Concorso Ussi: ”Lo sport senza sport: storie dal virus”. Primo classificato per il reportage radio e video. Spezia-Frosinone, il capo ultras: “Se sei del Secolo o di Repubblica vai via”.

(LaPresse – Tano Pecoraro)

E’ come se la Centese – la scorsa stagione in prima categoria ma nel 46-47 in serie B – avesse vinto lo scudetto. Concorso Ussi: ”Lo sport senza sport: storie dal virus”. Primo classificato per il reportage radio e video. Spezia-Frosinone, il capo ultras (di fianco ha una signora pittoresca): “Se sei del Secolo o di Repubblica vai via”. Video su Youtube. https://www.youtube.com/watch?v=dysMlWBaCp0&t=33s

Incredibile performance per vannizagnoli.it – testata, non blog -, su cui lavoro gratis e a mie spese. Per videoracconti con cui ho pregiudicato rapporti con centinaia di persone, forse migliaia, e perso una collaborazione pagata e mezza, per me importantissime. Anni di umiliazioni e di esclusioni, irrisioni e minacce, alcune volte botte. Per raccontare il costume, quel che vedo, sempre alla ricerca di spunti trascrivibili su testate importanti.

Questo video di ferragosto, come molti, non è andato oltre la nostra testata. Non avete idea delle decine di stop ricevuti da steward istruiti ad hoc, che controllano solo me, anche fuori dagli eventi sportivi. Essere evitato, vedere gente che mi conosce da molti anni e che finge di ricevere una telefonata per dribblarmi. Ecco, in questo contesto matura questa soddisfazione, che è una consolazione. A La Spezia, nella finale playoff.

Altrove mi sarebbe stata impedita a priori, fisicamente, anche solo vietandomi di spostarmi o di entrare. Tutto quanto dal ’90 al 2016, diciamo, ha fatto la differenza in positivo, con lo smartphone è diventato un problema. Senza contratto, escluso per due mesi in 31 anni di professione, con la percentuale di pezzi su testate importanti precipitata, raccogliendo da freelance e proponendo.

L’ex ct del volley, grande narratore, Mauro Berruto, era in commissione del concorso: “Personalmente l’ho votato perchè era il più in tema e dimostrava un vero e genuino realismo. Da reportage, appunto”.

Sapete che cosa vivo da anni, essere arrivato davanti a colleghi e testate importanti è irreale. 2) pari merito: Marco Tripisciano (Tennis e Covid-19 – Rai TGR) e Andrea Pressenda (Sport, storie dal lockdown ZwebTV). Pari merito anche per Giuseppe Gallozzi (Intervista a Giuseppe Bergomi – Punto Biancorosso) e Dario Ricci (Effetto Giorno – Radio24-Il Sole 24 Ore). A quasi 50 anni. Chissà, dovrei avere il coraggio di fermarmi qui, con i videoracconti.

Quella sera a La Spezia feci solo ilmessaggero.it – che divenne anche ilgazzettino.it e ilmattino.it. Era l’intervallo e mentre raccontavo avevo l’esatta percezione che fosse memorabile. Senza le sbarre, avrei avuto una paura terribile, un pizzico anche del covid, era poco dopo ferragosto. Non sapevano fossi di Reggio, sennò…Naturalmente non ho tagliato nulla, sapete che cerco di farlo mai. Da Pieve Modolena, dal ’97 Canalina, Reggio Emilia, 31^ stagione di solo giornalismo, ridotto a quel che sono ora. Professionalmente, un morto che cammina, con conseguenze psicofisiche dirette. Ovviamente, senza tutto il resto, senza tutte le interviste, i videoracconti, le domande singolari, da show televisivo o radiofonico, non ci sarebbe stato neanche questo. Resta impossibile avere un taglio, un pensiero il più nazionale possibile, rappresentando meno di se stessi. L’ilarità, l’intimismo, i grandi temi li accetti solo dal volto, dalla firma o dalla testata di tradizione.

Sapessi fare altro, sarebbe il momento di ritirarmi. Oltre a mia moglie, ai genitori, avrei tante persone da ringraziare, soprattutto fra quanti ascoltano i miei infiniti messaggi vocali, ne scelgo una. Franco Colombo, il direttore con cui su Tuttosport scrissi credo anche 70 contributi, nel mese top. Sempre partendo da Reggio. A 25 anni. Colombo, scomparso nel ’97, giovanissimo.

Quando sai che nulla ti restituisce gli spazi persi…

Vanni Zagnoli

Sportsenators.it e all-around.net, ènordest.it e primopiano.net; derbyderbyderby: analisi e commento, studi e divagazioni. Videoracconti; affresconi

Con Francesco Moser

http://www.sportsenators.it/?s=zagnoli

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https://www.derbyderbyderby.it/ricerca/?testo=vanni%20zagnoli

Qui trovate notizie e commenti, approfondimenti e colore, superficialità e intimismo, analisi ed editoriali. Grazie a Vincenzo Martucci, firma del tennis, a Fabrizio Noto, grande del basket, a Francesco Sprocatti, modenese generoso, a Edoardo e Giannicola PIttalis, a Mauro Suma. Vannizagnoli.it, direttore Silvia Gilioli

Oggi. Dorothea Wierer è la star dei mondiali di biathlon, di Anterselva. E’ la nostra Calamity Jane, con il mascara e il fondotinta. Gli occhi di ghiaccio, tonicissima. L’abito del matrimonio con Stefano andò all’asta per il Nepal

(sport.virgilio.it)

