel secondo e nel terzo set. Al centro riposa l’ex capitana Chirichella per Marina Lubian, torinese, figlia di un pallanotista, che era già nel gruppo a 18 anni, al precedente mondiale.

Ad Arnhem, in Olanda, in uno dei tre campi da volley ricavati dallo stadio, l’Italia soffre in ricezione, con Pietrini, e fatica ad avere un campio palla fluido. Con il muro di Bosetti arriva sul 12-10, torna dietro ma sembra tranquilla, sul 23-20 di Lubian in primo tempo. Si fa rimontare da Enright, va sotto 25-26 eppure si riprende il set, grazie al muro di Egony e alla freeball di Malinov, con un colpo alla Giannelli.

Nel secondo, il muro di Lubian dà il 13-10, poi salgono in cattedra Reyes e Abercrombie, americana, naturalizzata grazie alla madre. Sul 15-20, il ct Mazzanti usa il doppio cambio, dell’alzatrice e anche di Egonu, con Sylvia Nwakalor. Grazie al muro, le azzurre si riavvicinano, Danesi ne piazza uno e attacca bene. Un challenge millimetrico offre la spinta decisiva, con un parziale di 11-2, con la regolarità di Caterina Bosetti, che pure in carriera è stata penalizzata da infortuni.

Nel terzo set rientrano Malinov e Paola Egonu, le caraibiche avanzano sull’8-13 sfruttando il nostro gioco, prevedibile. Due muri portano alla parità a quota 14, altro passaggio a vuoto sul 16-20. Il tempo a muro di Malinov e la fisicità di Lubian servono per il -1, Egonu trova continuità, Porto Rico la perde. Orro entra e batte bene, Danesi va in primo tempo, chiude in diagonale la nostra opposta. Per la giocatrice più attesa del mondiale, nata a Cittadella (Padova) da genitori nigeriani, 19 punti ma anche errori. Pietrini arriva a 15, Sylla in ricezione è più affidabile. I 6 punti in attacco e 4 a muro di Caterina Bosetti la propongono su buoni livelli. Sull’altro fronte, Ocasio, Enright e Valentin confermano l’efficacia evidenziata nelle stagioni in cui hanno giocato in Italia.

“Abbiamo faticato a leggere situazioni – spiega Davide Mazzanti -. Siamo stati lenti, ma anche capaci di recuperare le nostre capacità nei momenti di difficoltà. Abbiamo lasciato spazio eccessivo alle avversarie, faticando in ricezione e in difesa, salvo eccellere nei finali di set”.

Monica De Gennaro non si è prodotta nei salvataggi che ne fanno il miglior libero al mondo, anche a 35 anni. Il marito Daniele Santarelli allena la Serbia, campione del mondo, va sotto 2-1 con la Bulgaria di Lorenzo Micelli, poi sconfitta 15-9.

Domani per l’Italia ci sarà la terza forza del girone, il Belgio, che dovrebbe finire dietro anche all’Olanda. Si gioca dalle 18, con diretta su Rai2 e Skysport1.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”, “Ilmattino.it”

Il Gazzettino, volley femminile. Marina Lubian: “Il mondiale è molto lungo ma noi siamo prontissime”

