Volley, mondiali femminili. Italia imbattuta, vince per 3-1 anche contro il Belgio

Vanni Zagnoli

Tre partite e l’Italia si qualifica alla seconda fase dei mondiali di volley, ad Arhnem, con due gare di anticipo. Batte il Belgio per 3-1, ha rischiato tuttavia di perdere 3-0.

Mazzanti impiega tutte le titolari, dunque Orro come alzatrice, non Malinov, lasciata in panchina anche nei momenti più critici.

L’Italia insegue dall’inizio, nonostante i muri di Orro, Danesi e Sylla. Proprio Sylla viene murata e il Belgio va a +2. Chiuderà Van Avermaet mura da sola Bosetti, a chiudere il primo set, per 21-25. Le difficoltà dell’Italia sono in posto 4, Caterina Bosetti non è in serata.

Il secondo è altrettanto equilibrato, un muro di Orro è significativo. Dal 18 pari, l’Italia arriva sul 24-20 anche grazie a due muri di Anna Danesi. Poi con due attacchi larghi di fila di Egonu le fiamminghe tornano in parità. Lo 0-2 sembra fatto, sul 25-26, le rossonere esultano per il punto, non si accorgono che la palla è ancora in gioco e De Gennaro le sorprende con un palleggio dove non possono arrivare, essendosi girate in anticipo. E lì c’è la prima svolta dalla partita. Servono un tocco sporco di Sylla e un altro muro di Danesi per festeggiare l’uno pari.

La terza frazione è complicata, Sylla viene murata per il 12-16 e allora Mazzanti la cambia con Elena Pietrini. Anche il coach si innervosisce per gli errori, in un timeout gli sfugge un’espressione quasi blasfema. Sul 16-20 c’è un errore dell’arbitra egiziana, che dirige con il velo, bianco, su tenuta nera, considera trattenuta una conclusione di Egonu che non lo sarebbe stata neanche con le regole della vecchia pallavolo, per nulla permissive. 

Il Belgio mantiene così 3-4 punti di margine, salvo incepparsi, nonostante una nuova incertezza dell’arbitra Khattab Taghrid a suo favore. Dal 20-24, Bosetti azzecca l’ace, poi Egonu la mette a terra, per due volte, con la sua grande elevazione. Herbots arriva a 30 punti con pochi errori, sul finire di terzo set. Perde efficacia ai vantaggi, viene murata da Danesi e poi spedisce la palla alta, per il 29-27.

Il quarto set è il più facile di questo Europeo, il Belgio crolla letteralmente, 25-9, sempre con Pietrini in banda, al posto di Sylla, che da un anno e mezzo ha perso qualcosa del suo tremendismo.

“L’ultimo set è stato ottimo – dice Cristina Chirichella, al terzo mondiale, come Monica De Gennaro -, nel secondo e nel terzo non abbiamo mollato quando loro erano in temperatura. Ci avevano messo in difficoltà, difendevano tutto. Anche se non abbiamo mostrato un’ottima pallavolo abbiamo retto ed era fondamentale recuperare anche questo svantaggio. C’è stata qualche svista, qualche errore di troppo nostro, dobbiamo sistemare qualcosa. Conta però questa determinazione”.

E Davide Mazzanti, che nei primi anni di nazionale non vedeva l’ora di giocare, adesso è diventato più calmo: “Se le sofferenze aiutano a crescere, siamo cresciuti tanti. Abbiamo sofferto, siamo stati bravissimi in fase di break e poi anche nel vecchio cambio palla”.

Sarà felice, davanti alla tv, anche la moglie, Serena Ortolani, che quest’anno si è ritirata, a 35 anni e mezzo, ha chiuso in serie A2 alla San Giovanni in Marignano. C’era, nel precedente mondiale, e giocò anche abbastanza.

In questo, l’Italia tornerà in campo giovedì sera, sempre alle 18, con il Kenya, e lì di nuovo darà spazio alle riserve.

Il Messaggero. Volley, Alessandro Bovolenta campione Europeo Under 20

C’è un Bovolenta sul tetto d’Europa, Alessandro Alberto è campione under 20, da miglior giocatore della manifestazione, a 18 anni, fra i più giovani del torneo di Montesilvano, in Abruzzo.
Il 24 marzo 2012 perse il papà Vigor, rodigino, per 13 anni in nazionale, con l’argento olimpico e due ori europei. Il suo cuore smise di battere a 37 anni, durante una partita di serie B2, a Treia, Macerata, con Forlì, dove stava chiudendo la carriera. Aveva sofferto di extrasistole, nel 2000 si fermò per 4 mesi, ma quel problema cardiaco non influì sul decesso. L’autopsia parlò di coronaropatia aterosclerotica severa, una patologia per la quale avrebbe dovuto fermarsi, ma nel 2015 i due medici che gli avevano rilasciato l’idoneità sportiva vennero assolti per insufficienza di prove dall’accusa di omicidio colposo. Assieme alla tragedia del calciatore Piermario Morosini, la sua morte ha aperto la strada ai defibrillatori negli impianti sportivi.
Alessandro aveva quasi 8 anni e a un mese dalla scomparsa del papà scese in campo con la nazionale guidata da Mauro Berruto nel primo Bovo day, quest’anno ha esordito in serie A a Ravenna, con cui il padre vinse la Champions league. La squadra è finita ultima, lui resterà in A2, si era rivelato in serie B, nella seconda squadra giallorossa.
E’ stato Marco Bonitta, il ct campione del mondo con l’Italia femminile, nel 2002, a volerlo nel settore giovanile romagnolo e fargli cambiare ruolo, era centrale come il padre, è diventato opposto, il finalizzatore offensivo. Un anno fa è andato al mondiale under 19 a Teheran, da più giovane dell’Italia, e fu quasi sempre titolare.
A fargli da filtro per le interviste c’è mamma Federica Lisi, romana, a lungo palleggiatrice in serie A1, a Roma, a Napoli, sino alla chiusura a Modena. “Senza paura è il motto di casa”, racconta lei. La famiglia abita in una villetta a Ravenna, la fece costruire nonno Gino. “Le difficoltà vanno sempre affrontate, siamo una squadra, 5 figli sono veramente come una mano”.
I Bovolenta si chiamano tutti con la A, Arianna ha 14 anni, le gemelle Angelica e Aurora 11 e il piccolo Andrea 9, è nato qualche mese dopo la morte del padre. Anche i tre piccoli giocano, a Ravenna, le bimbe nella gloriosa Olimpia. “Nei due anni di covid, anche i grandi fra i miei ‘nani’ frequentavano in dad una scuola di Trieste con tutor dedicati”. 
In stagione, Alessandro vive a Ravenna ma in foresteria con due compagni di squadra. Va in quinta ragioneria. “Continuo con l’istruzione parentale – spiega lui -, farò l’esame da privatista, come tanti sportivi. So che è importante studiare, per relazionarmi con gli altri. Mamma mi fa mantenere il cervello attivo, non si vive di sola pallavolo”.
Arianna da febbraio gioca nel Volleyrò, a Casal de Pazzi, Roma, dove frequenta il liceo linguistico, e sarà già inserita in B2. I Bovolenta cercano di non farsi schiacciare dal cognome. “E’ il mio, ne vado esclusivamente fiero”, sottolineava Alessandro. Ha cambiato numero di maglia, dal 30 al 7. “Ho scelto di non indossare il suo 16 perché io sono un’altra persona. Papà mi guarda da lassù, ma questa è la mia storia”. 
Il 30 maggio, nel giorno del compleanno di Vigor i 5 figli si ritrovano anche con i nonni paterni, che hanno perso un altro figlio, per leucemia. “Fisicamente mio marito non c’è – riflette Federica – ma è presente. Magari si parte scherzando e poi può uscire il discorso, parliamo della nostra quotidianità, siamo molto intimi nei ricordi. E Alessandro all’epoca era talmente piccole che ne ha pochi”.
Domenica sera, l’Italia ha battuto la Polonia campione del mondo under 19 al tiebreak ma il quinto set è stato facile. In rosa figurano altri due parenti d’arte, il palleggiatore Mattia Boninfante è figlio di Dante, bronzo olimpico a Londra, da secondo alzatore, e Luca Porro, fratello di Paolo, già in serie A, e miglior schiacciatore al mondiale juniores un anno fa. “Nella semifinale con la Bulgaria – riprende Alessandro – ho realizzato 27 punti, ma il merito è soprattutto della squadra, abbiamo cercato di sbagliare il meno possibile. Siamo come una famiglia, con tutti, e per me Gaetano Penna è come un fratello”.
In 105 giorni di ritiro, l’Italia under 20 ha disputato 19 partite, perdendone una sola. “E’ stata l’estate più bella della mia. E questo oro mi mette i brividi”.
L’Italia ha vinto tutti e 6 gli Europei under 20 della storia e anche tutti e 6 gli ultimi campionati giovanili, fra maschi e femminile, nelle 3 categorie, non ci riuscì neanche l’Urss. Il segreto è anche il direttore tecnico Julio Velasco, che fu allenatore di Vigor nell’argento olimpico del ’96. “Julio ci ha dato una grandissima mano dall’inizio, dal 12 giugno – conclude Bovo junior -, ci ha sempre accompagnato, provando a cambiare la nostra mentalità, a renderla vincente, anche adesso che ritorniamo nei club”. E il guru argentino dice che, come Vigor, Alessandro è un ragazzo d’oro. “Lo ringrazio. Il gruppo è di classe 2003 e 04, la mia precocità è questione di genetica, i due metri e 05 a 18 anni, ma proprio lui ha contribuito a farmi portare avanti, con la testa, oltre a cercare di migliorarmi tecnicamente”. In prospettiva, vale altri figli d’arte, Michieletto e Zaytsev.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero. Volley, Italia fatica ma batte il Porto Rico 3-0, ora il Belgio

Tre a zero anche nella seconda partita del mondiale, per l’Italia femminile, ma con tante più difficoltà. Porto Rico è migliore del Camerun, rimonta 3 punti ha un set point e si arrende per 28-26, grazie al colpo di Malinov, ieri titolare, al posto di Orro, subentrata bene negli altri due set. Mazzanti lascia a riposo una schiacciatrice, Sylla, e una centrale, Chirichella, Pietrini e Lubian non brillano e così nel secondo set dal -5 è determinante Caterina Bosetti, per il 25-21. L’Italia è superiore in attacco e a muro, non al servizio, recupera 4 punti nel terzo e chiude 26-24. Stasera, alle 18 (Rai2 e Sky) c’è il Belgio.
v.z.

Da “Il Messaggero”

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it, Ilmattino.it. Volley, Italia vs Porto Rico 3-0: Mazzanti cambia metà sestetto e le azzurre faticano. Brava Bosetti

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_porto_rico_mazzanti-6952160.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_porto_rico_mazzanti-6952199.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_porto_rico_mazzanti-6953261.html

di Vanni Zagnoli

A differenza di Fefè De Giorgi, che effettuava cambi solo di fronte a cali di rendimento evidenti di titolari, Davide Mazzanti rinuncia a metà sestetto base, con Porto Rico, e anche così si spiegano le difficoltà in questo 3-0, molto più complicato rispetto alla gara d’esordio con il Camerun.

Le azzurre lavorano tanto in palestra, sul piano fisico, anche in questa prima fase, per arrivare al massimo nella terza settimana dei mondiali, che si concluderanno sabato 15 ottobre, e allora è utile far rifiatare e tre titolari, almeno mentalmente, e poi si ha quasi la sensazione di voler far allenare la squadra a recuperare svantaggi.

Con Porto Rico, dunque, l’Italia lascia in panchina la capitana Sylla per Elisa Pietrini, 22 anni, che da poco ha sposato il cestista David Paunovic, 27 anni, ex di Raphaela Folie, assente anche dalla Nations league per risparmiarsi un po’, dopo gli infortuni che l’hanno penalizzata in carriera. In regia c’è Ofelia Malinov, che da un anno in nazionale ha lasciato il posto ad Alessia Orro, utile negli ingressi nel secondo e nel terzo set. Al centro riposa l’ex capitana Chirichella per Marina Lubian, torinese, figlia di un pallanotista, che era già nel gruppo a 18 anni, al precedente mondiale.

Ad Arnhem, in Olanda, in uno dei tre campi da volley ricavati dallo stadio, l’Italia soffre in ricezione, con Pietrini, e fatica ad avere un campio palla fluido. Con il muro di Bosetti arriva sul 12-10, torna dietro ma sembra tranquilla, sul 23-20 di Lubian in primo tempo. Si fa rimontare da Enright, va sotto 25-26 eppure si riprende il set, grazie al muro di Egony e alla freeball di Malinov, con un colpo alla Giannelli.

Nel secondo, il muro di Lubian dà il 13-10, poi salgono in cattedra Reyes e Abercrombie, americana, naturalizzata grazie alla madre. Sul 15-20, il ct Mazzanti usa il doppio cambio, dell’alzatrice e anche di Egonu, con Sylvia Nwakalor. Grazie al muro, le azzurre si riavvicinano, Danesi ne piazza uno e attacca bene. Un challenge millimetrico offre la spinta decisiva, con un parziale di 11-2, con la regolarità di Caterina Bosetti, che pure in carriera è stata penalizzata da infortuni.

Nel terzo set rientrano Malinov e Paola Egonu, le caraibiche avanzano sull’8-13 sfruttando il nostro gioco, prevedibile. Due muri portano alla parità a quota 14, altro passaggio a vuoto sul 16-20. Il tempo a muro di Malinov e la fisicità di Lubian servono per il -1, Egonu trova continuità, Porto Rico la perde. Orro entra e batte bene, Danesi va in primo tempo, chiude in diagonale la nostra opposta. Per la giocatrice più attesa del mondiale, nata a Cittadella (Padova) da genitori nigeriani, 19 punti ma anche errori. Pietrini arriva a 15, Sylla in ricezione è più affidabile. I 6 punti in attacco e 4 a muro di Caterina Bosetti la propongono su buoni livelli. Sull’altro fronte, Ocasio, Enright e Valentin confermano l’efficacia evidenziata nelle stagioni in cui hanno giocato in Italia.

“Abbiamo faticato a leggere situazioni – spiega Davide Mazzanti -. Siamo stati lenti, ma anche capaci di recuperare le nostre capacità nei momenti di difficoltà. Abbiamo lasciato spazio eccessivo alle avversarie, faticando in ricezione e in difesa, salvo eccellere nei finali di set”.

Monica De Gennaro non si è prodotta nei salvataggi che ne fanno il miglior libero al mondo, anche a 35 anni. Il marito Daniele Santarelli allena la Serbia, campione del mondo, va sotto 2-1 con la Bulgaria di Lorenzo Micelli, poi sconfitta 15-9.

Domani per l’Italia ci sarà la terza forza del girone, il Belgio, che dovrebbe finire dietro anche all’Olanda. Si gioca dalle 18, con diretta su Rai2 e Skysport1.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”, “Ilmattino.it”

Enordest.it. Al Menti per respirare la leggenda del Real Vicenza

https://www.enordest.it/2022/09/25/al-menti-per-respirare-la-leggenda-del-real-vicenza/

Vanni Zagnoli

Il nostro viaggio a Vicenza è stato nella notte della salvezza sperata, che poi a Cosenza si è trasformata in retrocessione, in serie B, dopo appena due stagioni.

C’era Sara Vivian, ufficio stampa, affascinante. Segue il proprietario Renzo Rosso dalla serie C2, dal Bassano, Virtus, al Lanerossi. Sara ci ha consentito di raccontare lo stadio Romeo Menti, nel giorno di una bella conferenza stampa di Stefano Rosso, il figlio di Renzo, con il direttore generale Andrea Bedin, ex serie B, che avevo conosciuto in quella veste.

Sono passate troppe settimane, restano le emozioni. Il piacere di assaporare il biancorosso. 

Sono entrato sul campo del Menti, sul manto, verde, alla vigilia di un evento organizzato da romagnoli. Ho girato per le tribune, quel che non avevo fatto, ma molto avevo percorso, nella notte del mio viaggio da Civitanova, Marche, Macerata, dallo scudetto numero 7 della Lube, nel volley, a Vicenza, appunto.

Le emozioni, dicevo, del Menti. Le mie sono state forti, andai nel ’98, direi, addirittura per il Corriere della Sera, comunque era un Vicenza-Bologna, con Signori protagonista, c’era Francesco Guidolin, sulla panchina biancorossa.

E andai la notte magica della coppa delle Coppe, contro il Chelsea, contro Vialli, Gianluca, che da anni non sta bene, il Gianduca, come lo chiamava Gianni Brera. Finì 1-0, direi, e giocò un giovanissimo Massimo Ambrosini, pesarese, commentatore di Dazn, ex Sky, sport.

C’erano anche, credo, forse, Giovanni Ratti e Giorgio Barbieri, de La Provincia di Cremona, Ratti è una grande penna, molto più di me, adesso in pensione, ama la Juve e i fumetti, è pittoresco, fiabesco, nello scritto.

Ebbene, Enrico Pirondini, reggiano, di Guastalla, già allo sport di Mediaset e direttore de La Nuova Ferrara, lo spedì inviato a Londra, al ritorno, al 3-1, ma era uno 0-2, se ci fosse stato il var, a convalidare il raddoppio di Luiso.

Il Menti, dunque, è tantissima roba, qualcosa devo ancora scoprire, su youtube, da vannizagnoli.it, le riprese nell’ultima notte cadetta, all’interno dello stadio.

Ho solcato i settori, camminato, quasi pianto, perchè il Lanerossi è tanta roba.

Un giorno convincerò Giorgio Carrera ad aprirmi casa sua, era il libero, reggiano, di Bagnolo, in Piano, del Real Vicenza, per raccontare la squadra vicecampione d’Italia, dietro la Juventus, nel 1977-’78, con Paolo Rossi centravanti e Giovan Battista Fabbri in panchina, ferrarese.

Ricordate che per la morte di Pablito ho raccontato, anche in video, la figlia, di Gb.

Erano biancorossi eroici, di cui ci sono poche immagini, l’anno successivo uscirono al primo turno, in Europa, in coppa delle coppe, mi pare, con il Dukla Praga, all’andata il ceco Maceda mise fuori causa Rossi, al ginocchio.

Giussy Farina era il presidente, vive ancora, l’ho raccontato in video per Mediaset premium, la tribù del calcio, anni fa, andai proprio al ristorante, mi pare, non a casa sua, e ci fermammo a cena con lui con la troupe della tv.

Adesso è in casa di riposo, ma lucido, l’ho chiamato un anno e mezzo fa, alla morte di Pablito, era desolato, con tutti.

Era un Vicenza da mandare a memoria.

Ernesto Galli, dunque, scomparso, fra i pali, e poi Lelj, anche alla Fiorentina, e Marangon, Luciano, poi campione d’Italia, Prestanti era lo stopper, Carrera il libero, Guidetti prima o dopo il mediano a sostegno, avrebbe detto Sandro Ciotti, la voce rauca di radioRai, scomparsa ormai 20 anni fa, dopo Enrico Ameri. Rosi, Faloppa, Filippi, Paolo Rossi, appunto, ma anche Salvi, dalla cintola in su.

Volutamente non guardo su wikipedia, sarebbe troppo facile.

Quella sera, allora, di maggio, direi, del playout, andata, sono stato al terzo tempo, modello rugby, sotto la curva dello stadio Romeo Menti, avevo molto timore, non ho filmato tanto, ho sempre paura di prenderle, gli ultras non accettano di finire su youtube, ma non ho corso rischi.

C’era gente fisicatissima, di successo con le donne, ma sempre a bere birra.

La leggenda del Lane.

Quella sera arrivo tardi, per la ripresa, prima però mi godo lo store, del Vicenza, incredibile, da Champions league, mi manca l’hospitality.

Il Menti è un signor stadio, bello, ma non dappertutto, ha alcune parti ancora fatiscenti, brutte.

Conta che ci sia la famiglia Rosso, con il marchio Diesel e un potenziale da serie A.

Aspetto il Vicenza in Europa, come con Francesco, Guidolin, il mio allenatore preferito assieme a Giampiero Gasperini. Sono due fra i più sottovalutati al mondo, il trevigiano a 63 anni ha deciso di smettere, dopo il Galles, a 64 il Gasp insegue ancora il secondo posto e la semifinale di Champions league, quest’anno peraltro neanche è in Europa ma è in testa, dopo un lustro da record.

Il Vicenza è da record, è stato grande negli anni ’60 e ’70. Il Lane, il Vicenza. Da brividi.

Un giorno, andate al Menti, vibra. Vibra tutto, vibra il cuore. Anche se la squadra ha iniziato con 7 punti in 4 gare, in serie C. Magari duetterà per la risalita con il Pordenone e il Padova, l’Arzignano difficilmente reggerà, Triestina e Virtus Verona per il momento sono dietro.

Da “Enordest.it”

Enordest.it. La sorpresa è l’Udinese. In B saltano panchine

https://www.enordest.it/2022/09/25/la-sorpresa-e-ludinese-in-b-saltano-panchine/

Vanni Zagnoli 

Il record dell’Arsenal, fa debuttare il trequartista dell’Inghilterra under 17 Ethan Nwaneri, che ha 15 anni e mezzo, è il primo sotto i 16 anni a giocare in Premier. Supera Harvey Elliott, esordiente nel Fulham a 16 anni e un mese.

E’ un esempio per l’Italia che centellina i giovani, escluso nei finali di campionato, quando esordiscono giusto per avere una soddisfazione, ragazzi che magari poi si perdono nelle categorie inferiori o addirittura smettono. Da notare che ai Gunners mancava il capitano Odegaard, 24 anni, norvegese, che arrivò al Real Madrid a 16 anni, senza peraltro sfondare, neanche in Olanda né alla Real Sociedad.

La tecnologia e lo sport. Luis Enrique fa allenare la Spagna con il walkie-talkie: “Così i giocatori mi sentono meglio, devo urlare di meno”. Il gps viene usato nel rugby, ma anche nel calcio.

Bologna-Empoli 0-1, gol di Bandinelli a un quarto d’ora dalla fine, era già stato decisivo un anno fa, a Reggio, con il Sassuolo. E’ il primo successo per Paolo Zanetti con i toscani. Al Venezia aveva ottenuto l’ultimo a febbraio, a Torino, venne poi esonerato a fine aprile. La penultima vittoria era stata a Bologna, a fine novembre. Comunque la sua ricerca del bel gioco adesso dovrebbe pagare, con gli arancioneroverdi aveva una rosa troppo debole, per salvarsi.

Alessio Tacchinardi esonerato dal Lecco, 4 anni fa da subentrato chiuse settimo, allora in serie D, adesso in C. Si era salvato anche alla Pergolettese, in serie D, nel 2015. A Crema in serie D, al suo paese, si dimise, e a Fano, da subentrato, retrocedette in D ai playout. Spesso il personaggio televisivo, opinionista di Mediaset dal 2014, quando allena va male. Come l’ultimo Aldo Agroppi, sferzante alla Domenica Sportiva contro Antonio Matarrese ma licenziato alla Fiorentina di Cecchi Gori mentre stava retrocedendo.

Le imprese di Udinese, 3-1 all’Inter, dopo il 4-0 alla Roma, è alla 5^ vittoria di fila, lassù, con un allenatore che dava spettacolo, in serie B, all’Ascoli, dopo un decennio eccellente, fra serie B e C. La prima vittoria del Monza in A è contro la Juve, la sorpresa di Raffaele Palladino, che infatti dà il merito ai giocatori, per i soli 5 giorni di allenamento. La caduta contemporanea di Juve e Inter, Milan e Roma, ovvero le favorite per lo scudetto, le più attese, anche Simone Inzaghi è un pizzico in discussione.

Il ritorno in nazionale di Manolo Gabbiadini, giocò titolare 5 anni fa a Milano, in Italia-Svezia 0-0, per oltre un’ora, poi lasciò il posto a Belotti. Ha 30 anni e con il suo sinistro conserva classe, nella Sampdoria non ha giocato tanto ma resta di interesse azzurro considerata la scarsità di grandi attaccanti.

