Enordest.it. Rai radio2 fa bella la notte

https://www.enordest.it/2022/08/07/rai-radio2-fa-bella-la-notte/

Vanni Zagnoli

Proprio adesso che l’estate entra nel vivo, la programmazione di Rai radio2 cambia, con i miti del resto dell’anno che vanno in vacanza, come a fine anno.

Il secondo canale, della modulazione di frequenza, fm, si diceva una volta, quando ancora c’erano le onde medie e io ascoltavo Tutto il calcio minuto per minuto, con la voce di Roberto Bortoluzzi, napoletano.

A proposito, sono dieci anni dalla morte di Alfredo Provenzali, il terzo conduttore di sempre, dietro Massimo de Luca e prima di Filippo Corsini, il caporedattore, da un decennio al microfono.

Qui raccontiamo il cazzeggio su radio2, cazzeggio in gergo significa scherzare, è l’evoluzione dell’infotainment, fra etere e tv.

La notte, lo sapete, siamo metodici, con I Lunatici, Roberto Arduini e Andrea di Ciancio, che si sono raccontati di recente, al microfono di Pierluigi Diaco, a Ti sento.

Ci sono storie notturne, che vanno anche in tv, all’incirca fra l’una e mezza e le due mezza, su Rai2, naturalmente.

Il trascinatore è Arduini, con quella voce singolare, coniuga emozioni e temi leggeri, sesso e salute, antidepressivi e drammi, guariti e pittoreschi. Curiosissimo, escluso il rituale invito a mettere i mi piace sui profili social e poi l’insistenza con un anziano eccentrico, nonno Giannino. Erano e saranno in onda da mezzanotte alle 4, andrà per un po’ il meglio di, della terza stagione, super. 

Dalle 4, adesso, mentre prima i Lunatici erano sino alle 6, ci sono i Mattinotti, o qualcosa del genere, mattinotti è un bel termine, un duo, naturalmente uomo e donna, come tanto, in radio, in tante radio, con Noemi Ferracini, ex radio Freccia, e Fabrizio d’Alessio.

Alle 6 c’era il cult, Caterpillar Am, con Filippo Solibello, sino alle 7,45, con Marco Ardemagni, piacentino, il giudice, con improbabili giornali, il Ieri e il dopodomani, o giù di lì, e l’opposizione, quella sì, e Claudio de lillo, pugliese, Elasti, come scrittrice.

Pochi brani, tanti sorrisi e qualche bell’ospite, compresi talvolta i direttori dei quotidiani e, naturalmente, le prime pagine, con insistenza magari su Il Messaggero e Il Gazzettino, per accordi aziendali.

Adesso ci sono i sostituti, sono 3, ma non di quel livello, gli stessi di Natale. Cater xl è il programma, sino alle 8,30. Poi radio2 Happy Family, ma dalle 7,45 alle 10 c’è sempre stato il Ruggito del coniglio, altra comicità, volontaria, satira, sarcasmo, come piace a noi, giorno e notte. Il Ruggito, dunque, che bello, soprattutto per mia moglie, che adora la coniglietta, Panciottina, coniglia vera, non come il ruggito della trasmissione radio.

Soggetti smarriti era la sera, prima dei Lunatici, con Marzocca, ex comico di Zelig.

Non è un paese per giovani da mezzogiorno alle 13,30, poi Siesta e quel che resiste all’estate. Numeri due, al posto di Numeri uno, e poi Caterestate, in luogo di Caterpillar, appunto, con Sara Zambotti, milanese e Massimo Cirri, piemontese, di Carmignano.

Tutto l’anno c’è stato Back2back, dalle 21 alle 22,30, con Ema Stockholma, francese, dalla voce sexyssima, e con Gino Castaldo, il baffo di Repubblica, spettacoli, forse ex.

Di qui è passata anche Geppy Cucciari, nata a Cagliari, tifosa del basket Sassari, scudettato con l’ex ct Meo Sacchetti, nel 2015, e poi passata su radio1, con Giorgio Lauro, a Un giorno da pecora, con interviste comiche, di quelle che vorremmo fare anche noi, spesso riportate in agenzia.

Insomma la radio, 2, in particolare, come antidoto al malumore, nel mio caso alla disoccupazione, con il cazzeggio reiterato, curioso, con classe, con bella puntualità, quotidiana. Con programmi che spesso vincono premi, come il Biagio Agnes, andato ai Lunatici, l’anno scorso.

Ah, nel weekend c’erano le Lunatiche, Federica Elmi, che non mi fa intervenire, e Jodi Alivernini, sostituta di Barbara Venditti, che preferivo. Rudi è l’autore, in sostituzione di uno che proprio mi riconosceva anche quando davo un nome diverso, nella telefonata. E poi il regista, Paoletto Castro, dice sempre Elmi. Adesso il sabato, mi pare, con Jody, dalle 16 alle 19.

Voto a radio 2 dieci. Sono intervenuto alcune volte con Solibello, ho spiegato a Lunatici e Lunatiche che sono un giornalista, ancorchè disoccupato, e allora mi poco, soprattutto le donne. Carichissime e dalla voce di grande personalità. Energicisissime.

Da “Enordest.it”

Enordest.it. La collina dove dormono i giornalisti sportivi

https://www.enordest.it/2022/08/07/la-collina-dove-dormono-i-giornalisti-sportivi/

Vanni Zagnoli

Dedico questo numero a giornalisti scomparsi, piccoli miti, a nordest e non solo.

Domenica ha perso la vita Paolo Donà, 74 anni, già redattore de Il Gazzettino, a Padova, e prima collaboratore de Il Mattino. Era un amico, di tanti, una persona unica, assolutamente, in grado di spaziare dalla letteratura romena, oggetto della sua tesi di laurea, al Padova calcio, di cui era onniscente, dai viaggi alla gastronomia, passando per la meteologia. 

Noi di enordest.it eravamo stati a casa sua, a metà maggio, nella sua casa museo, e in questi due videoracconti ci aveva raccontato di Silvio Berlusconi che voleva la storia del Milan, avendone apprezzata la ricostruzione dei biancoscudati,  di mete esotiche e di Cenacolo, un gruppo di personaggi patavini, di cultura e varia umanità, di progetti con cui si teneva aggrappato alla vita.

Paolo mi pregava di non indugiare sulla sua malattia, percorreva qualche metro e dopo 15-20” doveva fermarsi, le immagini sono sfocate, la diretta in quel quartiere di Padova non era di buona qualità, purtroppo, almeno però si sente.

Qui, invece, si vede bene, è con skype, con Stefano Edel, pensionato de Il Mattino, di Padova, dal 2018, eppure ancora firma, naturalmente, come anche della Rai, dal Veneto.

Edel tratteggia Donà come nessuno e ricorda anche Fantino Cocco, il padre di Egle Luca, capo servizio, a Padova, de Il Gazzettino. Paolo era stato un po’ il fantino, di Fantino. “Andavamo sempre in trasferta insieme, loro due per il Gazzettino, io e Furio Stella per il Mattino”.

Già, Furio Stella, scomparso nel 2014. Apprendo da Edel che era di Trieste, mi fa sovvenire Gian Piero de Diana, redattore, magari ora in pensione, a Treviso, de Il Gazzettino, con la sciarpa alabardata in redazione, l’alabarda è tanta roba, anche se non è la spaziale dei cartoni animati.

Ho davanti i Reggiana o magari Brescello o Modena o Parma o Piacenza o persino Bologna, forse, e il Padova o magari il Cittadella, con quei grandi inviati, al seguito. Donà e Fantino Cocco, che una volta entrò al Mapei senza accredito, con le mani in tasca, comunque aveva la tessera Coni, e Stella e Stefano Edel, il Padova era sempre in serie A, con gente del genere, appassionata e competente. Come Gildo Fattori, la voce biancoscudata a cui è dedicata la tribuna dallo stadio Euganeo.

Sono stato anche all’Appiani, con Dino Baggio, l’ex azzurro, per Mediaset premium, venne anche mia moglie, Silvia Gilioli, meno di 10 anni fa, ad ascoltare un grande campione, sottovalutato. 

Padova è tanta roba, anche per il volley e un po’ di basket, per il Padova terzo in serie A, con Nereo Rocco, e quella stampa. Stella, Furio, brillava anche su La Stampa e su Il Giorno.

E poi mi vengono in mente Beppe, Bepi per tanti, Donazzan, vicentino, a lungo capo della redazione sportiva, de Il Gazzettino, e poi redattore capo, scomparso nel gennaio del 2019, grande appassionato di motori, biografo di Ayrton Senna e soprattutto del padovano Riccardo Patrese.

E sempre in questa spoon river di giornalisti cito appena Luca Miani, una vita a Mestre, a Il Gazzettino, sul Venezia, scomparso due anni fa e al quale era dedicato il premio Ussi vinto da me, come miglior video.

E come dimenticare Maurizio Refini, caporedattore centrale de Il Gazzettino, morto nel 2007, a 66 anni, era un esperto di motori, gentilissimo, nei nostri contatti telefonici.

Giovedì sera ero alla festa dell’Unità, a Villalunga, di Casalgrande, nel Reggiano, e il direttore di Gazzetta di Reggio, Giacomo Bedeschi, imolese, mi ha raccontato della morte di Omar Monastier, bellunese, scomparso in settimana, era direttore de Il Piccolo, di Trieste, e de Il Messaggero, Veneto, di Udine. Un anno fa se ne andò Sergio Gervasutti, 83 anni, di cui 8 da direttore de Il Messaggero Veneto. Era il padre di Ario, numero 4 a Il Gazzettino, già direttore de Il Giornale di Vicenza.

Non dimentico Giovanni Chiades, a Belluno, per Il Gazzettino, dipingeva la pagina di turismo, era passato per la Tribuna di Treviso, per la Nuova Venezia, nel dicembre del 2020, mentre 13 anni prima ebbe un grave incidente stradale.

E un giorno Gigi Maffei, già firma del basket, de Il Gazzettino, mi disse di Rino Nini, friulano, altra firma, direi del basket, in Friuli, appunto, sempre a Il Gazzettino.

Spero di non dimenticare nessuno, di non fare torto a nessuno, fra quanti ho conosciuto e sentito o visto o letto. E poi c’è un immortale, a nordest, scomparso nel 2005, a 67 anni, per 12 anni direttore de Il Gazzettino, dopo essere stato inviato di Tuttosport, e poi editorialista de L’Espresso. Una storia incredibile, splendida, che un giorno cercherò di raccontare con un parente.

Adesso mi fermo. E penso a Paolo Donà, grande amico. “Paolodonà, ciao. Com’è il tempo lì”. E poi a “Donazzan, ciao, com’è?”.

E’ stato un piacere, un onore, dialogare con giganti del genere. “Luca Miani, senti un po’…”. E Donà: “Attento…”.

Mancano a tanti, nelle loro città, ai lettori, ai tifosi, ai personaggi. Luca Zaia, governatore del Veneto, li ricorda, alla morte, l’ha fatto anche per Paolo il mite, lo meritava.

Non ho avuto il coraggio di venire al tuo funerale, Paolo, avevo anche quello di Villiam Vecchi, faccio l’alba, come tanti sanno, in realtà è troppo dolore. Anzi, sarei venuto a filmare i giornalisti intervenuti, a chiedere loro la storia, loro, come ho fatto a te. Grazie a Gigi Bignotti, altro mito de Il Gazzettino, al sito.