Nell’Italia a caccia del titolo mondiale, dalle 15 di oggi con il Camerun, su Rai2 e su Skysport1, l’Imoco non è più il partito di maggioranza. Ha perso le attaccanti di punta: Egonu a Istanbul troverà il ct della Turchia, Giovanni Guidetti, mentre Sylla va a Monza, da dove arriva la schiacciatrice Alessia Gennari. Conegliano ha ingaggiato la centrale Marina Lubian, vincitrice della Challenge cup a Scandicci. Resta, naturalmente, la bandiera Monica De Gennaro, 35 anni e mezzo, miglior libero degli ultimi due mondiali, nel quarto posto di Milano 2014 e nell’argento di 4 anni fa, in Cina, e poi nell’oro estivo di Nations league.
Novara ha le altre tre centrali, Chirichella, Danesi e Bonifacio, più il secondo libero, Eleonora Fersino, 22 anni, di Chioggia, cresciuta nel Clodia e poi al Piave di Noventa. Poi due stagioni a Conegliano e da una a Novara. 
Marina Lubian, l’unica veneta del gruppo sarà davvero l’erede di Monica De Gennaro?
“Fersino ha grande talento e tutte le capacità di guadagnarsi il posto in nazionale”.
Il padovano Fabio Balaso è premiato come miglior libero del mondiale vinto dall’Italia, si fa la differenza anche con tuffi e ricezioni?
“La pallavolo è uno sport di squadra in cui tutte le pedine sono fondamentali, senza un primo tocco di qualità il gioco è sicuramente più complicato”.
Ad Arnhem, in Olanda, alle 18, incontrerete lunedì Porto Rico, martedì il Belgio e giovedì il Kenya. La chiusura del girone sarà domenica 2 ottobre, con l’Olanda, alle 16. Fiamminghe e Paesi Bassi possono insidiare il vostro primato?
“Le avversarie non vanno sottovalutate, è una competizione a cui tutte vogliono arrivare pronte, abbiamo battuto Belgio e Olanda nella Vnl, hanno giocatori di grande rispetto e quindi ci prepareremo al meglio per incontrarle”.
Passano le prime 4, come dalla seconda fase, poi l’incrocio ai quarti. Lì l’Italia ritroverà una squadra già incontrata nel primo o nel secondo girone, probabilmente Brasile o Cina, Olanda o Giappone. E’ strano?
“Per raggiungere l’obiettivo finale va incontrata la maggior parte delle squadre, la formula va accettata, non sarà un problema reincontrare una nazionale già affrontata, anche nell’ipotetica semifinale”.
Marina, entrò anche nel mondiale in Cina, a 18 anni, che effetto le fa essere parte della nazionale femminile più amata dagli italiani?
“Essere qui è un onore e un privilegio, darò il meglio di me per aiutare la squadra a raggiungere l’obiettivo che ci siamo poste”.
Sono 62 anni che non avviene la doppietta iridata, ci riuscì solo l’Urss. Essere favorite vi spaventa?
“È la parola che ci viene affiancata più spesso in questo periodo, siamo consapevoli dei nostri mezzi e abbiamo ambizioni. Non ci mette pressione, sappiamo cosa ci attende e nulla ci è dovuto”.
La coppa del mondo dura 23 giorni, con 12 partite, per chi arriva in semifinale: l’Italia di De Giorgi ha vinto con sole 7 gare, voi reggerete sul piano fisico?
“Il mondiale è molto lungo, ci siamo preparate in questi mesi, siamo prontissime”.
Daniele Santarelli allena la Serbia, campione in carica, e viene dai 4 scudetti a Conegliano. Guidetti al Vakifbank dal 2008 ha vinto tutto. Lavarini guida Novara e la Polonia coorganizzatrice, dopo l’incredibile semifinale olimpica con la Corea del su. Micelli è con la Bulgaria, 20 anni fa era staff di Bonitta, campione del mondo con l’Italia. Gli allenatori italiani sono sempre i migliori al mondo?
“In questi anni, ovunque hanno dimostrato che la nostra scuola di pallavolo è di altissimo livello”. 
Marina, come farà a contendere il posto a due centrali fra le migliori al mondo, Chirichella e Danesi?
“Daró il 110% come sempre. Il ct Mazzanti farà le sue scelte, contendere lo spazio a due centrali di livello assoluto è uno stimolo per me, mi aiuta a migliorare giorno dopo giorno e non vedo l’ora di mettermi alla prova di nuovo”.
Cosa prova quando piazza un muro punto?
“Mi dà una forte carica e adrenalina, credo sia una delle cose che mi da più soddisfazione”.
Le azzurre sono uscite ai quarti in 4 olimpiadi su 6, ai mondiali forse non esiste più questo rischio, grazie all’oro europeo di un anno fa in Serbia e al trionfo in Nations league con il Brasile. I quarti saranno martedì 11 ottobre, ad Apeldoorn e a Gliwice, idem le semifinali, mercoledì 12 e giovedì 13. L’Italia vale le finali, ad Apeldoorn, sabato 15. Paola Egonu è la migliore giocatrice e più pagata al mondo, guadagnerà un milione l’anno, agli Europei del 2017 e del ’19 non era stata impeccabile, ora è fortissima anche mentalmente.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Messaggero. Mondiali di volley femminile, Anna Danesi: “Pensiamo a vincerle tutte”