Gli occhi azzurri, il viso da star. Dorothea Wierer è stata la donna dei mondiali di biathlon, ad Anterselva, in provincia di Bolzano. Erano proprio i suoi campionati, abita a qualche curva, a Rasun, 3mila abitanti. Si è presa due ori individuali e l’argento in staffetta mista. Doro, insomma, è stata davvero d’oro, davanti a 20mila persone al giorno. A 29 anni è al top sportivo, ha fatto conoscere a milioni di italiani il biathlon, la disciplina dello sci di fondo e del tiro, a terra e in piedi. Seduce con lo sguardo e con quel metro e 60 di tonicità. Ha una sorella di 18 anni, Magdalena, che prova a emularla in questo sport di fatica e concentrazione, la stessa Dorothea l’ha appreso dai fratelli, Robert, 36 anni, meccanico, e Richard, 29, intagliatore di legno, e dalla sorella Caroline, 34enne. Era iniziato tutto da un regalo, di papà  Alfred, ristoratore assieme a mamma Irmgard: un fucile. “Prova a sparare – le disse -, io ero bravino”.

Fra olimpiadi e mondiali, solo 4 italiane avevano fatto doppietta di ori, nella stessa edizione: nello sci, Deborah Compagnoni al Sestriere nel ’97, nel gigante e nello slalom; nel fondo, due volte Stefania Belmondo, nei mondiali nel ’93 e nel ’99, e Manuela Di Centa, alle olimpiadi di Lillehammer ’94; Federica Pellegrini ai mondiali di Roma 2009, nel nuoto, sui 200 e sui 400 stile. 

Dorothea è lassù, fra le primattrici dello sport italiano. Anche grazie al marito-allenatore, Stefano Corradini, 40 anni, che le ha insegnato la calma. Hanno intenzione di allargare la famiglia Wierer, già numerosissima. “Ma intanto potrei continuare sino all’olimpiade del 2022, a Pechino – dice lei -, per inseguire l’oro a cinque cerchi che ancora mi manca”. E in Cina sarebbe  favorita nel ruolo di portabandiera.

Il suo abito da sposa andò all’asta per aiutare il Nepal dopo il terremoto. “E quando avrò smesso mi immagino una vita normale, per costruire una famiglia”.

In gara e sul podio è sempre perfetta, nel trucco. “Prima di partire metto il mascara, l’highliner è tatuato, così quando nevica non cola. Ogni tanto uso la cipria, per un tocco di colore”. Ha una collezione di scarpe con il tacco 12, è spiritosa e fu capace di radunare 50mila fans nello stadio dello Schalke 04, in Germania è popolare soprattutto in Scandinavia e in Russia. Ama andare a cavallo e tirare con l’arco. E’ un po’ la nostra Calamity Jane, la prima donna pistolero d’Italia. 

Vanni Zagnoli

Da “Oggi”

Oggi. Il ricordo di Felice Gimondi a firma di Francesco Moser: “Caratterialmente eravamo agli antipodi, vinceva risparmiando energie. Quella volta in cui facemmo male ad aspettarlo dopo una caduta perchè vinse”

Gimondi, Moser e Merckx (ildolomiti.it)

La prima stesura della chiacchierata con Francesco Moser per “Oggi”, poi diventata articolo a firma sua

Francesco Moser prepara la vendemmia, a Trento, risponde al telefono dal trattore. «E proprio sul cellulare – racconta – ho l’ultima foto scattata con Felice, eravamo con Beppe Saronni e insieme avremo vinto più di 500 corse. Si era a Courmayeur, alla tappa che ha deciso il Giro, in cui l’ecuadoregno Carapaz prese le maglia. “Non vado più in bicicletta – mi confessava -, non mi sento sicuro”, tanto che aveva iniziato a usare la bici elettrica». 

Era fine maggio e quel giorno il pensiero di Gimondi era andato anche a Gianni Motta, l’altro rivale degli anni ’60 e ‘70. «”Che abbia cura di sè” – diceva Felice -, c’era un anno di differenza tra i due e anche Gianni aveva dovuto fronteggiare qualche acciacco. Ma ora siamo qui, a piangere la scomparsa di Felice».

Il primo ricordo che accompagna Moser a Gimondi è del ’74. «Fu lui a vincere la Milano-Sanremo. Due anni più tardi mi aggiudicai la cronometro di Ostuni, il Giro però andò a Gimondi, per la terza volta, e allora era con la Bianchi: correva al risparmio, non mollava mai, nessuno gli dava peso eppure vinceva regolarmente. In quel 1976 cadde, sembrava essersi rotto qualcosa di serio, in gruppo lo aspettammo e fu primo, grazie alla cronometro fra Arcore e Monza. Siamo sempre stati avversari, alla fine l’ho superato, almeno come numero di maglie rosa in assoluto».

Nel ’73, Gimondi fu campione del mondo, al Montjuic, in Barcellona. «Con Nino De Filippis ct. Battè in volata il più grande, Eddy Merckx, e non era la sua specialità. Senza il belga, avrebbe vinto tanto di più. Nel ’77 fui io a indossare la maglia iridata, a San Cristobal, in Venezuela: Alfredo Martini aveva designato me come capitano, mi fece da gregario e solo i grandissimi sanno adattarsi».

Gimondi lasciò nel ’78, al giro dell’Emilia. «Ci si ritrovava spesso ai circuiti degli assi, eravamo le vedette, anche 30-40 volte l’anno e adesso al massimo ce ne sono uno-due».