Da “enordest.it”

Enordest.it. Zizzagando, l’eroe di Salonicco si è addormentato

Con Giulia Cicchinè

https://www.enordest.it/2022/08/07/leroe-di-salonicco-si-e-addormentato/

Vanni Zagnoli

Zizzaghiamo verso ferragosto, un’altra puntata e due settimane di stop, ma non per noi. Che continueremo a fare video, a disturbare e a fronteggiare denunce. Con piacere

Il Brasile domina la copa America femminile, è al 7° successo su un totale di 8 edizioni. Hha battuto in finale la Colombia, per 1-0, fuori casa, aveva ospitato le prime due edizioni, una trentina d’anni fa, ha sempre vinto, escluso nel 2006, quando si impose l’Argentina, padrona di casa. Questa è soltanto la 3^ rassegna in cui si aggiudica la finale, nelle altre 5 il titolo veniva assegnato tramite il girone all’italiana.

Le verdeoro, insomma, hanno la classe dei maschi e ancora più dominio, almeno a livello del loro continente.

Le amichevoli in Europa di club medi. Domenica il Lilla ha battuto il Cagliari per 6-2, addirittura, 3-0 ma poi 3-2, con un bel gol. L’Europa è lontana da molti club, l’ultima qualificazione imprevista è stata del Sassuolo, con Eusebio di Francesco, nel 2016. Sarebbe bello ripristinare la Mitropa cup o il torneo angloitaliano, Wembley per la Cremonese è stato l’apice. Il Sassuolo a Reims ha pareggiato per 2-2, buona esperienza.

L’Inghilterra femminile oro europeo, vantava soltanto una finale e una semifinale, ai mondiali un 3° e un 4° posto. Al maschile, ha vinto solo i mondiali del ’66, in casa, e vanta appena la semifinale del 2018. Agli Europei, un terzo posto, una semifinale e la finale di un anno fa. Inglesi al top con i club per decenni, con le nazionali faticano, comunque fra uomini e donne sono ai vertici, adesso, mentre l’Italia all’Europeo vinto grazie a due partite ai rigori al femminile è uscita al primo turno.

Il Como piazza il colpo Cesc Fabregas. Abbiamo seguito su Sky la presentazione del centrocampista spagnolo ex Barcellona e Chelsea, all’hotel Hilton di Como. Si è svincolato dal Monaco, dopo due stagioni non brillanti, il campione del mondo del 2010, in Sudafrica, contro l’Olanda, è voluto dalla proprietà lariana, dalla londinese Sent legata ai fratelli indonesiani Hartono: secondo Forbes, sono i proprietari di un club calcistico più ricchi al mondo. Dopo la brillante salvezza al ritorno in serie B, grazie a Giacomo Gattuso, i biancazzurri inseguono la serie A, 20 anni dopo, all’epoca il proprietario era Enrico Preziosi, che poi avrebbe acquistato il Genoa, e l’allenatore era Loris Dominissini, scomparso a 60 anni per il covid.

La morte di William Vecchi, reggiano, di Scandiano, l’eroe di Salonicco, della coppa delle coppe vinta dal Milan nel 1973, contro il Leeds united che aveva gli scozzesi Gray, Lorimer e Joe Jordan e il gallese Yorath. Furono indispensabili le sue parate. Il Milan schierava: Vecchi; Tato Sabadini, Zignoli; Anquilletti, Turone, Rosato (Dolci); Rivera, Benetti, Sogliano, Bigon, Chiarugi. Allenatore era naturalmente Nereo Rocco. Poi avrebbe perso la supercoppa, europea, con l’Ajax, 1-0 a San Siro ma 6-0 in Olanda. Subentrarono Maldera, Schnellinger, lo sconosciuto Turini (Bergamaschi) e Biasiolo, a Zignoli, Rosato, Sogliano e Bigon. 

Quel Milan perse lo scudetto, del ’73, a Verona, con le papere di Vecchi, appunto.

A Monza, lo stadio Brianteo è pronto per la serie A, si chiama Upower stadium. La situazione degli stadi in Italia, a Reggio Emilia c’è il cantiere, per la copertura dei distinti e per i lavori nel parcheggio, è utilizzato in maniera alternata da Sassuolo, proprietario, con la Mapei, e dalla Reggiana, i cui tifosi lo chiamano solo con il secondo nome, città del Tricolore.

I quasi 19mila abbonati al Lecce, record societari, gran dato, sul fervore del sud, con Pantaleo Corvino ds. I pugliesi rappresentano forse la squadra di più alto del meridione, da 35 anni a questa parte, ovvero dopo 

La Torres ripescata in serie C, al posto del Campobasso. Una ventina d’anni fa era stata vicina a una storica serie B. Fuori anche il Teramo, che era stato virtualmente promosso, con Vincenzo Vivarini, salvo essere retrocesso per una combine all’ultima giornata.

Volley. I miei 90′ con Lucio Fusaro, il presidente di Milano, sulla sua vita. “Le mie telefonate con Joe Biden. Il business in Russia nell’88, grazie a Gorbaciov”. Eccezionale, friulano, di origine.

Volley, niente mondiale per Zaytsev, il ct de Giorgi: “Condotta esemplare, l’ho lasciato libero”. Come cambio di Romanò era eccellente. Dato lo 0-6 alla Nations league, a Bologna, con Francia e Polonia, l’Italia dovrebbe pensare a inserire gente di esperienza, non rinunciarvi a priori, con il rischio di neanche competere per la zona medaglie.

Canoa, l’argento mondiale nel K1 di Gianni de Gennaro e anche un altro bel podio. 

Nel pentathlon moderno, l’oro europeo di Elena Micheli, fisicatissima, ma altrettanto difficile, da raggiungere. Ottenuto l’ok al videoracconto con i carabinieri, lei ha cambiato idea: “Scusa, ho detto troppo sì, non farei la mia vita bene…”.

Da “enordest.it”

Zizzagando, 34 titoli di sport

Zizzaghiamo corposamente, come sempre, fra ricordi e analisi, provocazioni e descrizioni.

La lite fra Ivan Juric, allenatore del Torino, e il ds Davide Vagnati, evidenziata da Sky, con il racconto dello stesso dirigente, propositivo: “I risultati passano anche attraverso confronti del genere”.

Fra giornalisti, soprattutto al ristorante, ho sentito parlare, già nel ’94, con l’Italia a Reggio Emilia, per la prima volta, e mia moglie, Silvia Gilioli, in tribuna stampa, fra i grandi, al Mapei stadium, di Ruud Gullit che appese al muro Fabio Capello, in quegli anni al Milan.

Per anni è proseguita la diatriba fra Gian Piero Gasperini e il suo ds, Giovanni Sartori: “Non si sono parlati a lungo”, diceva Michele Criscitiello, il direttore di Sportitalia, in apertura della sua trasmissione delle 23. Naturalmente, le mani fra Gasperini e Papu Gomez e Juric è proprio allievo di Gasperini, anche sul piano temperamentale.

Soprattutto, per le poche che escono, figurarsi quante baruffe non escono, anche dalle redazioni?

Palermo, il Manchester City parte malissimo, induce alle dimissioni l’allenatore Silvio Baldini, naif, e il ds Renzo Castagnini, ex Vicenza. Mai discutere tecnico e direttore sportivo dopo una promozione, tantopiù arrivata senza spendere troppo.

La malattia neurodegenerativa di Daniel Passarella, 69 anni, campione del mondo nel 1978, in Argentina, con l’Argentina, e poi alla Fiorentina e all’Inter, gran libero. La famiglia smentisce, parla solo di tristezza post covid.

In settimana ci sono state le semifinali degli Europei femminili, in Inghilterra, le britanniche padrone di casa mortificano la Svezia, l’unica, vera intrusa, rispetto al mondo maschile. Nonostante Ibrahimovic, i gialloblù sono arrivati solo a un quarto di finale dei mondiali, l’ultimo, e degli Europei, nel 2004, con il suo colpo dello scorpione.

Poi il successo della Germania sulla Francia, una classica del calcio continentale, al maschile e ora, evidentemente, anche al femminile. Le transalpine hanno maltrattato l’Italia, per 5-1, mentre la Germania anni fa eliminò le azzurre di Antonio Cabrini. La finale vede di fronte inglesi e tedesche, come al mondiale maschile del 1966, l’unico successo internazionali delle nazionali britanniche. 

La realtà è che il nostro movimento è lontano dai migliori, in entrambi i sessi, dal 2014, l’Europeo vinto da Roberto Mancini con due successi ai rigori, su Spagna e Inghilterra, è stata una felice eccezione, come il quarto dell’Italia muliebre al mondiale del 2019.

Atletica. Ai mondiali in Oregon il dominio degli Usa nei 200, con i primi 4. Norman Lyles vince in 19”31, secondo tempo di sempre, migliore di un centesimo rispetto all’oro di Michael Johnson, ad Atlanta ’96, è a 12 centesimi dal record di Bolt. Secondo tempo di sempre anche al femminile, con Shericka Jackson, 21”45, a 13 centesimi da Florence Griffith Joyner, scomparsa probabilmente per le conseguenze del doping. Nel salto triplo, la terza misura di qualificazione per Emmanuel Ihemeje, genitori nigeriani, è nato in Toscana e vive proprio in Oregon, è quinto, bravo.

Atletica, un primo record del mondo, ai mondiali di Eugene. E’ dell’americana Sydney McLaughlin sui 400 ostacoli, da campionessa olimpica fa 50”68, migliorando di quasi un secondo il suo primato del mese scorso, di 51”41. Sarà l’atleta dell’anno.

Atletica, Cuba, la fuga dell’ex campionessa del mondo di lancio del disco Perez, da Miami se ne perdono le tracce, mentre la delegazione cubana faceva scalo da Eugene.

Atletica, Massimo Stano: “Divento musulmano per i genitori di Fatima, marocchina”. Si è aggiudicato l’oro mondiale della 35 km, dopo l’olimpiade sui 20. La conversione in questo caso è al contrario e mi ha spiegato che così i genitori di lei l’hanno accettato meglio. fa il ramadan anche lui.

Atletica, la vitalità del movimento, ai mondiali di Eugene, Oregon, Stati Uniti. I tre record mondiali, due in una notte e due negli ostacoli. 

Mondo Duplantis, 23 anni, svedese, con il suo 6,21 nell’asta, diventa il migliore di ogni tempo nell’atletica leggera tutta, può reggere per altre 4 olimpiadi, non sbaglia mai.

La Nigeria di Tobi Amusan, 12”07 sui 100 ostacoli, il suo corpo definitissimo, naturalmente muscolare e allenatissimo, ha 25 anni, a Tokyo fu quarta.

Volley, l’Italia in Nations league fa 0-6, fra semifinale e finale per il 3° posto. Esattamente come a Torino, con Serbia e Polonia, allora, sabato scorso con la Francia, domenica con la Polonia. Azzurri da 4,5, per essere buoni.

Vince la Francia di Andrea Giani. “Non mi ha scelto Ngapeth – mi videorisponde -, ma la federazione, non siamo nel calcio. Non c’entra Modena con la nazionale, è un ambito diverso. E non è paragonabile la generazione dei fenomeni a questa Francia”. Il mio racconto Patry, di Milano, e con Brizard, di Piacenza, da solo.  