La seconda estate d’oro di fila per lo sport italiano vivrà un ideale prolungamento con i mondiali di volley femminile, con le azzurre favorite per il titolo. Iniziano domani, alle 15 con il Camerun, su Rai2 e su Skysport1, ad Arnhem, Olanda. Poi tre gare alle 18: lunedì con Porto Rico, martedì il Belgio e giovedì 29 contro il Kenya. La chiusura del girone domenica 2 ottobre, con l’Olanda, alle 16.
Anna Danesi, che effetto fa essere la nazionale femminile più amata dagli italiani?
«Siamo lo sport più praticato dalle donne, nel nostro Paese – risponde la centrale bresciana, 26 anni, al secondo mondiale, dopo due olimpiadi -. E l’argento di 4 anni fa ha portato a nuovo boom». 
E 4 milioni di italiani hanno seguito l’oro maschile, il 3-1 con la Polonia.
«Questo conferma che la nostra pallavolo è all’apice, anche di interesse».
Sono 62 anni che non avviene la doppietta iridata, ci riuscì solo l’Urss. Quante possibilità avete?
«Sappiamo di averne, sarebbe fantastico per l’intero movimento e per tutta l’Italia».
Il mondiale dura 23 giorni, con 12 partite, per chi arriva in semifinale: l’Italia di De Giorgi l’ha vinto con 5 gare in meno, reggerete sul piano fisico?
«Il nostro calendario è più lungo, abbiamo programmato sedute di pesi anche nella prima fase. Arriviamo belle cariche, con un lavoro di potenziamento importante, in estate. Io mi sento benissimo, grazie al preparatore Ezio Bramard».
L’Olanda ha speso 22 milioni di euro per cui ha deciso il calendario del mondiale, con le prime partite di ogni gruppo ad Arnheim, poi si giocherà anche in Polonia. Comunque il vostro cammino sarà tutto nei Paesi Bassi?
«Sì e questo è un vantaggio, anche se per la seconda fase andremmo a Rotterdam. Dal nostro hotel per arrivare alle palestre di allenamento o di pesi ci sono 25-40’ di pullman, insomma qua gli spostamenti sono rilevanti».
Com’è il vostro girone?
«Le partite più interessanti sono con Belgio e Olanda. Possiamo scoprire il nostro gioco, abituarci a sensazioni ed emozioni mondiali, senza sottovalutare le due africane e le caraibiche».
Passano le prime 4, come nella seconda fase, poi l’incrocio ai quarti. Lì l’Italia ritroverà una squadra già incontrata nel primo o nel secondo girone, dunque Brasile o Cina, Olanda o Giappone. E’ anomalo?
«E’ una novità, pensavamo di affrontare la quarta dell’altro girone, passassimo per prime, per due volte. Giocheremmo contro chi avremo già affrontato, può non essere il massimo per il pubblico, rivedere le stesse avversarie».
I punti deboli di quelle?
“Il Brasile ci può mettere in difficoltà con palle velocissime. Senza Zhu, la Cina perde qualcosa ma resta fastidiosa”.
Daniele Santarelli allena la Serbia, campione in carica, e viene da 4 scudetti a Conegliano. Giovanni Guidetti dal 2008 è al Vakifbank Istanbul e come lui ha vinto tutto, dal 2017 è alla Turchia. Stefano Lavarini è alla terza stagione a Novara, con una finale scudetto, e guida la Polonia. Gli allenatori italiani sono i migliori al mondo?
«Sì, ma non dimentichiamo Kiraly, campione del mondo con gli Usa, nel 2014, e Zè Roberto, con il Brasile dal 2003 e con due ori olimpici, l’abbiamo battuto nella finale di Nations in Turchia».
Lorenzo Micelli era nello staff dell’Italia di Bonitta, campione del mondo 2002, guida la Bulgaria e dice: “Per 5-6 anni le azzurre saranno la squadra da battere”. 
«Lo spero. Siamo giovani e, olimpiade a parte, abbiamo sempre ottenuto buonissimi risultati”.
Essere favorite mette pressione?
“Dipende come la vivi, a me il pronostico e la vittoria dei maschi caricano”.
L’Italia vanta l’oro del 2002, l’argento di 4 anni fa e due quarti posti. I quarti restano uno scoglio, come alle olimpiadi, dal 2000?
“Non sentiamo questo sbarramento, pensiamo a vincerle tutte”.
Un aggettivo o un appellativo per il sestetto titolare? 
“Lia Malinov è la testarda, si arrabbia anche in allenamento, se non le arriva un punto meritato. Miriam Sylla è trascinatrice, sempre allegra. Caterina Bosetti inventa ogni giorno un colpo d’attacco. Cristina Chirichella è sempre propositiva, per migliorare. Monica De Gennaro è la salva tutto, non fa cadere una palla”.
E poi Paola Egonu. Un anno fa ha condotto Le Iene su Italia1, chi di voi ha voglia di fare tv?
“Lei è un personaggio, nessun’altra è al suo livello”.
Al femminile, la battuta incide meno?
“Un po’ meno. Resta uno dei primi mezzi per mettere in difficoltà le avversarie. A noi neanche serve forzarla, siamo molto forti a muro e in difesa”.
Quanto vale il mondiale rispetto alle olimpiadi? 
“Uguale, sono ogni 4 anni. La differenza è con gli Europei, in programma ogni due”.
Mazzanti è ct da 5 anni, ha fatto il doppio incarico solo a Perugia, nella stagione post covid. E’ giusto che alleni solo la nazionale?
“Lasciamo le decisioni ai dirigenti, neanche saprei quante energie porti via un club”.
Nel calcio spesso le società vengono prima della nazionale, nell’interesse degli atleti, nella pallavolo è il contrario?
“Se fai bene nella squadra, meno nota a livello mondiale, vieni chiamata in nazionale. Che a noi dà visibilità”.
Quanto ha inciso il suo anno romano a Casal de’ Pazzi, al Volleyro’, miglior settore giovanile, a parte il club Italia?
“Fu una delle stagioni più belle, cui mi ero proprio divertita, imparando tanto a livello tattico. A 18 anni imparai a leggere il gioco avversario, determinante al centro”.
Danesi, dopo Conegliano e la finale con Monza va a Novara, tocca così i e tre i migliori club di questi due decenni.
“Giocherò con Chirichella anche in campionato, proveremo a vincere tutto”.
E cosa prova quando mura?
“Certi muri si ricordano quasi tutta la vita. Quello su Boskovic è stato il simbolo dell’oro europeo, nella finale contro la Serbia. Il nostro lavoro è sottovalutato, per una volta risalta”.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero. Al via questa sera in Olanda il mondiale di volley femminile