Moser conserva le pagine dei giornali e i manifesti di quegli anni. «Entrambi siamo poi stati membri dell’Uci, l’unione ciclistica internazionale, spesso si viaggiava insieme, da Bergamo a Losanna. L’ultima volta che pedalammo assieme fu invece in Austria, per festeggiare i 70 anni di Merckx, che peraltro utilizzava la bici elettrica. Eravamo in parecchi, fra gli ex campioni del mondo: “Conosci le strade, vieni con me”, mi pregò Felice. Spesso è stato qui in cantina, per le feste che organizzavo, e gli davo sempre il mio vino».

Nella classifica dei corridori italiani di ogni tempo, Moser lo colloca al quarto posto. «Potrebbe essere Binda, Coppi e Bartali, poi Felice, io e Saronni. Nibali? Vedremo quando smette».

A carriera finita, Gimondi fece l’assicuratore. «Me ne parlava quando andavamo in macchina assieme, andava ancora in ufficio».

Due anni fa, la figlia Norma si candidò alla presidenza federale, venendo sconfitta da Renato Di Rocco. «Mi ero candidato anch’io, anni fa, ma non faceva per noi, c’era troppa politica».

Caratterialmente, Gimondi era molto diverso da Francesco. «Molto più calmo, mentre io ero nervoso, mi facevo prendere dai 5’. Era più adatto alle corse a tappe, sapeva aspettare e senza spendere tanto si aggiudicò anche un Tour e una Vuelta di Spagna. La sua ultima volta in Francia fu nel ’75, quando io indossai le mie 7 maglie gialle, finii comunque dietro di lui, sesto contro settimo». Moser all’inseguimento di Gimondi, prima dei duelli con Saronni. Epocali.

Vanni Zagnoli

Da “Oggi”

Panorama, agosto 2011. Nicolò Prandelli è preparatore atletico dell’Italia, racconta il padre Cesare, ct, nel giorno in cui lo fa diventare nonno. “L’amicizia con Cabrini, i campioni a casa nostra. La malattia della mamma, la nostra religiosità. La brescianità”

L’intervista più importante, il figlio del ct per Panorama, agosto 2011. Sì, mi manda papà, però non sono un raccomandato

Ha reso nonno il ct dell’Italia. A fine mese Nicolò Prandelli, 27 anni, per la seconda stagione nello staff dei preparatori atletici del Parma calcio, regalerà a papà Cesare la nipotina Manuela. La chiamerà proprio come la madre, scomparsa il 26 novembre 2007. «Mia moglie e io abbiamo piacere che riceva questo nome» taglia corto il figlio di Cesare Prandelli. Nel maggio 2010 sposò Veronica Gallazzi, 27 anni, varesina di Busto Arsizio che si occupa di comunicazione.

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Nicolò Prandelli

Nicolò, il suo ricordo più bello, da bambino?

Una mattina del maggio ’96 papà mi fece un regalo, la finale di Champions League Juve-Ajax, all’Olimpico. Tifavo bianconero, per il suo passato. Mille volte l’avevo pregato di portarmi alle partite, non mi accontentava mai. Quel giorno pensavo di andare a scuola, invece prese la strada di Roma: scambiai quattro chiacchiere con Michel Platini, suo ex compagno. Segnò Ravanelli, vincemmo ai rigori. Avevo 12 anni, un’esperienza indimenticabile.

Condivisa con Antonio Cabrini e relativa prole.

Uno dei pochi campioni passati da casa nostra. Veniva spesso Pierino Fanna, per 4 stagioni vice di papà a Verona e Venezia. Ci siamo trovati spesso con Domenico Morfeo, cresciuto con papà nelle giovanili dell’Atalanta e poi suo calciatore a Parma. Comunque papà non invita a casa chi allena.

Il ct azzurro che cosa fa nel tempo libero?

Anche in vacanza guarda sempre le partite, pure quelle di livello non eccelso. E poi ama lo sport in generale.

Ha qualche hobby?

Da un decennio pratica il golf, ama la lettura, è catturato dai thriller. È molto curioso e a periodi diventa esperto di un settore: era affascinato dalla storia di Firenze, lesse 6-7 libri, partendo dai Medici, poi 10 volumi sul golf. Ora è il momento dell’architettura.

Nel 2005 la famiglia scese a Firenze, dopo che Cesare aveva rinunciato alla panchina della Roma per la malattia di

sua mamma Manuela.

E furono cinque anni belli, con tanti momenti positivi, nonostante il lutto. Papà si era innamorato della città.

Confessi: la lettera d’addio ai tifosi la scrisse assieme a lei?

No, però commosse anche me.

Al Mondiale di Corea Trapattoni si presentò con l’acqua santa in tasca, anche Cesare è molto religioso. Ha anche

scaramanzie?

Non le conosco, oppure le nasconde bene. Solo fuma troppo.

E lei?

Prima delle partite facevo qualche esercizio di panca piana sotto lo stadio Franchi.

Il ct come regge lo stress?

Lo stress è notevole per tutti gli allenatori. A lui piacciono poco le pressioni esterne, dei media. Prima degli incontri, però, non ha problemi: ama il lavoro sul campo.

Nel calcio quali amici ha?

Le persone con cui lavoravo a Firenze: i preparatori Renzo Casellato e Giambattista Venturati, mentre Vincenzo Di Palma segue i portieri e Gabriele Pin è il vice; tutti hanno seguito papà in Nazionale. A Parma lavoro con il professor Bartoli, preparatore del tecnico Franco Colomba, e a contatto con i fisioterapisti.