La Francia si aggiudicò 2 world league, domina il tiebreak, sugli Usa, sotto di 2 set. Decidono gli aces di Brizard, di Piacenza

Volley, il pubblico dell’Iran invade Casalecchio di Reno, a Bologna. Sovrasta il tifo dei polacchi, eravamo 1-1 e in parità nel terzo set, la Polonia chiuderà sul 3-1. Le musiche. Una mia intervista audio a due iraniane: “Adesso possiamo non coprire il viso”

Volley, il videoracconto da Casalecchio, con personaggi e storie. Cancelli aperti solo alle 17,15, nonostante il caldo, per la partita delle 18, ora mancano 2mila spettatori, all’esaurito.

Usa-Polonia 3-0, dunque l’Italia se fosse passata avrebbe affrontato gli Stati Uniti, che giocavano contro pronostico, con il Brasile, battuto per 3-0. 

La Russia finalista olimpica non può partecipare, ovviamente. In campo, nel Bolognese, c’era il giocatore più imprevedibile, Earvin Ngapeth, più volte alle prese con guai giudiziari, nella sua storia, naturalmente si è aggiudicato il titolo di mvp.

Il presidente di Perugia Gino Sirci è probabilmente in tribunale anche con Nikola Grbic e Vitaly Heynen, dopo lo scioglimento del contratto con Lollo Bernardi. L’aveva fatto per prima Catia Pedrini, con Stoitchev, a Modena, nel 2018. 

“Volevo Andrea Anastasi già 3 anni fa, prima di Heynen, campione del mondo ed esonerato durante la finale scudetto di un anno fa”. 

La famiglia Michieletto è tutta a Casalecchio, le sorelle, i genitori, forse anche il fratello minore, 14 anni, neo tesserato per Trento. Dove giocano anche le sorelle di Riccardo, 2001 e potenziali altre 5 olimpiadi.

Volley, la discoteca a Casalecchio di Reno, 4 giorni di concerti, di successi storici, me li ha raccontati il deejay, austriaco, specialista in eventi.

“Medici sportivi, i migliori. I guai al cuore e il doping. Egonu e Mastrangelo:volley e federazioni”. Volley, i libri di Leandro de Sanctis, ex Corriere dello sport: “Il tesoro di Rio” e “L’impresa di Berlino”

Durante i mondiali, gli sport vari e la serie C avranno più attenzione e maggiore audience, come conferma il presidente di lega basket Gandini. A mia domanda, invece, lega volley, Massimo Righi, aveva risposto: “Non mi occupo di sport minori”

Volley, la supercoppa a fine ottobre a Cagliari. La strategia giusta è proprio andare lontano dalle piazze storiche, andare al sud, prima che all’estero, come fa il calcio. Lo stesso basket dovrebbe muoversi fra Aosta e Molise, fra Calabria e Sicilia. Va bene la Sardegna, ma lontano da Sassari. Nel calcio, pensate come sarebbe la supercoppa a Belluno, a Rende, a Giarre, a Oristano, non solo un allenamento dell’Italia a Rizziconi, nelle terre sequestrate alla mafia

Sci, la morte di Celina Seghi, nata all’Abetone, sull’appennino modenese, aveva 102 anni. Era un mito, come Rolly Marchi.

Videoracconti estivi, dallo youtube di vannizagnoli.it, oggi ci occupiamo del femminile, in particolare di San Marino, in serie B, per la seconda stagione di fila. L’ospite è Giulia Domenichetti, pluridecorata da calciatrice a Sassari, alla Torres, e tecnico di buon livello, ex San Gimignano. Oltre 35’ sui massimi sistemi, fra Italia e uomini, stipendi e livello, movimento e professionismo, lontananza dalle coppe e tutto quanto sia pertinente o impertinente a questo mondo.

“Restiamo lontani dalle migliori d’Europa e al mondo, anche come club”.

Infine, la storia di Luca Squinziani, torinese, preparatore dei portieri nelle giovanili della Juventus, in particolare, ma anche pittori: “Calcio e pennello si combinano, è importante variare gli interessi”.

Il Gazzettino. Amichevole Colonia-Milan, i rossoneri vincono con doppietta di Giroud

Meglio il Milan, dell’Inter, non solo per il risultato. I campioni d’Italia vincono in Germania, 2-1, il Colonia non ha Littbarski, finalista mondiale del 1982, nè Hassler, l’ex juventino campione del mondo nel ’90, però è sempre una notizia quando un’italiana batte una tedesca, anche in amichevole. Spagnoli, inglesi e germanici in Europa restano i migliori, più dei nostri, fermi alla Conference cup della Roma dal 2011. A Ferrara, l’Inter recupera due gol e pareggia con il Monaco, non di Baviera, del principato, allenato, in passato, da Guidolin e Ranieri.
“E’ calcio d’agosto”, stava per dire su Sportitalia Andrea Mandorlini, allenatore esonerato dal Padova, la scorsa stagione. Poi si è corretto, siamo a metà luglio, conta la preparazione, i biancorossi dalla maglia simil Monza sono tosti, preparano il turno preliminare di Champions, fatale troppe volte al calcio italiano, che grazie all’ex presidente federale Tavecchio porta alla fase a gironi tutte e 4 le squadre, a partire dunque dalle milanesi, prima e seconda.
L’Inter, dunque, ha Lukaku stile Chelsea, inutile, del resto una fisicità del genere carbura più tardi. Qualcosina fa vedere Lautaro, piace Dimarco, ha una chance Lazaro, piace Asllani, albanese, arrivato dall’Empoli. In avvio il palo di Vanderson, per l’1. Fc Koln, secondo la denominazione originale. All’8’, discesa centrale di Ben Yedder, smarca Golovin che infila Handanovic. Alla mezzora è il capitano ospite, tunisino, a chiudere un contropiede perfetto, del resto gioca nella Francia, la nazionale più continua del millennio, forse, almeno in Europa. 41’, D’Ambrosio di testa, respinge il portiere, realizza Gagliardini, gregario non sempre oscuro. Il 2-2 dopo un’ora e prima delle sostituzioni, Lautaro in corridoio per Lukaku, sinistro forte, respinta del portiere e Asllani azzecca il sinistro angolato.
Entrano gli ex campioni, Barella, de Vrji e altri. Il finale è monegasco, il portiere Onana si oppone a Minamino e poi alla ribattuta. L’Inter si difende, Onana vuole rubare il posto a Samir Handanovic, 36 anni, l’ex udinese di sicuro vorrebbe battere i record di longevità di Buffon, titolare in serie B, nel suo Parma, a 44 anni 
A Colonia 40mila spettatori per il Milan, ultimo nel girone di Champions. Fa doppietta Olivier Giroud, 36 anni a settembre, campione del mondo, titolare anche all’Europeo del 2016, fu decisivo nel recupero del derby di fatto valso lo scudetto e prova a fare il titolare anche quest’anno. Messias e poi Rebic ne ispirano il vantaggio rifinendo una bella azione di rimessa, il raddoppio è anche merito di Brahim Diaz, per il sinistro a giro, deviato, del francese. Gioca la ripresa l’altro transalpino, Adli, centrocampista ex Bordeaux, brillante in alcune giocate. Fra i giovani in campo, segna il Colonia con Hector, su azione d’angolo.
La Bundesliga inizia fra una settimana, addirittura, il Milan resiste grazie a Kalulu e a Gabbia.
A sinistra i tedeschi spingono con Kainz, altro vivace è Uth, mentre Schwabe impedisce la tripletta di Giroud. Il secondo portiere Mirante si era opposto a Uth.
Nelle altre amichevoli di ieri, Roma-Portimonense 2-0, Zaniolo segna anche ai portoghesi. I tedeschi del Bochum regolano lo Spezia per 2-1, mentre l’Udinese fa 3-3 con l’Union Berlino. Due a due tra Salernitana e Hoffenheim, spesso in Europa. Larghe vittorie di Atalanta e Fiorentina con i dilettanti, mentre il Parma ferma la Sampdoria sull’1-1, nonostante sia in serie B. Il Sassuolo supera 3-1 i cechi dello Jablonec.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Pieve Modolena, Reggio Emilia. 20 anni fa la morte di papà Vasco, Zagnoli, soffocato da un boccone di cibo. Il crocifisso e l’elettroshock

Era domenica, 23 giugno, ero in palestra, al fit village, caldo, ero in bicicletta, 2002. Telefona mamma Emilde: “Vieni, da tuo padre, l’è bell’è mort”. E’ già morto.

Vasco, agricoltore, aveva 64 anni, era in pensione e, come me, penalizzato da ansia e depressione, derealizzazione. La vita di campagna era alienante, l’allevamento delle vacche, sognava di fare il calciatore, era un bella ala destra, nonno Ernesto, Tino, lo sfiancava nei campi: “Passavo sangue nelle urine, dovetti smettere”. Lo allenava Delgrosso, il mito. Il matrimonio con Emilde Montecchi, nel ’69, la vita accanto alla Nepal, dei Mussini. La mia nascita, nel ’71. “Abbiamo una casa infelice”. La nuova, iniziata nel ’77, nel terreno di via Berneri, servirono 15 milioni di lire per edificare. Debiti per 100 milioni di lire, tassi anche al 28%, di interesse. Era in cura dallo psichiatra, Offerto Bertolini, in via Roma: “Dotor, am daga la forza, go bisogn ed pagher i debit”.

Non serve la traduzione, gli anni migliori se ne vanno in preoccupazioni, nell’89 vende un terreno, ma il debito era già azzerato. Ha 52 anni, è l’inizio della fine, depressione: “Ci mangiamo tutto, la casa in campagna è molto impegnativa, come spese”.

La fobia sociale: “Non so se andare a messa, quando c’è da scambiarsi il segno di pace tremo”.

Papà Vasco era un po’ come Pantani, Marco, liquido, troppo vulnerabile, nato sotto il segno dei pesci, segno di acqua. Come il mio cancro.

Ha trasmesso la grande competenza per il calcio, la passione per lo sport, sarebbe stato un grande osservatore, amava lo stadio Mirabello e Gianfranco Matteoli, le giocate di classe. Aveva visto la carbonella e Pinti, Catalani e Pistacchi. Aveva bestemmiato per i carichi di lavoro, nella stalla, sempre in via Berneri, ora capannone che racconto assieme ai due appartamenti, l’inferno degli affitti non pagati.

“Sono vite da briganti e non si prende niente”. E allora smise le vacche, grazie al premio della Ue, e si dedicò insieme a mamma Emilde Montecchi al lavoro a domicilio, a cottimo, come il mio, da giornalista, esattamente, e così mamma ogni tanto mi avrebbe detto: “Oggi hai fatto giornata”. Già, professione partita iva, come il muratore che ha abitato sino a maggio al piano terra, di quella casa.

Sotto, avevano vissuto i nonni, Tino, scomparso nel ’96, alla vigilia di una partita di serie A, del Piacenza, a cui non rinunciai, ed Elena, Maria, per tutti, che come amava socializzare e andare a trovare amiche e parenti.

Maria se ne va nel 2002, 40 giorni prima dell’unico figlio. “Guarda di stare vicino a tuo padre e a tua madre”, mi intimò una parente, Tonina, di Campogalliano, Modena.