Il mondiale di volley femminile inizia stasera, con le squadre padrone di casa, entrambe però ad Arnhem, in Olanda, dove si disputeranno le prime gare di ciascuno dei 4 gironi. Alle 18 Polonia-Croazia, poi Olanda-Kenya, con dirette su Raisport e su Skysport1 o su Skysport arena. La prima fase comprende 24 nazionali, ognuna disputerà 5 partite. L’Italia è favorita nel gruppo A, passando incontrerà le migliori del gruppo D, di scena ad Arnhem, con Brasile, Cina, Giappone, Colombia, Argentina e Rep.Ceca. Nel girone B, a Danzica, Turchia, Polonia, Croazia, Corea del Sud, Rep. Dominicana e Thailandia. Nel gruppo C, a Lodz, Usa, Serbia, Germania, Bulgaria, Canada e Kazakistan. Da martedì 4 a domenica 9 ottobre la seconda fase, con in dote i risultati della prima: due gironi da 8, a Rotterdam e a Lodz, ogni nazionale disputerà 4 gare, contro le squadre non affrontate all’inizio. I quarti saranno martedì 11, secondo lo schema 1^ contro la 4^, ma non con l’altra parte del tabellone. Mercoledì 12 e giovedì 13 le semifinali, sempre ad Apeldoorn e a Gliwice. Finali ad Apeldoorn, sabato 15.
v.zagn.