Mercoledì sera è finita 0-0 l’amichevole fra San Marino e le isole Seychelles, ovvero 33mila abitanti contro 97mila, due posti turistici fra i più apprezzati al mondo, 211^ nel ranking Fifa San Marino, la peggiore nazionale in assoluto, a sorpresa, perchè in passato ha ottenuto anche risultati di prestigio, e il 198° posto per le isole nell’oceano indiano.

I 4 cambi in panchina in serie B, più i 3 già effettuati. Non ha senso sostituire Castori, con i suoi 10 campionati vinti, dopo appena 6 giornate. Se non piace il suo calcio, agli antipodi rispetto ad Alvini, passato in serie A alla Cremonese, il presidente Santopadre non doveva prenderlo, certo Silvio Baldini sarà più offensivo, con il Perugia. Si era dimesso dal Palermo, che poi aveva preso Corini. 

Più motivato il ritorno a Pisa di Luca D’Angelo, che meritava la serie A, dopo lo spareggio perso con il Monza, Maran è uscito male dalla coppa Italia e ha conquistato appena 2 punti in 6 gare.

A Benevento, il presidente Vigorito vuole licenziare Fabio Caserta, comunque buono la scorsa stagione, con semifinale playoff, per affidarsi a Fabio Cannavaro, che mai ha allenato in Italia e dunque sarebbe un rischio, fra l’altro ha ottenuto la clausola di un milione di penale in caso di esonero.

A Como il cambio è motivato con i problemi di salute di Giacomo Gattuso, il tecnico della promozione e della salvezza brillante, arriva Moreno Longo, retrocesso con l’Alessandria ma dopo la promozione storica. Il SudTirol aveva già rinunciato nel precampionato a Zauli, dopo 3 settimane con il vice Leandro Greco si è affidata al difensivo Pierpaolo Bisoli, con il quale può arrivare la salvezza.

Comunque 6 cambi in poco più di un mese di campionato sono molti.

Basket. La grandezza di Sergio Scariolo, vincitore di 4 ori e un bronzo agli Europei, con la Spagna. Più argento e bronzo olimpico, più l’oro mondiale. Il tecnico bresciano diventa l’allenatore più vincente di ogni tempo, del basket italiano, considerato anche il titolo Nba da vice, con Toronto.

Volley, le azzurre scelte da Davide Mazzanti, per il mondiale iniziato ieri con il Camerun. Rispetto all’oro europeo manca Sarah Fahr, che ad aprile si è rotta nuovamente i legamenti, al suo posto Marina Lubian, figlia di un pallanotista torinese. In banda torna Caterina Bosetti, che era infortunata, un anno fa, esce Sofia D’Odorico. Il secondo libero negli anni è cambiato spesso, ora tocca alla chioggiotta Eleonora Fersino, classe 2000, come Pietrini e Lubian

A Gardone Riviera, Marcell Jacobs ha sposato Nicole Daza, con parenti arrivati dagli States, ma non il padre. Elegantissimo nel suo smoking scuro, il campione olimpico dei 100 metri, anche mondiale indoor ed europeo, ha raggiunto in barca, da Desenzano, la location cara a D’Annunzio. Nozze e compleanno nella stessa giornata, per Nicole, splendida nel suo lungo velo, abbracciata dal piccolo Anthony. Coach Paolo Camossi era il testimone, molti gli azzurri: l’oro olimpico del salto in alto Gianmarco Tamberi, al compagno di staffetta a Tokyo Fausto Desalu, l’ostacolista Paolo Dal Molin, la staffettista Johanelis Herrera, la lunghista Laura Strati. E poi il presidente della Fidal Stefano Mei, il presidente del Coni Giovanni Malagò, il vicepresidente federale e dt Fiamme Oro Sergio Baldo, fra i 150 invitati.

Boxe, la grandezza di Canelo Alvarez. Il messicano conserva il titolo dei supermedi e i titoli Wba, Wbc, Wbo e Ibf, batte il 40enne Golovkin, kazako per la seconda volta in 5 anni, la prima finì in parità: “Sono il miglior pugile al mondo”, aveva dichiato alla vigilia, probabilmente è vero.

L’Italia vince ai mondiali di subbuteo, a Roma, a cinecittà, su 26 nazioni, Luca Colangelo è il campione individuale, poi il titolo a squadre e l’argento fra i veterani e tra le donne.

Ciclismo, l’argento mondiale nella staffetta mista, le staffette miste portano medaglie all’Italia, nel nuoto, nell’atletica, nel tiro a volo e praticamente in tutti gli sport in cui vengono proposte.

Tre temi, intanto, dal festival della Gazzetta dello sport, a Trento.

Marcell Jacobs: “A Roma 2024, Europei, farò i 100 e i 200”. L’allenatore Paolo Camossi: “E’ una forzatura dire che ci alleniamo per battere Bolt”. “Io però ci penso, al record – dice Marcell -. Sono molto esplosivo, con buoni piedi, ottima velocità fin da subito e cerco di tenerla”. 

Camossi: “Le partenze sono diverse, in base anche al blocco, a Tokyo raggiunge la punta massima velocità agli 84 metri, nessuno fra i grandi ha quel valore. Il sogno è che raggiunga la maggior velocità all’arrivo. L’obiettivo per il 2023 sarà ripetere questa stagione, disputando però 15 gare”.

Jacobs: “Gli infortuni sono dipesi dal virus preso in Kenya, ero stato 3 giorni in ospedale, resta nei muscoli per 6 mesi. Mi presenterò agli Europei indoor a Istanbul da campione, mentre ai mondiali di Budapest cercherò la medaglia che mi manca. Mi sento giovanissimo, sino ai 20 anni mi sono divertito, non ho spremuto tanto il mio corpo, posso reggere altri 10 anni”.

Con Bruno Conti, Fulvio Collovati, Beppe Bergomi, Franco Causio e 

Altobelli, la rievocazione del mondiale del 1982. https://www.youtube.com/watch?v=Cl6Uk6Ou-bM

Video, ciclismo, Elia Viviani presenta il mondiale con arrivo stamane: “Van der Poel, Van Aert e Alaphilippe favoriti per il mondiale. Il circuito è duro. Bennati non è un ct troppo giovane”. 

Da “Enordest.it”

Enordest.it. L’Italia riassapora la magia del tennis

https://www.enordest.it/2022/09/25/litalia-riassapora-la-magia-del-tennis/

Vanni Zagnoli

Siamo stati a Casalecchio di Reno (Bologna), due venerdì fa, per la coppa Davis. Due giorni prima, l’Italia aveva battuto la Croazia, vendicando l’eliminazione di un anno fa, con l’Argentina è finita 2-1, con la sconfitta in doppio di fatto ininfluente, mentre domenica è arrivato anche il 2-1 sulla Svezia. A novembre, a Malaga, in Spagna, l’Italia affronterà gli Stati Uniti, nei quarti di finale, passa per prima nel girone emiliano, davanti alla Croazia. Le uniche sconfitte sono state domenica di Sinner, che già aveva sofferto con l’argentino Cerundolo, ed è stato superato dal più giovane dei fratelli Ymer, e appunto il doppio Bolelli-Fognini contro i fratelli argentini.

Bene Berrettini, ormai recuperato, in settimana è stato riserva per il team Europa, alla Rod Lever cup, torneo che segna l’addio di Roger Federer.

A Bologna è scesa gente anche da nordest, Casalecchio sta al capoluogo emiliano come Villorba sta a Treviso. Ci ha colpito l prezzo, 150 euro anche soltanto per seguire l’ultima gara di giornata, con due doppi su tre praticamente ininfluenti.

C’era grande pubblico e il biglietto non era neanche cedibile, cioè chi non se ne andava prima neanche poteva passare il tagliando ad altri, anche se chi l’ha acquistato è andato via.

Bella proprio la presenza dei tifosi, con vuoti circoscritti, con gli appassionati che davvero avevano voglia di grande tennis.

A proposito, la federazione tennis ha proprio ingaggiato dei sostenitori di professione, quelli della Lube Civitanova, che qui si raccontano.

E chissà come sarebbe andata, se avesse vinto lo scudetto del volley Perugia, sarebbero arrivati i sirmaniaci, molto più calorosi.

Questa è l’uscita del pullman, proprio

Con le nostre riprese empiriche, con 3 telefoni, abbiamo ottenuto anche di mostrare l’hospitality, alla quasi notte, di venerdì.

Tra il pubblico c’erano alcuni atleti, è uno Ludovico de Ventura, abruzzese di Vasto, che a 22 anni insegna già tennis e gioca, ma a Birmingham, la città dell’Aston Villa calcio, che vinse anche una coppa dei Campioni. Ludovico racconta il piacere di vivere della propria passione.

Il tifo e anche la postazione Rai, con Cristina Caruso e Omar Camporese, bolognese

Gli effetti del tifo, proprio. E la curiosità della voce che accompagna ogni servizio fuori. 

Il riscaldamento, degli azzurri, i palleggi da bordo campo

Un primo giro all’esterno dell’Unipol arena, con i cartelloni e le promozioni.

Un altro giro all’esterno e l’attesa per la vittoria di Sinner, con l’uscita di qualche centinaio di spettatori

I mezzi della produzione, Rai e supertennistv

Fra gli spettatori c’era un 72enne siracusano, di Floridia. Spiega quanto sia aggregante il tennis e quanto sia utile per gli anziani.

La magia delle racchette e delle palline, dunque, assaporata per alcune ore al più grande evento italiano della stagione, forse anche superiore agli Internazionali, a Roma.

Da “Enordest.it”

Ilmessaggero.it e ilmattino.it. Ciclismo, Elia Viviani: «Per il Mondiale favoriti Van Aert e van der Poel, ma Bettiol o Trentin possono sorprenderli»

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/ciclismo_mondiale_elia_viviani_van_aert_van_der_poel-6946611.html

di Vanni Zagnoli

E’ dal 2008 che l’Italia non vince il mondiale di ciclismo, i 14 anni di digiuno avvicinano al ritardo record, fra il 1932, con il terzo oro di Alfredo Binda, e il 1953, con Fausto Coppi. Quei 21 anni in realtà sono proprio 14, dal momento che 7 edizioni non furono disputate, per la seconda guerra mondiale.

Elia Viviani, in Australia si può vincere, domenica mattina?

«Ci proviamo», risponde il veronese, oro olimpico di Rio, in pista, e portabandiera con Jessica Rossi a Tokyo, in cui ha vinto il bronzo. E’ a Trento al festival della Gazzetta dello sport.

Lei ha disputato 4 mondiali, il primo nel 2011. Perchè da 5 anni non rientra più nelle convocazioni?

«Il percorso sembrava facile, invece è molto duro, troppo per le mie caratteristiche. Il tratto in linea è molto impegnativo, c’è una salita di 7 km che può accendere la gara. Sono 278 km, assieme alla Milano-Sanremo è una delle corse più lunghe della stagione».

Come tutti i mondiali. Ma a quanto dal traguardo si può risolvere?

«In distanze del genere, può essere decisivo anche lo strappo di un chilometro. C’è un’altra salita di uno e mezzo, con pendenze molto ripide, l’ultima è a 7 km dall’arrivo e può lanciare un corridore da classiche, come Bettiol o Trentin, o naturalmente gli stranieri, il belga van Aert, l’olandese van der Poel e Alaphilippe».

Il francese viene dall’oro a Imola e da quello delle Fiandre. 

«Il tracciato di Wollonlong ricorda quello belga di un anno fa, la distanza e gli strappi corti ma ripidi valgono da trampolino di lancio verso la maglia iridata».

Quasi sempre l’Italia fa la corsa, poi però resta tagliata fuori dall’allungo decisivo.

«La nazionale ha preparato il mondiale al meglio, auguro a Bettiol, a Trentin e a chi volesse puntare al podio di riportare il mondiale nel nostro Paese».

A 42 anni, Daniele Bennati non è troppo giovane, come ct? Come quando Paolo Bettini venne nominato a 36, alla morte di Franco Ballerini?

«No, ha fatto una carriera perfetta per il ruolo, compreso l’avvicinamento, ideale. Ha vinto tappe in tutte le grandi corse, sul finire è stato fondamentale per Basso alla Liquigas e nelle squadre di Contador. E poi gli anni alla Movistar, a supporto di Valverde. Era diventato un gestore di squadra, il capitano che riesce a portarla in alto».

L’Italia è la più forte, come sempre?

«Nel complesso è forte, non partiamo però favoriti. Guardiamo a quei due fenomeni di Belgio e Olanda, possiamo contrastarli e inventare qualcosa di bello per arrivare primi».

Filippo Ganna è stato 7° nella cronometro. Neanche lui è invincibile?

«Nessuno lo è. Purtroppo non si può solo vincere».

Da “Ilmessaggero.it” e ilmattino.it

Il Gazzettino, volley femminile. Marina Lubian: “Il mondiale è molto lungo ma noi siamo prontissime”

Nell’Italia a caccia del titolo mondiale, dalle 15 di oggi con il Camerun, su Rai2 e su Skysport1, l’Imoco non è più il partito di maggioranza. Ha perso le attaccanti di punta: Egonu a Istanbul troverà il ct della Turchia, Giovanni Guidetti, mentre Sylla va a Monza, da dove arriva la schiacciatrice Alessia Gennari. Conegliano ha ingaggiato la centrale Marina Lubian, vincitrice della Challenge cup a Scandicci. Resta, naturalmente, la bandiera Monica De Gennaro, 35 anni e mezzo, miglior libero degli ultimi due mondiali, nel quarto posto di Milano 2014 e nell’argento di 4 anni fa, in Cina, e poi nell’oro estivo di Nations league.
Novara ha le altre tre centrali, Chirichella, Danesi e Bonifacio, più il secondo libero, Eleonora Fersino, 22 anni, di Chioggia, cresciuta nel Clodia e poi al Piave di Noventa. Poi due stagioni a Conegliano e da una a Novara. 
Marina Lubian, l’unica veneta del gruppo sarà davvero l’erede di Monica De Gennaro?
“Fersino ha grande talento e tutte le capacità di guadagnarsi il posto in nazionale”.
Il padovano Fabio Balaso è premiato come miglior libero del mondiale vinto dall’Italia, si fa la differenza anche con tuffi e ricezioni?
“La pallavolo è uno sport di squadra in cui tutte le pedine sono fondamentali, senza un primo tocco di qualità il gioco è sicuramente più complicato”.
Ad Arnhem, in Olanda, alle 18, incontrerete lunedì Porto Rico, martedì il Belgio e giovedì il Kenya. La chiusura del girone sarà domenica 2 ottobre, con l’Olanda, alle 16. Fiamminghe e Paesi Bassi possono insidiare il vostro primato?
“Le avversarie non vanno sottovalutate, è una competizione a cui tutte vogliono arrivare pronte, abbiamo battuto Belgio e Olanda nella Vnl, hanno giocatori di grande rispetto e quindi ci prepareremo al meglio per incontrarle”.
Passano le prime 4, come dalla seconda fase, poi l’incrocio ai quarti. Lì l’Italia ritroverà una squadra già incontrata nel primo o nel secondo girone, probabilmente Brasile o Cina, Olanda o Giappone. E’ strano?
“Per raggiungere l’obiettivo finale va incontrata la maggior parte delle squadre, la formula va accettata, non sarà un problema reincontrare una nazionale già affrontata, anche nell’ipotetica semifinale”.
Marina, entrò anche nel mondiale in Cina, a 18 anni, che effetto le fa essere parte della nazionale femminile più amata dagli italiani?
“Essere qui è un onore e un privilegio, darò il meglio di me per aiutare la squadra a raggiungere l’obiettivo che ci siamo poste”.
Sono 62 anni che non avviene la doppietta iridata, ci riuscì solo l’Urss. Essere favorite vi spaventa?
“È la parola che ci viene affiancata più spesso in questo periodo, siamo consapevoli dei nostri mezzi e abbiamo ambizioni. Non ci mette pressione, sappiamo cosa ci attende e nulla ci è dovuto”.
La coppa del mondo dura 23 giorni, con 12 partite, per chi arriva in semifinale: l’Italia di De Giorgi ha vinto con sole 7 gare, voi reggerete sul piano fisico?
“Il mondiale è molto lungo, ci siamo preparate in questi mesi, siamo prontissime”.
Daniele Santarelli allena la Serbia, campione in carica, e viene dai 4 scudetti a Conegliano. Guidetti al Vakifbank dal 2008 ha vinto tutto. Lavarini guida Novara e la Polonia coorganizzatrice, dopo l’incredibile semifinale olimpica con la Corea del su. Micelli è con la Bulgaria, 20 anni fa era staff di Bonitta, campione del mondo con l’Italia. Gli allenatori italiani sono sempre i migliori al mondo?
“In questi anni, ovunque hanno dimostrato che la nostra scuola di pallavolo è di altissimo livello”. 
Marina, come farà a contendere il posto a due centrali fra le migliori al mondo, Chirichella e Danesi?
“Daró il 110% come sempre. Il ct Mazzanti farà le sue scelte, contendere lo spazio a due centrali di livello assoluto è uno stimolo per me, mi aiuta a migliorare giorno dopo giorno e non vedo l’ora di mettermi alla prova di nuovo”.
Cosa prova quando piazza un muro punto?
“Mi dà una forte carica e adrenalina, credo sia una delle cose che mi da più soddisfazione”.
Le azzurre sono uscite ai quarti in 4 olimpiadi su 6, ai mondiali forse non esiste più questo rischio, grazie all’oro europeo di un anno fa in Serbia e al trionfo in Nations league con il Brasile. I quarti saranno martedì 11 ottobre, ad Apeldoorn e a Gliwice, idem le semifinali, mercoledì 12 e giovedì 13. L’Italia vale le finali, ad Apeldoorn, sabato 15. Paola Egonu è la migliore giocatrice e più pagata al mondo, guadagnerà un milione l’anno, agli Europei del 2017 e del ’19 non era stata impeccabile, ora è fortissima anche mentalmente.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Messaggero. Mondiali di volley femminile, Anna Danesi: “Pensiamo a vincerle tutte”

La seconda estate d’oro di fila per lo sport italiano vivrà un ideale prolungamento con i mondiali di volley femminile, con le azzurre favorite per il titolo. Iniziano domani, alle 15 con il Camerun, su Rai2 e su Skysport1, ad Arnhem, Olanda. Poi tre gare alle 18: lunedì con Porto Rico, martedì il Belgio e giovedì 29 contro il Kenya. La chiusura del girone domenica 2 ottobre, con l’Olanda, alle 16.
Anna Danesi, che effetto fa essere la nazionale femminile più amata dagli italiani?
«Siamo lo sport più praticato dalle donne, nel nostro Paese – risponde la centrale bresciana, 26 anni, al secondo mondiale, dopo due olimpiadi -. E l’argento di 4 anni fa ha portato a nuovo boom». 
E 4 milioni di italiani hanno seguito l’oro maschile, il 3-1 con la Polonia.
«Questo conferma che la nostra pallavolo è all’apice, anche di interesse».
Sono 62 anni che non avviene la doppietta iridata, ci riuscì solo l’Urss. Quante possibilità avete?
«Sappiamo di averne, sarebbe fantastico per l’intero movimento e per tutta l’Italia».
Il mondiale dura 23 giorni, con 12 partite, per chi arriva in semifinale: l’Italia di De Giorgi l’ha vinto con 5 gare in meno, reggerete sul piano fisico?
«Il nostro calendario è più lungo, abbiamo programmato sedute di pesi anche nella prima fase. Arriviamo belle cariche, con un lavoro di potenziamento importante, in estate. Io mi sento benissimo, grazie al preparatore Ezio Bramard».
L’Olanda ha speso 22 milioni di euro per cui ha deciso il calendario del mondiale, con le prime partite di ogni gruppo ad Arnheim, poi si giocherà anche in Polonia. Comunque il vostro cammino sarà tutto nei Paesi Bassi?
«Sì e questo è un vantaggio, anche se per la seconda fase andremmo a Rotterdam. Dal nostro hotel per arrivare alle palestre di allenamento o di pesi ci sono 25-40’ di pullman, insomma qua gli spostamenti sono rilevanti».
Com’è il vostro girone?
«Le partite più interessanti sono con Belgio e Olanda. Possiamo scoprire il nostro gioco, abituarci a sensazioni ed emozioni mondiali, senza sottovalutare le due africane e le caraibiche».
Passano le prime 4, come nella seconda fase, poi l’incrocio ai quarti. Lì l’Italia ritroverà una squadra già incontrata nel primo o nel secondo girone, dunque Brasile o Cina, Olanda o Giappone. E’ anomalo?
«E’ una novità, pensavamo di affrontare la quarta dell’altro girone, passassimo per prime, per due volte. Giocheremmo contro chi avremo già affrontato, può non essere il massimo per il pubblico, rivedere le stesse avversarie».
I punti deboli di quelle?
“Il Brasile ci può mettere in difficoltà con palle velocissime. Senza Zhu, la Cina perde qualcosa ma resta fastidiosa”.
Daniele Santarelli allena la Serbia, campione in carica, e viene da 4 scudetti a Conegliano. Giovanni Guidetti dal 2008 è al Vakifbank Istanbul e come lui ha vinto tutto, dal 2017 è alla Turchia. Stefano Lavarini è alla terza stagione a Novara, con una finale scudetto, e guida la Polonia. Gli allenatori italiani sono i migliori al mondo?
«Sì, ma non dimentichiamo Kiraly, campione del mondo con gli Usa, nel 2014, e Zè Roberto, con il Brasile dal 2003 e con due ori olimpici, l’abbiamo battuto nella finale di Nations in Turchia».
Lorenzo Micelli era nello staff dell’Italia di Bonitta, campione del mondo 2002, guida la Bulgaria e dice: “Per 5-6 anni le azzurre saranno la squadra da battere”. 
«Lo spero. Siamo giovani e, olimpiade a parte, abbiamo sempre ottenuto buonissimi risultati”.
Essere favorite mette pressione?
“Dipende come la vivi, a me il pronostico e la vittoria dei maschi caricano”.
L’Italia vanta l’oro del 2002, l’argento di 4 anni fa e due quarti posti. I quarti restano uno scoglio, come alle olimpiadi, dal 2000?
“Non sentiamo questo sbarramento, pensiamo a vincerle tutte”.
Un aggettivo o un appellativo per il sestetto titolare? 
“Lia Malinov è la testarda, si arrabbia anche in allenamento, se non le arriva un punto meritato. Miriam Sylla è trascinatrice, sempre allegra. Caterina Bosetti inventa ogni giorno un colpo d’attacco. Cristina Chirichella è sempre propositiva, per migliorare. Monica De Gennaro è la salva tutto, non fa cadere una palla”.
E poi Paola Egonu. Un anno fa ha condotto Le Iene su Italia1, chi di voi ha voglia di fare tv?
“Lei è un personaggio, nessun’altra è al suo livello”.
Al femminile, la battuta incide meno?
“Un po’ meno. Resta uno dei primi mezzi per mettere in difficoltà le avversarie. A noi neanche serve forzarla, siamo molto forti a muro e in difesa”.
Quanto vale il mondiale rispetto alle olimpiadi? 
“Uguale, sono ogni 4 anni. La differenza è con gli Europei, in programma ogni due”.
Mazzanti è ct da 5 anni, ha fatto il doppio incarico solo a Perugia, nella stagione post covid. E’ giusto che alleni solo la nazionale?
“Lasciamo le decisioni ai dirigenti, neanche saprei quante energie porti via un club”.
Nel calcio spesso le società vengono prima della nazionale, nell’interesse degli atleti, nella pallavolo è il contrario?
“Se fai bene nella squadra, meno nota a livello mondiale, vieni chiamata in nazionale. Che a noi dà visibilità”.
Quanto ha inciso il suo anno romano a Casal de’ Pazzi, al Volleyro’, miglior settore giovanile, a parte il club Italia?
“Fu una delle stagioni più belle, cui mi ero proprio divertita, imparando tanto a livello tattico. A 18 anni imparai a leggere il gioco avversario, determinante al centro”.
Danesi, dopo Conegliano e la finale con Monza va a Novara, tocca così i e tre i migliori club di questi due decenni.
“Giocherò con Chirichella anche in campionato, proveremo a vincere tutto”.
E cosa prova quando mura?
“Certi muri si ricordano quasi tutta la vita. Quello su Boskovic è stato il simbolo dell’oro europeo, nella finale contro la Serbia. Il nostro lavoro è sottovalutato, per una volta risalta”.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero. Al via questa sera in Olanda il mondiale di volley femminile

Il mondiale di volley femminile inizia stasera, con le squadre padrone di casa, entrambe però ad Arnhem, in Olanda, dove si disputeranno le prime gare di ciascuno dei 4 gironi. Alle 18 Polonia-Croazia, poi Olanda-Kenya, con dirette su Raisport e su Skysport1 o su Skysport arena. La prima fase comprende 24 nazionali, ognuna disputerà 5 partite. L’Italia è favorita nel gruppo A, passando incontrerà le migliori del gruppo D, di scena ad Arnhem, con Brasile, Cina, Giappone, Colombia, Argentina e Rep.Ceca. Nel girone B, a Danzica, Turchia, Polonia, Croazia, Corea del Sud, Rep. Dominicana e Thailandia. Nel gruppo C, a Lodz, Usa, Serbia, Germania, Bulgaria, Canada e Kazakistan. Da martedì 4 a domenica 9 ottobre la seconda fase, con in dote i risultati della prima: due gironi da 8, a Rotterdam e a Lodz, ogni nazionale disputerà 4 gare, contro le squadre non affrontate all’inizio. I quarti saranno martedì 11, secondo lo schema 1^ contro la 4^, ma non con l’altra parte del tabellone. Mercoledì 12 e giovedì 13 le semifinali, sempre ad Apeldoorn e a Gliwice. Finali ad Apeldoorn, sabato 15.
v.zagn.