L’ho fatto poco, con entrambi, oggi racconterei con loro per ore, ansia e depressione, socializzazione.

Vasco era labile, come me. “Un giorno il prete di Pieve, Modolena, don Orlando Rigattieri, non ancora monsignore, nel ’60, estrasse all’improvviso il crocifisso, come verso di me – raccontava Zagnoli -, fu una sorta di sortilegio, mi stregò”.

Striè, diceva nonna Maria.

E allora papà conobbe la depressione, a militare, a Capo d’Orlando, Messina, autiere, e poi al rientro, l’elettroshock, come per il figlio di Italo Cucci, noto giornalista. Restò così, per sempre, tristezza ed euforia, e poi il nulla, senza più obiettivi, quasi come vannizagnoli.it. Sposato ma di fatto solo, con il suo dolore, il dolore di due ricoveri, coatti, propiziati da me, il primo nel ’94, prima dei mondiali, dopo che me m’ero andato di casa. Quel giorno chiamò la polizia municipale, perchè mi convincessero a restare. “Bein, se tomia cumprè a fèr set vè a stèr via”, mi accusava mamma Emilde.

Il tutto è finito in quella domenica di sole ardente, in via Berneri, un pranzo qualsiasi. Un singhiozzo, un singulto, anche nonno Tino soffriva, per esempio la pasta in brodo non così cotta.

Non ricordo cosa avesse mangiato, ricordo i soccorritori davanti a casa. Era finita la sua sofferenza, anche la mia, quel padre così speciale, che mi voleva accanto a sè e dal quale io sfuggivo, da sempre, per sempre.

L’ho raccontato la notte, al cimitero, a Pieve.

Conosciamo la sofferenza, ansia, depressione, eredità, ereditari. “Guarda che non ti lascio nulla”, erano le sue minacce.

Grazie a loro, posso anche non lavorare, magra consolazione.

Un giorno, magari, racconterò in libro i parenti miei e di mia moglie, come Marco Pastonesi, mito ex Gazzetta dello sport.

Chi volesse, potrà ricordarlo online, su vannizagnoli.it

Il Gazzettino. La retrocessione del Vicenza, la salvezza del Cosenza. La Diesel dei Rosso sarebbe da Europa, l’errore di scegliere il ds dalla tv e l’allenatore, Brocchi, per il nome

Vanni Zagnoli
Se il marchio Diesel entra nel calcio ti aspetti la serie A, potenzialmente, sempre potenzialmente il miglior Vicenza di ogni tempo, giusto dietro alla versione Real vicecampione d’Italia e sogni il quinto posto del 1956, via. Come il Sassuolo è arrivato in Europa, con la Mapei, perchè dietro il Lanerossi c’è un popolo, il popolo dello stadio Romeo Menti. Ecco, i biancorossi retrocedono in C dopo una sola salvezza in B, con questa proprietà, che per anni ha dato l’assalto alla serie B, a Bassano. Bassano Virtus, poi Vicenza Bassano e adesso Lanerossi, come ai tempi belli. Bella è stata anche l’èra di Francesco Guidolin, con la coppa Italia e la semifinale di coppa delle Coppe, rovesciata dal Chelsea grazie a un gol regolare a Londra sullo 0-0 annullato a Luiso.
Ecco, ieri sera tutto questo è finito in C e a tratti il Cosenza sembrava il Vicenza migliore, di anni di serie A, per le folate, con Caso, solo omonimo dell’ex azzurro Mimmo.
I bianchi, di maglia, reggono un tempo, pungono presto con Filippo Ranocchia, da fuori, Matosevic intercetta. Come sul colpo di testa di Diaw. Tanta tattica, tensione, per un tempo, è il classico calcio di Bisoli, speculativo, era stato più brillante a Vicenza, nonostante l’1-0. Ripresa, venti secondi e Liotti crossa, Zilli va di testa centralmente, Larrivey insacca. Il resto è rossoblù, con il dribbling e sinistro di Caso, catturato da Contini, portiere di mamma ucraina. Al 18’ punizione di Liotti, Brosco tocca con il braccio sinistro largo, gesto istintivo, Massa riflette giustamente e fischia, rigore, trasformato da Larrivey. Lì la squadra di Francesco Baldini dovrebbe segnare due gol, impossibile per un Vicenza sempre in zona retrocessione, in questa stagione. I 600 tifosi sanno che la rimonta è impossibile, la rosa costruita dal bellissimo Balzaretti, ex azzurro e Dazn, non era dignitosa, assieme a Pordenone e Crotone è stata la delusione della stagione. Con Di Carlo, forse, si sarebbe salvato, Brocchi di nuovo conferma i propri limiti. Baldini ha fatto anche troppo, caratterizzando il secondo tempo dell’andata e il primo di ieri.

Cosenza-Vicenza 2-0 (0-1)
COSENZA (3-5-2): Matosevic 6,5; Rigione 6,5, Camporese 6,5, Venturi 6; Di Pardo 6 (35′ st Bittante 6), Kongolo 6, Carraro 5,5 (1’ st Zilli 6), Florenzi 6, Liotti 6,5 (28’ st Situm 5,5); Larrivey 6,5 (35′ st Vallocchia ng), Caso 6,5 (39’ st Gerbo ng). A disp.: Vigorito, Vaisanen, Hristov, Palmiero, Voca, Millico, Laura. All. Bisoli 6.
VICENZA (3-4-2-1): Contini 6; Brosco 5,5, De Maio 6, Bruscagin 6 (12′ st Da Cruz 5); Maggio 5,5, Cavion 5,5 (24’ st Giacomelli 5,5), Bikel 5,5 (12’ st Meggiorini 5,5), Lukaku 6 (24′ st Greco 5,5); Ranocchia 6,5, Dalmonte 6 (28′ st Boli 5,5); Diaw 5,5. A disp.: Grandi, Cappelletti, Padella, Pasini, Zonta, Alessio, Teodorczyk. All. Baldini 5,5.
Arbitro: Massa 6,5. 
Gol: 2′ e 21′ st Larrivey.
Note: ammoniti Carraro, Larrivey, Bisoli, De Maio, Diaw, Florenzi, Rigione e Da Cruz.  
Recupero: pt 1’, st 6’.

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino. Sassuolo-Milan. Un anno di Generazione S, con Raspadori. Dionisi ha espresso a Venezia il suo calcio migliore. La Mapei e la famiglia Squinzi, lo stadio privato e i tifosi

Reggio Emilia
Anche il Sassuolo ha fatto il suo mediaday, come la Roma. Solo che i neroverdi sono a metà classifica, senza reali obiettivi da mesi, sono unicamente arbitri dello scudetto. Vent’anni dopo, l’Inter spera in un 5 maggio al contrario, dal pianto di Ronaldo all’Olimpico con la Lazio, da 1-2 a 4-2, con scudetto alla Juve, che vinceva facilmente a Udine, con Lippi allenatore bis e Ventura con la famiglia Pozzo, alla speranza di un capitombolo Milan, per mantenere il tricolore.
In questo millennio il diavolo ha vinto appena due scudetti, con Ancelotti e Allegri, Pioli è parmigiano come Carlo, che poi magari festeggerà una nuova Champions con il Real Madrid, cui aveva regalato la decima, prima delle tre con Zidane, suo ex allievo.
Tutto questo è ambientato nel primo stadio privato d’Italia, a Reggio Emilia, venne costruito nel ’94 da Franco dal Cin, trevigiano, per una vita nel calcio a nordest, portò Zico all’Udinese e poi Futre in questa città, neanche il ricco Sassuolo ha mai avuto un campione del genere, vice pallone d’oro. “Il Sassuolo è una falsa piccola – ci disse Maurizio Sarri, quando al debutto in serie A portò l’Empoli a metà classifica -, perchè dietro ha la Mapei”. Già, la multinazionale dei calcestruzzi per l’edilizia, per gli interni. Il patron Giorgio Squinzi era tifoso del Milan, non ha avuto il coraggio di prenderlo, rifiutò anche il Verona e il Bologna, ai figli Veronica e Marco ha ordinato di portare avanti il progetto pallone, anche con i giovani, generazione S, presentato martedì sera, al primo anno di attività. Nel distretto emiliano delle ceramiche, al confine con Modena, aspettano società affiliate anche dalle nostre regioni, ha preso la parola persino un campano.
Questa è la fabbrica dei campioncini, del tridente re del mercato, Berardi che disse no alla Juve e all’Inter, mentre l’ad Carnevali l’ha negato alla Fiorentina, dopo il titolo Europeo dell’Italia, e poi Scamacca, vicino all’Inter, e Raspadori, che piace alla Juve.
“Nasco tifoso bianconero – spiega l’attaccante originario del Bolognese, che De Zerbi volle capitano contro la Roma, un anno fa -, non ho preferenze fra Inter e Milan”.
Questo finale di campionato regala emozioni agli sportivi, in parte ricompensati dall’assenza dell’Italia al mondiale in Qatar. “Non basterebbe neppure uno spareggio, che non si disputa più – osserva Raspadori -, per restituire quanto abbiamo perso a Palermo, con la Macedonia. In nazionale arrivo prima dell’Europeo, tocchiamo l’apice a Wembley e poi entro nel finale del playoff, semifinale”. Per cancellare la delusione, servirebbe minimo una semifinale a Euro 2024, oppure vincere la Nations league, che ha il sapore della Confederation cup per la Roma.
Sulla barca nera e verde c’è Alessio Dionisi, toscano ma non tifoso della Fiorentina, simpatizzante della Juve, un giocoliere, ha vinto a San Siro con Milan e Inter, all’andata e al ritorno, e a Torino con la Juve. Il massimo, eppure chiuderà probabilmente all’11° posto. “Vorremmo proprio salire nella parte sinistra della classifica”, auspica Raspadori, brevilineo tonicissimo. Dionisi era esordiente in serie A: “Sono stato un ex difensore in C, mai avrei immaginato di scalare il calcio così rapidamente, dai dilettanti”.
Al Venezia dava spettacolo, spesso, Zanetti è partito dal suo grande lavoro, per la promozione, che Dionisi ha colto a Empoli. “Vogliamo vincere per noi stessi, per i tifosi, per la famiglia Squinzi, non per l’Inter”, dicono Dionisi e Giacomo Raspadori. “Pensaci, Giacomino!”, si chiama una commedia di Luigi Pirandello. Ecco, l’Inter spera che ci pensi lui, fra assist e gol o anche penultimo passaggio vincente, con o senza Scamacca o Berardi. Frattesi è già da nazionale, Maxime Lopez è un piccolo Jean Tiganà, il mito degli anni ’80, campione d’Europa con la Francia di Platini. Comunque vada, sarà uno spot per la Mapei. Mentre Kerakoll sponsorizza il Modena, appena tornato in B. La ricchissima Emilia Romagna ha una concentrazione di sport che sembra il nordest vecchia maniera, con i Benetton padroni di basket, volley e rugby. Qui si fa la storia, Milan al 95%, Inter al 5%, anche se è più forte. Simone Inzaghi ha già supercoppa e coppa Italia, le aveva già vinte alla Lazio, Pioli è a zero titoli, non perderà l’occasione.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, serie B. Allo stadio Menti per il playout salvezza. Il calcio difensivo di Bisoli accarezza la vittoria, con il Cosenza, eppure passano i biancorossi, 1-0, e adesso sono leggermente favoriti