Per quale squadra tifa?

Oggi nessuna. Prima simpatizzavo per i club dove allenava papà: Hellas Verona, Parma, Fiorentina ancora prima di entrare nello staff.

Ha mai provato a fare il calciatore?

Non ho le qualità né la passione. Ho sempre praticato il tennis a livello agonistico. Arrivai a classificarmi, C3.

Come ha maturato la passione per la preparazione fisica?

Seguendo gli allenamenti di papà. Finivo il liceo, volevo capire di più la fisiologia degli esercizi. Ero iscritto a Milano, con il

trasferimento a Firenze e la grande disponibilità dei preparatori viola dal 2006 mi sono aggiunto, occupandomi della parte

tecnologica, l’archiviazione dati.

Mai pensato di fare l’allenatore?

In casa ne basta uno. E di calcio non capisco tanto, lo giudico sul piano fisico. Capita che papà mi chieda conferme.

Qual è il calciatore con la migliore struttura corporea?

Adrian Mutu, il romeno passato al Cesena: è resistente, abbina forza e accelerazione. Tra gli italiani l’esterno destro viola Lorenzo De Silvestri.

Fra un anno potrebbe essere agli Europei, in Polonia e Ucraina.

Spero che l’Italia sia protagonista e di poter gioire alla fine.

Lippi puntava sui muscoli di Vincenzo Iaquinta e su Simone Pepe. Cesare si affida ai piedi buoni…

Non possiamo pretendere di giudicare le scelte di chi è in quel ruolo. In Sud Africa andò la formazione migliore, dopo il grandissimo 2006. Eppure…

Ora il ct insiste su Cassano e Balotelli, prima ignorati.

Cerca di instaurare un rapporto, per far sì che diano il meglio.

Si arrabbia mai?

Alza pure la voce, anche se in genere non ne ha bisogno per la grande personalità. Come Colomba, squisito tecnico del Parma:

somiglia a papà, anche nel carisma.

Lei entra nello spogliatoio?

Mai nella riunione pregara, anche se mi sarebbe permesso. In settimana sono presente, la domenica siedo sulla panchina

aggiunta dello stadio Tardini. Andrei sempre, pure in trasferta, anche se il mio ruolo non è fondamentale durante le partite.

Non si chiamasse Prandelli, magari sarebbe preparatore atletico dell’Orceana, la squadra del suo paese, Orzinuovi.

Ho percorso una corsia preferenziale, raggiungendo in fretta la serie A. Se resisto, però, significa che qualcosina valgo.

Com’è arrivato al Parma?

Quando papà ebbe la chiamata della Nazionale, seppi che c’era la possibilità di venire qua. Ha inciso la sua amicizia con il

presidente Tommaso Ghirardi.

In Italia chi sono i migliori preparatori?

Giampiero Ventrone, ex collaboratore di Lippi alla Juve, oggi al Siena, Vincenzo Pincolini al Milan con Arrigo Sacchi e ora

alla Dinamo Kiev e Roberto Sassi, creatore di Juvelab.

Nessun ex calciatore intraprende la vostra professione.

Si comincia da giovani e i compensi sono molto diversi da quelli degli atleti, comunque siamo fortunati.

Forgiate sempre più calciatori «fisici».

Con grandissime capacità di recupero, aerobica e forza. Tranne il periodo estivo, i volumi di lavoro sono però inferiori rispetto

ad altre discipline.

Il suo podio assoluto di supermen?

Usain Bolt mi affascina, con i record su 100 e 200 metri. Nel tennis mi fa impazzire Rafael Nadal, con sacrificio e testa è diventato un campionissimo.

Magari un giorno seguirà un big come Federica Pellegrini o Valentino Rossi…

Sarebbe bellissimo. Apprezzo anche i motori, lì però si nota meno la prestazione fisica. È più marcata in tennis, basket e

Il Corriere della Sera. Nel ’96, Zola lascia il Parma per il Chelsea: Ancelotti non ama i trequartisti, come Sacchi, nel 4-4-2. Il fantasista affida il suo articolo a Zagnoli, dopo la conferenza stampa di addio all’Italia.

zola

Gianfranco Zola

La mia esclusiva più importante, a 25 anni. Era il 1996, Gianfranco Zola lasciava il Parma per il Chelsea. Raccolsi il suo articolo per Corriere della Sera, ma non aggiunsi la dicitura testo raccolto da Vanni Zagnoli. Me ne sono sempre pentito.

http://archiviostorico.corriere.it/1996/novembre/09/Zola_finalmente_imparero_inglese_co_0_9611095310.shtml <http://archiviostorico.corriere.it/1996/novembre/09/Zola_finalmente_imparero_inglese_co_0_9611095310.shtml>

– LETTERA D’ ADDIO, di Gianfranco Zola, testo raccolto da Vanni Zagnoli.

– – – – – – – – – – – – – Me ne vado in Inghilterra, al Chelsea, parto lunedi’ . Ho sperato fino all’ ultimo di restare in Italia, ma poi ho capito che questa soluzione era ideale per tutti. Chiunque restasse fuori squadra, infatti, tra me, Crespo e Chiesa, avrebbe avuto da ridire. E allora ho deciso di intraprendere questa nuova avventura. Imparero’ una lingua, l’ inglese, finalmente. Con le audiocassette restavo sempre a meta’ . Faro’ un’ esperienza importante, sul piano umano e culturale. A Parma sono stato bene, tre anni ricchissimi, ma questo mondo del calcio e’ fatto cosi’ .