Da “Il Messaggero”

Il Gazzettino. Serie B, il Cittadella sconfitto a Reggio Calabria, il Venezia pareggia con l’ultima in classifica

Il Cittadella cade sul campo della Reggina, capolista, mentre il Venezia concede un punto al Pisa di Rolando Maran, ultimo.
Il primato della Reggina sorprende, a luglio era stato arrestato per bancarotta il presidente Luca Gallo, che aveva lasciato al 38enne Felice Saladini, imprenditore digitale. Per Filippo Inzaghi sembrava un passo indietro, invece è davanti assieme alle rondinelle. Il Cittadella lascia spazi in campo aperto, accadeva anche nell’èra Venturato, sblocca Gagliolo di testa, su punizione di Majer. Dopo un’ora segna Fabbian, padovano ex Inter, al terzo gol, assist di Ménez. Traversa di Tounkara per i granata, il tris è di Gori. La squadra di Gorini è in gruppo al 9° posto, insegue i playoff sfiorati a primavera.
Dopo le stagioni felici con Dionisi e con Zanetti, al di là del ritorno in B, il Venezia si sta battendo per la salvezza, come quando retrocedette con Cosmi e poi venne ripescato, nel 2019. Segna al 40’ con la girata all’incrocio del serbo Novakovich, un buon attaccante, per la serie B, pareggia Gliozzi, bravo a lasciare sul posto Ceccaroni, fra i 7 rimasti rispetto alla promozione in A. A venti minuti dal termine, il pisano Ionita entra in ritardo su Busio, e viene espulso, poi Ceccaroni reclama un rigore a contatto con Barba.“Meritiamo di più”, canta la curva lagunare, eppure Javorcic è soddisfatto.
Venerdì, il Brescia aveva superato il Benevento allo scadere, con Flavio Bianchi. Terzi il Frosinone, che batte il Palermo grazie al quotato Moro, con deviazione di Buttaro in autogol, e la matricola Bari, passata nel finale a Cagliari con il solito Cheddira. A fatica, il Genoa batte il Modena con Jagiello: il trevigiano Tesser resta penultimo, del resto non si era illuso per avere eliminato il Sassuolo, in coppa Italia. Si affaccia in zona playoff il Parma, 3-1 ad Ascoli, dove si avverte la differenza fra mister Sottil, in zona Champions con l’Udinese, e Bucchi. Segnano Tutino, il ritrovato Inglese e Man. A quota 9 la Spal, 3-3 a Como, reti di Maistro per Ferrara, doppietta di Cutrone (un assist dell’ex Barcellona Fabregas), 2-2 di Moncini, poi Ioannou ed Esposito. A Bolzano, Sudtirol avanti con Rover, pareggia il Cosenza con Kornvig.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Enordest.it, Sportsenators.it, All-around.net. Poz tutti i meriti e i suoi errori

https://www.enordest.it/2022/09/18/poz-tutti-i-meriti-e-i-suoi-errori/

https://all-around.net/2022/09/15/vannizagnoli-it-show-2022-23-luscita-dellitalbasket-con-la-francia-fontecchio-come-barabba-bariviera-quel-supplementare-impossibile-quel-pozzecco-con-la-serbia/

http://www.sportsenators.it/15/09/2022/basket-luscita-dellitalia-con-la-francia-fontecchio-come-barabba-bariviera-quel-supplementare-impossibile-e-pozzecco-con-la-serbia/

Vanni Zagnoli

Qualche istantanea, seguendo dalla tv il quarto di finale degli Europei, di Berlino, che ha visto l’Italia sconfitta ai tempi supplementari, dalla Francia.

Rientravo da Katowice, in Polonia, dal mondiale di volley, vinto dall’Italia, non avessi finito la sostanza omeopatica, anantherum muraticum, che si produce solo in Austria, sarei passato in Germania, anche senza accredito, per assaporare qualcosa degli Europei.

Ho visto il secondo tempo, bene, al supplementare sapevo che l’Italia non avrebbe avuto chances, questo dice la logica, sempre, quando subisci la rimonta dalla squadra più forte e quando poi perdi per 5 falli Nicolò Melli, il giocatore più importante. Gli azzurri si trovano avanti 64-56 in avvio di terzo quarto, sul 75-68 negli ultimi 2′ ho sperato di vincerla ma c’era, appunto, il rischio grande di supplementari. Sono determinanti quei due tiri liberi falliti da Simone Fontecchio, a 13″ dalla fine. In questi casi mi viene in mente Renzo Bariviera detto Barabba, uno dei pretoriani di Dan Peterson, a Milano. Sbagliò i due tiri liberi nella finale scudetto del 1984, in gara3, vinse la Virtus Bologna, era un bel gregario dell’Olimpia. “Ma la colpa non fu di Bariviera – commentò anni dopo Peterson -, la colpa fu mia: avrei dovuto rinunciare e giocare l’ultimo attacco, la elle con Mike D’Antoni”. A quei tempi non era obbligatorio tirare i liberi in situazione di bonus.

Quei due tiri dalla lunetta sono proprio le sliding doors degli Europei per l’Italia. Fontecchio fallisce anche il tiro della vittoria nel tempo regolamentare, va molto vicino al canestro nonostante l’equilibrio precario, con quelle gambe fortissime

Simone è figlio di Daniele Fontecchio, l’azzurro dei 110 ostacoli negli anni ’80, e della ex giocatrice di basket Malì Pomilio. Aaveva azzeccato triple importanti, ha talento, si vedeva già a Reggio Emilia, nonostante il mezzo anno non così brillante con Buscaglia, di squadra, e dopo l’Eurolega all’Alba Berlino e al Saski Baskonia, in Spagna, andrà addirittura in Nba, agli Utah Jazz, per 6,25 milioni di dollari per due anni. Giocherà a Salt Lake City, con i gialloverdi, una franchigia cult, impensabile, sino a due anni fa.

Al supplementare, la Francia prende il sopravvento con Huertel e Gobert, è normale.

All’intervallo, i blues erano arrivati sul 33-43, salvo farsi rimontare anche da due schiacciate di Melli, raramente a questi livelli, in nazionale. Entra Datome e porta il -1, con i suoi 34 anni resta incidente. Il subentro di Nico Mannion fa la differenza, palla rubata e primo vantaggio, canestro e assist per il 2+1 di Polonara, con un 17-3 sorprendente. Il +6 all’ultimo quarto non è tranquillizzante, un bel canestro di Pippo Ricci testimonia dei suoi miglioramenti assoluti. Gobert e Huertel rientrano a -3, lì si ha il timore che la Francia faccia valere esperienza e talento superiori. Spissu però conferma di essere al miglior momento della carriera, con una grande tripla. Poi il 70-64 di Fontecchio. Dal 75-68 a -2’15” si poteva attaccare meglio, per carità siamo comunque migliorati rispetto alle eliminazioni conosciute ai quarti dei precedenti 3 Europei e anche da olimpiadi e mondiali. Sul 77-75 la palla è azzurra, arrivano quei 2 liberi, pesantissimi, ne bastava uno per cambiare la storia, dell’Italia del basket, più che di Fontecchio. Huertel pareggia a -5”. Al supplementare Huertel detta ancora legge, l’Italia è battuta. Nel tabellino restano i 21 punti proprio di Fontecchio e di Spissu, i 12 di Datome.

Nel rapporto fra quanto dà Pozzecco e quanto si porta via resta positivo, si è preso un tecnico prima dei supplementari, la Francia ha comunque sbagliato il tiro libero. 

Il mio sguardo andava anche a Charlie Recalcati, classe 1945, che costruì la Reyer Venezia poi arrivata a due scudetto con Walter De Raffaele, certo non ha più un ruolo centrale, dà un qualcosa di esperienza, di visione distaccata, si capiva comunque la sua tensione, in panchina, quel restare senza saliva, di fronte al ritorno francese. A casa sua, due anni e mezzo fa, mi raccontò che non aveva più le energie per allenare, adesso il ruolo è parecchio defilato e allora può reggere, anche se con un pizzico di disagio, a 77 anni, alla fine anche lui abbraccia Pozzecco.

Personalmente avrei utilizzato Mannion e non Pajola nei minuti finali, Tonut è bravo ma avrebbe dovuto prendersi qualche responsabilità in più. Polonara si è impegnato parecchio in difesa, con quanto ha vinto negli anni mi sarei aspettato più protagonismo offensivo. Già con la Serbia, Spissu era stato stupefacente.

A proposito, ho visto highlights dell’ottavo di finale, e sul sito della Rai anche lo show di Pozzecco da espulso

https://www.rainews.it/video/2022/09/espulso-il-coach-della-italbasket-pozzecco-perde-la-testa-fuori-dal-campo-lo-trattengono-poi-entra-869e818b-3e33-4740-901f-48026bf9d80e.html

Le parole di Melli: “Non rompere il…” sono emblematiche. “It’s my life”, ha commentato il Poz. E’ l’esatto contrario di Fefè De Giorgi, il ct che ho visto vincere al mondiale, con una flemma unica. Non so se paghino, questi atteggiamenti.

Ho notato, nei timeout con la Francia, che Pozzecco lascia molto spazio ai vice, Casalone, Fois, nel disegno degli schemi. Ha un modo di allenare unico, di certo porta attenzione al nostro basket.

Altre riflessioni le avevo maturate dopo la sconfitta a Milano con l’Ucraina, che comunque ha complicato il cammino azzurro, unita alla più prevedibile battuta d’arresto con la Grecia, poi eliminata dalla Germania, nonostante abbia Antetokuonmpo, forse il miglior giocatore al mondo, da un paio di stagioni, superiore persino a Lebron James.

Sabato 3 settembre, dunque, gli highlights con gli ellenici testimoniavano difficoltà superiori all’èra Meo Sacchetti e l’avevo previsto, forse non solo io. L’errore è stato esonerarlo.

Pozzecco ha mostrato molto a Sassari, è un grande personaggio ma come ct è ancora acerbo, questo dice il campo, nonostante quel super staff, unico.

Soprattutto, si è sbagliato a tagliare il capocannoniere della LBA, Amedeo Della Valle, l’mvp della serie A, è un assurdo, neanche se ci fosse stato Gallinari, Pozzecco ha sbagliato molto più dei ct che hanno sbagliato con lui. 

Della Valle, 29 anni, doveva essere il faro, dietro il Gallo, persino davanti al Gallo, tantopiù con il suo grave infortunio, si doveva costruire la squadra attorno al fuoriclasse, come si doveva fare, a suo tempo, con Mario Boni, con Vincenzino Esposito, allora c’erano Sandro Gamba e altri che non volevano troppi talenti, da Pozzecco non me l’aspettavo.

Non abbiamo tanto bisogno di personaggi, di promozione, di buona stampa, di idee mediatiche, serve che i migliori giochino, sempre e comunque. Ho visto mille volte Belinelli prendersi i tiri decisivi, con l’Italia, nelle gare chiave di Europei e mondiali e quasi sempre andare male, Della Valle quest’anno a Brescia ma anche nelle stagioni a Reggio Emilia è stato unico.

Da Pozzecco, ripeto, non me l’aspetto, non lo accetto. Il talento si premia, sempre. Sarà un caso, ma Polonara, a Reggio Emilia con Della Valle, è il migliore, l’unico a salvarsi. Per Della Valle si doveva rinunciare a Baldasso, non c’era bisogno dell’ennesimo playmaker, dopo Mannion, Pajola, lo stesso Spissu. Semmai, dopo l’addio alla nazionale varato con Meo Sacchetti, dopo il mondiale del 2019, a seguito comunque di 4 stagioni azzurre, da Pianigiani a Messina. 

Ma, proprio con l’infortunio di Gallinari Pozzecco doveva cambiare il piano e affidare a Della Valle il ruolo di terminale. E anche con il Gallo doveva essere in quintetto.

L’Nba, certo, ma Danilo non viene dalle sue migliori stagioni, il gap fra Nba ed Europa è diminuito, in questi mesi ho letto spesso che Amedeo Della Valle neanche sarebbe in grado di giocare in Eurolega, perchè non abbastanza atletico, nè difensivo, può darsi, ma quanto ha dimostrato in tante tappe della carriera è tale che credo meritasse una chance da leader indiscusso, per diventare primo dopo il suo infortunio. Minimo con un minutaggio di rilievo, minimo minimo come sesto uomo di lusso. La rinuncia ad Adv non è da Pozzecco, proprio da lui mi aspetto che convochi i migliori talenti, a prescindere. Sacchetti neanche voleva portare Gallinari alle olimpiadi, grato com’era al gruppo che si è qualificato, vincendo in Serbia, a Tokyo l’ha portato ma non è stato fantasmagorico, certo proprio nel quarto di finale con i soliti francesi era stato molto competitivo. 

Adv era alla miglior annata della carriera, più di così.

Ho letto sul Corriere della Sera, a firma Daniele Dallera, che Gianni Petrucci non si ricandida. Meno male, dal momento che già a Parigi 2024 avrà 79 anni. Se proprio voleva cambiare ct, Walter De Raffaele meritava la panchina dell’Italia molto più di Pozzecco, per la continuità di risultati, in base alla rosa a disposizione. Quella battaglia personale che spesso anima Pozzecco, con gli arbitri, rischia proprio di costare quel che guadagna grazie a quella sua empatia ostentata.

Da “Enordest.it”, “Sportsenators.it”, All-around.net”

Enordest.it. Quanto veneto nel mondialvolley

https://www.enordest.it/2022/09/18/quanto-veneto-nel-mondialvolley/

Vanni Zagnoli

Zizzaghiamo come sempre, fra il volley campione del mondo e il calcio e anche la ginnastica ritmica, questa settimana, con i mondiali.

Nel mondiale di pallavolo, italiano per la quarta volta nella storia, c’è tanto di veneto. Vicepresidente federale è Adriano Bilato, dal Valsugana, Padova, dov’è stato giocatore e allenatore giovanile, al secondo mandato, dopo la presidenza di Pietro Bruno Cattaneo adesso segue Giuseppe Manfredi, pugliese. 

Nella rosa dei 14 giocatori figura Mattia Bottolo, schiacciatore di 22 anni, nato a Bassano, cresciuto in giallorosso e da 6 stagioni a Padova. “E adesso – racconta – spicco il grande salto, alla Lube Civitanova, campione d’Italia”. Magari giocherà poco, come con la nazionale iridata, ma già il salto è emozionante. Studia biologia all’ateneo di Padova, è un esempio di doppia carriera, sport e studio, grazie all’accordo fra l’università e la Kioene. Gli ha telefonato la magnifica rettrice Daniela Mapelli, invitandolo a palazzo Bo.

E’ entrato in una gara della prima fase Leonardo Scanferla, 23 anni, padovano, ex Petrarca, a caccia dello scudetto con Piacenza dopo 3 stagioni non esaltanti, come squadra. E’ il libero di riserva, dietro l’altro patavino, Fabio Balaso, muscolarissimo, alto 1,82, come un italiano medio, premiato come migliore del ruolo. Questo è il nostro videoracconto, a caldo. https://www.youtube.com/watch?v=FdGshO-M65s&t=4s

Le altre videointerviste all’Italia mondiale sono a Yuri Romanò, opposto sorprendente 

A Simone Galassi, uno dei due centrali migliori, nonostante sia rimasto in panchina da metà del secondo set alla fine, a favore di Roberto Russo

> https://www.youtube.com/watch?v=l8-Wj-oYfpA&t=6s

E poi il ct De Giorgi https://www.youtube.com/watch?v=98uzInaOJ_k&t=2s

Ci sono allenatori che mai in carriera arrivano in serie A, pur avendo fatto benissimo in tante categorie, e altri, in genere ex grandi calciatori, che arrivano rapidissimamente. Thiago Motta aveva debuttato al Genoa, durando un paio di mesi, con il presidente Preziosi, che pure l’aveva scelto in quanto ex bandiera genoana. A La Spezia ha disputato una buonissima stagione, arrivando alla salvezza in anticipo, nonostante il mercato bloccato, adesso arriva presto a una panchina di notevole blasone, a Bologna. Infatti non era la prima scelta, era De Zerbi, che ha rifiutato per non subentrare a Mihajlovic, allenatore comunque malato, di leucemia, anche se sta meglio. 

Ranieri è infinito, ha 71 anni, di sicuro ha un’esperienza infinita, ma in questo senso la scelta del ds Giovanni Sartori va a premiare le idee, il futuro, la voglia di aprire un ciclo. Ma Thiago Motta difficilmente farà meglio di Sinisa Mihajlovic, che in queste 5 stagioni mai ha avuto un gruppo di livello superiore ai suoi piazzamenti comunque buoni, con affacci anche nella prima metà della classifica.

L’assurdità della scelta del Monza, per salvarsi al debutto in serie A. Esonera Giovanni Stroppa, che comunque meritava maggiore pazienza, considerata anche la promozione con il Crotone. Promuove Raffaele Palladino che mai ha allenato in carriera e ha solo 38 anni. I precedenti di Silvio Berlusconi con Seedorf (che poi ha allenato solo qualche mese lo Shenzhen in Cina, il Deportivo La Coruna e per due anni il Camerun, Filippo Inzaghi (comunque il migliore fra i 3 debuttanti) e Cristian Brocchi, che al Monza aveva solo avvicinato la serie A. Palladino ha sicuramente qualità da tecnico ma solo allenato una giovanile, l’under 15 e un anno la primavera. E poi ha una squadra completamente nuova, rispetto alla promozione. Il vicepresidente Adriano Galliani: “Mi ricorda Arrigo Sacchi, come scelta”.

Quando però Sacchi arrivò al Milan aveva già allenato 6 stagioni in Romagna fra i diletatnti, la primavera del Cesena, due anni a Rimini in serie C, uno le giovaniili della Fiorentina. E, soprattutto, due stagioni eccellenti a Parma, con promozione in B e un campionato cadetto di primo livello.

In Europa, sorprendono i 3 gol del Napoli, più un rigore sbagliato, a Glasgow, dopo le 4 reti al Liverpool. Inter e Milan onorano il pronostico vincendo contro avversarie inferiori, la Juve conferma il momento no, mai aveva perso le prime due gare nel girone di Champions. Ci sta di perdere a Parigi con il Psg ma non in casa con il Benfica, che avrebbe potuto andare oltre l’1-2. Per passare, Allegri dovrà battere due volte il Maccabi, vincere in Portogallo e almeno pareggiare con il Psg. Oppure battere i francesi e pareggiare in Portogallo. E potrebbe non bastare. Quel contratto da 9 milioni di euro a stagione è un deterrente all’esonero.

In Europa league, il 5-1 subito in Danimarca dalla Lazio, con il Midtjylland, ma la squadra di Sarri può passare. Più difficile per la Fiorentina, 3-0 in Turchia con il Basaksehir, con un punto in due gare e Vincenzo Italiano al momento più difficile della carriera anche in campionato. Strano perchè ha affrettato la preparazione per superare il preliminare e aveva chiuso la scorsa stagione avvicinando la Juve e la Champions league.

Nel tennis, Roger Federer annuncia l’addio, chiuderà con la Rod Lever cup, è una sfida a squadre fra Europa e resto del mondo, in programma la prossima settimana. E’ rimasto nel circuito per 24 anni, ne ha 41. Si è aggiudicato 20 tornei del grande slam, 8 a Wimbledon, e in totale 103 tornei nell’Atp. Per 310 settimane è stato numero uno al mondo, vi restò ininterrottamente per 237, dal febbraio 2004 a metà agosto 2008, record. Fra il 2004 al 2006 ha registrato un record di 247-15, con una percentuale di vittorie oltre il 94%.

Nel 2009 si aggiudicò il Roland Garros, completando il suo career gran slam. Nella Atp finals, 18 qualificazioni, 59 vittorie  e sei titoli, nei Masters 1000 28 titoli. Dopo aver subito un intervento al ginocchio nel 2016, è tornato vincendo altri 3 slam e nel ’18 è diventato il più anziano numero 1 al mondo, a 36 anni. Nel ’19 la sua ultima finale

in uno slam, persa a Londra contro il serbo Novak Djokovic, il suo grande rivale, assieme a Rafael Nadal, spagnolo.

Nella ginnastica ritmica, ai mondiali in Bulgaria Sofia Raffaeli si aggiudica 3 ori, alla palla, al cerchio e anche al nastro, più il bronzo alle clavette, nonostante due perdite. La ‘formica atomica’ è marchigiana, di Chiaravalle, Ancona, e porta la nona medaglia mondiale nella storia dell’Italia. A Sofia anche un bronzo alla palla, per Milena Baldassari, di Ravenna. 

Da “Enordest.it”

Enordest.it. Federica, la nuora

https://www.enordest.it/2022/09/04/federica-la-nuora/

Vanni Zagnoli

Federica Pellegrini e Matteo Giunta hanno detto sì, a Venezia, sabato 27 agosto e il loro matrimonio è stato uno dei più seguiti dell’anno.

La nuotatrice di 34 anni, di Spinea, ha scelto un mikado di seta, l’allenatore di 40 anni il completo blu e papillon.

“Prima delle gare – racconta lei – hai quella tensione che non ti fa mangiare, questa volta è stata una tensione più profonda e molto diversa. Era incredula per quella di di Matteo, molto pacato e zen”. 

“Mia madre ballava in un modo che…non ho parole! – dice Fede -, e poi mia zia twerkava con Frank Matano”.

Comico e personaggio televisivo, twerkare significa ballare in maniera seduttiva, molto giovanile.

Centosessanta gli invitati, Luca Cordero di Montezemolo, Enzo Miccio, che ha organizzato la giornata, il presidente del Coni Malagò e Frank Matano. 

A Riccione, all’ultima gara della carriera di Federica Pellegrini, avevamo visto i genitori, Cinzia e Roberto, la zia (per somiglianza con mamma, giureremmo) e anche i suoceri. Di cui ci ha colpito la disponibilità. Non ci hanno chiesto “per favore niente video, nè foto”, come si sentiamo dire giorno e notte anche soltanto da passanti che vorremmo raccontare, in video, appunto. Fra l’altro la signora stava a 20 metri dal marito, è schiva ma ha abbastanza personalità per raccontarsi.

I Giunta sono gente per bene, normale, sono i genitori di Matteo, l’allenatore di stanza a Verona.

Abbiamo provato con entrambi, per la verità, a chiedere di Filippo Magnini, se hanno fatto pace, in tre, diciamo, e lì è arrivato l’unico no comment. Comprensibile, ovviamente. Perchè Matteo è il cugino di Magnini, che è stato il precedente fidanzato dalla campionessa veneziana, con la famiglia proprietaria di un bar, a Spinea.

La signora Patrizia, 67 anni, dunque, ai campionati nazionali in vasca corta era emozionata, sulla tribuna per l’addio alle piscine della futura nuora. 