Per salvarsi, il Vicenza deve pareggiare venerdì a Cosenza, ha un buon 60% di possibilità, considerato l’1-0 del Menti. Come occasioni, ci stava almeno il pari, sono quattro a testa, con gol annullato dubbio ai blu e la traversa vicentina. 
L’atmosfera nella città del Palladio è da èra FGuidolin, coppa Italia e semifinale di coppa delle Coppe, tambureggiare infinito e cori in curva e invece lo spazientirsi dei tifosi in tribuna. Festosissimi i 1400 della curva silana, esaltata dall’allenatore Pierpaolo Bisoli, a Vicenza subentrato ed esonerato (poi arrivò la serie C), dal suo modo di vivere la partita, dal suo calcio fisico e tattico, che non l’ha premiato solo in serie A. Caso è il più insidioso dei calabresi, Boultam manca il tap e poi si fa male. Al 27’ Cavion controlla ed esplode il destro, traversa. De Maio sbaglia un controllo facile e Caso si invola, Maresca annulla per fuorigioco, non valuta giocata l’errore del difensore del Vicenza, controllando al Var, opinabile. Prima dell’intervallo, Bruscagin salva sulla girata di Rigione, del Cosenza. Alla ripresa Giuseppe Caso sembra l’ex azzurro Domenico, anche se non è parente, dribbling e destro respinto da Nikita Contini, portiere di madre ucraina, in pena per la guerra.
La squadra di Francesco Baldini replica con la rifinitura di Cruz per Diaw che spara alto. Sul traversone di Jordan Lukaku, Diaw fa esultare quasi tutto lo stadio, il tocco di mano al Var è netto. Gli attacchi del Vicenza sono insistiti, decide la giocata del subentrato Dalmonte su Vaisanen, piatto fra le gambe del portiere Matosevic, palo interno e segna Christian Maggio da Montecchio Maggiore, 40 anni. L’ex azzurro del mondiale in Sudafrica fa argine nel recupero. Stasera iniziano i playoff, con dirette Sky e Dazn: Ascoli-Benevento (la vincente contro il Pisa), domani alle 18 Brescia-Perugia (il Monza attende); i ritorni sabato 21 e domenica 22. Le finali giovedì 26 e domenica 29, solo in caso di parità fra Pisa e Monza si disputerebbero supplementari e rigori.  
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, Rovigo, rugby. La semifinale playoff a Reggio Emilia, il racconto di colore dallo stadio Mirabello, senza accredito, con il divieto anche a comprare il biglietto e con una curiosa intrusione nella ripresa, sino a che le maschere se ne accorgono. L’impossibilità di entrare anche a gara finita: “Solo Raisport può riprendere”. Falso

Reggio Emilia
E’ stato un bel pomeriggio per passione rossoblù, come da striscione esposto in tribuna, allo stadio Mirabello. Questo era il tempio della Reggiana, del calcio di Pippo Marchioro, dalla serie C alla salvezza in A, con retrocessione del Piacenza tutto italiano, vittoria a San Siro con il Milan campione di tutto, nel ’94, adesso è lo scenario dell’ovale, del Valo rugby, supportato anche fisicamente dall’Emilia Romagna, con l’onnipresente segretario Gianmaria Manghi, del presidente Bonacini.
La sfida del tifo va ai tamburi di Reggio, sulla parte destra della tribuna, addirittura c’è l’esaurito per i biglietti venduti, forse, almeno per chi scrive, dal momento che filma tutto.
Grande entusiasmo anche per i rodigini arrivati nella città del primo tricolore, in pullman, anche sopra lo stendardo Amici di Boara. E’ uno spettacolo su Raisport e sui social di federugby, in diretta, trombette e rullare, trambustio e autorità emiliane, partendo dal questore. Il tifo prescinde dalle azioni, è sport vero, gente vera che, come per il Padova, segue il XV campione il più possibile e ovunque, magari capendo poco dello sport ma proprio per divertimento.
Ci sono bambini delle scuole locali, qualche momento è anche di relativo silenzio in quell’orgia di gioia di vivere. Si sogna una notte come un anno fa, a Padova, il popolo polesano trattiene il fiato per placcaggi e maulle, per ruck e dribbling, va beh, concedete una licenza pallonara. 
E poi c’è il terzo tempo, al pullman, con passaggio anche dei protagonisti, con il dopopartita al virtuale microfono dei tifosi, gli scambi di opinioni anche tattici, gli sguardi, la voglia di tricolore confermabile in una provincia non così ricca di sport ad alto livello, al contrario di Reggio.
E’ bella anche la difesa rovigotta, anche qui perdonate la licenza, le panchine trepidano, piovicchia sul nostro computer, di fronte alla tribuna, siamo entrati furtivamente, per qualche minuto, nel finale. Ci sono bellissime in tribuna, fidanzate di atleti o aspiranti tali, le wags che generalmente non vogliono essere inquadrate perchè troppo belle per finire su youtube. Il forcing finale di Reggio non porta al pareggio, “Rovigo, Rovigo” e “Forza Rovigo, forza Rovigo uè, uè, uè”. E’ stata una bella giornata di sport, anche nel coro finale: “Chi non salta padovano è, è”.
Tre i pullman di rodigini, 300 che finiscono in via Matteotti, in mezzo alla strada, alla fine. Il ritorno è dolce, come quello sportivo, fra una settimana. Calvisano aspetta, salvo sorprese, niente finale bis con Padova. C’era il Livorno, società gemellata, ci sono steward, Diego Dominguez e famiglia, argentini.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino” edizione di Rovigo

Ilmessaggero.it, ilmattino.it. L’Atalanta replica alla Lazio, lotta con la Fiorentina per la Conference. Muriel segna ma poi era da espellere

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/l_atalanta_replica_lazio_lotta_la_fiorentina_la_conference_cup_muriel_segna_rischia_espulsione-6676374.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/l_atalanta_replica_lazio_lotta_la_fiorentina_la_conference_cup_muriel_segna_rischia_espulsione-6676374.html

di Vanni Zagnoli

Che Atalanta, è tornata, in tempo, con la maglia arancione. In tempo per l’Europa, forse, probabilmente, tre punti avanti alla Fiorentina, ma ha una partita in più. Bergamo vince a La Spezia per 3-1, in stagione spreca l’inenarrabile, rimonta a fatica la Salernitana, si fa battere al Brumana dal Verona, in trasferta convince di più e impedisce a La Spezia di festeggiare la salvezza anticipata. La squadra di Thiago Motta resta pari alla Sampdoria, a rischio di raggiungimento da parte di Salernitana e/o Cagliari e Genoa, non dal Venezia.

Bergamo, dunque, ritorna alta, Gasperini ritorna a sorridere, non solo a lamentarsi degli arbitri e del Var. E’ il suo campionato meno brillante, in terra orobica, mentre Thiago Motta è all’unica stagione positiva in panchina, al Genoa era subentrato e presto esonerato, con i liguri è stato anche fortunato, a San Siro, con il Milan, e quei punti che dovevano essere zero decideranno probabilmente la la salvezza. 

L’Atalanta risponde alla Lazio, come continuità è inferiore ma come picchi è probabilmente superiore. Oggi è stata una gara complicata, con gol del sorpasso quando gli aquilotti sembravano avere pareggiato la partita a scacchi e dopo che Muriel è graziato dall’arbitro Maresca per un colpo rifilato ad Amian in reazione.

Mezz’ora nerazzurra, con il pressing evitato grazie a passaggi intelligenti. Palo di Bastoni per i bianchi, vantaggio al 16’ di Muriel, su azione insistita al limite e dribbling su Kiwior, con tiro imparabile. 

Avanti così, sino al pari di Maggiore, beccato da Bastoni. Lancio perfetto per Verde che parte al di qua della linea di metà campo, beffa la difesa altissima di Gasperini, aggira Musso e infila. 

La partita cambia, la squadra di uno dei tanti presidenti stranieri del nostro calcio prende coraggio e resiste. Al rientro, cambio dei centrali, Hristov e Palomino pagano due colpi duri. Motta perderà anche Bastoni e Agudelo, passa al 4-2-3-1 con Manaj. Gasperini richiama invece Malinovsky e Freuler, ammoniti, per Hateboer e Boga. 

Il match si riequilibra, al quarto d’ora Muriel cerca l’incrocio e poi rischia la seconda ammonizione. Per rompere l’equilibrio servono i centrali di difesa, Demiral per Djimsiti che accorre di testa e firma il nuovo vantaggio. Lo Spezia avverte la stanchezza, ma ha la forza di trovare l’ultima occasione, Gyasi manda fuori. Chiude Pasalic, dopo la traversa di Boga.

SPEZIA (4-3-3): Provedel 6; Amian 6.5, Erlic 6, Hristov 5.5 (1′ st Reca 5.5), Nikolaou 6; Maggiore 6.5 (33′ st Antiste 5,5), Kiwior 5,5, Bastoni 6 (11′ st Manaj 6); Verde 7, Agudelo 5.5 (23′ st Kovalenko 5.5), Gyasi 5.5. In panchina: Zoet, Zovko, Bourabia, Ferrer, Salcedo, Sher, Nguiamba, Bertola. Allenatore: Thiago Motta 5,5.

ATALANTA (3-4-1-2): Musso 6; De Roon 6, Palomino 5.5 (1′ st Demiral 6.5), Djimsiti 7; Zappacosta 5.5, Freuler 6 (14′ st Hateboer 6), Koopmeiners 6, Maehle 6 (42′ st Pessina sng); Pasalic 6.5; Malinovskyi 6.5 (14′ st Boga 6), Muriel 7.5 (47′ st Mihaila sv). In panchina: Rossi, Sportiello, Renault, Miranchuk, Cissè. Allenatore: Gasperini 6.5.

ARBITRO: Maresca di Napoli 5.

RETI: 16′ Muriel, 30′ Verde; 28′ Djimsiti, 42′ Pasalic.

Note: ammoniti Bastoni, Maggiore, Malinovskyi, Freuler, Muriel. Angoli: 0-3. Recupero: 3’ pt, 6’ st.

Da “Ilmessaggero.it”

Il Gazzettino, finita la stagione regolare in serie B. La Cremonese promossa in A, Vicenza ai playout

L’integralità dell’articolo pubblicato su “Il Gazzettino”

Finisce la stagione regolare, in serie B. Il Vicenza vince ad Alessandria con Di Maio, su angolo, destro dalla media distanza, a metà primo tempo, va ai playout grazie agli scontri diretti con i grigi, retrocessi in C. Gli spareggi sono con il Cosenza, vincente sul Cittadella grazie a Zilli, era a -5 dall’Alessandria a 3 giornate dalla fine e un anno fa ripescato per l’esclusione del Chievo.

La Cremonese segna a Como alla mezzora e su rigore dopo l’intervallo con Di Carmine e soffia la serie A al Monza, rimediando a 3 sconfitte in 4 gare, mancava dal ‘96. A Frosinone, il Pisa passa con Puscas e Sibilli, per un quarto d’ora è promosso, sino al gol della Cremo, è terzo. Il Perugia va ai playoff al posto del Frosinone, a 5’ dalla fine Ferrarini batte il Monza, salvato dal portiere Di Gregorio e dalla traversa su Manuel De Luca; prima del gol, due parate dell’umbro Chichizola. 