Mi ha dato tante soddisfazioni e altrettante botte morali ho preso. Ricordo con piacere il giorno dell’ esordio in serie A, mentre la delusione piu’ cocente e’ stata il rigore sbagliato in Inghilterra, contro la Germania. Ora, comunque, stavo iniziando a dimenticarlo. Questo calcio sta cambiando, agli uomini concede sempre di meno, eppure i giocatori di qualita’ serviranno anche in futuro. Non dite che noi trequartisti siamo una razza in via d’ estinzione. A trent’ anni ho ancora tanto da dare. Per emergere ho sempre perseguito le mie idee, in maniera quasi maniacale. E anche stavolta e’ stato cosi’ .

Giocare all’ ala non mi entusiasma. Sono convinto di essere piu’ utile, di esprimermi al meglio in altre zone del campo. Ancora una volta ho voluto mantenere fede ai miei principi. Me ne vado senza rancori, nei confronti di nessuno, e voglio ringraziare soprattutto i tifosi per i tre anni che ho trascorso in Emilia. Confesso di non amare molto i cambiamenti, soprattutto quando mi trovo bene, e allora sarei rimasto volentieri a Parma. Spero tuttavia che l’ Inghilterra mi regali le stesse emozioni della mia prima emigrazione, dalla Sardegna a Napoli. A Parma ritornero’ a fine mese, il 27, per disputare un’ amichevole con il Chelsea.

Sembrera’ strano, ma garantisco che in queste settimane non ho ricevuto una sola offerta, da parte di una squadra di serie A italiana. Tifosi e giornalisti mi imputano di non essermi saputo imporre, nei confronti della societa’ . Forse avrei dovuto chiedere che venisse acquistato un attaccante di mio gradimento, perche’ io sono Zola e ho diritto a scegliere il partner. Ma io penso che nella vita ciascuno debba fare il proprio mestiere, cosi’ alla fine siamo tutti contenti.

 

Repubblica, dicembre 1996. Francesco Moser, pensionato a 45 anni

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/12/12/moser-francesco-anni-45-pensionato.html

L’articolo di Silvia Gilioli, del ’96

TRENTO – Francesco Moser, 45 anni, pensionato. Il popolare ex ciclista trentino, vincitore di un Giro d’ Italia, di tre Parigi-Roubaix consecutive, primatista dell’ ora, dall’ inizio di dicembre prende la pensione. Un milione e 800 mila lire al mese, per una proiezione annuale vicina ai 25 milioni. Moser raccoglie i frutti di otto anni di contributi all’ Enpals, l’ ente nazionale per la previdenza assistenziale riservata ai lavoratori del mondo dello spettacolo. “Nel 1981 – racconta Moser – il governo approvò una legge che imponeva a tutti gli sportivi professionisti con un reddito superiore ad un certo tetto di versare i contributi previdenziali. Io l’ ho fatto sino all’ 88, quando mi sono ritirato dalle competizioni. Successivamente, consigliato dai miei commercialisti, ho scelto di riscattare tutti gli anni di mancati versamenti. Vale a dire le prime otto stagioni da ‘ pro’ (il suo esordio tra i big risale al ‘ 73 n.d.r.) e i mesi del servizio militare. Poi, tramite contributi volontari, ho provveduto a versare quanto ancora mi mancava”. Così ora Francesco incassa regolarmente. Nonostante l’ azienda di famiglia, costruttrice di biciclette, la consulenza alla Rcs organizzazioni per le corse nazionali, qualche contratto procacciato in qualità di assicuratore e il ruolo di pubblico amministratore, come assessore allo sport e al turismo della Provincia di Trento, sua terra natale. Moser comunque ha utilizzato legittimamente gli strumenti che le norme gli hanno messo a disposizione. Ha guadagnato bene, ha potuto pagarsi il riscatto. E questo non a tutti è possibile.

(s.g.)

Zizzagando. 19 titoli di sport

Con Roberto Prini

(v.zagn) 1) I 5 gol subiti, in parziale, a 0, un record negativo. La leggerezza di comprimari, i debuttanti Gnonto e Scalvini.

2) L’under 21 lancia giovani ma la qualificazione è agevole, con 16 squadre, da Euro 21, sino al 2015 erano 8, da allora erano state 12. Non esageriamo nelle celebrazioni.

3) Gli 8 milioni di abitanti rappresentati dalla serie A maschile, i 4 dalla serie B, con la risalita di Palermo e Bari. Il Palermo in serie B farà sorridere l’ex presidente Maurizio Zamparini, lassù.

4) Palermo, la serie B di Silvio Baldini, uscito dal calcio a Di Carlo. Uomo di destra, che vantava di allenare gratis la Carrarese. Il risveglio del sud, la salvezza della Salernitana, la salita in B di Bari e Palermo, Renzo Castagnini il ds.

5) A Bologna per Giovanni Sartori, il fuoriclasse del mercato: “Per il salto di qualità. Nella squadra tifata da mio padre”.

6) L’Italia femminile verso gli Europei, Milena Bertolini: “La serie A va bene a 10 squadre, il sud ha talenti ma fatica, Bari vende il titolo. Fra 6-7 anni le donne saranno più vicine agli uomini, come movimento”.  Il videoracconto, in conferenza stampa.