“Magnini? Non so se si parlino, non ho chiesto nulla”.

Lei è già nonna…

“L’altro mio figlio, Tommaso, mi ha reso nonna, 5 mesi fa, di Camilla.

Non vivranno a casa nostra, a Pesaro: da quando Matteo allena Federica si è trasferito a Verona e raramente viene è venuta a trovarci, per via degli impegni”.

Non gli ha sconsigliato di sposarsi, considerate le precedenti storie della Divina?

“Assolutamente no. L’ho sempre lasciato libero di fare qualsiasi cosa volesse. A marzo, intanto, si sposa mia figlia”.

Com’è il Matteo segreto?

“E’ come lo vedete, sempre se stesso”.

Ha una bella fisicità, è l’emblema del personal trainer per milioni di italiani in sovrappeso…

“In quanto mamma, io sono di parte. 

E’ stato nuotatore, competitivo a livello juniores”.

Un difetto, della coppia?

“Lui è troppo riservato. Federica invece è eccezionale”.

E poi papà Daniele.

“A Riccione abbiamo provato 

emozioni grandissime – racconta -.

Il figlio è un pezz’è core, come dicono a Napoli anche se noi siamo marchigiani. Sono in pensione, ero un tecnico della Tvs, pentole antiaderenti: da ragazzo sono giocavo a calcio, nella vis Pesaro, sono un autodidatta, dello sport”.

Come vive da suocero, di Federica?

“Come si fa a non essere innamorati del personaggio? E’ una ragazza splendida, sono contento per loro che siano incontrati anche nella vita”.

Hanno rivelato la storia in autunno, in realtà è iniziata cinque anni fa, almeno?

“Non datiamola. E’ molto recente, diciamo non più di un paio d’anni. Non abitano neanche dai Pellegrini, a Venezia, convivono già, a Verona”.

Un difetto di suo figlio?

“E’ introverso. Non avesse fatto l’allenatore, magari avrebbe sfondato da nuotatore”.

Quante olimpiadi avete visto?

“Solo Rio, dal vivo. Senza Covid,  saremmo andati a Tokyo. Ai mondiali andò la famiglia Pellegrini, non noi”.

Prima di Matteo ebbe anche il francese Lucas, come allenatore.

“E’ un personaggio particolare. Mio figlio non le fa anche da mental coach, peraltro l’ha allenata a 360 gradi°.

E adesso ci si aspetta di capire quando Matteo e Federica diventeranno genitori.

Da “Enordest.it”

Il Gazzettino, volley, i veneti campioni del mondo. Fabio Balaso: “L’oro è per mamma Adriana. Equilibrio e tranquillità i nostri segreti”

https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/fabio_balaso_volley_miglior_libero_ecco_qual_e_il_nostro_segreto-6925252.html

Katowice
Ha tanto di veneto l’Italia campione del mondo per la quarta volta. Vicepresidente federale è Adriano Bilato, dal Valsugana, Padova, al secondo mandato. Nella rosa dei 14 giocatori figurano Mattia Bottolo, schiacciatore di 22 anni, nato a Bassano, cresciuto in giallorosso e da 6 stagioni a Padova. “E adesso – racconta – spicco il grande salto, alla Lube Civitanova, campione d’Italia”. Magari giocherà poco, come con la nazionale iridata, ma già l’opportunità è emozionante. Come per Leonardo Scanferla, 23 anni, padovano, ex Petrarca, a caccia dello scudetto con Piacenza dopo 3 stagioni non esaltanti, come squadra. E’ il libero di riserva, dietro l’altro patavino, Fabio Balaso, muscolarissimo, alto 1,82, come un italiano medio, premiato come migliore del ruolo, domenica sera.
Balaso, le sue difese sono state determinanti, soprattutto dagli ottavi, contro Cuba e la Francia, poi con la Slovenia. Nella finale con la Polonia anche lei era finito sotto pressione, in ricezione…
“Non hanno funzionato solo le mie difese, ma tutta la squadra. Il premio è di grande orgoglio per me, la nomination merita il ringraziamento ai compagni, alla gente che ci ha supportato, a Lubiana, arrivando anche da nordest, e poi qui in Polonia, e i tanti da casa”.
Quasi 4 milioni, su Rai1, per la finale, più 465mila su Skysport.
“Bei riscontri. Sono grato anche a mia moglie Sara, che mi ha seguito sino qua, ci siamo sposati durante i playoff, a metà della semifinale con Trento. I miei genitori erano a Trebaseleghe, penso in particolare a mamma Adriana, reduce da un periodo non semplice. La medaglia va a lei”.
Il 3-1 con la Polonia è stato complicato da un primo set giocato alla pari ma perso. Come avete mantenuto lucidità?
“Eravamo avanti di 3-4 punti, la Polonia ci ha ripresi con alcuni break e servizi importanti, sapevamo di quella loro prerogativa. Abbiamo ripreso alla grande, nel secondo, restando sempre punto a punto, con la giusta tranquillità, pensando alla palla successiva, anche magari dopo un errore o una loro grande azione. La gestione è stata perfetta”.
Nel terzo e quarto parziale la Polonia neanche si è avvicinata ai vantaggi…
“Non c’è nulla di agevole, in una finale mondiale. Siamo rimasti concentrati, anche quando eravamo sopra di 4 punti, mantenendo serenità”.
Di fronte al vociare di 11500 polacchi, fra musiche e balli, anche quando il match era nelle nostre mani.
“All’inizio i tifosi hanno spinto molto, caricando i biancorossi, alcuni dei quali hanno giocato in serie A. La nostra abilità è stata non perderci d’animo. Abbiamo giocato come sempre”.
Il titolo iridato mancava da 24 anni, da Tokyo ’98. Che effetto fa?
“Come dice Fefè De Giorgi, il nostro ct, abbiamo scritto un’altra pagina di storia. E’ un gruppo nuovo, costruito l’anno scorso in due settimane, dopo l’olimpiade, abbiamo vinto un Europeo che nessuno credeva possibile e in cui avevo già vinto il premio a miglior libero. E questa è stata una lunga estate, dalla Nations league, a Bologna”.
Come siete passati in un mese e mezzo dallo 0-6 con la Francia, in semifinale, e la Polonia, per il terzo posto, a questo oro?
“Quelle finali, disputate in casa, non sono andate come volevamo, comunque eravamo fra le migliori 4. Da lì è iniziata questa bella avventura, in 12 eravamo debuttanti. Abbiamo giocato semplicemente a pallavolo, partita dopo partita”.
Già, sembra il refrain del calcio…
“Si pensa veramente palla dopo palla, poi magari il sogno si realizza”. 
Solo Anzani, 30 anni, suo compagno nei 3 scudetti di fila a Civitanova è meno giovane di lei.
“Ne ho 27 e sono in nazionale da 6 anni. Anche per me c’è stata emozione nel disputare la prima grande manifestazione, fra olimpiade e mondiale”.
C’è rivalità con l’alternativa Scanferla?
“Mi trovo benissimo, lo conosco dai tempi di Padova. Io sono cresciuto al Trebaseleghe, passai in bianconero a 17 anni, e vincemmo la coppa Italia di A2. Leo ha fatto un’ottima entrata con la Turchia, io ero in difficoltà in ricezione, è giusto che abbia avuto il suo spazio, ben ripagato”.
Sino all’olimpiade, il libero titolare era Massimo Colaci, 36, del Perugia.
“Abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, nel mondiale italiano del 2018 c’erano lui e Rossini. Furono scelte del ct dell’epoca, Blengini, da accettare. Poi ho ritrovato Blengini a Civitanova: i primi 5 trofei sono arrivati con De Giorgi, gli ultimi due scudetti con lui. Per me sono anni di successi incredibili”.
Quanto incide Ferdinando De Giorgi, nell’Italia?
“Ha lavorato su questo gruppo giovane, in poco tempo abbiamo compiuto due grandi imprese. Restando uniti e giocando la nostra pallavolo, aggiungendo un mattoncino alla volta”.
La federazione stanzierà un premio da un milione e 260 mila euro, da dividere fra i componenti della spedizione azzurra in Slovenia e Polonia.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Volley, cosa avremmo scritto se l’Italia fosse stata vicecampione del mondo

Katowice

E’ il mondiale della Polonia, il quarto, terzo di fila, non dell’Italia. E’ la festa di Pawel Zatorski, libero unico ancora in rosa del primo dei due trionfi sul Brasile, è fra gli 8 giocatori nella storia a essersi aggiudicato tre mondiali. 

Stavolta cade l’Italia, a Katowice, nel campionato del mondo che senza la guerra si sarebbe giocato in Russia. 

Vince Nikola Grbic, per 15 anni in Italia da alzatore e per 5 da tecnico, con la finale persa a primavera, contro Civitanova. I polacchi diventano secondi nell’albo d’oro, dietro solo alla vecchia Unione Sovietica, al comando con 6 titoli, quinta resta la Cecoslovacchia, sparita dai massimi livelli anche prima della divisione politica. L’Italia rimane d’argento, nonostante abbia eliminato Cuba e la Francia, più pericolose della Slovenia, in semifinale, aveva fatto la bocca all’oro, paga anche lo scatenamento del pubblico, con gli 11500 indomiti, sugli spalti della Spodek arena. Qui la pallavolo è religione, come da noi il calcio, si sarebbe riempito anche il vecchio Maracanà, in Brasile, dove ospitarono quasi 200mila spettatori, negli anni ’50, non è un’iperbole perchè per la partita inaugurale dei mondiali di volley, nel 2014, a Varsavia accorsero in 64mila, allo stadio, appunto. Figurarsi per una finale mondiale.

Il secondo posto azzurro è comunque un enorme risultato, se pensiamo all’uscita ai quarti alle olimpiadi e ai precedenti mondiali e al quarto posto in Nations, a Bologna. C’era nell’aria la grande impresa, con la regia di Simone Giannelli. “Il prototipo del palleggiatore moderno, alto e bravo a murare”, conferma Bruno, 36 anni, bronzo con il Brasile grazie al 3-1 sulla Slovenia.

L’Italia degli 11 debuttanti al mondiale su 14 canta l’inno ed esce dal campo con orgoglio, ha fatto l’impossibile, a Katowice, dove un anno fa si aggiudicò gli Europei, contro la Slovenia. “E questo argento vale comunque più di quell’oro – riflette Anzani, 30 anni -, perchè i mondiali ci sono ogni 4 anni e comprende tutte le migliori”.

Questo gruppo può reggere sino all’olimpiade di Los Angeles 2028. Yuri Romanò ha 25 anni, giocherà titolare per la prima volta in serie A fra qualche settimana, a Piacenza. Per non farlo preoccupare, il ct mite De Giorgi ha escluso dai convocati Ivan Zaytsev. Solo una volta è entrato Pinali a dargli fiato, è il suo compagno di camera. In banda ci sono gli altri addominali forti, di Alessandro Michieletto, 19 anni, figlio di Riccardo, buon giocatore degli anni ’80 e ’90, a Parma, e ora dirigente di Trento, dove hanno condiviso due finali di Champions di fila, perse contro lo Zaksa, Polonia. L’altro martello è Daniele Lavia, 22 anni, consacrato sempre da Angelo Lorenzetti, in Trentino. Al centro si si danno Simone Anzani, maestro nell’opposizione alle diagonali, sopra la rete. A Rio il ct Blengini gli preferì Buti, Piano e Birarelli, a Tokyo era nella squadra uscita al tiebreak dei quarti, con l’Argentina, è fra i 6 sopravvissuti di quella spedizione di un ciclo che andava in esaurimento. Accanto ha Gianluca Galassi, in nazionale giusto da un anno e mezzo e sempre più continuo, anche in battuta. E poi rifulge Fabio, Balaso, il libero di 27 anni, a lungo all’ombra di Colaci e Rossini e adesso volante in difesa e ricezione.

De Giorgi in certe partite effettua persino meno cambi dei 5 previsti nel calcio dal dopo covid. “Quando la squadra gira, non ha senso cambiare per far riposare. Levo qualcuno quando i dati evidenziano un calo”.

De Giorgi è campione d’Europa e vicecampione del mondo con il dialogo, anche grazie al mentalista Giuliano Bergamaschi. Era già designato per il dopo Blengini, fu esonerato da Civitanova per avere perso l’andata dei quarti di Champions, contro Zaksa, che poi si aggiudicò il trofeo, proprio con Grbic, in panchina. 

Vanni Zagnoli

Ilmessaggero.it, Ilgazzettino.it. L’Italia mondiale, De Giorgi: «Ai giovani opportunità e fiducia, e se sbagliano serve calma. Così ho trasformato le sconfitte in oro»

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/italia_volley_campione_mondo_intervista_de_giorgi_fiducia_giovani_dalle_sconfitte_a_oro-6923684.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/italia_volley_campione_mondo_intervista_de_giorgi_fiducia_giovani_dalle_sconfitte_a_oro-6923824.html

di Vanni Zagnoli

Katowice (Polonia) – Il nuovo re Mida del volley italiano prende la parola nella notte, alla cena dell’Italia, con lo staff, la squadra, gli ospiti e i parenti, poi toccherà ad Anzani, che si commuoverà. 

“Per fare quanto abbiamo fatto, bisogna essere speciali, diversi – spiega Ferdinando De Giorgi -, perchè sennò non si fa. Avete reso magica la notte e orgogliosa una nazione”. È il ct pugliese a chiamare l’ovazione, il “popopopopo” che rimanda al titolo mondiale dell’Italia nel calcio, a Berlino 2006. Gli azzurri sono campioni per la quarta volta nella storia, dopo le 3 di fila che l’hanno visto in campo negli anni ’90. Fefè il sornione, così normale, con il suo metro e 78 e la pancetta che l’accomuna a un altro grande tecnico, Sandro Campagna, della pallanuoto, un mondiale in calottina e due da allenatore.

Fefè, come ha fatto a piazzare il double, si direbbe nel pallone, il mondiale, un anno dopo l’Europeo?

“Non l’ho fatto da solo – sorride -. C’è tutto un processo di squadra, di staff, di federazione che ha spinto sempre verso l’alto, per cercare di migliorare. E poi ci sono i ragazzi, che vanno in campo. Io posso parlare, allena’, poi loro devono giocare. Insieme abbiamo creato una cosa stupenda, siamo vicini all’eccezionale”.

Sabato notte sembrava troppo ottimista: la Polonia non era favorita, nonostante il fattore campo?

“Di fronte a quei 12mila vocianti, per tutte le squadre è stata una prova complicatissima, gli Usa nei quarti e poi il Brasile si sono arresi al tiebreak, noi l’abbiamo chiusa in 4 set. Assieme alla Francia, i biancorossi come roster sono i più completi e tecnicamente i più forti. L’ambiente così caldo si trova in pochi altri posti, li abbiamo messi in difficoltà restando punto a punto, resistendo e giocando la nostra pallavolo. È stata una prova di maturità, dal massimo coefficiente”.

È il ct che effettua meno cambi al mondo. Nel terzo set Alessandro Michieletto era in flessione, in attacco, ha resistito alla tentazione di sostituirlo e poi ha risolto lui, anche nel quarto.

“Bisogna guardare l’equilibrio all’interno del sestetto, stava ricevendo bene, in battuta ha fatto cose buone, in attacco stava soffrendo un po’ ma conta l’assetto globale, non era il momento per levarlo. Chi non entra è fondamentale in allenamento. E poi noi siamo una squadra nuova, anche nella prima fase dovevamo sistemare qualcosa e trovare il ritmo”.

L’allenatore polacco Nikola Grbic è onesto: “Potevamo perdere anche il primo set, negli ultimi mai abbiamo dato la sensazione di poter raggiungere il tiebreak, salvo qualche sprazzo”.

“Abbiamo mantenuto molto elevata la pressione al servizio e l’intensità di gioco. I polacchi hanno iniziato a difendere e a battere bene, abbiamo tenuto in ricezione e coperto in difesa, in azioni lunghe. Non le abbiamo vinte tutte ma abbiamo sfiancato la loro resistenza. Bisognava restare lucidi, senza farsi trascinare dall’ambiente, a parte nel finale di primo set, in cui abbiamo patito, come tante squadre, i turni al servizio di Bieniek. Siamo rimasti lì, come fossimo veterani di guerra. Io poi qui ho allenato per 3-4 anni, alcuni mesi anche la nazionale”.

Nel palmares mondiale davanti c’è solo la vecchia Unione Sovietica, con 6 titoli, con 4 l’Italia lascia dietro Brasile e proprio la Polonia. Che effetto fa?

“Sappiamo da dove siamo partiti. È bellissimo rivivere queste sensazioni di nuovo, con una squadra di questo tipo. Ci ho sempre creduto, i ragazzi hanno valori tecnici e di gruppo, che devono conservare e utilizzare sempre meglio. Trasmettono emozioni”.

È fra i 7 giocatori vincitori di tre titoli mondiali e l’unico ad esserci riuscito anche da ct. Quali differenze?

“Da allenatore è molto più completo. In campo la vivi con la squadra ma molto su te stesso. Il primo successo, in Brasile, fu un’esplosione di gioia incredibile, nella finale contro Cuba, in panchina assapori tutti i profumi, te la gusti di più, incidi su tante situazioni. Quel tris di mondiale da giocatore è stata un’esperienza mia, che aiuta a guidare, sono stato infettato da quel periodo, di Velasco, della generazione dei fenomeni. L’èra è diversa”.

Ha vinto anche la stagione regolare della Nations league, raggiungendo la semifinale, con una nazionale che dal 2017, dall’argento in Grand champions sup non era più salita sul podio. Sino al suo arrivo al posto di Blengini. 

“Stiamo andando veloci, è vero, avviene perchè c’è una grande partecipazione. Quando tutti spingono verso la stessa direzione, si accelera un po’. Questo anno vale più di uno, per questa rosa. Pensavo di fare il meglio possibile, a questi livelli non hai mai la sicurezza di vincere”.

Avevano già disputato mondiali solo Anzani (altri due) e Giannelli (uno, a Torino, a Katowice è l’mvp. Come ha mascherato l’inesperienza?

“L’esperienza serve, intanto però la compensi, cercando di giocare il meglio possibile, a pallavolo, restando compatti, con l’aiuto reciproco. Ero convinto che questi ragazzi potessero lottare per traguardi importanti anche prima dell’Europeo”.

In un mese e mezzo, com’è passato dallo 0-6 a Bologna, fra semifinale, con la Francia, e finale per il 3° posto, con la Polonia, alle due vittorie?

“Abbiamo guadagnato centimetri nei confronti di entrambe, concentrandoci su 2-3 particolari. C’erano da usare bene le sconfitte in Nations, le abbiamo trasformate in oro”.

De Giorgi, nella notte ha twittato: “Speranza e fiducia per la nostra Italia dal carattere di questi giovani talentuosi!”.

“I ragazzi credono tanto nel valore della maglia, nel rappresentare con orgoglio la nazione. Hanno cultura del lavoro e senso di appartenza, speriamo si aggiungano altri talenti”.

Rispetto alle olimpiadi di Rio, ha rinunciato agli schiacciatori Juantorena e Kovar, all’opposto Vettori, al centrale Piano e al libero Colaci. Per la Nations aveva richiamato Zaytsev e poi l’ha congedato. È raro puntare su tanti giovani…

“Vanno date opportunità e fiducia, anche se sbagliano serve calma, sennò non si cambia mai”.

Yuri Romanò era in panchina a Milano, in serie A1, è stato decisivo con la Francia e sempre continuo.

“È un ragazzo che merita. Ha qualità fisiche, tecniche, necessita di giocare, ha fatto un’accelerazione incredibile, quest’anno ha giocato quasi solo in Vnl. E ha margini di miglioramento notevoli”.

Fra l’altro lei ha giocato per vincere, sempre, anche nella prima fase, in cui perdere un set avrebbe consentito di evitare la Francia, nei quarti.

“Quando fai calcoli, fai perdere valore allo sport, si entra sempre in campo per il massimo. Evitare avversarie di proposito mi dà l’idea di debolezza, sei troppo preoccupato su chi devi incontrare”.

“QUESTO È IL PUNTO PIÙ ALTO DELLA MIA CARRIERA” 

Quanto incide il pedagogista Giuliano Bergamaschi nello stemperare le tensioni?

“Cerchiamo di contenerle. Il nostro lavoro è una sfida bella, il mondiale dal punto di vista anche tattico è il più complicato, non deve mancare il gusto di viverlo”.

I segreti sono scritti nella sua cartellina, che porta a bordo campo?

“No, qui solo cretinate – scherza -, giusto per far finta…”.

È il punto più alto della carriera?

“Per adesso sì, speriamo ci siano altri momenti”.

Cioè Parigi, 2024, l’appuntamento con l’unico oro che manca, come ricorda Libenzio Conti, dirigente federale che ha vissuto tutti i mondiali, dal ’90, anche al femminile.

“Devo avere sbagliato qualcosa nella progressione, stiamo andando fin troppo rapidi”.

Fefè, dica la verità. Si arrabbia mai?

“Molto”, simula una faccia cattiva.“Beh”, interviene Gianluca Galassi, premiato come uno dei migliori 2 centrali, nel secondo set della finale si è spazientito anche lui”.

Il livornese Antonio Giacobbe è arrivato agli ottavi con la Tunisia a 75 anni. Lei ne ha 61, sino a quando allenerà?

“Non so. Giacobbbe e il professor Silvano Prandi allungano la vita a noi allenatori. ‘Non smettete mai’, si può dire, perchè anche a quell’età si può fare qualcosa di buono”.

Cosa le lascia la visita alla presidenza della Repubblica?

“È sempre un dolce venire, al Quirinale, significa che abbiamo fatto qualcosa di importante. Il presidente Mattarella era molto informato. Abbiamo passato la notte in bianco ma ne è valsa la pena”.

Ora la federazione stanzierà un milione e 260 mila euro da dividere fra i componenti della spedizione azzurra, in Slovenia e Polonia. E in tv la pallavolo riscontra ascolti calcistici, su RaiUno quasi 4 milioni di telespettatori per l’Italia campione del mondo, su Skysport 465mila. E fra un mese magari si farà il bis, con la probabile finale mondiale delle donne. Come agli Europei, un anno fa, si cerca un altro doblete.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilgazzettino.it”

Ilmessaggero.it. Volley, Italia campione del mondo, l’intervista video al ct De Giorgi

https://www.ilmessaggero.it/video/sport/volley_italia_polonia_finale_mondiale_intervista_ct_de_giorgi-6923255.html

Fefè De Giorgi dopo il 3-1 alla Polonia in finale mondiale: “Dietro questo successo c’è un gran lavoro di squadra, staff e federazione”. 

Intervista di Vanni Zagnoli 

Da “Ilmessaggero.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Volley, Italia campione del mondo dopo 24 anni: Polonia battuta 1-3. La gioia del ct Fefé De Giorgi. Oggi da Mattarella

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922137.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922137.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/volley_italia_campione_mondo_polonia-6922146.html

VolleyItalia campione del mondo dopo 24 anni: battuta la Polonia 1-3 (22-25, 25-21, 25-18, 25-20). 

di Vanni Zagnoli

Alzala al cielo, Simone, la coppa del mondo è tua. E poi falla girare fra i compagni di queste 7 imprese. Dalla a Yuri, Alessandro e Daniele, grandi attaccanti, a Simone e a Gianluca, re dei primi tempi e dei muri, e anche a Fabio, libero muscolare e dai tuffi spettacolari. E poi anche a Roberto, entrato al centro da metà secondo set. L’Italia è campione del mondo per la quarta volta, dopo le tre di fila degli anni ’90, l’ultima fu nel ’98, in Giappone, con Fefè De Giorgi alzatore titolare, adesso è in panchina e il capitano è Simone Giannelli, l’evoluzione del palleggiatore, alto e fisico, il migliore del mondo, l’esatto contrario dell’alzatore da 22 anni allenatore, con quel filo di pancetta da italiano medio. 