Il patron Silvio Berlusconi ha mandato allo stadio Curi il fratello Paolo, presidente, e il vice Galliani, che qui festeggiò lo scudetto di Zaccheroni al Milan, nel ‘99. Il Monza fallì 4 volate per la serie A a fine anni ’70, un anno fa uscì in semifinale con il Cittadella. Il Lecce sblocca solo alla ripresa con Mayer, contro il Pordenone, è primo, un anno fa perse la semifinale con il Venezia, è alla 10^ promozione. A Benevento, 3 pali Spal e 1-2, il Brescia scavalca i sanniti. L’Ascoli invece guadagna una posizione con la tripletta di Tsadjout.

Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, basket femminile. La Famila Schio si fa riprendere dal +15, la Virtus Bologna raggiunge gara4 della finale scudetto grazie al contropiede di Zandalasini, unico vantaggio escluso l’inizio

Sfuma a 20” dalla fine il primo matchpoint scudetto, per la Famila Wuber Schio. Al PalaDozza di Bologna vince 72-71 la Virtus, davanti al presidente federale Petrucci.
Le scledensi allugano a fine primo tempo (13-20), le bianconere stavolta non escono dalla partita e impattano grazie a Cecilia Zandalasini, 4 anni fa campionessa Nba con Minnesota, e a Francesca Pasa, figlia di Daniele, l’ex Udinese, dal 2005 allenatore di calcio in Veneto. All’intervallo Famila avanti 38-40 grazie al trio di lunghe, Gruda, Olbis Andrè e Keys. Nel secondo tempo strappo sul 43-58, con canestro anche di Giorgia Sottana, 34 anni. Il +12 all’ultimo cambio di campo pare garanzia di successo, con superiorità schiacciante a rimbalzo.

L’allenatore Dikaioulakos chiama il timeout sul 57-64, la Virtus rientra a -2 grazie a Dojkic, sbaglia due triple e allora è Sabrine Gruda, francese di 35 anni, a tenere avanti le rosse, con 6 punti: gli assist chiave sono di Sottana e anche Keys realizza. Un raddoppio di Dotto è utile, sul 67-71. Dojkic firma però il 70-71, Sottana sbaglia ma Gruda coglie due rimbalzi. E’ infine Zandalasini in contropiede a firmare l’unico sorpasso. Il canestro sputa il gancio di Gruda, si va a gara4, domani, alle 20,30. Schio paga le troppe perse, per una sera non gioisce il gm De Angelis, ma il trevigiano Massimo Zanetti, presidente della Virtus Bologna, che dal 2019 ha creato anche la squadra femminile. Comunque non dovrebbe sfuggire l’11° titolo alla squadra da un quarto di secolo in mano al presidente Marcello Cestaro, 84 anni, che vanta anche 13 coppe Italia e supercoppe. Resta vicino il triplete nazionale, mentre la bacheca europea è ferma a due coppe Ronchetti e una Eurocup.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it. Belotti tripletta e 100 gol in granata. L’arbitro Cosso esagera, con due espulsioni e due rigori contro l’Empoli

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/belotti_tripletta_100_gol_granata_arbitro_cosso_esagera_espulsioni_rigori_contro_empoli-6662416.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/empoli_torino_belotti_tripletta_100_gol_granata_arbitro_cosso_esagera_espulsioni_rigori_contro_empoli-6662518.html

di Vanni Zagnoli

Per carità, a norma di regolamento può anche avere azzeccato tutto, Cosso, giovane arbitro di Empoli-Torino, però. Però servirebbe maggiore buon senso.

Vince il Toro 3-1, allo stadio Castellani, i toscani non brindano ancora alla salvezza, erano in vantaggio, pagano due espulsioni e due rigori per tocchi di mano di Stojanovic, il primo si poteva non dare, il secondo si poteva non dare dal momento che il primo non era evidente. “Il rigore dev’essere una cosa seria”, ripete da sempre Paolo Casarin, superstite della generazione di fenomeni, della direzione di gara, che portò al vertice anche Gigi Agnolin e Alberto Michelotti. La squadra di Aurelio Andreazzoli raramente delude, come gioco, piace più della Juventus media, eppure si è aggiudicata appena una gara su 18, dopo un magnifico girone d’andata. i granata superano il Sassuolo, sono decimi, a 9 punti dalla Fiorentina, settima, la prossima stagione proveranno a ritornare in Europa, dopo l’ottavo di finale con Ventura, perso con l’Athletic Bilbao, e il preliminare di Europa league perduto con Walter Mazzarri, arrivato grazie allo stop al Milan nelle coppe per il mancato fairplay finanziario. Il presidente Urbano Cairo può essere felice, dopo due stagioni negative, si calmeranno i tifosi più accesi che dal 2006 hanno da ridire sulla sua gestione.

Primo tempo senza occasioni nette, alla ripresa azzurri insidiosi con Verre, in partenza, Pinamonti sbaglia con il tocco morbido davanti Berisha. Il vantaggio all’11’, ancora Verre serve ai 20 metri Zurkowski, rasoterra velenoso e il portiere albanese è imperfetto. Verre interviene con il piede a martello su Pellegri, l’arbitro Cosso ammonisce, il Var gli fa cambiare la decisione in espulsione e Andreazzoli viene ammonito. Un quarto d’ora alla fine, Praet dal fondo per Ansaldi, la palla sfiora la mano di Stojanovic, il biondo Cosso da Reggio Calabria fischia, lo sloveno protesta e viene ammonito, l’arbitro rifiuta di andare al Var e dal dischetto Belotti angola la conclusione. Passano dieci minuti e Stojanovic concede il bis, si gira su conclusione di Belotti, è come se sfidasse l’arbitro, lo invitasse di nuovo a essere fiscale, Cosso va a controllare ma sembra avere un conto personale con il difensore e lo espelle. Due a uno dal dischetto per Belotti. Nel recupero, Belotti vola ma non centra la porta, la trova sul cross da sinistra di Brekalo.

E’ la quinta tripletta in serie A per Belotti, l’ultima fu tre anni fa con il Sassuolo, raggiunge le 100 reti in granata, superando Francesco Graziani, e per il Torino sono 6 risultati utili, si vede la differenza tra Juric, che al debutto in serie A venne esonerato due volte dal Genoa, e le gestioni di Mazzarri e poi Moreno Longo, Marco Giampaolo e poi Davide Nicola. E’ incisivo anche il lavoro sul mercato di Davide Vagnati, ds arrivato dalla Spal durante il lockdown, dopo le due promozioni e le due salvezze conquistate a Ferrara. In realtà Juric vorrebbe arrivare davanti al Verona, reduce dal suo eccellente biennio, ma è dura recuperare 5 punti in 3 gare. La fase difensiva piemontese è da Europa, l’attacco ha realizzato una rete in meno dell’Empoli, comunque fra le migliori espressioni dei 31 anni di presidenza Fabrizio Corsi.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”

Zizzagando, 24 titoli di sport

Vanni Zagnoli

Zizzaghiamo come sempre, di pensiero, notte e giorno, fra analisi e critiche, provocazioni e curiosità. E anche tanta normalità.

L’Italia femminile sembra la maschile, si esce al primo turno segnando due gol, di cui uno inutile, in 3 partite, con un punto, di rincorsa. Meglio del Belgio che però vince, i disimpegni sono fatali, come nel gol preso dall’Islanda. C’è la traversa di Cristiana Girelli, la juventina, unica fuoriclasse della compagnia. 

Le azzurre avevano già faticato per vincere in Svizzera e tornare favorite per la qualificazione al mondiale. Siamo tornati non troppo lontani dall’èra di Antonio Cabrini, sconfitto dall’Olanda, a uno spareggio per i mondiali. Bonansea ha spunti da serie D maschile, sulla sinistra, in avanti, resta super. L’Italia non raggiunge i quarti di finale, ai mondiali era un bel traguardo, agli Europei era il minimo.

Prima del professionismo del calcio femminile, mettiamo il professionismo nel volley e in tanti altri sport, molto più importanti e popolari

Il flop del calcio femminile e anche del nostro calcio. Abbiamo un’unica fuoriclasse, Cristiana Girelli, appunto, il suo destro meritava il pari, Bonansea eccelle, il resto è normalità, siamo lontani dai podi europei e mondiali e ancora più dalle olimpiadi, di Parigi 2024, con due posti sui 12 disponibile e un torneo ad hoc da disputare. Esclusa la Roma in Conference cup e l’Europeo di un anno fa, siamo anche lontani dalle finali, anche con le nazionali giovanili.

Sempre restando alle donne, il coraggio proprio di Antonio Cabrini: “L’eliminazione al primo turno è un fallimento”. Sì, ma la distanza fra lui e Milena Bertolini resta enorme, il lustro a testa da ct lo dimostra, come risultati e crescita del movimento, al di là di quanto ha fatto la federazione, dalla presidenza Tavecchio in poi. Antonio ha avuto tante chances, in panchina, in quanto ex campione, Milena era una gregaria, a Reggio Emilia, in squadra di fuoriclasse.

La morte di Luciano Nizzola, a 89 anni, fu presidente federale e di lega, fu l’uomo che cacciò Dino Baggio dalla nazionale. Perchè aveva fatto il segno dei soldi all’arbitro Farina, aveva capito per primo moggiopoli, nel 2000, e mai è stato risarcito.

Basket, la serie A su Eleven sport per 10 milioni in 3 anni, ma è un passo indietro, rispetto a Eurosport, che pure era solo online, con Eurosport player. Per la serie C di calcio e per il volley qualche problema c’è stato, in questi anni, sul piano tecnico, del segnale, della diffusione.

Volley, la vigilia azzurra, a Casalecchio, oggi le finali di Nations league. Le speranze di fare doppietta, uomini e donne, sarebbe la prima, considerata la World league. Nei quarti, gli azzurri perdono il primo set con l’Olanda e poi dominano, la semifinale è stata con la Francia, 3-0 al Giappone. Gli Usa rimontano il Brasile per 3-1 e hanno affrontato la Polonia campione del mondo, superiore all’Iran ma di misura. La Francia è campione olimpica.

Noi siamo stati anche al mercato, del volley, a Bentivoglio, sempre nel Bolognese, i videoracconti sono vannizagnoli.it, youtube, premio ussi riprese e costume. Con i personaggi e le storie, i ds e i dg, le società di serie A1, A2 e A3, ovvero 12 e 14 e poi due gironi, con club nuovi e vecchi. Compreso il nostro racconto di Prata, di Pordenone, promossa in A2.

E poi le novità della stagione. Il playoff per l’ultimo posto in Champions league, vanno le finaliste e poi un’altra, da aggiudicarsi in un concentramento. Andrea Anastasi torna in Italia, a Perugia. 

Il presidente di Lega Massimo Righi: ”No al doppio incarico, per gli allenatori. La caduta del governo Draghi dà fastidio, aveva accettato l’80% delle nostre istanze. Ora tentiamo il contratto collettivo con il governo”. 

Calcio, la primavera e il calendario. Esistono 3 intruse, in serie A: il Cagliari è retrocesso, a livello assoluto, il Frosinone neanche ha disputato i playoff, in serie B, mentre il Cesena è uscito al primo turno playoff di serie C. Le squadre sono 18, sei in più rispetto al massimo campionato di volley, per esempio.