Da “Il Messaggero”

Il Gazzettino, volley, i veneti campioni del mondo. Fabio Balaso: “L’oro è per mamma Adriana. Equilibrio e tranquillità i nostri segreti”

https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/fabio_balaso_volley_miglior_libero_ecco_qual_e_il_nostro_segreto-6925252.html

Katowice
Ha tanto di veneto l’Italia campione del mondo per la quarta volta. Vicepresidente federale è Adriano Bilato, dal Valsugana, Padova, al secondo mandato. Nella rosa dei 14 giocatori figurano Mattia Bottolo, schiacciatore di 22 anni, nato a Bassano, cresciuto in giallorosso e da 6 stagioni a Padova. “E adesso – racconta – spicco il grande salto, alla Lube Civitanova, campione d’Italia”. Magari giocherà poco, come con la nazionale iridata, ma già l’opportunità è emozionante. Come per Leonardo Scanferla, 23 anni, padovano, ex Petrarca, a caccia dello scudetto con Piacenza dopo 3 stagioni non esaltanti, come squadra. E’ il libero di riserva, dietro l’altro patavino, Fabio Balaso, muscolarissimo, alto 1,82, come un italiano medio, premiato come migliore del ruolo, domenica sera.
Balaso, le sue difese sono state determinanti, soprattutto dagli ottavi, contro Cuba e la Francia, poi con la Slovenia. Nella finale con la Polonia anche lei era finito sotto pressione, in ricezione…
“Non hanno funzionato solo le mie difese, ma tutta la squadra. Il premio è di grande orgoglio per me, la nomination merita il ringraziamento ai compagni, alla gente che ci ha supportato, a Lubiana, arrivando anche da nordest, e poi qui in Polonia, e i tanti da casa”.
Quasi 4 milioni, su Rai1, per la finale, più 465mila su Skysport.
“Bei riscontri. Sono grato anche a mia moglie Sara, che mi ha seguito sino qua, ci siamo sposati durante i playoff, a metà della semifinale con Trento. I miei genitori erano a Trebaseleghe, penso in particolare a mamma Adriana, reduce da un periodo non semplice. La medaglia va a lei”.
Il 3-1 con la Polonia è stato complicato da un primo set giocato alla pari ma perso. Come avete mantenuto lucidità?
“Eravamo avanti di 3-4 punti, la Polonia ci ha ripresi con alcuni break e servizi importanti, sapevamo di quella loro prerogativa. Abbiamo ripreso alla grande, nel secondo, restando sempre punto a punto, con la giusta tranquillità, pensando alla palla successiva, anche magari dopo un errore o una loro grande azione. La gestione è stata perfetta”.
Nel terzo e quarto parziale la Polonia neanche si è avvicinata ai vantaggi…
“Non c’è nulla di agevole, in una finale mondiale. Siamo rimasti concentrati, anche quando eravamo sopra di 4 punti, mantenendo serenità”.
Di fronte al vociare di 11500 polacchi, fra musiche e balli, anche quando il match era nelle nostre mani.
“All’inizio i tifosi hanno spinto molto, caricando i biancorossi, alcuni dei quali hanno giocato in serie A. La nostra abilità è stata non perderci d’animo. Abbiamo giocato come sempre”.
Il titolo iridato mancava da 24 anni, da Tokyo ’98. Che effetto fa?
“Come dice Fefè De Giorgi, il nostro ct, abbiamo scritto un’altra pagina di storia. E’ un gruppo nuovo, costruito l’anno scorso in due settimane, dopo l’olimpiade, abbiamo vinto un Europeo che nessuno credeva possibile e in cui avevo già vinto il premio a miglior libero. E questa è stata una lunga estate, dalla Nations league, a Bologna”.
Come siete passati in un mese e mezzo dallo 0-6 con la Francia, in semifinale, e la Polonia, per il terzo posto, a questo oro?
“Quelle finali, disputate in casa, non sono andate come volevamo, comunque eravamo fra le migliori 4. Da lì è iniziata questa bella avventura, in 12 eravamo debuttanti. Abbiamo giocato semplicemente a pallavolo, partita dopo partita”.
Già, sembra il refrain del calcio…
“Si pensa veramente palla dopo palla, poi magari il sogno si realizza”. 
Solo Anzani, 30 anni, suo compagno nei 3 scudetti di fila a Civitanova è meno giovane di lei.
“Ne ho 27 e sono in nazionale da 6 anni. Anche per me c’è stata emozione nel disputare la prima grande manifestazione, fra olimpiade e mondiale”.
C’è rivalità con l’alternativa Scanferla?
“Mi trovo benissimo, lo conosco dai tempi di Padova. Io sono cresciuto al Trebaseleghe, passai in bianconero a 17 anni, e vincemmo la coppa Italia di A2. Leo ha fatto un’ottima entrata con la Turchia, io ero in difficoltà in ricezione, è giusto che abbia avuto il suo spazio, ben ripagato”.
Sino all’olimpiade, il libero titolare era Massimo Colaci, 36, del Perugia.
“Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, nel mondiale italiano del 2018 c’erano lui e Rossini. Furono scelte del ct dell’epoca, Blengini, da accettare. Poi ho ritrovato Blengini a Civitanova: i primi 5 trofei sono arrivati con De Giorgi, gli ultimi due scudetti con lui. Per me sono anni di successi incredibili”.
Quanto incide Ferdinando De Giorgi, nell’Italia?
“Ha lavorato su questo gruppo giovane, in poco tempo abbiamo compiuto due grandi imprese. Restando uniti e giocando la nostra pallavolo, aggiungendo un mattoncino alla volta”.
La federazione stanzierà un premio da un milione e 260 mila euro, da dividere fra i componenti della spedizione azzurra in Slovenia e Polonia.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it. L’Italia mondiale, De Giorgi: «Ai giovani opportunità e fiducia, e se sbagliano serve calma. Così ho trasformato le sconfitte in oro»