Finisce 1-3, 25-22, 21-25, 18-25 e 20-25. L’Italia degli 11 debuttanti al mondiale su 14 è campione, sempre alla Spodek arena di Katowice, come un anno fa, si aggiudicò gli Europei, contro la Slovenia, stavolta fa cadere la Polonia sospinta dalla sua cultura del volley, unica, con quei 12mila vocianti. E’ l’Italia dei giovani, Yuri Romanò ha 25 anni e giocherà titolare per la prima volta in serie A fra qualche settimana, a Piacenza, dove vogliono ritornare a vincere lo scudetto dopo 13 anni, con un opposto italiano. Per non farlo preoccupare, il ct mite De Giorgi ha escluso dai convocati Ivan Zaytsev, più personaggio che campione, nelle ultime stagioni. Solo una volta è entrato Pinali a dargli fiato, è il suo compagno di camera, restano grandi amici nonostante dal quarto set di un anno fa, nella finale continentale, gli abbia rubato il posto in azzurro. In banda ci sono gli addominali forti anche di Alessandro Michieletto, 20 anni, figlio di Riccardo, buon giocatore degli anni ’80 e ’90, a Parma, e ora dirigente di Trento, dove hanno vissuto due finali di Champions di fila, vinte dallo Zaksa, Polonia. 


FATICA
Per due set fatica, nel terzo è lui a riprendersi in tempo e a trovare le soluzioni offensive che affossano i polacchi. L’altro martello è Daniele Lavia, consacrato sempre da Angelo Lorenzetti, in Trentino, nell’ultima stagione. Ci sarebbe voluto lui, come schiacciatore di posto 4, nel 2018, a Torino, nel mondiale che doveva essere italiano e che in Lanza e Maruotti aveva questo tallone d’Achille. E poi al centro ci sono Simone Anzani, maestro nell’opposizione alle diagonali, sopra la rete, è l’unico 30enne della compagnia, di certo punta alla sua seconda olimpiade, a Parigi.

A Rio Blengini gli preferì Buti, Piano e Birarelli, a Tokyo era nella squadra uscita al tiebreak dei quarti, con l’Argentina, è fra i 6 sopravvissuti di quella spedizione di un ciclo che va in esaurimento. Accanto ha inizialmente Gianluca Galassi, in nazionale giusto da un anno e mezzo e sempre più continuo, fra primi tempi e muri, sarà premiato comunque fra i due migliori centrali.

Non è in serata, entra Roberto Russo, palermitano, a piazzare muri importanti e anche un tocco fortunoso, nel quarto parziale, quello del tripudio. E poi c’è Fabio, Balaso, il libero di 27 anni, a lungo all’ombra di Colaci e Rossini e adesso sempre più determinante, fra salvataggi e ricezioni, naturalmente miglior libero del mondiale.

De Giorgi vince con loro, in certe partite effettua persino meno cambi dei 5 previsti dal covid nel calcio. «Quando la squadra gira, non ha senso cambiare per far riposare. Lo levo solo quando i dati evidenziano un calo». De Giorgi è campione d’Europa e campione del mondo con il dialogo, la serenità, con il mentalista Giuliano Bergamaschi sempre vicino al gruppo. Con questi due ori diventa forse il migliore al mondo, fra i trofei alzati da regista e quelli da allenatore.

Era già designato per il dopo Blengini, fu esonerato da Civitanova per avere perso l’andata dei quarti di Champions, contro Zaksa, Polonia, che poi si aggiudicò il trofeo. Nella partita a scacchi batte Nikola Grbic, impedendo alla Polonia il terno iridato in sequenza, riuscito solo al Brasile e all’Italia. L’Italia ha pagato il fattore campo giusto nel primo set, subendo l’1-8, per il resto ha avuto nervi d’acciaio. Superiorità a tratti in attacco, a muro, buona ricezione e difese. Oggi sarà ricevuta in Quirinale dal presidente Mattarella, sarebbero andati anche in caso di argento. Ma l’oro riporta all’età dell’oro azzurra. Con il ct della porta accanto. 

Da “Ilmessaggero.it”, Ilgazzettino.it”, “Ilmattino.it”

Enordest.it. Volley, Italia campione del mondo, battuta la Polonia 3-1. La partita che fa la storia: “Ma che bello è…”

di Vanni Zagnoli

E’ tutto vero, l’Italia è campione del mondo per la quarta volta. Festeggia il volley, quattro set per la storia, una storia fatta con una rimonta impensabile, sull’1-0, a Katowice. L’Italia domina i tre parziali, come raramente avviene in una finale che la vedeva sfavorita, proprio per il fattore campo.

Nel primo set, sul 14 pari Giannelli piazza una schiacciata, da seconda linea, come fosse un attaccante, e fa l’occhiolino ai compagni, è come il segnale, di un’Italia vincente. Che raggiunge il 17-21, con l’ace di Michieletto, purtroppo latitante in attacco. 

Fefè De Giorgi ha un bel da dissimulare, e Giannelli con lui, sul fattore campo, ma quegli 11500 e passa, sugli spalti, fra sciarpe e copricapi biancorossi, fra balletti e rockstar, tra musica di ieri e oggi un po’ incidono, a favore della Polonia, che piazza un parziale di 8-1, con Sliwka e con i servizi di Bieniek. Lavia non passa più, Kaczmarek e Kurek vanno di potenza. Romanò non chiude e poi viene murato da Sliwka. I biancorossi sono per un set nettamente superiori nella percentuale offensiva. 

Lì il rischio concreto per l’Italia è di uscire dalla partita, ma come con la Francia resiste, anche se sul 7-4 le sensazioni sono preoccupanti. Un ace di Lavia dà speranza, si riprende la parità. De Giorgi resta calmo, la pipe di questo super Lavia aiuta ma viene annullata per un fallo a rete. Giannelli è l’unico a giocare con le maniche lunghe, da sempre, azzecca un ace, comunque resta l’uomo forte. Più forti sono le bordate polacche, la difesa di Balaso scappa. Quando Anzani mura Kurek si capisce che l’Italia è ancora lì, a fatica ma c’è. I centrali sono in difficoltà, entra Russo per Galassi e la Polonia si riprende 3 punti. Giannelli piazza la sua schiacciata di seconda, il suo colpo preferito, spiazzante e Romanò fra servizio e attacco riprende i due volte di fila campioni del mondo. Michieletto da seconda linea non si fa pregare, lo scambio più lungo dura 23 secondi e in difesa è mancato da Romanò. Il contrattacco del 20-18 è di Semeniuk, serve l’ace di Giannelli e la pipe di Lavia per il controsorpasso. Il punto a punto è entusiasmante, anche per il presidente federale Giuseppe Manfredi, in piedi, mentre i vice Cecchi e Bilato esultano seduti. Stavolta in tilt va la Polonia, 20-23 con il fuori di Semeniuk e il muro di Michieletto. Serve un’altra pipe, di Lavia, a scacciare i pensieri, mentre il muro di Anzani dà il 25-21. La superiorità in ricezione, al servizio e i 4 muri colmano il gap in attacco.

Anzani e Lavia approfittano della pausa per il terzo set per tornare un attimo negli spogliatoi, inconsueto. E prima di riprendere il gioco, gli azzurri si mettono in cerchio, anche con le riserve, perchè serve un extra sforzo per aggiudicarsi anche il set che spesso decide, nei confronti tanto equilibrati. 

I polacchi cantano sulle note di Yellow submarine, quando Michieletto sbaglia con il muro a uno il timore è che proprio lui tradisca, la rivelazione degli Europei, il più giovane in campo, 20 anni. Però si riparte e anzi si riavanza, con Anzani e Giannelli. L’altalena è infinita, sul filo della tensione, il doppio vantaggio arriva con una chiusura e il pallonetto di Michieletto, rinfrancato. De Giorgi preferisce non affidarsi a Recine, eccellente negli ultimi campionati, meno brillante in nazionale, nel subentro, come con la Slovenia. Semeniuk sbaglia l’occasione del 15 pari, anche la Polonia è imprecisa e Michieletto la tiene dietro. Russo al centro dà il +3, intanto la festa di popolo prosegue, a prescindere. La musica stavolta gasa gli azzurri, Russo piazza il muro, Galassi può restare in panchina. Si vola, con Lavia, sul 15-20, con il vertice federale a esultare in tribuna. 

A Katowice incitano a prescindere, l’Italia resiste senza tentennamenti e Giannelli sopra la rete mette il punto esclamativo all’1-2. La Polonia pensa già al 4°, sul 16-23, e Anzani chiude. E’ eloquente la percentuale azzurra in attacco doppia, rispetto ai biancorossi.

I polacchi sono sotto, per la prima volta nel loro mondiale. Una decina di azzurri inbandierati approfittano del raro silenzio per intonare il loro “Ma che bello è”, segue il tutti in piedi polacco, come fosse l’inno, l’ultimo incitamento, per il quarto set, sarà l’ultimo.

Lavia arresta la mini fuga dell’est. Fefè De Giorgi sa che l’occasione per vincerla è questo quarto, nel quinto i polacchi sono maestri e il fattore campo può ricondizionare. Il muro di Giannelli è come un uppercut alle certezze polacche. Il nostro muro, a 3, ogni volta che può, almeno sporca quante più traiettorie possibili. Il 6-8 arriva con fortuna, un tocco estemporaneo di Russo disorienta i polacchi. E’ Fornal a toccare fuori e poi Giannelli a chiudere il 6-10. Kurek bacia Zatorski, il libero mancherà il terzo mondiale di fila, come solo altri 7 uomini, nella storia, l’Italia sta fuggendo via, basta tenere i neri saldi. Recine abbraccia Galassi, Anzani offre il +5 e stavolta non c’è musica che tenga. Michieletto non perdona, i fischi sulla sua battuta e un ace subito non levano sicurezza. Bieniek dal centro manda in rete, per l’11-16. Michieletto sbaglia una ricezione: “Non importa”, fa cenno. Romanò azzecca il contrattacco punto della serenità, il pubblico fischia, Giannelli lo zittisce con il suo tocco mancino. Il servizio vincente di Fornal dà l’ennesimo -3 ma è questione di poco, De Giorgi chiama timeout, il frastuono è assordante, Anzani tocca con astuzia. I polacchi restano lì, inabissati da un altro tocchetto arguto. Si gioca sul velluto, è solo questione di minuti, per festeggiare. Kurek sbaglia la battuta, -3 dal tripudio. Bieniek chiude lungo, -2. Anche Grbic sa che è andata. Bieniek batte in rete, è finita. Italia campione del mondo, come con Velasco, e con il compianto Bebeto, ct brasiliano del ’98.

Giannelli è l’mpv, Galassi e Balaso sono nel sestetto mondiale, la coppa gira fra gli azzurri, è il tripudio.

Udinese con vista Europa, con doppietta di Beto e Samardzic. Sassuolo in 10 rimontato

di Vanni Zagnoli

C’è anche l’Udinese, lissù, intrusa in zona Champions league, addirittura. Quattro vittorie di fila, 13 punti in 6 partite e quarto posto, a una lunghezza dal primato. Il 4-0 sulla Roma, insomma, non è stato casuale. A Reggio Emilia rimonta tre gol, anche grazie all’uomo in più, li segna nell’ultimo quarto d’ora, due nel recupero. Fa doppietta Beto, che ha la precisione dei grandi bomber, in mezzo il destro a giro di Samardzic, tedesco di 20 anni. A parità di uomini, probabilmente il Sassuolo avrebbe retto, nel finale riemerge nei limiti difensivi e in un rendimento casalingo che non è da parte alta della classifica. Magari i due gol di scarto sono eccessivi, non il successo dei bianconeri, in maglia gialla.

Si fa viva l’Udinese, in avvio, con una gran giocata di Pereyra, due volte con Success e con uno sprint di Udogie, che dalla prossima stagione giocherà nel Tottenham. Altre iniziative sono di Ebosse, una punizione di Deulofeu, una conclusione di Walace respinta. 

Grande attenzione sulla fase difensiva, per Alessio Dionisi, dopo le stagioni con troppi gol subiti, da Eusebio Di Francesco alle tre con Roberto De Zerbi, alla prima sua. Si cerca la verticalità, sì, ma anche l’equilibrio, come dimostrano gli 0-0 con il Milan, ma con rigore sbagliato da Berardi, e a Cremona. Il francese Laurientè e Frattesi fanno le prove del gol, il loro tandem funziona.

L’Udinese è abituata alle due stagioni e mezza con Luca Gotti, si chiude molto bene e riparte, Andrea Sottil era un difensore, in serie B e C ha sempre proposto un calcio molto piacevole, come per metà primo tempo.

Nel momento di controllo reciproco, al 32’, sbaglia il disimpegno Enzo Ebosse, franco camerunese arrivato dalla Ligue1, Laurientè si fionda sul pallone, Ebosse torna a contrasto, ma flebilmente, irrompe Frattesi dalla sua posizione, a destra, e dal fondo segna, senza trovare l’opposizione di Silvestri, reggiano dell’Appennino, meno efficace rispetto alle stagioni a Verona. 

E’ il 6° gol in serie A per Davide Frattesi, romano, ex Lazio e Roma e già molto vicino a ritornare in giallorosso e punta a essere titolare in nazionale. Il duo Laurientè-Frattesi si rende insidioso per la terza volta, stavolta il portiere friulano è attento. Si fa vedere Pinamonti, di testa, chiede il rigore per un tocco di mano di Becao, il check del Var non lo concede. 

Serve un altro controllo a tavolino sull’espulsione di Ruan Tressoldi, l’errore a centrocampo è di Matheus Henrique, Deulofeu ha quella velocità di pensiero e azione che lo rendono da grande squadra (Barcellona e Siviglia, Everton e Milan, nel suo passato) serve in corridoio Success e il difensore brasiliano lo tocca sulla spalla, sulla mano e anche sulle gambe, di quel tanto per sbilanciarlo. Siamo ai limiti, Ferrari forse avrebbe potuto recuperare, l’occasione da gol è chiara ma più spesso situazioni del genere vengono punite con l’ammonizione. Altro controllo al Var, per una mano nell’area neroverde, niente rigore, per Camplone.

Nell’intervallo Dionisi leva l’esterno offensivo Kyriakopoulos per il difensore Ayhan, Sottil ne cambia due, fa entrare Ehizibue, nigeriano olandese, nato in Germania, ha 27 anni ed è uno dei tanti giocatori scovati da Andrea Carnevale, mago degli scouting, con una rete unica, che in passato aveva anche Geronimo Barbadillo, come punto di riferimento.

Sospinti dal tambureggiare di 500 tifosi, i friulani attaccano, con la propulsione dello sloveno Lovric, Dionisi chiede di abbassare il ritmo, i neroverdi sono spettacolari e più avveduti, senza rinunciare all’affondo, con Henrique che fa ammonire Ehizibue, l’uomo dalle treccine, poco brillante. A metà ripresa Sottil fa entrare Nestorovski, reduce dai peggiori 3 anni di carriera, complici infortuni, e Beto. Il portoghese già autore di 13 gol nell’Udinese, in poco più di un anno, aziona Pereyra, sul cross la diagonale di Toljan è perfetta.

L’allenatore toscano al debutto in serie A ama i 3 centrali difensivi, li mantiene anche nel finale, attaccando peraltro anche con 5 uomini. Al 29’ Deulofeu non è chiuso da Rogerio, azzecca un bel pallone per Pereyra, il cross volante taglia fuori Ferrari e al centro svetta Beto, in anticipo su Toljan.

L’Udinese ha davvero pensieri europei, aumenta la gittata del giro palla, Samardzic centra Consigli, Lovric calcia alto. Concede un contropiede alla squadra marchiata Mapei, poi gira di testa ancora con Beto. Sottil chiede di non affrettare le giocate, è premiato all’inizio del recupero. Samardzic si conferma un grande tiratore, riceve palla al limite, Maxime Lopez lo aspetta in area, Toljan si fa saltare, il tedesco con la suola si sposta la palla sul destro e angola perfettamente. 

In tribuna ci rimane male Berardi, infortunato, a coccolare il figlio Luigi. Altri due minuti e arriva il tris, Lovric recupera palla sulla trequarti, invita in corridoio Beto, lasciato libero da Marchizza. 

Dal 2013, con Guidolin, l’Udinese manca dall’Europa, da allora non è mai andata oltre il 12° posto. Il patron Giampaolo Pozzo l’ha mantenuta in serie A ininterrottamente dal 1995, è una striscia record, per una provinciale. Ha ceduto il Granada, in Spagna, il figlio Gino è retrocesso con il Watford, in Inghilterra, ma il club friulano resta un simbolo di gestione oculata e di buon calcio. Sottil aveva vissuto la Uefa da calciatore, a Udine, all’inizio del millennio, meritava la serie A già da anni. E si gode anche il figlio Riccardo, alla Fiorentina.

Sassuolo-Udinese 1-3
Sassuolo (4-3-3): Consigli 5,5; Toljan 5,5, Tressoldi 5, Ferrari 6, Rogerio 5,5; Frattesi 7 (23’ st Harroui 5,5), M. Lopez 6, Henrique 5 (47′ st Alvarez sv), Laurientè 7 (23′ st Thorstvedt 5.5), Pinamonti 5 (36’ st Marchizza 5.5), Kyriakoupolos 5,5 (1’ st Ayhan 5.5). All. Dionisi 5,5. 
Udinese (3-5-2): Silvestri 5,5; Perez 6,5, Becao 6,5, Ebosse 5 (1′ st Ehizibue 5.5); Pereyra 7, Lovric 6,5, Walace 6 (22′ st Nestorovski 5.5), Arslan 5.5 (1′ st Samardzic 7), Udogie 6,5, Success 6.5 (22’ st Beto 7), Deulofeu 6,5 (36’ st Makengo 6). Allenatore: Sottil 7. Arbitro: Camplone di Pescara 6. 
Marcatori: 33′ Frattesi; st 30′ e 48′ Beto, 45′ Samardzic. 
Note: espulso al 41′ pt Tressoldi per fallo su chiara occasione da gol. Ammoniti: Ebosse, Becao, Lopez per gioco scorretto. Angoli 5-6. Spettatori: 8.694, incasso 70.905. Recupero: 2′ e 4′.

Il Messaggero, mondiali di volley. 3-0 alla Slovenia, l’Italia è in finale

Katowice 
La vera semifinale, per l’Italia, è stato il tiebreak vinto sulla Francia, molto più del 3-0 alla Slovenia, ieri. Stasera però servirà un capolavoro per abbattere la Polonia, regina dei quinti set, con gli Usa nei quarti e ieri con il Brasile, che spreca la palla del 10-12. Si gioca alle 21, per la diretta su Rai1 e su Sky.
Con gli sloveni gli azzurri conducono dall’inizio, con serenità, con un vantaggio medio di 4 punti, nonostante il frastuono dei tifosi sloveni, più vicini e calorosi, rispetto agli italiani, che erano arrivati a Lubiana, la Francia di Giani. La distribuzione offensiva di Giannelli è impeccabile, con il coinvolgimento dei tre attaccanti, spiccano però i 4 muri, due di Anzani e uno di Giannelli, che ha polpacci da opposto, quasi, ed è un palleggiatore unico proprio per il contributo sopra la rete. “La nostra fase finale è stata la più difficile – sottolinea il capitano -. Giocare fuori casa quasi ci gasa, i polacchi sono competenti, non intimidenti”.
La Slovenia mai mette la testa avanti neppure nel secondo set, nonostante il muro subito da Galassi. Il titolo europeo al tiebreak, da 1-2, di un anno fa, sempre a Katowice, qui in Polonia, e contro la Slovenia, dà una consapevolezza unica, ai nostri. Ha ragione Fefè De Giorgi, alla vigilia: “Ci hanno fatto bene anche le due sconfitte di Bologna, in Nations league, dopo le 11 vittorie di fila agli Europei”. L’Italia fa esultare le poche decine di tifosi alla Spotek arena, letteralmente significa piattino. La difesa di Balaso non basta a evitare il pari a quota 9, prendono fiato i sostenitori verdi, irretiti poi dalle bordate di Michieletto e Romanò, un duo di mancini unico, ai massimi livelli della pallavolo.
L’Italia ha pazienza, non serve più che la chieda re Ferdinando, dalla panchina, di fronte a Gheorghe Cretu, romeno che ha lasciato il cuore a Bassano del Grappa. Ha portato lui l’ultima Champions in Polonia, allo Zaksa, dopo Nikola Grbic, ora finalista con i polacchi.
Di fronte, entrambi i tecnici avevano la Trento di Lorenzetti, il tecnico che per primo ha capito il potenziale di Alessandro Michieletto, titolare alle olimpiadi a 19 anni e mezzo e svettante con i suoi 2 metri e 11, come un pivot nel basket. Sbaglia sul 16-15, ma anche gli enfant prodige sono umani. Come i veterani, Urnaut chiude troppo il diagonale e restituisce 3 punti di margine all’Italia. I verdi attaccano centralmente, Giannelli va in laterale e neanche Lavia tradisce. Ha 22 anni, è di Rossano Calabro, l’unico uomo del sud che fra i 7 che si alternano, sino a un anno e mezzo fa, a Modena, balbettava, nelle gare chiave, adesso è lo schiacciatore di posto 4 che all’Italia è sempre mancato, anche nei podi olimpici. Lavia è un altro su cui ha creduto Lorenzetti. 
Il 25-22 significa difficoltà inferiori anche all’ottavo con Cuba, capace di vincere un set e di buttarne altri due. Si giocasse in Slovenia, avremmo magari qualche dubbio in più, qua sul 7-3 del terzo non c’è pathos. Giannelli, Galassi e Anzani giocano senza ginocchiere, eppure quando serve si buttano anche loro. “Italia, Italia”, entra Recine per Michieletto, arriva il 16 pari con due muri su Lavia. La Slovenia sbaglia il sorpasso, Romanò e Michieletto piazzano i contrattacchi e si fila via verso il 25-21 e la finale, 24 anni dopo il tris mondiale e di fila. Impensabile, anche dopo l’oro europeo. 
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero, mondiali di volley. La Polonia e il vantaggio di giocarsi un mondiale in casa

Katowice
Doveva essere il mondiale della Russia, cui è stato revocato per la guerra, può essere della Polonia. Sfrutta al massimo il fattore campo e abbatte il Brasile, come nella finale del 2014, allora però era contro pronostico, e come 4 anni fa, a Torino. Stasera dalle 21, con dirette su Rai2 e Skysport si giocherà l’oro. 
Perde il primo set, si aggiudica i successivi facilmente, si smarrisce nel quarto e si ritrova nel tiebreak, recuperando il 10-11. Lo spettacolo del volley qui è impressionante, con rockstar a bordo parquet, con majorette, nell’arena Spodek, che tradotto significa piattino. Cori, mascotte, una festa che sarebbe stata non solo per 11mila e 500 persone ma per 63mila, come nella partita inaugurale del mondiale del 2014, allo stadio di Varsavia, record di ogni tempo per la storia della pallavolo. 
Il Brasile conduce sempre il primo set, ha un leggero passaggio a vuoto nel finale, ma chiude 23-25. Il secondo è polacco, già sul 15-10, sempre con la festa popolare di ogni azione accompagnata dai cori, per difesa, alzata e attacco. Allenatore del Brasile è Renan dal Zotto, che l’anno scorso sconfisse una forma violenta di covid, a Parma era un mito, alla grande Sisley Treviso fu eliminato nei quarti di playoff. Cambia il palleggiatore, nel secondo parziale, dopo Cachopa si riaffida a Bruninho, il 36enne che per la quarta volta era tornato a Modena. “Polska, Polska”, canta il pubblico, soprattutto nelle sospensioni si canta al ritmo di Yellow submarine. Torna Cachopa, prima del terzo set, giocherà a Monza, in una squadra che, come al femminile, punterà allo scudetto. Dalla Brianza era passato anche Kurek, mvp del mondiale italiano di 4 anni fa ma che lì visse l’unica stagione negativa. L’1-1 pari è agevole, per 25-18, l’intervallo si prolunga per esibizioni assortite. Il terzo set nelle sfide molto equilibrate in genere è decisivo, non lo è stato in Francia-Italia, lo sarà qui. Si gioca sul filo dei nervi, con grande potenza, Flavio piazza due punti di seguito per i carioca, rintuzzati dall’ace di Bieniek, già campione del mondo per club con la Civitanova di Fefè De Giorgi, il ct dell’Italia. Da seconda linea Kurek martella che è un piacere, il Brasile però torna avanti di due. Gli scambi sono lunghi, si difende e si mura. Con Bieniek, a firmare la parità. La Polonia aveva battuto gli Usa al tiebreak, facendosi rimontare due set, ha ottenuto di giocare la prima semifinale, da Volleyballworld e da Fivb, per riposare qualche ora in più. La pipe è un colpo caro ai sudamericani, la piazza Semeniuk per il 15-13, poi sono Kurek e Sliwka a mandare in crisi Leal e compagni, come nel quarto di Nations league, a Bologna, per un significativo 25-20. Difficoltà in ricezione e difesa per la squadra di Renan anche nel quarto set, con Bruno ad alzare. Con Wallace e Lucarelli comunque passa sul 14-16 e poi a +5, con Flavio, approfittando del calo biancorosso. Il 21-25 porta al 5°. Lì è il solito tripudio polacco, qualcosa di unico. Il muro di Kochanowski e il contrattacco di Kurek danno il 7-4. Nikola Grbic è finalista scudetto non confermato da Perugia, come il predecessore Heynen, campione con questa Polonia, chiama timeout sul 7 pari. Salgono Leal e Rodrigo, la Polonia sbaglia un attacco e il Brasile avanza. Leal spreca il contrattacco del +2, sono invece Semeniuk e Sliwka a portare ai due setpoint: 15-12m giusto così.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Volley, Italia implacabile: 3-0 alla Slovenia e finale mondiale conquistata dopo 24 anni. Stasera c’è la Polonia

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6920465.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6921572.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiali_slovenia_polonia_finale_tv-6921581.html

di Vanni Zagnoli

Katowice 

Il 3-0 dell’Italia sulla Slovenia è stato facile. “Io – dice Simone Giannelli, il capitano, al secondo mondiale – ero pronto a una battaglia di 5 set”. Modello Polonia-Brasile, insomma, con i verdeoro allenati da Renan Dal Zotto a sprecare la palla del 10-12, nel tiebreak. “E lì si sarebbe complicata”, dice Sliwka, uno dei protagonisti degli attacchi finali dei polacchi.