Atletica, il Kazakhistan vince i 3mila siepi donne, con una naturalizzata, segno dei tempi che cambiano e anche nell’ex Urss si naturalizza.

Il record italiano di Ayomide Folorunso, che raccontai da solo, a Bruxelles. E’ nei 400 ostacoli, la parmense peraltro manca la finale, i genitori sono molto religiosi.

Sempre per l’atletica, i mondiali del 2025 dovevano essere a Singapore, non a Tokyo. La Iaaf sbaglia a privilegiare sempre i paesi ricchi, grandi, a non coinvolgere continenti e stati nuovi.

Il quarto posto di Tamberi, non superiore a quello di Sara Fantini. La cattiva gestione dell’oro, suo e di Jacobs, manca anche Antonella Palmisano. Problemi fisici, disimpegno, dopo avere toccato l’apice.

Nella notte italiana, dagli Usa, arrivano le riflessioni di Stefano Tilli: “Non si può escludere solo le donne del mezzofondo. Per il testosterone oltre i limiti, la regola venne inventata per penalizzare Semenya”. 

Una batteria dei 200 è vinta dalla Seynii, del Niger, ex mezzofondista, che sulle sue distanze non può gareggiare.

I 100 femminili, vince Shelly Ann Frazer Price, 35 anni e mezzo, oro, con tripletta Giamaica, il suo primo trionfo fu 14 anni fa, a Pechino 2008, olimpiade. E’ alta uno e 52, naturalmente ha enorme vitalità, è al 10° oro mondiale, staffette comprese.

E poi la Slovenia oro nel lancio del disco, con Ceh, è l’ennesima impresa sportiva di un paese con meno di 2 milioni di abitanti, secondo al Tour, in questo momento, con Pogacar.

La grandezza di Elena Vallortigara, vicentina, di Schio, al primo podio internazionale a 30 anni. E’ uscita tardi, come Antonietta di Martino, entrambe penalizzate da infortuni. Il suo basso profilo, l’antipersonaggio, anti Tamberi, seria come tanti veneti, niente regina di instagram nè grande trucco. Con i due metri al primo tentativo, era oro da sola, è diventato bronzo. E’ un bel personaggio, analoga ad Antonietta di Martino, di Cava dei Tirreni, e insegue il mito di Sara Simeoni, veronese. A Bruxelles, Belgio, raccontai a lungo e da solo l’allenatore.

Scherma, il bronzo di Rossella Fiamingo, ai mondiali de Il Cairo. Il maestro anziano, il fidanzato Gregorio Paltrinieri, sono la coppia dello sport italiano più competitiva. 

Scherma, l’argento di un giovane, Tommaso Marini, nel fioretto, anche vincitore di coppa del mondo. Non era alle olimpiadi, la scherma con i nuovi tecnici si rinnova sapientemente e sarà competitiva anche a Parigi 2024. Dalle squadre arrivano sempre soddisfazioni, in particolare femminili.

L’offerta Rai, splendida, su internet. Le dirette web evidenziate su raiplay, si trovano facilmente e si aprono bene: scherma, atletica. Il meglio va sui canali generalisti, abbastanza su raisport, canale 58, il meglio del resto va su raiplay, con la stessa qualità di inquadrature e scelte.

Zizzagando. 21 titoli di sport

Vanni Zagnoli

Zizzaghiamo come da un anno a questa parte, fra analisi, retrospettive e prospettive, commenti e curiosità, il più spesso possibile in maniera originale.

Con Beccalossi e Pruzzo avremmo perso il mondiale del 1982? Non credo. Roberto Pruzzo poteva entrare nel finale, era più forte di Alessandro Altobelli, poteva essere utile nella prima fase, in cui Paolo Rossi non girava, anche soltanto negli ultimi minuti. Idem, Evaristo Beccalossi, non solo come alternativa ad Antognoni, che era regista, più arretrato, ma anche come cambio di Graziani, anche se non era un’ala, o di Bruno Conti. 

Nel calcio di oggi, con le 5 sostituzioni sempre ammesse, sarebbero state due armi tattiche potenziali, ma anche con i due cambi dell’epoca potevano risultare molto utili, soprattutto nel girone di Vigo e la Coruna. Credo che avrebbero accettato di far parte del gruppo, Beccalossi era più forte di Daniele Massaro, 21 anni, e anche di Beppe Dossena, 24enne. Naturalmente, fra Pruzzo e Franco Selvaggi non c’era paragone. Se Roberto Bettega non fosse stato infortunato, Pruzzo avrebbe meritato la chiamata più di Altobelli. Oppure di Franco Causio, che a 33 anni giocava già nell’Udinese e il meglio l’aveva dato.

L’ex capitano della Lazio Cristiano Bergodi vince la coppa di Romania, con il Sepsi. Da anni c’è una maria di tecnici italiani all’estero, anche in squadre di secondo piano e in molti sport.

Siamo tornati alle sette sorelle, come a fine dello scorso millennio, c’è il Napoli al posto del Parma e l’Atalanta cerca di precederne una, ma in teoria la distanza potrebbe aumentare, perchè Giampiero Gasperini da 6 stagioni fa miracoli.

Le due teste di maiale e le minacce davanti alla casa del presidente Sticchi Damiani. Il precedente al centro sportivo della Spal, anni fa per Lillo Foti, quando era proprietà della Reggina. I gesti da condannare, di tifosi di Avellino, Modena, nella storia.

La Clivense, società nata dalle ceneri del Chievo, di proprietà dell’ex capitano Sergio Pellissier, il prossimo anno parteciperà al campionato d’Eccellenza. Ha acquisito il 100% del San Martino Speme, formazione che lo scorso anno è retrocessa dal girone C della serie D. Rispetto alle diverse soluzioni ipotizzate l’operazione in questione non è una fusione, ma una acquisizione. Il ds resta Sergio Pellissier, salvo ribaltoni improvvisi.

La serie B, il calendario, le favorite sono Genoa, Cagliari e Parma. E’ il campionato più rappresentativo del sud, del nostro paese.

Antonio Conte è rimasto al Tottenham, viene da un quarto posto, ma merita molto più di un club ambizioso, con il ds Paratici, ma non da scudetto nè da finale di Champions, nonostante l’abbia centrata 3 anni fa.

Inghilterra-Norvegia finisce 8-0, l’Europeo di calcio femminile su Sky, come fosse il maschile. Bello, però non dimentichiamo mai il resto dello sport, anche non olimpico. Un punteggio così squilibrato è sinonimo di un movimento non ancora al top.

I 30 anni dal retropassaggio al portiere da non prendere con le mani, la regola ha cambiato il calcio, unitamente all’attitudine ad ammonire tempestivamente, ai primi falli, sempre e comunque, alle più espulsioni, sacrosante, per doppia ammonizione, mentre per anni gente durissima con Claudio Gentile non veniva quasi mai espulsa. Francesco Antonioli fu il primo portiere a dover gestire con i piedi un retropassaggio.

Le difficoltà dell’Italia nelle prime fasi di ogni grande manifestazione, anche nel calcio femminile, agli Europei: 5-1, ma era 5-0, dalla Francia, 1-1 in rimonta sull’Islanda, appena sotto, nel ranking mondiale. Rare le cavalcate iniziali per il nostro calcio, fra le eccezioni la prima fase degli Europei, vinti da Roberto Mancini, ma sino agli ottavi gli azzurri giocavano a Roma. Come con Azeglio Vicini a Italia ’90, al di là dell’uscita ai rigori, in semifinale.

Il 5-1 della Francia sull’Italia femminile – era 5-0, ripetiamo -, la lezione alle azzurre, la fase difensiva non da Europeo. Le transalpine sono terze nel ranking, le azzurre 14esime. Come ranking, l’Italia vale i quarti, è leggermente più forte di Islanda e Belgio, può passare, resta la figuraccia, il punto più basso nei 5 anni della ct Milena Bertolini, una goleada rarissima, per il nostro calcio, in generale.

Volley, Roma ha chiesto il ripescaggio in serie A1. ha presentato domanda all’a2 ma anche è pronta nel caso ci fosse la possibilità del ripescaggio. Al ritorno in A1 dopo 20 anni e passa, ha fallito.

La Ferrari da mondiale, è forse soltanto la seconda volta, del 2007, dal titolo di Raikkonen, il suo unico e ultimo delle rosse. Leclerc è secondo, Sainz quarto e ancora ha speranze di scavalcare anche il compagno, peraltro vincitore in Austria.

Rugby, il 6 nazioni. Con la sconfitta in Georgia, l’Italia meriterebbe l’uscita, dopo 36 sconfitte di fila, interrotte solo dal successo in Galles. Perlomeno, la federazione internazionale potrebbe passare l’ex torneo delle 5 nazioni, a 7, perchè la Georgia non lo merita meno degli azzurri, comunque disastrosi.

Il peso del pronostico, la differenza fra essere da finale, Marcell Jacobs a Tokyo, e l’oro olimpico, da difendere: “Vado per l’argento, è una bella consapevolezza”. Gianmarco Tamberi, idem: da campione olimpico, dovrebbe vincere da solo, è solo da podio, ha passato la qualificazione con l’ultima misura.

La magia dell’atletica leggera, torna lo show di Franco Bragagna, il migliore, in Rai. Laurea a Padova, moglie di Pordenone, per me è il miglior giornalista sportivo nella storia d’Italia. 

Il ct Antonio La Torre deve evitare di fare il Roberto Mancini, vincente quando era quarti di finale e non qualificato al mondiale.

L’obiettivo di portare quanti più italiani in finale e, nelle gare molto praticante, in semifinale, la cultura dei piazzamenti. La staffetta oro olimpico faticherà anche solo per il podio. Ci aspettiamo la controrisposta di Filippo Tortu, da simbolo a numero 2 della velocità, lontanissimo comunque dall’oro olimpico. Ma quanto vale il mondiale? Il 70% dell’olimpiade.

Atletica, i 36 anni di Allyson Felix, che lascia. Con il bronzo nella staffetta mista, che sabato mattina ha visto l’Italia settima. Le età di addio dei campioni, anche in atletica la media avanza? 

La sciabolatrice Martina Criscio passa nel tabellone principale della scherma, nella sciabola, ai mondiali al via a Il Cairo. La storia è inedita, è consigliera del circolo arcigay Foggia “Le bigotte”. Gli outing di altre azzurre: la fondista Rachele Bruni, dopo la medaglia di Rio, Paola Egonu – però suor Giovanna Saporiti mi disse che non si capiva bene -, la mantovana Lucilla Boari sul podio di Tokyo nel tiro con l’arco, ma poi criticò la federazione per averle mostrato in diretta la fidanzata in conferenza stampa, avrebbe preferito magari non dichiararsi.

Zizzagando. 18 titoli di sport

Vanni Zagnoli

A zizzag, come sempre, lo sapete, fra 

Igor Tudor va al Marsiglia. Merita di iniziare la stagione, merita la Champions league, per le due salvezze facili con l’Udinese e per il supercampionato con il Verona, forse però non è abbastanza esperto per un club tanto blasonato. Alla Juve, per la verità, allenava tanto lui, più di Andrea Pirlo, mentre Baronio si agitava parecchio.