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/italia_volley_campione_mondo_intervista_de_giorgi_fiducia_giovani_dalle_sconfitte_a_oro-6923684.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/italia_volley_campione_mondo_intervista_de_giorgi_fiducia_giovani_dalle_sconfitte_a_oro-6923824.html

di Vanni Zagnoli

Katowice (Polonia) – Il nuovo re Mida del volley italiano prende la parola nella notte, alla cena dell’Italia, con lo staff, la squadra, gli ospiti e i parenti, poi toccherà ad Anzani, che si commuoverà. 

“Per fare quanto abbiamo fatto, bisogna essere speciali, diversi – spiega Ferdinando De Giorgi -, perchè sennò non si fa. Avete reso magica la notte e orgogliosa una nazione”. È il ct pugliese a chiamare l’ovazione, il “popopopopo” che rimanda al titolo mondiale dell’Italia nel calcio, a Berlino 2006. Gli azzurri sono campioni per la quarta volta nella storia, dopo le 3 di fila che l’hanno visto in campo negli anni ’90. Fefè il sornione, così normale, con il suo metro e 78 e la pancetta che l’accomuna a un altro grande tecnico, Sandro Campagna, della pallanuoto, un mondiale in calottina e due da allenatore.

Fefè, come ha fatto a piazzare il double, si direbbe nel pallone, il mondiale, un anno dopo l’Europeo?

“Non l’ho fatto da solo – sorride -. C’è tutto un processo di squadra, di staff, di federazione che ha spinto sempre verso l’alto, per cercare di migliorare. E poi ci sono i ragazzi, che vanno in campo. Io posso parlare, allena’, poi loro devono giocare. Insieme abbiamo creato una cosa stupenda, siamo vicini all’eccezionale”.

Sabato notte sembrava troppo ottimista: la Polonia non era favorita, nonostante il fattore campo?

“Di fronte a quei 12mila vocianti, per tutte le squadre è stata una prova complicatissima, gli Usa nei quarti e poi il Brasile si sono arresi al tiebreak, noi l’abbiamo chiusa in 4 set. Assieme alla Francia, i biancorossi come roster sono i più completi e tecnicamente i più forti. L’ambiente così caldo si trova in pochi altri posti, li abbiamo messi in difficoltà restando punto a punto, resistendo e giocando la nostra pallavolo. È stata una prova di maturità, dal massimo coefficiente”.