Italia-Slovenia è intensa, sì, ma il 25-21, 25-22 e 25-21 recita di una superiorità mai in discussione, di un controllo costante degli azzurri. “Eppure non è stato agevole”, obietta il ct Fefè De Giorgi, tre mondiali vinti da alzatore, l’ultimo nel ’98. E da allora l’Italia non ha più disputato finali iridate, ma è stata argento olimpico nel 2004, con Giampaolo Montali ct, oggi uomo della Ryder cup di golf, e nel 2016, con Gianlorenzo Blengini.

Stasera si fa la storia, dalle 21, su Rai1 e su Skysport action, favorita tuttavia è la Polonia di Nikola Grbic, vicecampione d’Italia con Perugia e non confermato, al solito, dal presidente Gino Sirci, e adesso con il conforto di 11500 vocianti, a Katowice. E’ stato argento in Nations league, a Bologna, dove l’Italia sbagliò anche la finale per il terzo posto, un mese e mezzo fa, ma è come se avesse voluto restare coperta, per dissimulare favori del pronostico che erano tali, dopo l’oro continentale. Sempre qui, alla Spodek arena di Katowice.

A Perugia Grbic viene sostituito da Andrea Anastasi e così si chiude il cerchio, con l’allenatore che aveva firmato un bronzo olimpico nel 2000 e la semifinale iridata di Roma, nel 2010.

Adesso la nazionale è giovane, con il solo Simone Anzani di 30 anni. “Io sono al terzo mondiale – spiega -, siamo andati in crescendo, non c’ero per la finale olimpica di Rio, certo quello è l’apice per tutti ma anche il mondiale…”.

Già, il mondiale, l’Italia si è fatta strada eliminando una Cuba molto insidiosa per 3-1, negli ottavi, con quel mancino, Herrera, immarcabile eppure a sparacchiare fuori le palle chiave per girare la partita. Il quarto contro la Francia è stata la vera semifinale, in teoria il gap era quello di Bologna, 3-0 a parziali bassi, un po’ come nei quarti mondiali di 4 anni fa, a Torino, contro Polonia e Serbia. 

La bravura di De Giorgi è stata proprio di mantenere la calma, migliorare il rendimento in battuta, il livello generale di gioco e puntare solo sui titolari. Yuri Romanò è uscito una sola volta in sei gare, per il vice opposto, Pinali. “Non sento la fatica – conferma – e cerco di essere freddo”.

Lo è anche nel terzo set di ieri, quando la Slovenia si affaccia nell’unica parità, lui contrattacca di slancio ed esulta. “Siamo migliorati nella gestione dei momenti complicati”, sottolinea Giannelli, il regista che coinvolge in maniera scientifica gli attaccanti, a cui arrivano 21, 22 e 23 palloni, neanche fosse tutto stabilito a tavolino. Quindici punti sono di Lavia, il migliore, come percentuale, 14 di Romanò, 9 di Michieletto, in serata meno brillante del solito, in attacco, ma saprà risalire di livello per la finale che vale una carriera. E’ lui a dire: “Siamo giovani, i cambi non sono indispensabili”.

Da metà del terzo set parziale entra Recine, per dargli fiato, l’Italia supera quell’attimo di difficoltà e va in porto. Lavia prende due muri, si rialza prontamente. Anche grazie ai tuffi di Balaso, candidato a miglior libero del mondiale. Ha ragione Giannelli: “E’ un risultato incredibile”.

Dopo la doppia uscita ai quarti, alle olimpiadi, l’Italia ha conquistato i due ori europei, le donne anche il primo posto in Nations league e presto ripartiranno da favorite, al mondiale. Al maschile è più difficile affermarsi, il livello è più alto, storicamente. Adesso si fa la storia, come come nei due mondiali di fila con Julio Velasco e nel titolo del ’98, in Giappone, con il compianto ct Bebeto, brasiliano.

Il nuovo re mida è Ferdinando De Giorgi, flemmatico e ironico, 17 trofei in 22 anni di panchina. “E adesso siamo al punto più alto della carriera, in panchina”, ci risponde Nikola Grbic. Si prevede una battaglia infinita, come Polonia-Usa e Polonia-Brasile. Entro mezzanotte l’Italia è pronta a festeggiare, 24 anni dopo. E il volley ad avvicinarsi al basket, come attenzione, con il rischio che la nazionale di Pozzecco esca agli ottavi degli Europei. A spingere gli azzurri c’è il numero di tesserati, nel nostro paese, secondo solo al calcio, fra uomini e donne. In uno sport che dall’89, dall’Europeo in Svezia, ha cambiato la storia d’Italia, con Julio Velasco. E Fefè il mite è stato uno dei suoi allievi prediletti. E che importa se ha un filo di pancetta, da italiano medio.

Da “Il Messaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”

Enordest.it. Volley, il sogno mondiale non si ferma: 3 a 0 alla Slovenia

https://www.enordest.it/2022/09/11/il-sogno-mondiale-non-si-ferma-3-a-0-alla-slovenia/

Vanni Zagnoli

Katowice (Polonia)

Due settimane al seguito dell’Italia, all’inseguimento del mondiale di volley. 

Siamo partiti per Lubiana due sabati fa, appunto, per il debutto nella fase a gironi, dell’Italia, con il 3-0 al Canada. Facili anche le gare con la Turchia e la Cina, sempre 3-0.

Poi il rientro dalla Slovenia, a casa, per la morte della suocera, Enza Dall’Aglio, 81 anni, il funerale lo scorso venerdì e lunedì la voglia di ripartire, dopo che l’Italia aveva battuto Cuba per 3-1.

Nel frattempo abbiamo ascoltato tante storie, che trovate sullo youtube di vannizagnoli.it. 

A partire dai due liberi padovani, Fabio Balaso e Leonardo Scanferla, fatto raro.

”E’ il mio primo mondiale – racconta Balaso -, anche se in nazionale ho debuttato a 20 anni, nel 2015. Mantengo un buon rapporto con Massimo Colaci, titolare alle olimpiadi.

Con Anzani abbiamo vinto lo scudetto a Civitanova, c’era anche Simon, adesso a Piacenza, e Yant”.

Sono i due cubani che l’Italia è riuscita a domare, con la regia di Fefè De Giorgi, un gentiluomo in panchina, assolutamente unico.

Una delle imprese l’ha compiuta l’Ucraina, da ripescata nel tabellone – per ranking, non per la guerra – ai quarti, con il 3-0 all’Olanda del parmigiano Roberto Piazza, a trascinarla Plotnytskyi, di Perugia, e Tupchii, che gioca in Ucraina. Poi l’inevitabile eliminazione, con la Slovenia, dopo l’illusione durata un set. “Per quanto riguarda la guerra – racconta Plotnytskyi -, speriamo di vincerla, dopo i tanti caduti, è l’unico auspicio che mi sento di fare”.

Abbiamo assistito dal vivo, a Lubiana, alla quasi uscita della Francia già agli ottavi, con il Giappone di Philippe Blain, ex Cuneo, capace di raggiungere il 18-15 al tiebreak. 

“Non mi ha scelto Ngapeth”, mi rispondeva Andrea Giani, a Bologna, alla Nations league. E io a spiegargli che nel calcio i grandissimi giocatori, come Cristiano Ronaldo, spesso sono determinanti anche nella scelta del tecnico.

Italia-Francia 3-2 è stata anche la sfida fra la sua panchina, profondissima, e i soli due cambi reali nelle scelte di De Giorgi, ovvero Anzani che dagli ottavi ha giocato stabilmente al posto di Roberto Russo e Sbertoli che entra ogni tanto come sostituzione tattica.

Vedendo quell’Italia-Francia ci sono venute in mente le sfide mondiali del calcio, a Berlino 2006, vinta ai rigori dagli azzurri, e all’olimpiade di Tokyo, nel basket, con il ct Meo Sacchetti che ha fatto l’impossibile, per eliminare i blues, decisamente più forti.

Vice palleggiatore francese è un friulano, di origine, Benjamin Toniutti, di San Daniele, da anni in Polonia.

De Giorgi era stato compagno di Andrea Giani nei 3 mondiali vinti dall’Italia, di fila, ne aveva disputati 4 in sequenza, è stato bello ascoltare la loro fraterna amicizia, all’una, nella notte, davanti all’albergo, dopo l’eliminazione dei francesi, assieme a parlare di Velasco.

Questa è una sventagliata dei video della serata, storica, anche con le nostre domande.

E poi Earvin Ngapeth, il giocatore dotato di maggiore classe al mondo, da anni, mi risponde al tavolo, sempre all’una, con i francesi: “Non sono il miglior giocatore al mondo”. Il migliore adesso è Rrromanò”.

Un po’ come dicono gli speaker e un po’ al cubo, dal momento che Yuri Romanò è stato davvero determinante, con i suoi 22 punti. 

A Milano Romanò era riserva di Patry, francese, a Piacenza sarà per la prima volta titolare in serie A1. Aveva iniziato con il calcio, sino ai 16 anni, terzino sinistro, è uno dei rari opposti mancini, come Herrera, di Cuba. 

La mamma ci confessa: “Ogni settimana mi riguardo la finale degli Europei, da quando è entrato”. Lei faceva la pallavolista, in C. 

Per lui, De Giorgi ha lasciato a casa Zaytsev, che era rientrato per la Vnl, per lasciarlo giocare più tranquillo.

E poi ieri sera la semifinale mondiale, Italia-Slovenia, con gli azzurri al cospetto di un paese da 2 milioni di abitanti che vive per lo sport. L’Italia stavolta era favorita, rispetto alla finale europea di un anno fa, nella stessa città polacca. Daniele Lavia è l’unico giocatore del sud fra i 7 impiegati nelle gare importanti come titolari, ovvero sei più un centrale che esce a rotazione per fare spazio al libero.

E la bella storia di Gheorghe Cretu, ct con Bassano del Grappa nel cuore. “Ogni volta che torno fanno a gara a ospitarmi. Lì ho passato due anni splendidi, con il presidente Fiorenzo Signor. A parlare di Bassano mi viene veramente la pelle d’oca. Se a maggio ho vinto la Champions league, a Lubiana, con lo Zaksa, squadra polacca, lo devo anche alla follia di mia moglie, che mi ha sempre assecondato in tutto, lei è ungherese ed è stata protagonista anche in Champions di basket, da allenatrice, anche contro Schio. E’ difficile per un romeno affermarsi nel volley, su di noi”. 

E giovedì sera, all’arrivo in Polonia, abbiamo visto anche la bellissima arena di Gliwice, 16mila posti, che ha chiuso dopo i quarti. . La semifinale è stata alle 21, non più alle 18. Prima c’era Polonia-Brasile, i polacchi hanno già rischiato con gli Usa, erano sopra 2-0, hanno chiuso al tiebreak.

Da “Enordest.it”

Enordest.it. Saltano le panchine spesso senza un motivo

https://www.enordest.it/2022/09/11/saltano-le-panchine-spesso-senza-un-motivo/

Vanni Zagnoli

Calcio e atletica nel nostro zizzagare settimanale.

Quella fretta dei dirigenti di cambiare, in avvio di stagione. 

Intanto Thomas Tuchel, esonerato dal Chelsea, incredibilmente, nonostante la Champions league vinta poco più di un anno fa. Aveva divergenze di vedute con il magnate americano Todd Boehly, l’erede di Abramovic, che non avrebbe disdegnato l’arrivo di Cristiano Ronaldo. “Avrebbe distrutto lo spogliatoio”, è il pensiero di Tuchel. E poi lo spogliatoio dei blues aveva visto di cattivo occhio la separazione da Sissi, dopo 13 anni di matrimonio, per la bellissima brasiliana Natalie Max, decisamente più giovane.

Il nuovo tecnico è Graham Potter, ha firmato per 5 anni, è costato la bellezza di 23 milioni di euro, probabilmente un record nella storia del calcio, per liberare un allenatore. Li ha voluti il Brighton, considerati anche i 5 uomini del suo staff.

In Germania, il Lipsia ha esonerato Domenico Tedesco, il calabrese ex anche Schalke 04. Paga la sconfitta in Champions con lo Shakhtar Donetsk, era subentrato a dicembre e veniva da due anni in Russia, allo Spartak Mosca.

A La Spezia, salta il ds Riccardo Pecini, che aveva firmato due brillanti salvezze, in serie A. Al suo posto Eduardo Macia, spagnolo, ex dt della Fiorentina, poi passato ai francesi del Bordeaux. E’ strana tanta impulsività nelle decisioni, dopo 5 giornate o il primo turno di Champions.

La notizia della settimana, nel calcio, resta la decisione del Bologna di esonerare Mihajlovic, che non accetta di dimettersi. 

Il difficile caso di coscienza, che tocca il presidente Joey Saputo e il ds Giovanni Sartori, arrivato a giugno, e lo stesso Mihajlovic, che era alla 5^ stagione – subentrò a Pippo Inzaghi – e ha comunque mantenuto il Bologna a un buon livello, nonostante i due attacchi della leucemia.

Il sostituto preferito, Roberto De Zerbi, ex Shakhtar Donetsk, non se la sente di subentrare a un allenatore malato, mentre Thiago Motta batte la concorrenza di Ranieri, del quale è più giovane di ben 33 anni. Motta debuttò con esonero al Genoa, a La Spezia ha disputato una buona stagione, di certo è molto acerbo per una panchina così prestigiosa.

L’errore è stato esonerare Sinisa adesso. La malattia non è stata ancora debellata completamente, il tecnico serbo peraltro spiega che di fatto non può solo restare al sole troppo a lungo. 

Si poteva rinunciare a lui la prima volta che si ammalò, poi il Bologna aveva già avuto altri cali. Si poteva considerare finito il ciclo in estate, anzichè congedarlo dopo appena 5 partite. 

Domenica, fra l’altro, in Spezia-Bologna, finita 2-2, c’era stata la doppietta di Arnautovic, 5 gol in 5 partite, a 33 anni era ancora molto richiesto, sul mercato, è stato a un passo dall’andarsene ma proprio Mihajlovic aveva contribuito a tenerlo. Dell’austriaco si ricorda il gol annullato per un fuorigioco minimo, agli Europei, a Roma, nell’ottavo di finale, sarebbe stato il vantaggio ospite.

Nello 0-0 fra Cremonese e Sassuolo, domenica, c’è stata l’emozione di Gianluca Vialli in tribuna, in maglia grigiorossa, e di Alvini, al debutto in serie A, sino a 10 anni fa lavorava ancora con il fratello: “Non sapevo che ci fosse, lo vorrei conoscere, è il calcio”. Quella voglia di grande calcio che ha Alvini, con Andrea Sottil dell’Udinese è l’unico debuttante, ma non è stato un calciatore di livello, al contrario dell’altro toscano.

E poi naturalmente l’Udinese, capace di strabattere la Roma, e di far sognare l’Europa, l’ultimo a centrarla fu Francesco Guidolin.

La morte di Cesare Pompilio, 73 anni, da fine agosto era ricoverato per un problema cardiaco. Era il pittoresco opinionista di Telelombardia. Juventino sfegatato, chiassoso, giornalista professionista, negli anni era diventato protagonista di Qui studio a voi stadio. Il ricordo del direttore Fabio Ravezzani: “Solo chi ha avuto la fortuna di frequentarlo dentro e fuori dagli studi televisivi sa che straordinaria persona fosse. Dire che ci mancherà non rende l’idea del vuoto che proviamo”. Anche Luciano Moggi lo ricorda: “Il tuo sostegno costante anche nei momenti più difficili”.

Nell’atletica, in Diamond league, Gianmarco Tamberi vince la finale di Zurigo, nel salto in alto, e alza al cielo il diamante per la seconda edizione consecutiva. Realizza la migliore misura stagionale, lasciando l’asticella in equilibrio a 2,34 m e battendo JuVaughn Harrison all’ultimo tentativo possibile. In questa stagione è stato bronzo mondiale indoor, quarto ai mondiali all’aperto, oro agli Europei e adesso anche nel grande circuito mondiale della Iaaf.

Da “Enordest.it”

Il Messaggero. Volley, il capitano della Slovenia: “L’Italia è favorita”

Katowice (Polonia) “E’ favorita l’Italia”, sostiene convinto Tine Urnaut, capitano della Slovenia, uno dei tanti giocatori dei mondiali passati dalla serie A. Stasera, dalle 21, su Rai2 e su Skysport action, gli azzurri affrontano il remake della finale degli Europei, di un anno fa. Vinsero al tiebreak, come il quarto sulla Francia, di cui restano due immagini, all’una di notte, all’albergo di Lubiana: Giani, il ct battuto, parla con Fefè De Giorgi dei 13 diversi primi tempi che assieme avevano messo a punto, con Velasco, e quella soluzione offensiva ha inciso nella sconfitta dei campioni olimpici; il fuoriclasse Ngapeth sorridendo ci risponde: “Adesso il migliore è Rrromanò”. R al cubo, per testimoniare quanto abbia inciso, con Michieletto, nel 5° set dei sogni.
Stavolta l’Italia cercherà di chiuderla prima, contro la Slovenia, 2 milioni di abitanti che vivono per lo sport e si ritrovano davanti al maxischermo anche per gli Europei di basket, per Doncic. “Ma noi non vogliamo fermarci”, dicono il ct De Giorgi e il capitano, Giannelli. 
Dalle 18 la Polonia affronta il Brasile, che aveva battuto in Nations. Insegue il tris iridato riuscito solo all’Italia e proprio ai carioca. Nei quarti si era fatta recuperare due set dagli Usa.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero. Mondiali di volley, Italia in semifinale 12 anni dopo Roma 2010

Lubiana (Slovenia) 
Dodici anni dopo Roma 2010, quando arrivò quarta, con il ct Andrea Anastasi, l’Italia è in semifinale, ai mondiali. Elimina i campioni olimpici, favoritissimi almeno nel quarto, non fosse altro per il 3-0 di Bologna, nella semifinale di Nations league, un mese e mezzo fa. 
La Francia è avanti sempre, 24-26, 25-21, 23-25, 25-22, non nel tiebreak, 15-12 ma era sotto di 6. I parziali raccontano di un’Italia al livello dei blues, dal 2015 capaci di aggiudicarsi un Europeo, due World league e la Nations, e, appunto, a Tokyo. “A me – dice Simone Giannelli, il capitano -, mancava giusto una semifinale mondiale, per il resto sono arrivato fra le prime 4 ovunque, anche con Trento. E per farlo serve un pizzico di follia, contro chi ha quasi sempre battuto”. E’ il terzo mondiale per il centrale Anzani, titolare al posto di Russo, che aveva giocato nella prima fase. Il primo andò male, con Berruto in panchina, nel secondo l’Italia uscì nei quarti, a Torino, adesso è fra favolose 4. Il ct Ferdinando De Giorgi vince con la pazienza, con l’ironia, che usa non solo fuori dal campo, è arrivato al posto di Blengini, ritornato a Civitanova, a vincere il penultimo scudetto, quando ancora era sulla panchina azzurra e Fefè venne ingiustamente esonerato, nella primavera di un anno fa. 
Da allora ha vinto l’Europeo e adesso prova almeno per il podio iridato, aggiudicandosi la partita a scacchi con Andrea Giani, con cui vinse i tre mondiali di fila, da giocatore. Nella gestione si capisce la differenza fra un allenatore fuoriclasse e chi ha solo accarezzato successi internazionali, con Germania e Slovenia, con quella capacità di mantenere la calma anche quando la partita sembra persa.
“Con pochissimi cambi – perchè il sestetto era a buon livello, anche nei momenti di difficoltà”. Filosofia antitetica, Giani ha due sestetti di campioni, cambia tanto ma nel quarto set gli sfugge via la qualificazione.
L’Italia riesce in quel che il Giappone ha solo accarezzato, sino al 18-16 del tiebreak, con la Francia. Parte bene, si fa riprendere nel primo set nonostante una ricezione di piede di Balaso. Michieletto non chiude, entra per un attimo Sbertoli, ai vantaggi l’Italia sembra mancare di quel quid.
Nel secondo, il muro di Galassi leva certezze all’oppostone Boyer e fa sventolare le bandiere italiche. Romanò azzecca il contrattacco della quasi sicurezza, mostrando la freddezza degna dell’A1. A Milano era riserva, del francese Patry, a Piacenza sarà per la prima volta titolare. Per lasciarlo tranquillo, De Giorgi ha rinunciato a Zaytsev, anche come cambio, è come quando Bearzot rinunciò a Pruzzo e a Beccalossi, al mundial di Spagna, per non mettere in discussione Rossi e Antognoni.
Azzurra domina il terzo set, spesso decisivo, sino al 18-14, da non credere. Al punto che Ngapeth conferma perchè è considerato il miglior attaccante al mondo, con una serie in battuta piazza un 1-6 e rovescia il parziale. Non chiuso da Michieletto, ma da Patry. Il gap di esperienza, anche in ricezione, porterebbe la sfida di Lubiana dalla parte dei blues.
Lì il timore è che l’Italia si smarrisca, Fefè medita seduto, in panchina. Ngapeth chiama le seconde linee all’incitamento, sul 17 pari esulta come un paperotto, irridente, fa parte del personaggio. Michieletto e Anzani non sbagliano, ai francesi salta la ricezione, si fanno fischiare persino una palla accompagnata.
Si va al quinto, come agli Europei, un anno fa l’Italia regolò la Slovenia. Giani impiega Louati e Jouffroy, Ngapeth sbaglia, due volte, va in crisi anche il miglior libero al mondo, Grebennikov. Michieletto (14 punti), Yuri Romanò mura, Anzani va di pipe. “Italia, Italia”, a gasare l’opposto, che scrive 22. Dal 12-6, i francesi rientrano sul 13-11, Lavia è prepotente nelle due chiusure. La giovane Italia va a Katowice, in Polonia, per la semifinale, sabato. Neanche nei migliori sogni, è l’effetto dei nuovi ct, già provato con Berruto e Blengini, capaci di dare propulsione iniziale.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Volley, i mondiali. L’Italia è infinita, da 1-2 al tiebreak vinto sui francesi, campioni olimpici. E’ in semifinale

di Vanni Zagnoli

Lubiana (Slovenia)  – Mamma mia che Italia, ritorna fra le migliori 4 del mondo dopo 12 anni, da Roma 2010, quando perse in semifinale dal Brasile, allora fortissimo. “Io neanche lo sapevo”, si schermisce Daniele Lavia, che all’epoca aveva 11 anni. 