Il Parma si apre ai e per i tifosi. Domenica pomeriggio e sera è andato in scena l’open day allo stadio Ennio Tardini, anch’io sono salito sul pullman. La visita al museo, allo store, al campo. Martedì l’allenamento aperto, con possibilità di seguirlo a bordo campo, a Collecchio. La nouvelle vague di Fabio Pecchia, ma anche del pr Fabrizio Cometti, già dg del Pordenone. E’ un giornalista, ha lavorato alla Gazzetta dello sport, a Sky, aveva iniziato a Il Giorno.

La serie B. Helbiz avanza, come terzo operatore delle dirette, con Matteo Mammì in plancia, è stato fidanzato con Diletta Leotta. Cambia la bellissima che va sui campi, da miss Italia a un’altra donna d’impatto. Sono donne affascinanti, presentatrici, che fanno giornalismo senza saperlo fare, inteso come approfondimento, cercare notizie. Soprattutto, la presentazione avverrà a Reggio Calabria, a sublimare la salvezza della Reggina, come società, dopo i guai del presidente Luca Gallo. Sul mercato, mi pare poco attiva la Spal, teoricamente ambiziosa, con l’ex presidente del Venezia Joe Tacopina.

La maturità di Francesco Caputo, il centravanti di Bari, ex Sassuolo e Sampdoria, arrivato anche in nazionale. A 35 anni, conclude gli studi all’istituto tecnico parificato, in Puglia. Da Empoli produce birra, la Pagnotta, meritava una carriera migliore e dall’inizio.

Teramo e Campobasso sono escluse dalla serie C. Gli abruzzesi 8 anni fa dominarono la C, con l’allenatore Vivarini, la persero per un illecito a fine stagione. I molisani falliscono nonostante la proprietà americana, teoricamente ambiziosa, di cui si era occupato anche Il Messaggero, con una corrispondenza dagli Stati Uniti.

L’assoluzione di Michel Platini non è così inattesa, quella di Sepp Blatter sì. Li avrà fatti fuori Gianni Infantino, Blatter è troppo vecchio per rientrare, Platini dovrebbe avere un grande incarico, come risarcimento. Non poteva essere corrotto un campione del genere.

Christophe Galtier dal Nizza al Psg, è uno sconosciuto, ma è un bel segnale, un francese sulla panchina del club più ricco al mondo, con l’obbligo di portare la prima finale di Champions league. Mancata da Pochettino e Tuchel, Emery, Blanc e Ancelotti.

Football americano. Il primo scudetto di Firenze, naturalmente il videoracconto, su vannizagnoli.it. Neanche l’mvp, italiano, vive di sport: “Sono preparatore atletico”. “Ai nostri stranieri vanno 6mila euro, giocano solo 6 mesi. L’allenatore campione sino a 5 anni fa aveva un contratto milionario, in un college americano”.

Il presidente federale, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo: “Nel ’99 un evento in Sicilia, la federazione era sciolta, c’erano 3 club, oggi siamo a 100, comprese donne. Ma niente sud in serie A”.

Da Bologna, dunque, il colore del superbowl, videoracconto, i Guelfi Firenze si aggiudicano il primo scudetto, sui Seaman Milano, i più titolati. La tribuna è quasi piena, con 4mila spettatori.

Il calcio femminile. Se l’Italia vincesse l’Europeo, con due passaggi di turno ai rigori, sarebbe una sorpresa, ancora più clamorosa dell’Italia di Roberto Mancini un anno fa, ma non come quelle della Grecia 2004, della Danimarca nel ’92, della Cechia finalista nel ’96, battuta al golden gol. Anche soltanto per una semifinale è durissima, peraltro le azzurre sono migliorate e la ct Milena Bertolini è probabilmente la migliore al mondo. Ruolo per ruolo, il parallelo con i maschi.

Volley, il mondiale in Polonia e Slovenia, l’Italia giocherà a Lubiana, è come se il mondiale fosse italiano, di nuovo, data la distanza contenuta dal confine.

Ciclismo, Arnaldo Pambianco vinse il Giro del 1961, è scomparso in settimana. Il ciclismo dell’epoca. Quello anche di Franco Balmamion, altro mito di mezzo secolo fa.

Atletica, i 60 azzurri per il mondiale di Eugene, in Usa. Squadra numerosa, le speranze di medaglia, il ct Antonio La Torre è chiamato a confermarsi, dopo un’ottima coppa Europa e la superolimpiade. C’è anche Marco Fassinotti, grande personaggio, che ha provocato, giustamente, a mio avviso, Gian Marco Tamberi. Che non era sereno di suo, tanto che ha lasciato l’allenatore, il padre, Marco. Anzi, sempre in settimana l’ha ripreso, su consiglio di Stefano Mei, presidente federale.

Marco Tamberi, dunque, lasciato anche dal figlio Gian Marco. Aveva già peggiorato la carriera di Alessia Trost, con la sua mania di impostare la rincorsa come vuole lui, snaturandola. 

Andrew Howe e Renè Felton, ovvero quando l’allenatore familiare è da lasciare.

Atletica, la grandezza di Mattia Furlani, talento da oro olimpico, si aggiudica anche il titolo europeo giovanile del salto in alto, dopo il lungo, a Gerusalemme, in 8,04. Reatino, fa 2,15, da under 18. E’ allenato dai genitori, Khaty Seck, senegalese, e da Marcello, che raggiunse i 2,27. A Gerusalemme, l’Italia è terza nel medagliere, grande segnale.

Siamo stati per il terzo o forse quarto anno di fila a Castiglion Fiorentino, provincia di Arezzo, a raccontare il premio fairplay Menarini. Su vannizagnoli.it la videogallery con brani della serata di Sportitalia, e anche le nostre domande: a Federica Pellegrini e  a Roberto Donadoni, a Vito dell’Aquila e al paralimpico Bertagnolli, a Fabrizio Ravanelli e a Massimo Ambrosini. Abbiamo conosciuto Edwin Moses e visto Ian Thorpe e Casey Stoner, dunque atletica, nuoto e motogp, Stati Uniti e due australiani.

Enordest.it, zizzagando. Il ballo dell’Alessandria dura solo un anno

Vanni Zagnoli

A zizzag, senza aggiornare, vediamo, via, scritto venerdì sera.

Calcio, l’under 19 in semifinale agli Europei, contro la Francia. Il ct Carmine Nunziata era il regista dell’unico Padova che si è salvato in serie A, nel ’95, allo spareggio a Cremona – c’ero, allo stadio Zini, assieme al compianto Furio Stella, de Il Mattino di Padova -, contro il Genoa, ai rigori. 

Un gol nella rassegna l’ha segnato Tommaso Baldanzi, un anno fa decise la finale primavera per l’Empoli, a Sassuolo, è un 2003 e stranamente non è stato valorizzato da Aurelio Andreazzoli. E Israele è una bella novità, contro l’Inghilterra, nell’altra semifinale.

Basket, l’Italia a Trieste, contro la Slovenia. Gianmarzo Pozzecco debutta nella sua città, giovedì parlava Amedeo della Valle, non sono andato perchè il mio youtube principale è fermo per altri 10 giorni. L’Italia aspetta Paolo Banchero, prima scelta assoluta, in Nba, origini liguri, avi emiliano romagnoli.

I 50 anni di Zizou, dal gol al Bayer Leverkusen, in finale con il Real Madrid, di Champions, alle Champions da allenatore, intelligente, garbato, ogni tanto si ferma. Se non si ferma troppo, Zinedine Zidane passerà alla storia come il più grande fra campo e panchina, per ora Carlo Ancelotti è davanti, ma non avvicinò il suo pallone d’oro, e non soltanto per gli infortuni alle ginocchia.

Alessandria, il ballo è durato un solo anno. Il presidente Di Masi vende la società, dopo 10 anni e la retrocessione in serie C, a lungo era stato in posizione salvezza, al ritorno in B dopo quasi mezzo secolo. Tutti i giocatori sono liberi, in questi casi c’è il rischio di fallimento.

Beppe Tassi racconta in un libro la sua vita, la carriera, al Quotidiano nazionale, a Il Resto del Carlino, la bolognesità. Con lui ho raccontato anche la mia storia, da Reggio, al Carlino, al mestiere di freelance, dal ’90 a oggi.

La prima donna arbitro in serie A, Maria Ferrieri Caputi. La prima guardalinee in serie B, forse, fu Anna de Toni, di Schio, sui 20 anni fa. 

Esiste un’arbitra nella serie A di basket, che ho conosciuto a Bologna, dopo Virtus-Napoli. Nel volley fischia qualcuna in più, è interessante valutare la situazione in ogni sport.

Rolly Maran torna in serie B, dopo 10 anni, dalla semifinale playoff contro il Padova, decisa da El Shaarawy. Dal 2012 era sempre rimasto in A, unico allenatore trentino nel calcio italiano di alto livello. Va al Pisa, che manca dalla serie A dal ’90-’91, naturalmente con Romeo Anconetani presidente. Che raccontai per Avvenire nel ritiro con il Genoa, nel ’95, era consulente del presidente Aldo Spinelli, classe 1940, da due fuori dal calcio, dal Livorno.

L’equitazione a san Siro, da venerdì a oggi. Sempre affascinanti, i cavalli. Bologni, figlio d’arte, di Novellara, Reggio Emilia, è fidanzatissimo con Jessica Notaro, la romagnola di Ballando con le stelle, che ha perso un occhio per l’acido tirato dall’ex, geloso. Naturalmente, a un evento, mi hanno rifiutato la loro storia, non sono abbastanza importante.

L’aeronautica e lo sport, il racconto dal ’59 a oggi: “Il rigore porta le medaglie, anche nella vita non si devia mai dalla retta via”. Assaporato ai mondiali di beach volley, al foro italico, in Roma.

Volley, il beach, appunto. Il racconto dell’Australia, degli aborigeni, con una eliminata. Favoriti erano gli olandesi che hanno eliminato Lupo-Ranghieri, ma hanno vinto i norvegesi, che ho conosciuto. Fra le donne, finale per le canadesi, una è una pinup, l’ho intervistata, e hanno eliminato la polesana Marta Menegatti e la modenese Valentina Gottardi. Sono uscite ai quarti, era l’ultima coppia italiana rimasta. Primo set perso a 15, Canada dominante anche nel secondo. La sabbia è bella ma sarebbe più d’effetto in riva al mare o comunque a un lago o a un fiume, e i match durano meno di un’ora, sono troppo rapidi, meglio fare 5 set.

I pesi, il videoracconto di 40′ con la base, 4 giovani irpini, uno in gara, tutto lo scibile. Dai campionati italiani andati in scena a Milano, sono stato espulso anche lì, poi magari lo racconterò, ma la prima serata, di sabato, era stata quasi appagante. A San Donato, albergo Crowne Plaza, dove ho dormito per 70 euro, entrando la notte.

Basket, l’uscita dei campioni, dal forum, ero l’unica telecamera presente. Milano vince il 29° scudetto, la Virtus Bologna è quasi doppiata, da settembre saranno entrambe in Eurolega, le V nere hanno vinto l’Eurocup.

Tennis, il croato vincitore a Montechiarugolo, Parma, sull’etiope, senza allenatore. E’ l’esempio di tutto quanto fa l’Emilia Romagna per lo sport, anche non di primissimo livello. Ne parlerò con Giuliano Zulin, vicedirettore di Libero, da qualche mese uscito per accompagnare la comunicazione del presidente del Veneto Luca Zaia.