È il ct che effettua meno cambi al mondo. Nel terzo set Alessandro Michieletto era in flessione, in attacco, ha resistito alla tentazione di sostituirlo e poi ha risolto lui, anche nel quarto.

“Bisogna guardare l’equilibrio all’interno del sestetto, stava ricevendo bene, in battuta ha fatto cose buone, in attacco stava soffrendo un po’ ma conta l’assetto globale, non era il momento per levarlo. Chi non entra è fondamentale in allenamento. E poi noi siamo una squadra nuova, anche nella prima fase dovevamo sistemare qualcosa e trovare il ritmo”.

L’allenatore polacco Nikola Grbic è onesto: “Potevamo perdere anche il primo set, negli ultimi mai abbiamo dato la sensazione di poter raggiungere il tiebreak, salvo qualche sprazzo”.

“Abbiamo mantenuto molto elevata la pressione al servizio e l’intensità di gioco. I polacchi hanno iniziato a difendere e a battere bene, abbiamo tenuto in ricezione e coperto in difesa, in azioni lunghe. Non le abbiamo vinte tutte ma abbiamo sfiancato la loro resistenza. Bisognava restare lucidi, senza farsi trascinare dall’ambiente, a parte nel finale di primo set, in cui abbiamo patito, come tante squadre, i turni al servizio di Bieniek. Siamo rimasti lì, come fossimo veterani di guerra. Io poi qui ho allenato per 3-4 anni, alcuni mesi anche la nazionale”.

Nel palmares mondiale davanti c’è solo la vecchia Unione Sovietica, con 6 titoli, con 4 l’Italia lascia dietro Brasile e proprio la Polonia. Che effetto fa?

“Sappiamo da dove siamo partiti. È bellissimo rivivere queste sensazioni di nuovo, con una squadra di questo tipo. Ci ho sempre creduto, i ragazzi hanno valori tecnici e di gruppo, che devono conservare e utilizzare sempre meglio. Trasmettono emozioni”.

È fra i 7 giocatori vincitori di tre titoli mondiali e l’unico ad esserci riuscito anche da ct. Quali differenze?

“Da allenatore è molto più completo. In campo la vivi con la squadra ma molto su te stesso. Il primo successo, in Brasile, fu un’esplosione di gioia incredibile, nella finale contro Cuba, in panchina assapori tutti i profumi, te la gusti di più, incidi su tante situazioni. Quel tris di mondiale da giocatore è stata un’esperienza mia, che aiuta a guidare, sono stato infettato da quel periodo, di Velasco, della generazione dei fenomeni. L’èra è diversa”.

Ha vinto anche la stagione regolare della Nations league, raggiungendo la semifinale, con una nazionale che dal 2017, dall’argento in Grand champions sup non era più salita sul podio. Sino al suo arrivo al posto di Blengini. 

“Stiamo andando veloci, è vero, avviene perchè c’è una grande partecipazione. Quando tutti spingono verso la stessa direzione, si accelera un po’. Questo anno vale più di uno, per questa rosa. Pensavo di fare il meglio possibile, a questi livelli non hai mai la sicurezza di vincere”.

Avevano già disputato mondiali solo Anzani (altri due) e Giannelli (uno, a Torino, a Katowice è l’mvp. Come ha mascherato l’inesperienza?

“L’esperienza serve, intanto però la compensi, cercando di giocare il meglio possibile, a pallavolo, restando compatti, con l’aiuto reciproco. Ero convinto che questi ragazzi potessero lottare per traguardi importanti anche prima dell’Europeo”.

In un mese e mezzo, com’è passato dallo 0-6 a Bologna, fra semifinale, con la Francia, e finale per il 3° posto, con la Polonia, alle due vittorie?

“Abbiamo guadagnato centimetri nei confronti di entrambe, concentrandoci su 2-3 particolari. C’erano da usare bene le sconfitte in Nations, le abbiamo trasformate in oro”.