Mamma mia che Italia, capace di rimontare per due volte la Francia, com’era successo al Giappone, solo che il finale è diverso, gli azzurri dominano il tiebreak e rintuzzano i tentativi finali di andare ai vantaggi, da una situazione che era impossibile da rimontare, anche per i campioni olimpici. L’Italia, dunque, campione d’Europa, va oltre e manda gambe all’aria i migliori, i più talentuosi e profondi, come panchina. 

Questo Italia-Francia ricorda un po’ la vittoria ai rigori del mondiale azzurro, nel 2006, da outsider, da sorpresa, ai rigori. 

La nazionale parte bene, sul 5-2, e non è una sorpresa, considerate le sofferenze dei blues con il Giappone, capace di resistere sino al 18-16 del 5° set, negli ottavi. Ferdinando De Giorgi e Andrea Giani hanno vinto assieme i 3 mondiali di fila: “Siamo grandi amici”, dice il Giangio, ultimo a smettere di quella generazione di fenomeni. A bordo campo c’è lo stato maggiore della federazione, compreso il vicepresidente Adriano Bilato, arrivato da Padova, assieme a un migliaio di italiani, in particolare da nordest. Il derby del tifo è nettamente biancorosso e verde, non il parziale, 

Una ricezione di piede di Balaso è poi sprecata da Michieletto, il 17 pari è comunque un’azione memorabile. Quel punticino di vantaggio francese si raddoppia con la mancata chiusura in attacco di Michieletto. Giani esulta, l’Italia per la prima volta in questo mondiale è sotto e De Giorgi stavolta non può dire “Tranquilli, la vinciamo”. Giani replica con un doppio cambio,  sbaglia Ngapeth, dopo una ricezione sporca e ci si rianima, sul 23 pari. Entra per un attimo Riccardo Sbertoli, figlio di commercialista e di ex giocatore, come Romanò, che aveva la mamma palleggiatrice, il primo parziale finisce proprio un errore del nostro alzatore, Giannelli, che sottorete perde il controllo di una palla complicata. E allora forse non ha tutti i torti Davide Sbertoli: “Giannelli mura, è alto, ma i palleggiatori puri sono altri, come Bruninho”. O anche come il figlio, che comunque ha davanti un fenomeno, potenzialmente titolare nell’Italia per altre 4 olimpiadi, dopo le due già disputate.

Comunque è 24-26, 0-1. E quando Romanò, a inizio secondo parziale viene murato da Chinenyeze si capisce che poteva essere utile Zaytsev, che alla vigilia spiega l’esclusione, dopo il 4° posto in Nations league da cambio: “De Giorgi non mi ha dato motivazioni precise, solo non avrei fatto parte del gruppo. Non mi sono state mosse critiche, sono rimasto stupito”.

Non stupiscono i balbettii anche transalpini, il muro di Galassi su Boyer, opposto molto fisico, ex Verona, sostituito da Patry, di Milano. La panchina è la forza dei blues e Giani la utilizza, al contrario di Fefè, che insiste sullo stesso sestetto campione d’Europa. Ngapeth e poi Patry sbagliano, sull’11-8 le nostre bandiere sventolano, sublimate dal pallonetto di Lavia.

Brizard azzecca un ace fortunoso, sorride, e la Francia con lui. Poi però è lo stesso palleggiatore a schiacciare fuori di seconda il 20-18. E Romanò azzecca il contrattacco della quasi sicurezza, mostrando quella freddezza di cui ci parlava proprio il padre. Giocherà a Piacenza e sarà titolare per la prima volta in A1, a 25 anni. Il 25-21 è incoraggiante, la pazienza proverbiale di De Giorgi stavolta paga, l’orchestra Italia suona meglio del previsto. Con l’esperienza, dall’inizio di Anzani, l’unico al terzo mondiale, e non Russo, centrale.

Ngapeth arrota troppo una conclusione, Romanò azzecca il +3, poi l’attaccante più talentuoso di sempre si riscatta. E’ un’Italia dagli addominali forti, di Michieletto, già due finali di Champions, con Trento, d di Romanò. Patry riprende per un attimo in mano il set, il terzo nelle gare equilibrate molto spesso è decisivo. Galassi mura Ngapeth e Chineyeze, Romanò lo imita e azzecca un ace, l’Italia c’è e vengono i brividi. Dal 18-14, però, è Ngapeth in battuta a far capire chi è, gira la partita con l’1-6, da fuoriclasse. L’Italia riprende la parità a quota 20, subisce tuttavia il contrattacco che offre due setpoint. A fatica, ma la Francia imita il suo primo set, 23-25, Michieletto non chiude il contrattacco, Patry sì. Differenza di esperienza, in avanti, si direbbe nel calcio, e tenuta in ricezione superiore.

L’Italia smarrisce un pizzico di fiducia nel quarto parziale, Fefè studia soluzioni seduto in panchina. Serve un miracolo, per davvero, vincere due set, contro i campioni olimpici. Ngapeth chiama le seconde linee all’incitamento, è lui al servizio a dare il 9-11, l’Italia riprende coraggio e 3 punti di margine. Louati in battuta mette in crisi Lavia, siamo pari a 17, per l’esultanza a papero di Earvin Ngapeth, poi però si prende un muro a uno. Michieletto riceve male eppure mantiene freddezza, anche Anzani. Il quarto è vinto, perchè anche ai francesi salta la ricezione e pagano anche un’accompagnata, che raramente viene fischiata: 25-22 e luce per le speranze azzurre.

Si va al tiebreak, come agli Europei, per Italia-Slovenia, e stavolta siamo nettamente sfavoriti. Giani impegia Louati e Jouffroy per la Francia, quando Ngapeth sbaglia il diagonale una speranza c’è. Tantopiù con il mani fuori di Galassi, al centro. Sbaglia ancora da solo, Ngapeth, con il muro a 3, salta la ricezione a Grebennikov, il libero migliore al mondo, sul 7-2 si assapora un successo storico, di un’Italia senza limiti, di una partita a scacchi infinita. Si tratta solo, si fa per dire, di tenere il vecchio cambio palla. E’ un po’ come Inghilterra-Italia dell’Europeo ai rigori, nervi saldi, con la tensione di Libenzio Conti in parterre, un dirigente eterno. Non trema il polso di Michieletto, c’è il conto alla rovescia per il trionfo azzurro. Si sbaglia tanto, in battuta. Yuri Romanò mura, sull’11-5 è quasi fatta. Tantopiù con la pipe di Anzani. “Italia, Italia”, è uno sventoglio tricolore, con il punto esclamativo messo da Romanò. La Francia rientra sul 13-10 con il muro subito dall’opposto. Ngapeth la mette all’incrocio delle righe, Lavia è prepotente nella chiusura. Entra Sbertoli, restano due matchpoint, è 15-12, tripudio Italia. Un grande pomeriggio per la nostra pallavolo, capace di vincere gli Europei con femmine e maschi la Vnl.

Ilmessaggero.it. La Cremonese di Alvini fa il primo punto in A dopo 26 anni (con Gianluca Vialli sugli spalti)

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/gianluca_vialli_massimiliano_alvini_ariedo_braida_cremonese_sassuolo_serie_a-6907851.html

di Vanni Zagnoli

Dalla primavera del ’96 la Cremonese non coglieva un punto, in serie A. Arriva con merito per il gioco, le occasioni più nitide però sono del Sassuolo.

Lo stadio Giovanni Zini è stato rinnovato in 3 mesi, merito della proprietà, di Giovanni Arvedi, 85enne re della siderurgia. Per la seconda gara casalinga c’è Gianluca Vialli, abbronzato, con maglietta grigiorossa e con coppola, alla Sinisa Mihajlovic, li accomuna la battaglia per la vita. Vialli era il Gianduca di Cremona, per Gianni Brera, oppure Stradivialli, iniziò la carriera qui, debuttando a 17 anni, nel 1981, mentre Ariedo Braida la stava terminando. Ha 75 anni e da due è il direttore generale grigiorosso, l’uomo che l’ha costruita per il ritorno in serie A e ora per una salvezza complicatissima.

E’ la prima partita delle 12,30 della stagione, il caldo si è attenuato, in Padania, si può giocare, è un peccato che lo stadio non sia pieno, sono arrivati 7346 abbonamenti, in questo dato è al 14° posto, in serie A, dunque da salvezza abbondante. Certo non manca l’accompagnamento dei tifosi: “Dai Cremoo, dai la Cremo…”, per evitare la quinta sconfitta stagionale. In avvio ci prova Pinamonti, per il Sassuolo, al terzo pareggio di fila. Il grigiorosso più intraprendente è Zanimacchia, uno degli uomini della promozione e autore di un buon primo tempo, con due conclusioni discrete. Alla Cremonese è annullato un gol a Dessers, per fuorigioco (accadrà anche a Pinamonti), il nigeriano ha buoni movimenti, insegue sempre la prima rete in serie A, a 28 anni è una scommessa, come attaccante salvezza. 

Altro uomo chiave per la promozione, arrivata con Fabio Pecchia, è Valeri, a sinistra, serve Ghiglione, che a propria volta appoggia a Zanimacchia, destro fuori non di tanto. Il Sassuolo ha Thorstvedt, norvegese figlio di un calciatore, cerca l’assist, non finalizzato. Pinamonti in acrobazia manda fuori, poi Kyriakopoulos, ora attaccante, chiama Radu all’opposizione laterale. Prima dell’intervallo Pinamonti libera Maxime Lopez solo all’ingresso dell’area, il francese cicca il calcio, sarà la migliore opportunità.

Senza Berardi, che rischia di rientrare dopo la pausa per il mondiale, Alessio Dionisi presenta subito Laurentiè, ha movimenti simili a Dessers, serve Kyriakopoulos che non trova la porta. E proprio Dessers finta e controfinta e ancora niente. E’ il turno di Pinamonti a calciare sul primo palo, Radu replica, e Frattesi non ne approfitta, il romano oggi ha inciso meno del solito. Il portiere di casa è attento su Laurienté, 23 anni, ex Lorient, che va sull’esterno e rientra e poi piazza un tiro notevole. Parato, come una conclusione di Frattesi. 

Nessun tiro in porta per la Cremo, 3-4 occasioni per il Sassuolo, anche senza Berardi. “Volontà e atteggiamento sono giusti – dice Dionisi -, non avere subito gol significa che stiamo migliorando. Meritavamo qualcosa in più per quanto abbiamo creato”.

“A noi è mancato solo il gol – obietta Chiriches, adesso alla Cremonese -, è stato un buon punto”. Ha ragione Alvini, ai grigiorossi è mancata la cattiveria sottoporta. Si emoziona quando su Dazn vede che c’era Vialli, in tribuna. “Non lo sapevo – si emoziona -, lo vorrei conoscere. E’ il calcio”. Massimiliano Alvini sino a 10 anni fa vendeva ancora suole delle scarpe, con il fratello, all’Olimpico di recente ha affrontato Mourinho. “Con me è stato molto gentile”. Vive la sua prima serie A con lo spirito di sempre, i risultati attraverso il gioco, ma gli basterà per arrivare quartultimo?

Da “Ilmessaggero.it”

Cremonese-Sassuolo 0-0
Cremonese (3-4-1-2): Radu 6,5; Aiwu 6, Chiriches 6,5, Lochoshvili 6; Ghiglione 6, Escalante 6, Pickel 5,5 (37’ st Ciofani sv), Valeri 6,5 (16’ st Quagliata 5,5); Zanimacchia 6,5 (15’ st Castagnetti 6); Dessers 6 (29’ st Buonaiuto 5,5); Okereke 5 (29’ st Tsadjout 5,5). All.: Alvini 6. 
Sassuolo (4-3-3): Consigli 6; Toljan 6, Erlic 6, Ferrari 6,5, Rogerio 6; Frattesi 6 (29’ st Harroui 6), Maxime Lopez 6, Thorstvedt 5,5 (9’ st Henrique 6), Laurentiè 6,5 (36’st Alvarez ng), Pinamonti 6,5, Kyriakopoulos 6 (29’st Ayhan 6). All.: Dionisi 6. 
Arbitro: Pairetto di Nichelino 6,5.
Note: ammoniti Thorstvedt e Tsadjout per gioco falloso. Angoli: 3-2 per il Sassuolo. 

Il Messaggero, mondiali di volley. L’Italia ai quarti, a Cuba un set ma ha buttato via tante occasioni, con Herrera

“Tranquilli, la vinciamo”, auspica il ct Ferdinando De Giorgi nel terzo set, quando l’inerzia è dalla parte di Cuba. La sua serenità, l’invito a non accelerare le giocate sono una delle chiavi per superare un ottavo di finale molto complicato, con i cubani non lontani dall’argento mondiale del 2010, a Roma, e da quello del ’90, quando l’Italia si aggiudicò il primo dei tre mondiali di fila. 
A Lubiana (Slovenia) è 3-1 e i giovani azzurri mostrano tecnica e tattica azzeccata. Anzani è in panchina per tre set, al centro Russo, accanto a Galassi, due giovani cresciuti tanto, nell’ultimo quadriennio, ieri sera per 3 set hanno sofferto ed era prevedibile. Nel primo è Lavia ad approfondire il break, contrattacco, ricezione acrobatica e chiusura intelligente, per il 25-21. Se i cubani si perdono nelle azioni lunghe, l’Italia si smarrisce nel secondo parziale, con Romanò e Russo. De Giorgi chiama il secondo timeout: “Fiducia, muovete anche le gambe”, dice sul -4. Arriva la parità ma poi due attacchi complicati di Lavia e il muro subito da Galassi portano al 21-25. 
“Dobbiamo difendere e murare meglio”, aggiunge il ct. Nel terzo conduciamo sul 14-11, sul 19 pari i muri di Russo e Lavia restituiscono ossigeno. Resistiamo con Michieletto e veniamo graziati da Herrera: 26-24. Nel quarto l’Italia recupera 4 punti di distacco con Anzani al servizio, raggiunge il 15-12 ma poi si fa rimontare. L’altro strappo è a muro, di Giannelli e Anzani, il 25-18 schianta la fisicità caraibica.
Lunedì sera l’ottavo Francia-Giappone, per stabilire l’avversaria degli azzurri, nel pomeriggio il 3-1 della Slovenia sulla Germania.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”

Il Messaggero, la prima edizione, i mondiali di volley. Slovenia ai quarti, battuta la Germania per 3-1 ma i tedeschi sorprendono per resistenza. Il ct di casa è Cretu, romeno che si emoziona parlando di Bassano

La Germania dura persino un set di troppo. A Lubiana, il primo ottavo dei mondiali finisce 3-1: vince la Slovenia, come da pronostico, anzi fatica più del previsto.
E’ il mondiale sloveno, con 4 poule di qualificazione disputate nella capitale, contro le 2 in Polonia, e i verdi hanno davvero un tifo polacco, a seguirli, nel senso che è come fossimo nel Paese culla del volley. Si esibiscono una band e due speaker che si spostano fra i 12mila dell’arena Stozice, a trascinare la nazionale allenata da Cretu, romeno per due anni a Bassano: “Quando parlo dell’Italia – racconta -, mi viene la pelle d’oca, ogni volta che ritorno sul Grappa fanno a gara a ospitarmi. Devo la carriera anche alla follia di mia moglie, ex cestista, che mi ha sempre assecondato”.
Sino al tetto d’Europa, con lo Zaksa, il club polacco vincitore della Champions su Trento. Cretu vive il match con grande partecipazione, due set facili, a 18 e 19, poi l’intensità cala e sale la Germania, sul 21-25, grazie anche alla strategia di Winiarski, il tecnico polacco di 38 anni, il più giovane del mondiale, ex schiacciatore di Trento.
Nel quarto parziale, sul +6 i padroni di casa sembrano a posto, vengono però graziati dai tedeschi, che per tre volte sbagliano la possibilità di pareggiare. La Germania erano stata bronzo, nel 2014, la Slovenia invece era uscita al primo turno nel mondiale italiano. Ora aspetta la vincente fra Ucraina e Olanda, sono leggermente favoriti gli arancioni, guidati dal parmigiano Piazza.
Vanni Zagnoli

Da “Il Messaggero”, prima edizione

Mondiali, è l’Italia della pazienza, 3-1 a Cuba. Ai quarti probabile la Francia

di Vanni Zagnoli

Quante ne ha viste e vissute Ferdinando De Giorgi, dal 1977 a oggi. Quattro mondiali li ha giocati, nel ’98 da titolare, fu l’ultimo dei tre di fila vinti. E allora la sua serenità, quel distacco apparente con cui segue la partita, senza scomparsi neanche sui -4, contribuisce a portare l’Italia ai quarti di finale. Lunedì sera, sempre a Lubiana, dovrebbe essere la Francia di Andrea Giani a battere il Giappone e a presentarsi da favorita contro gli azzurri, già battuti 3-0 a Bologna, nella semifinale di Nations league.

Contro Cuba sono state fondamentali anche le difese e le ricezioni di Fabio Balaso, 27 anni, padovano, al primo mondiale ma da metà dello scorso decennio fra i migliori liberi al mondo. 

In Slovenia la partita è stata a lungo stellare, come un mondiale di pugilato, con la classe e l’astuzia azzurra a confondere a fatica la potenza dei caraibici, superati per 3-1: 25-21, 21-25, 26-24 e 25-18.

De Giorgi conferma il sestetto della prima fase, fin troppo facile, non aveva quasi effettuato cambi apposta, per migliorare l’intesa e allenare qualsiasi possibilità.

All’inizio Herrera piazza una battuta vincente su Balaso, gli scambi sono sempre molto rapidi e allora serve l’ace sporco di Michieletto, si diceva una volta, per raggiungere l’11-9. Con Mercarejo al servizio, Cuba avanza di due punti, occorre il muro di Giannelli per riprendere la parità e poi approfittiamo dell’errore di Herrera, uno dei tanti della sua serata. Sbaglia anche Mercarejo, sul 20-18 si respira meglio, soprattutto con il contrattacco punto di Lavia. Che poi riceve in maniera acrobatica e chiude con intelligenza, avviando al 21-25.

Il passaggio a vuoto azzurro è nel secondo set, Romanò (6-8) e poi Russo subisce un muro. De Giorgi chiama il secondo timeout e arrivano quasi di incanto 3 punti in sequenza. Osoria a muro offre il 13-16, due perle di Michieletto riportano la parità. Si sbaglia tanto in battuta, sono due attacchi complicati di Daniele Lavìa e il muro subito da Galassi a portare all’1-1. Il salvataggio di Giannelli offre la schiacciata di Micheletto, sul 19-23 il regista e capitano è sostituito da Sbertoli ma non basta per arrivare ai vantaggi.

L’Italia riparte precisa nel terzo set, raggiunge l’8-5 grazie a un’invasione, il vantaggio però è prontamente rintuzzato. Balaso tiene viva un’azione, è il solito Herrera a sparare fuori. Simon sbaglia una battuta, fin lì non è in serata, Russo piazza il muro chiave e Romanò offre il break di vantaggio e lo difende con puntualità. Giannelli coinvolge poco Lavia, mentre Lopez ritrova continuità. Sale l’incidenza di Simon e l’ingresso del secondo palleggiatore porta il break importante, con due muri, di Russo e Lavia. Michieletto e Romanò non sbagliano palle delicate. Gli scambi sono di altissimo livello, è Herrera ad annullare il secondo setpoint ma poi sparacchia fuori una palla non impossibile, è la svolta. Questo terzo set è l’emblema di Cuba, grande esplosività ed errori gratuiti.

Azzurra parte male nel quarto, recupera con Anzani in battuta, è entrato per Galassi e firma punti pesanti. 

L’invasione di Goide e un fallo di piede danno il 15-12, un attacco sbagliato da Lavia però rimette il set in equilibrio. E’ Lopez a mancare l’ultima, possibile parità.

L’altro strappo è a muro, di Giannelli e Anzani, che poi azzecca il +4. L’appoggio sbagliato da Herrera agevola il cammino verso i quarti. Il muro di Russo leva gli ultimi dubbi.

Italia superiore a muro e favorita dai 44 errori commessi da Cuba, contro 28, a vanificare la sua superiorità in ricezione. Troppi errori al servizio per entrambe le squadre.

Nel quarto di mercoledì, probabilmente con la Francia campione olimpica, servirà ancora di più, anche soltanto per portare la partita al tiebreak.

L’analisi di De Giorgi. “Cuba ha giocato una partita intensa, noi ad un certo punto nel secondo set non ne abbiamo avuta tanta, ma l’importante è esser riusciti a metterci lì, di fronte a un avversario di tutto rispetto, riuscendo a fare le cose meglio. Avanzando, le partite saranno un po’ nervosette, abbiamo migliorato alcuni aspetti”.

Italia da 7, passata fra notevoli rischi.

Enordest.it. Nuotatori a cui mancano solo le branchie

l’integralità del racconto dell’ultima settimana di sport

https://www.enordest.it/2022/09/04/nuotatori-a-cui-mancano-solo-le-branchie/

Vanni Zagnoli

Due settimane, oggi, dalla fine degli Europei di nuoto, a Roma, noi c’eravamo e qui ripercorriamo qualche notizia ed emozione. Notazioni anche da altri sport, come sempre, nel nostro zizzagare.

Intanto la notizia più drammatica è arrivata domenica scorsa, la morte di Roberto Minisini, il padre di Giorgio, 4 ori europei e due mondiali nel nuoto sincronizzato. Aveva 56 anni, era giudice internazionale, era a bordo vasca anche a Roma e l’aveva spinto a praticare questo sport quando ancora era pionieristico, a livello maschile. La mamma Susanna De Angelis è allenatrice, agli Europei guidava il Belgio, da tempo lavora in Svizzera.

Sempre nell’artistico, Linda Cerruti festeggia sui social mostrando le medaglie, le arrivano messaggi sessisti, lei replica così: “Sedere e gambe sono davvero ciò che resta dopo vent’anni di allenamenti?”. 

Aveva postato una foto in posa tipica da sincronette, con le medaglie, sono arrivati commenti inaccettabili. “Dopo più di 20 anni di allenamenti e sacrifici, trovo a dir poco vergognoso e mi fa davvero male al cuore leggere quest’orda di persone fare battute che sessualizzano il mio corpo”.

Nei tuffi, una regina d’Europa è marchigiana. Andrea Spendolini-Sirieix gareggia per l’Inghilterra, dov’è cresciuta, ha il papà francese e la mamma di Mercatello sul Metauro, Pesaro. E’ specialista della piattaforma, dai 10 metri, a Roma si è aggiudicata l’oro individuale e anche nel sincro, e poi il bronzo nella squadra mista. “Vengo da eccellenti giochi del Commonwealth – racconta -, con due ori e un argento, e dal bronzo mondiale di Budapest, di un mese fa”.

Ha 17 anni, studia all’highlevel, a Londra, dopo il primo oro si è commossa, su Sky, in diretta, ascoltando le parole di Francesca Dallapè, suo idolo da bambina: “Da piccola guardavo lei, Tania Cagnotto e tutti i tuffatori italiani, per me erano un esempio”. 

Nel nuoto, spicca come sempre Gregorio Paltrinieri: “Ho avuto dubbi, nel passaggio alle acque libere – ci spiega, prima di partire per il Messico, in vacanza con Rossella Fiamingo, ex fidanzata del padovano Luca Dotto -, ma almeno sino a Parigi porto avanti piscina e mare. Il mare alto come a Ostia mi penalizza, quando avrò sentore di gare del genere lo devo allenare, perchè sennò perdo i miei super poteri. Vorrei fare e vincere tutto e quando perdo resto ancora male. Acerenza meritava da tempo un oro. 

L’anno scorso la mononucleosi mi ha penalizzato, questa è stata una grande stagione. Con l’atletica facciamo un percorso parallelo. Tamberi? Mi basta uno sguardo per capire quando è al top”.

L’oro in staffetta mista è arrivato anche grazie a Rachele Bruni, una delle prime sportive italiane a fare outing, dopo la medaglia di Rio, è fidanzata con Diletta. “Mi alleno proprio in Brasile – ci rivela – e rispetto al podio olimpico di 6 anni fa sono cambiata tanto”. E’ fra i molti azzurri che si allenano all’estero.