7) I conti del Psg al setaccio della Uefa. Sul fairplay finanziario, il Cio dovrebbe essere rigoroso, controllare i club, tutti gli sport, il nero, i contratti pubblicitari, gli agenti, i marketing manager, tutto, la finta beneficienza. Le cifre di Mbappè sono immorali, il modello Nba dev’essere mondiale.

8) Basket, la favola Scafati, 14 anni dopo in serie A1. Il piccolo centro, l’allenatore Alessandro Rossi, batte Cantù, a gara5, ieri sera.

9) Basket, la serie A di Verona, che vince la finale playoff, con Frosini ds.

10) Basket, il 4° anello Nba in 8 anni per Golden state Warriors, sono la 3^ franchigia più vincente, con 7 titoli, dietro a Boston e a Los Angeles, con 17. Steph Curry è l’mvp, il fuoriclasse folletto, come Allen Iverson. Essere guardia, in Nba, tiro e penetrazioni, in genere piacciono di più i muscolari come Jordan e Lebron.

11) Volley, dopo 10 anni è finita l’epopea di Catia Pedrini, la presidentessa più eccentrica dello sport mondiale. Fascinosa e battibeccante: “Faticoso”.

12) Volley, Siena torna in serie A. Il commercio del titolo sportivo, lo pensiamo in tutti gli sport di squadra italiani?

13) Hockey su pista, il secondo scudetto di Trissino, dopo 34 anni. Un mese fa la Champions league, ai rigori, in Portogallo. Le 6 squadre vicentine nella prossima serie A1, com’era la Liguria nella pallanuoto.

14) Scherma, gli Europei a Budapest, magari Arianna Errigo e la sua battaglia mortificata per combattere alle olimpiadi in due armi.

15) Nuoto. Da sabato gli Europei, a Budapest, le prospettive di medaglia, magari con il ct Butini. La valutazione delle prospettive verso i mondiali di Roma.

16) Il beach volley italiano senza ct, per scelta, del presidente federale Manfredi. “Alle olimpiadi e ai mondiali si va in base al ranking, bastano gli allenatori delle singole coppie”. Ai quarti approda solo Marta Menegatti, che ho raccontato in lungo, assieme alla giovane modenese Gottardi. L’uscita nel derby dell’abruzzese Claudia Scampoli, poi consolata quasi certamente dall’amica lesbica, abbracci intimi, fuori dal foro italico. Sono qui, sempre, e stasera le azzurre inseguono una complicatissima medaglia. Peccato che non sia il pienone, per le coppie italiane. Il beach è bello ma davvero troppo breve, nei match.

17) Gli amarcord, ad Ascoli Piceno. Il videoracconto con una figlia di Costantino Rozzi, avvocatessa, con cui ho passeggiato per un’ora filmando anche da fuori i luoghi dove ha vissuto. E poi la casa, da fuori, di Carlo Vittori, che sarà venduta dal figlio Massimo.

18) Il tour allo stadio Cino e Lillo del Duca. Peccato che quando si resta in pochi levino la luce e così non esce più acqua. A 300 metri dall’ingresso, un museo di maglie, da 10.

19) Auto, la mille miglia è partita mercoledì da Brescia e arriva domani sera a Monza, ieri era a Roma, solo 4 giorni di gare, resta il fascino, potrei partecipare con la mia Bmw 320.

Zizzagando. 17 titoli di sport

Con Marco Squinzi

Vanni Zagnoli

Zizzaghiamo verso l’estate, fra accenni di calcio mercato, storie, libri.

1) Alla Cremonese, debutta in serie A l’allenatore Massimiliano Alvini, toscano di Fucecchio. Ha rischiato di morire tre anni fa per un problema al cuore, quando allenava l’Albinoleffe, in serie C, fortunatamente si trovava in ospedale; il fratello continua a vendere suole per le scarpe, aveva iniziato Massimiliano e continuò sino a 10 anni fa. Alla Reggiana, al debutto in serie B, da neopromosso, dopo 21 anni di assenza granata, meritò un 5, al Perugia in questa stagione un bel 7.

2) Lo Spezia può riprendere a fare mercato, dopo due sessioni di stop, per i traffici illeciti di giovani africani operati dal precedente proprietario, Gabriele Volpi. Gli americani Platek, dunque, possono provare a investire tanto e migliorare il traguardo di base, andare molto oltre la salvezza, dopo due miracoli. Arriva Luca Gotti, ex Udinese, l’allenatore che voleva limitarsi a fare il vice, per abbassare lo stress, strana la rinuncia a Thiago Motta che ha centrato la salvezza anticipata, a soli 38 anni.

3) Il direttore sportivo Francesco Marroccu passa dal Brescia, in serie B, era un affezionato del presidente. 

4) Massimo Cellino, dal Cagliari, al Verona. Va a raccogliere l’eredità di Tony d’Amico, passato all’Atalanta, al posto di Giovanni Sartori, ora al Bologna. 

5) Il mercato dei ds, dunque, incidono tanto, sul mercato, a propria volta.

6) Andrea Pirlo va in Turchia, al Fatik Karabumruk. Meglio se avesse iniziato dalla serie B italiana, anzichè dalla Juve, lo aspettano ex azzurri, Emiliano Viviano e Fabio Borini, l’ex Genoa Biraschi. E’ in serie A, ma non in un campionato di primo piano e la squadra viene da due semplici ottavi posti, l’ultimo con Francesco Farioli, allenatore che piaceva anche al Sassuolo, un anno fa.