De Giorgi, nella notte ha twittato: “Speranza e fiducia per la nostra Italia dal carattere di questi giovani talentuosi!”.

“I ragazzi credono tanto nel valore della maglia, nel rappresentare con orgoglio la nazione. Hanno cultura del lavoro e senso di appartenza, speriamo si aggiungano altri talenti”.

Rispetto alle olimpiadi di Rio, ha rinunciato agli schiacciatori Juantorena e Kovar, all’opposto Vettori, al centrale Piano e al libero Colaci. Per la Nations aveva richiamato Zaytsev e poi l’ha congedato. È raro puntare su tanti giovani…

“Vanno date opportunità e fiducia, anche se sbagliano serve calma, sennò non si cambia mai”.

Yuri Romanò era in panchina a Milano, in serie A1, è stato decisivo con la Francia e sempre continuo.

“È un ragazzo che merita. Ha qualità fisiche, tecniche, necessita di giocare, ha fatto un’accelerazione incredibile, quest’anno ha giocato quasi solo in Vnl. E ha margini di miglioramento notevoli”.

Fra l’altro lei ha giocato per vincere, sempre, anche nella prima fase, in cui perdere un set avrebbe consentito di evitare la Francia, nei quarti.

“Quando fai calcoli, fai perdere valore allo sport, si entra sempre in campo per il massimo. Evitare avversarie di proposito mi dà l’idea di debolezza, sei troppo preoccupato su chi devi incontrare”.

“QUESTO È IL PUNTO PIÙ ALTO DELLA MIA CARRIERA” 

Quanto incide il pedagogista Giuliano Bergamaschi nello stemperare le tensioni?

“Cerchiamo di contenerle. Il nostro lavoro è una sfida bella, il mondiale dal punto di vista anche tattico è il più complicato, non deve mancare il gusto di viverlo”.

I segreti sono scritti nella sua cartellina, che porta a bordo campo?

“No, qui solo cretinate – scherza -, giusto per far finta…”.

È il punto più alto della carriera?

“Per adesso sì, speriamo ci siano altri momenti”.

Cioè Parigi, 2024, l’appuntamento con l’unico oro che manca, come ricorda Libenzio Conti, dirigente federale che ha vissuto tutti i mondiali, dal ’90, anche al femminile.

“Devo avere sbagliato qualcosa nella progressione, stiamo andando fin troppo rapidi”.

Fefè, dica la verità. Si arrabbia mai?

“Molto”, simula una faccia cattiva.“Beh”, interviene Gianluca Galassi, premiato come uno dei migliori 2 centrali, nel secondo set della finale si è spazientito anche lui”.

Il livornese Antonio Giacobbe è arrivato agli ottavi con la Tunisia a 75 anni. Lei ne ha 61, sino a quando allenerà?

“Non so. Giacobbbe e il professor Silvano Prandi allungano la vita a noi allenatori. ‘Non smettete mai’, si può dire, perchè anche a quell’età si può fare qualcosa di buono”.

Cosa le lascia la visita alla presidenza della Repubblica?

“È sempre un dolce venire, al Quirinale, significa che abbiamo fatto qualcosa di importante. Il presidente Mattarella era molto informato. Abbiamo passato la notte in bianco ma ne è valsa la pena”.

Ora la federazione stanzierà un milione e 260 mila euro da dividere fra i componenti della spedizione azzurra, in Slovenia e Polonia. E in tv la pallavolo riscontra ascolti calcistici, su RaiUno quasi 4 milioni di telespettatori per l’Italia campione del mondo, su Skysport 465mila. E fra un mese magari si farà il bis, con la probabile finale mondiale delle donne. Come agli Europei, un anno fa, si cerca un altro doblete.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”

Ilmessaggero.it. Volley, Italia campione del mondo, l’intervista video al ct De Giorgi

https://www.ilmessaggero.it/video/sport/volley_italia_polonia_finale_mondiale_intervista_ct_de_giorgi-6923255.html

Fefè De Giorgi dopo il 3-1 alla Polonia in finale mondiale: “Dietro questo successo c’è un gran lavoro di squadra, staff e federazione”. 

Intervista di Vanni Zagnoli 

Da “Ilmessaggero.it”