7) Il Cagliari chiede scusa a tutti, per la retrocessione. “Dobbiamo vendere, non sappiamo come ripartiremo. E’ stato un suicidio sportivo, non vincere a Venezia, dove prendevano gol da 26 partite”. Buona la scelta di Fabio Liverani, il tecnico che portò il Lecce dalla serie C alla quasi salvezza in serie A e che a Parma avrebbe meritato di poter fare il suo gioco, con serenità, anzichè essere costretto a diventare più difensivo, dal ds Marcello Carli, per salvare il posto. Venne esonerato nel gennaio del 2021.

8) I fondi anche nel rugby, dopo che nel calcio, uno va con la Nuova Zelanda, alla nazionale. E’ una scelta particolare, sarebbe bello se i grandi investitori mondiali non trascurasse nessuna disciplina sportiva.

9) Il voto di Stefano Pioli, da Parma al passo della Cisa, in bicicletta. Come Davide Nicola 4 anni fa, con il Crotone, per quella salvezza miracolosa.

10) Il presidente Danilo Iervolino si comporta da ingrato, come Fabrizio Corsi, all’Empoli. I presidenti congedano i “miracolatori”, quello della Salernitana induce all’addio il ds Walter Sabatini per divergenze sulle percentuali ai procuratori, il presidente dell’Empoli non conferma Aurelio Andreazzoli, autore del miglior campionato dell’Empoli nella storia, ai livelli di Gigi Cagni che arrivò in Europa grazie a calciopoli e al campionato di Maurizio Sarri.

11) Pallanuoto, la Champions league della Pro Recco. La religione di scudetti e coppe, la squadra più vincente nella storia dello sport italiano, la religione della pallanuoto, in Liguria, soprattutto.

12) L’Europeo vinto per caso, dall’Italia. Il 3-0 dall’Argentina, che aveva faticato parecchio a battere il Brasile, nella finale di copa America. Non abbiamo neanche più una grande difesa. Dopo l’Europeo, Italia da 5.

13) Il calcio italiano forma tecnici importanti, l’ex difensore centrale del Bari Lorenzo, del ’90, in serie A, diventa ct della Colombia.

14) “Zico o Austria”. Con l’ex manager Franco Dal Cin, il campione brasiliano è tornato a Udine, per 3 giorni, per il libro di chi lo portò in Friuli, a 30 anni, nel 1983, dopo due mondiali senza finali.

15) Mxit’aryan come Dzeko. Si arriva nel topclub in età tardi, all’Inter, a 35 anni il bosniaco, a a 33 anni e mezzo l’armeno, entrambi dalla Roma. Un trend di rilievo.

16) Ginnastica ritmica, l’oro anche domenica, per Sofia Raffaeli. Lo spettacolo della ritmica, la festa a Pesaro, su La7, non dt, proprio sul canale generalista. Il presidente Urbano Cairo e il direttore del tg e della rete Andrea Salerno si confermano lungimiranti.

17) Oggi si chiudono i playoff per le promozioni, nel calcio. In serie C, il Padova deve vincere con un gol di scarto per raggiungere i tempi supplementari e gli eventuali rigori. Il Palermo di Silvio Baldini è favorito, gioca allo stadio Renzo Barbera, nel tutto esaurito. Massimo Oddo cerca il colpo accarezzato già in stagione regolare, con la rimonta sul SudTirol, la squadra di Bolzano che debutterà in serie B.

Zizzagando. 23 titoli di sport

Con Veronica Squinzi

(v.zagn) 1) Re Carlo, magno, Ancelotti, dall’Emilia alle 4 Champions, con la sua bonomia. Potrei tornare a Parma e filmare il convento in cui è cresciuto, dai salesiani. Lì ha imparato a essere sereno, serio, ma anche grazie al padre agricoltore, mezzadro, a Reggiolo. La prima moglie è scomparsa un anno fa. Considerati i successi anche da calciatore, è il personaggio più vincente nella storia del calcio mondiale, fra campo e panchina. E ha il figlio Davide come vice, sempre più responsabilizzato, binomio unico nel calcio mondiale di alto llivello. Il presidente federale Gabriele Gravina dovrebbe offrirgli la panchina azzurra, anche subito, per preparare l’Europeo del 2024 e il mondiale del 2026. Comunque quando Roberto Mancini lascerà l’offerta va fatta, a Carlo, e con convinzione.

2) La geografia della serie A, è sempre più delle regioni ricche: Inter e Milan, Atalanta, Cremonese e Monza, potrebbe essere record, di ogni tempo. Con due squadre Lazio, Emilia, Toscana, Liguria (ha perso il Genoa), Campania e Piemonte, poi Puglia, Friuli e Veneto. La Sardegna non c’è più, in serie A.

3) Il miglior allenatore della serie A è stato Igor Tudor, al Verona, anche più di Stefano Pioli campione d’Italia, lascia perchè probabilmente il presidente Setti vuole vendere, anzichè investire, è anche proprietario del Mantova.

4) Rino Gattuso emigra in Spagna, al Valencia, 9^ in questa Liga. Il calcio italiano non può farselo sfuggire, penso alla 9^ di serie A, il Verona perde Tudor doveva provarci, almeno.

5) L’epica dei playoff, da provare almeno come playout salvezza, in serie A. O per un posto in Confederation cup.

6) Pisa-Monza 3-4 ai supplementari, 2-0, 2-2-3-2. Silvio Berlusconi in tribuna con gli occhiali, con la “moglie” Fascina, è il trionfo di Adriano Galliani, classe 1944. La prima serie A del Monza, dopo 4-5 assalti persi, soprattutto negli anni ’70. Partita epica, decisa anche dalla panchina lunga di Giovanni Stroppa. Che resterà e il Monza proverà a salvarsi.

7) Il Vicenza spera nel ripescaggio, in serie B, ma non ne parla. La Diesel e il presidente Stefano Rosso ripartono. Ma Federico Balzaretti è all’altezza di fare il ds?

8) Lascia il presidente del Benevento, Oreste Vigorito, 5 finali playoff perse in serie C, una in B, la retrocessione di un anno fa, pur avendo vinto a Torino con la Juve. Era una perla del sud, re del fotovoltaico.

9) Padova-Catanzaro 2-1, Oddo in finale, con i biancoscudati, contro il Palermo.

10) Nel Lecce entra una banca italo-svizzera, si va sempre più verso le proprietà miste, modello Atalanta, è la soluzione migliore, soldi stranieri e management italiano che in buona parte resta.

11) Primavera, Roma-Juventus 2-0, da Sassuolo, le interviste video esclusive a Ndiayè, della Roma, e al centrale difensivo della Juve Fiumanò.

12) Roma, Alberto de Rossi lascia dopo 29 anni la primavera, resta alla Roma: “Avvisato per tempo, inizia un nuovo progetto. La delusione è per la sconfitta. Meglio la Conference, dovendo scegliere, meglio vincere con la prima squadra, dovendo scegliere, rispetto alle donne e alla giovanile”.

13) Omogeneizzare i campionati di vertice dello sport, almeno italiano. Si va dalle 20 squadre di serie A e B alle 6, sei, del rugby femminile. La superlega di volley è con appena 12 squadre, l’ultima era a 13. Il femminile è a 14, comunque poche, per uno sport tanto praticato e vittorioso.

14) Basket, l’ultimo capolavoro di Gianni Petrucci, 77 anni, licenzia il ct Meo Sacchetti che ha qualificato l’Italia vincendo in Serbia. Basta, basta eterni, basta chi domina anche in lega. Siamo in un paese gestito da vecchi, attaccati alla poltrona, gente che rovina il lavoro di campo. Meo Sacchetti ha dato spettacolo a Sassari, con lo scudetto e trofei, a Cremona, con la coppa Italia, con una squadra che poi ha rischiato di non iscriversi e adesso è retrocessa. Ha sbagliato solo a Bologna, Fortitudo, l’ansia di Pavani, presidente adesso fuori, ha voluto licenziarlo e quest’anno è retrocesso e indebitato.

15) Basket, Pozzecco era stato escluso ingiustamente da Repesa, alla Fortitudo Bologna, ha avuto problemi con tanti allenatori, da tecnico si è fatto notare per le bizzarrie, a Sassari per la verità ha avvicinato lo scudetto, perso contro la Reyer Venezia, però… Da qui a vederlo ct della nazionale… E’ un po’ come Mancini, solo che Mancini da tecnico è arrivato alla nazionale a 54 anni e con tanta più esperienza anche in panchina rispetto a Gianmarco. Curiosamente, sarà un politically scorrect ct, forse l’unico.

16) Basket, il videoraccontone da Bologna, nell’albergo di Tortona, 4 stelle con piscina, Chris Wright con la famiglia nella hall sino alle 2,30, aveva battuto un male terribile, a Torino.

17) Volley, manca un metro di altezza al palaBigi, Reggio deve emigrare, per l’A1. Scopelliti, uno degli eroi della promozione, arrivata dopo 27 anni: “Temo che la società venderà il titolo sportivo a Vibo Valentia”. Il patron Santini: “Non ha senso emigrare a Modena o Parma, città rivali a Reggio, mentre Mantova è lontana”. “E neanche a norma”, osserva il presidente di Lega Righi. Sponsorizzata Conad, come il rugby semifinalista scudetto, Reggio proverà a giocare in deroga, l’unico problema è sulle difese con la palla che inpenna, il soffitto è di 8 anzichè 9 metri.

18) Rugby, il videoaffresco da Parma, del doppio scudetto di Padova, Valsugana e Petrarca, con i racconti delle professione. “Ingegnera aerospaziale e contadina”. La religione del nordest e del rugby”.

19) Pallanuoto, il 34° scudetto della Pro Recco, arriva con l’allenatore Sandro Sukno, alla bella con Brescia, 5-2, punteggio da neanche tennis, si è segnato pochissimo, prevalgono la difesa ligure, la tattica, l’agonismo. Il patron Gabriele Volpi fa l’editore, de La Ragione, esce 5 giorni la settimana. Un anno fa lasciava lo Spezia all’americano Platek, con la condanna per illeciti con giovani stranieri a bloccare 4 sessioni di mercato di fila. In 20 anni, la Pro Recco ha concesso solo, a Brescia, due scudetti, 2003 e l’anno scorso, e una coppa Italia.

20) Ciclismo, il 4° posto di Vincenzo Nibali. Quando il podio sfiorato ha un valore inestimabile, a 38 anni resta il miglior italiano, peccato che non voglia imitare Valverde, lo spagnolo è ancora competitivo, a 42 anni, nè tantomeno Davide Rebellin, a 51 anni fermo solo per un grave infortunio.

21) Atletica, la Fantini, parmigiana, figlia di fidentino, direi, al record italiano del martello, super. Altra disciplina poco muliebre.

22) Tennis, la storia di Martina Trevisan, con lo youtube ha battuto l’anoressia.

23) La ginnastica su La7d è un bel segnale, si porta in tv il fascino, la coppa del mondo di Pesaro, bravi.