Sempre a Ostia, siamo stati testimoni di una delle pagine più negative nella storia degli sport d’acqua, con la 25 km di nuoto in acque libere fermata per le onde pericolose, senza peraltro cristallizzare la classifica, mentre l’Italia aveva sul podio, virtualmente, 3 uomini e 2 donne.

“La giuria è stata incompetente – spiega Mario Sanzullo, uno dei fuggitivi, e il coordinatore tecnico Stefano Rubaudo -, bastava fermare la gara anche senza preavviso, fotografare l’ordine di arrivo di quel momento e non avvisare alcuna federazione della necessità dello stop”. 

Matteo Furlan da San Vito al Tagliamento ha 33 anni. “E non avrà tante altre occasioni – dice l’erede di Massimo Giuliani, come dt -. La Len si è scusata ma non basta. Con Paltrinieri e Wellbrock al via, il fondo muove campioni e grandi interessi, anche i giudici devono avere una professionalità superiore, nonostante la differenza di guadagni. In Italia i giudici sanno esattamente che fare e lo dimostrarono anni fa, a un campionato italiano”.

Agli Europei multidisciplinari, a Berlino, nell’atletica il personaggio è stato Yeman Crippa, vincitore dei 10mila. “I miei genitori – racconta – sono morti di una malattia infettiva in Etiopia. Vengo dall’orfanotrofio, sono stato adottato insieme a 8 fratelli: in Kenya vedo ancora i bambini in strada. Se l’Italia diventa più multiculturale è un bene”.

Sono iniziati gli Europei di basket, a Milano l’Italia strabatte l’Estonia. Il nuovo ct Gianmarco Pozzecco però inizia con il piede sbagliato, lasciando a casa il migliore dell’ultima serie A, Amedeo Della Valle, capocannoniere a sorpresa. L’ultima volta che un mvp italiano della serie A non andava a una grande manifestazione fu alla fine dello scorso millennio, quando Vincenzo Esposito non venne richiamato da Tanjevic, per l’Europeo e per le olimpiadi del 2000. Pozzecco parla di “scelta difficile, ma congeniale al gruppo”. In realtà è un errore, per una squadra che contro le grandi nazionali fatica tanto a segnare, andava costruita la nazionale attorno a lui e a Gallinari. Che nel frattempo si è infortunato gravemente e rischia di restare fermo per l’intera stagione di Nba. A maggior ragione, Della Valle meritava di essere richiamato.

Nel calcio, Giacomo Raspadori si è trasferito al Napoli, dal Sassuolo, non tutti sanno che ha un fratello maggiore fra i dilettanti, si chiama Enrico e ha pure cambiato squadra. A 25 anni lascia l’Anzola per restare sempre nel Bolognese e in Eccellenza, al Castenaso.

Siamo stati a Trigoria e nella sala stampa c’è una bella galleria di personaggi che hanno fatto la storia della Roma, alcuni dei quali del trapassato, di diffiicile riconoscimento. A partire dal primo presidente, Italo Foschi, in alto con gli occhiali. Questo video rappresenta una sorta di quiz

Da “Enordest.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it. Volley, ai mondiali l’Italia strapazza anche la Cina: sabato l’ottavo con Cuba

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_italia_cina_risultato_ottavi_finale_mondiale-6900740.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/volley_italia_cina_risultato_ottavi_finale_mondiale-6900755.html

di Vanni Zagnoli

Facile anche contro la Cina. Ai mondiali di volley, l’Italia vince ancora 3-0 e resta a Lubiana, diventa la 3^ del tabellone e affronterà Cuba, anzichè l’Argentina che la eliminò dall’olimpiade, un anno fa, con il ct Marcelo Mendez, dai nonni italiani. Da quel quarto di finale, gli azzurri hanno cambiato molto, mentre i sudamericani passano per terzi del suo girone, nonostante abbiano il miglior palleggiatore al mondo, De Cecco, capace di battere anche la depressione.

Volley, Italia supera la Turchia 3 a 0: crescono le speranze di podio

“Seguo con interesse proprio Cuba – dice due giorni fa il ct Ferdinando De Giorgi -, squadra giovane e sorprendente. Senza tanti campioni che hanno preso passaporti esteri, sarebbero sempre rimasti al top”.

Tantopiù con il miglior giocatore al mondo, Simon, in assoluto, degli ultimi anni, centrale che incide quanto un attaccante.

Con la Cina, l’Italia passeggia, già sul 22-13 sorridono Anzani e Lavia. Al maschile il paese asiatico vanta al massimo il 5° posto a Pechino 2008, non ha la tradizione del femminile e così i nostri giocano rilassati, chiudendo con il lungolinea di Michieletto. Ricezione quasi perfetta, per la verità anche per i rossi, è la loro specialità, la differenza è tanto in attacco, con la solita bella distribuzione di Giannelli, il capitano regista.

In tribuna esulta la famiglia Anzani, il papà barbiere riprende il figlio dalla tribuna, esulta per il suo muro, è l’unico trentenne della compagnia, con l’uscita di Zaytsev. Più appartati i genitori di Yuri Romanò, si gustano ogni azione del figlio opposto, 25 anni, la madre era schiacciatrice, arrivò sino in serie C. Più su c’è Gloria, australiana, la madre di Leandro Mosca, che ha perso il padre a 15 anni. “Per un anno – racconta la signora, ex insegnante a Osimo – si chiuse in se stesso, andava male a scuola finchè ebbi l’idea di iscriverlo alla pallavolo”.

Storie belle, anche facili, da identificare anche perchè gli spettatori sono poche centinaia, nel primo anello, in pole position amatori arrivati da Pieris, il paese di Fabio Capello, in provincia di Gorizia.

Sull’11-2 del secondo parziale, Lavia sbaglia una schiacciata, si rifà prontamente in pallonetto spinto. Ci si allena a tenere alto il livello di gioco, con soluzioni lineari, al centro, con Galassi in particolare. Quando Balaso non riesce a respingere una schiacciata molto potente, è quasi un’eccezione, in un match amichevole, in cui la Cina chiude ultima nel girone. Il 25-10 esprime la differenza di livello.

L’Italia è padrona del suo destino, avesse lasciato un set sarebbe finita a Gliwice, in Slesia, Polonia, con la prospettiva di affrontare nell’ipotetico quarto il Brasile, non più imbattibile, e che dovrebbe superare l’Iran. “Fare calcoli è da deboli”, aggiunge De Giorgi.

Neanche sull’8-2 del terzo parziale il ct dà spazio alle riserve, è strano, ha scelto di lasciare in panchina solo Russo, fra i titolari. “E’ diverso rispetto al calcio, il dispendio fisico può essere inferiore, mi interessava collaudare ulteriormente la squadra”.

I cinesi hanno uno sprazzo sul 12-10 ma è un attimo, entra Pinali al posto di Romanò, sua alternativa e compagno di stanza, per mettere il punto esclamativo alla serata. 

Se passerà ai quarti, l’Italia avrà probabilmente la Francia di Andrea Giani, che a Bologna l’ha esclusa fragorosamente in semifinale, di Nations league, e che ora avrà il Giappone.

Numero 7 del seeding, si dice nel tennis, è l’Olanda di Roberto Piazza, parmigiano del sasso. “Come Stefano Pioli – racconta -, ci siamo visti una volta, quando lui era già Pioli”. Affronterà l’Ucraina, ripescata in base al ranking, al posto della Russia, esclusa per la guerra.

Passa per ultima la Tunisia di Antonio Giacobbe, 75enne livornese, il ct più vecchio del mondiale, ora che Silvano Prandi non è più con la Bulgaria. “Sono gli emblemi della nostra professione, la dimostrazione che possiamo allenare sino a tarda età”, chiosa De Giorgi.

L’Italia dovrebbe giocare sabato, probabilmente sempre alle 21,15, con dirette su Rai2 e Sky, la Slovenia affronterà la Germania alle 17,30. Anche i quarti saranno a Lubiana, le semifinali a Katowice, Polonia. 

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”

Il Gazzettino. Mondiali di volley, Italia-Turchia 3-0, come nel calcio. Lo striscione da Conegliano

Nel volley, Italia-Turchia va esattamente come nel calcio, 3-0 come a Roma, un anno fa, ma nella pallavolo il 3-0 è più prevedibile che nel pallone.
Ai mondiali di Slovenia e Polonia, gli azzurri dunque passano il turno, a Lubiana sono quasi aritmeticamente primi, grazie anche al successo del Canada sulla Cina, avversaria di domani, poi un complicato sistema stabilirà l’avversaria per gli ottavi di finale, a eliminazione diretta.
Il primo set fila via tranquillo, 25-18, con la stampatona di Giannelli e una di Russo, più l’ace di Michieletto, subito autore di 7 punti. Il secondo è più movimentato, con gli ottomani a meno 1, segue l’allungo della nazionale sul 17-12, con bella distribuzione in attacco.
Il videocheck allunga un po’ il parziale, assieme a un muro subito da Romanò. Russo al centro funziona, non c’è bisogno di Anzani, tantopiù che Galassi è una certezza. Un ace di Lagumdzija fa comunque rinvenire i rossi, sul 22-20, ricacciati indietro da Lavia. Sul 25-20 l’Italia sa di essere a posto, con superiorità in attacco, in ricezione e a muro. Non al servizio, con i 3 aces turchi. L’Italia non concede vantaggi neanche nella terza partita, con spazio per il secondo libero Scanferla e sul 17-15 per Anzani, unico 30enne della compagnia. Nelle palle chiave non tradiscono i tre attaccanti azzurri, Romanò in realtà era andato a vuoto. Sul +6, 4 punti concessi alla Turchia non fanno male. Dispiacciono gli spalti semivuoti, ma i tifosi arriveranno per le gare chiave, soprattutto dal nordest, intanto in alto campeggia già l’unico striscione, è dedicato all’Imoco Conegliano. 
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it. Volley, Italia supera la Turchia 3 a 0: crescono le speranze di podio

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiale_turchia_speranze_podio-6896795.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/volley_italia_mondiale_turchia_speranze_podio-6897900.html

di Vanni Zagnoli

Quel che colpisce di Italia-Turchia è l’atmosfera rilassata del prepartita, con Fefè De Giorgi a intrattenersi a lungo con un giornalista amico e notevoli sorrisi anche da parte dei giocatori, del resto non sono campioni d’Europa per caso. Incide sicuramente anche il mentalista, Giuliano Bergamaschi, già nel gruppo azzurro all’Europeo trionfale, un anno fa.

Il volley è uno sport più prevedibile del calcio, in genere le sorprese in negativo non toccano l’Italia, nelle grandi manifestazioni, nelle due giornate sinora non ce ne sono state e così Italia-Turchia va esattamente come nel calcio, 3-0 come a Roma, un anno fa, ma nella pallavolo il 3-0 è più prevedibile che nel pallone.

Ai mondiali di Slovenia e Polonia, gli azzurri dunque passano il turno, a Lubiana sono quasi aritmeticamente primi, grazie anche al successo del Canada sulla Cina, avversaria di domani, poi un complicato sistema stabilirà l’avversaria per gli ottavi di finale, a eliminazione diretta, comunque arriverà una seconda.

Il primo set fila via tranquillo, 25-18, con un murone, si dice anche così, di Giannelli, e uno di Russo, più l’ace di Michieletto, subito autore di 7 punti. 

Il secondo è più intenso, con i turchi a meno 1, segue l’allungo della nostra nazionale sul 17-12, con bella distribuzione in attacco.

Il videocheck allunga un po’ il parziale, assieme a un muro subìto da Romanò. Russo al centro funziona, non c’è bisogno di Anzani, tantopiù che Galassi è una certezza. “Però Simone serve sempre”, garantisce Gianluca Galassi, che a Monza da 3 anni è chiave. “Mentre a Perugia ero stato preso proprio per fare il terzo centrale”.

Un ace di Lagumdzija fa comunque rinvenire i rossi, sul 22-20, ricacciati indietro da Lavia. Sul 25-20 l’Italia sa di essere a posto, con superiorità in attacco, in ricezione e a muro. Non al servizio, con i 3 aces dei turchi. Che hanno un bel parterre di ospiti, mentre l’Italia replica con i genitori di Anzani, immancabili.

La nazionale non concede vantaggi neanche nella terza partita, con spazio per il secondo libero Scanferla e sul 17-15 ad Anzani, unico 30enne della compagnia. Nelle palle chiave non tradiscono i tre attaccanti azzurri, Romanò in realtà era andato a vuoto.

Sul -6, la Turchia torna sul 23-21 ma è un attimo, nessun rischio reale, al contrario del parziale da record con il Canada.

“L’oro europeo non sappiamo in cosa possa essere trasformato”, dice Daniele Lavia, uno dei due del sud, assieme a Roberto Russo, palermitano. “Anche in Calabria è più difficile emergere”. Per ora Lavia è lontano dai vertici di popolarità dei grandi ex, Zaytsev, che dovrebbe avere chiuso con la Nations league, e di Juantorena, che andrà in Cina. “Ma neanche mi interessa la notorietà, conta lavorare. E dopo il quarto posto di Bologna, in Nations, abbiamo lavorato molto”.

Dispiacciono gli spalti semivuoti, ma i tifosi arriveranno dal weekend per le gare chiave, intanto in alto campeggia già l’unico striscione, è dedicato all’Imoco Conegliano campione d’Italia. Resta appeso anche a spalti vuoti.

Nel pomeriggio, il parmigiano Roberto Piazza rimonta l’Argentina, con l’Olanda, al tiebreak, mentre domenica sera Giani aveva rovesciato la Slovenia sempre al quinto: la sua Francia è favorita, dopo il successo di Bologna.

Visti dalle spalle della rete, i match di pallavolo restano impressi per il conto alla rovescia che accompagna ogni battuta, è di 15 secondi dopo il termine di ogni azione, salvo qualcuno supplettivo, almeno quando c’è da detergere il parquet o effettuare un cambio. Sembra l’atletica leggera, il countdown del salto in alto. Salto che l’Italia cerca a livello mondiale, perchè dopo l’argento olimpico a livello assoluto non ha più ottenuto podi. Quell’oro europeo così incredibile, con una rosa tanto giovane, un anno dopo fa sognare la semifinale. In fondo in Nations ci siamo arrivati. Proprio come l’Italia del calcio. 

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it, Ilgazzettino.it. Mondiali di volley, Lavia e Galassi trascinano l’Italia al debutto. Terzo set da record con il Canada

https://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_canada_oggi-6893522.html

https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_canada_oggi-6894531.html

https://www.ilgazzettino.it/sport/altrisport/mondiali_volley_italia_canada_oggi-6894970.html

di Vanni Zagnoli

Le uniche due notizie negative della serata, a Lubiana, sono i soli 620 spettatori e la fatica compiuta dall’Italia nel terzo set da record, 39-37.

L’inizio dei mondiali è in sordina, come pubblico, con giusto 200 tifosi arrivati da nordest, nonostante il confine lontano appena un centinaio di chilometri. Arrivando qui quasi pensiamo di avere sbagliato arena, se pensiamo alla festa della Nations league, a Bologna, che pure ha visto l’Italia solo quarta, e al mondiale con finale a Torino, quattro anni fa, con gli azzurri fuori ai quarti.

“Il Canada è un grande avversario”, dice alla fine Giannelli. Il capitano è al secondo mondiale, mente solo in parte, perchè una volta in World league, antesignana della Nations, l’Italia di Blengini perse, contro i nordamericani. 

Il 25-13, 25-18 e quel terzo set in cui i biancorossi colgono 6 punti in più che nei primi due messi assieme vede le splendide prove di Gianluca Galassi (11 punti) al centro e di Daniele Lavia (18) in banda, due fra i tanti debuttanti, nella competizione iridata.

Tre gare nel girone e questo successo netto già ipoteca la qualificazione, considerato che passano anche le migliori terze, e poi gare a eliminazione diretta.

Fefé De Giorgi va con Romanò opposto, tant opiù con la rinuncia a Zaytsev, Michieletto è in banda, Russo l’altro centrale e libero Balaso, l’unico fra i 7 che si alternano ad avere già giocato olimpiade o mondiale.

Il Canada lascia in panchina Marr, neo acquisto di Monza, dal 5-5 esce presto di partita, subendo un break di 5 punti propiziato dai servizi di Yuri Romanò, che a Milano in stagione non era titolare. Gli automatismi e il muro funzionano, la concentrazione resta elevata, come nel girone di Nations, a Ottawa. Nel secondo set, il Canada prova a forzare la battuta, Balaso e compagni però resistono in ricezione, mantengono un buon 60% in attacco e raggiungono gli 11 muri.

Nel terzo parziale, l’ingresso di Marr rivitalizza il sestetto di Josephson, la ricezione peggiora e allora serve l’incitamento dei nostri sostenitori. Il Canada sembra battuto, sul 23-20, eppure resisterà a 12 palle match, il contrattacco punto sembra non arrivare mai, serve da posto 4 l’allungo di Michieletto, il nostro fuoriclasse.

Si ripartirà lunedì sera, sempre alle 21,15, orario per le dirette su Rai e Sky, con la Turchia, capace di battere la Cina per 3-0, contro ogni tradizione.

Nel pomeriggio, l’Iran batte l’Argentina per 3-2, mentre la Serbia regola l’Ucraina. Vittorie anche per Antonio Giacobbe, 75enne ct della Tunisia, su Portorico, e per Roberto Piazza, con l’Olanda, sull’Egitto. I nostri allenatori restano al top, anche fuori dall’Italia.

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”, “Ilgazzettino.it”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it. Lo Spezia resiste al Sassuolo: gol di Frattesi, poi Dragowski sbaglia ma salva il 2-2

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/gol_di_frattesi_poi_dragowski_sbaglia_ma_volte_salva_2_2_spezia_resiste_al_sassuolo-6893512.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/gol_di_frattesi_poi_dragowski_sbaglia_ma_volte_salva_2_2_spezia_resiste_al_sassuolo-6894532.html

di Vanni Zagnoli

Meglio il Sassuolo, soprattutto negli ultimi 10’ e recupero, con l’uomo in più, ma lo Spezia resiste e conferma di avere tutto per la terza salvezza di fila in serie A. 

Un’occasione per gli aquilotti al 10’, cross profondo di Reca sul secondo palo, sponda di testa di Bastoni alle spalle, protegge palla e serve Nzola che calcia forte in porta, fuori di poco. Il Sassuolo inizia a giocare con la sua manovra avvolgente, Mathias Henrique ci prova da fuori, poi il gol. Berardi da fuori allarga sulla sinistra per Kyriakopoulos, al centro per Frattesi che insacca di testa: non è la sua specialità, resta l’uomo mercato del Sassuolo, anche per questi ultimi giorni. La replica ligure è pronta, Bastoni riceve palla da sinistra e insacca in maniera sporca. Il match è intenso, Luca Gotti mantiene lo Spezia a buon livello, anche grazie al Nzola, rivitalizzato, dopo una stagione al di sotto del potenziale. Nel recupero Ferrari allarga il gomito per colpire di testa, Ristov si fa pure male, al Var è un rigore che si può dare e Nzola lo trasforma, il Sassuolo conferma i propri limiti con le piccole squadre, subendo troppi gol.

La ripartenza neroverde è convinta, con la propulsione di Kyriakopoulos,  che Dionisi vede come dopo Raspadori, in attacco, proprio, dopo una carriera da esterno difensivo in cui convinceva tanto di più in avanti. Il 2-2 è peraltro frutto di un errore di Kiwior che lascia passare il pallone su cross lungo di Toljan e poi di Caldara e per ultimo del portiere, Dragowski esce a vuoto e Pinamonti realizza il suo primo gol in maglia Mapei.

Uno spunto di Berardi non è sfruttato da Kyriakopoulos, mentre Frattesi non gradisce il cambio, aveva ancora energie. Una palla persa da Toljan dà il via libera a Bastoni, Gyasi calcia di sinistro, fuori di poco. Il finale è a prevalenza modenese, con un’accelerazione di Berardi e la doppia ammonizione di Ekdal, entrato da un quarto d’ora. Nel finale Dragowski riscatta in parte l’errore dell’1-2 opponendo un ginocchio alla conclusione di Matheus Henrique. E anche nel recupero un’altra parata di Dragowski, sul colpo di testa ravvicinato di Defrel. 

Senza il salto di qualità con le squadre medio piccole, il Sassuolo resterà fermo all’unica Europa league, conquistata con Di Francesco.

Spezia-Sassuolo 2-2
Spezia (3-5-2): Dragowski 6; Hristov 6 (1’ st Caldara 5), Kiwior 5, Nikolaou 6; Gyasi 6, Agudelo 5.5 (24’ st Verde 5.5), Bourabia 6.5 (21’ st Ekdal 5), S. Bastoni 6,5 (33’ st Sala sv), Reca 7; Strelec 5 (13’ st Kovalenko 5.5), Nzola 6,5. A disposizione: Zoet, Zovko, Beck, Podgoreanu, Sanca, Ellertsson. Allenatore: Gotti 6.
Sassuolo (4-3-3): Consigli 6; Toljan 6, Erlic 6, Ferrari 5,5, Rogerio 5,5; Frattesi 7 (24’ st Thorstvedt 6), M. Lopez 6.5, M. Henrique 6.5; Berardi 6, Pinamonti 6 (32’ st Defrel 6), Kyriakopoulos 6,5 (33’ st Ceide 6). A disposizione: Pegolo, Russo, Marchizza, Ayhan, Harroui, Alvarez, Obiang, Tressoldi, Defrel. Allenatore: Dionisi 6,5.
Arbitro Cosso 6.
Marcatori: 27’ Frattesi, 30’ Bastoni, 49’ Nzola rig; 5’ st Pinamonti.
Note: ammonito Ferrari. Espulso Ekdal per doppia ammonizione al 36’ st. 7mila spettatori

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”

Il Gazzettino, la serie B. L’Ascoli vince a Palermo, il Modena abbatte la Ternana, il Cagliari perde a Ferrara

Nelle terza giornata di serie B, il Modena dilaga per 4-1 sulla Ternana, con rigore di Diaw, un autogol e reti di Falcinelli e Tremolada. 
Al Barbera, Ascoli avanti con Gondo, che sfrutta un’incertezza fra Nedelcearu e il portiere Pigliacelli. Il Palermo pareggia con Brunori, il bomber della promozione, uno che già è richiesto in A, corregge in tuffo la sponda di Nedelcearu. Prima dell’intervallo Gondo è bravo in pallonetto dal limite.
Il Cagliari conferma le difficoltà evidenziate già con il Cittadella, non concretizza. A Ferrara è insidioso all’inizio, con Lapadula e Mancosu, in mezzo un’occasione per La Mantia, resta in 10 per l’espulsione di Di Pardo, gamba alta su La Mantia. E proprio l’attaccante della Spal segna al 37’, su cross di Zanellato. I sardi hanno l’occasione per pareggiare nella ripresa, con il rigore al Var, Lapadula se lo fa parare da Alfonso. 
Nel secondo tempo una bella giocata di Gondo vale il 3-1, poi accorcia Segre. 
Stasera il derby fra Cittadella e Venezia, il ds Marchetti dice tutto: “Cerchiamo la rivincita della finale playoff persa un anno fa”. L’allenatore lagunare Javorcic replica così: “Dobbiamo disinnescare il loro attacco”. Fra i granata fuori causa Embalo e altri sei giocatori, nel Venezia attesa per il nuovo arrivo Candela, mentre Busio è l’unico indisponibile.
Stasera, alle 20,45, su Dazn, Sky e radioRai, anche Pisa-Genoa, Perugia-Bari, Parma-Cosenza, Reggina-Sud Tirol e Benevento-Frosinone.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Il Gazzettino, la serie B. Vittoria del Venezia in rimonta a Bolzano, il Cittadella sconfitto a Cagliari

Il Venezia esulta allo scadere, su autorete. Rimonta per 1-2 a Bolzano, nella prima in serie B allo stadio Druso: la matricola Sudtirol è ancora senza allenatore, quasi due settimane dopo l’esonero di Zauli, traghettatore è il vice, Leandro Greco. Storica la rete altoatesina dopo un’ora, cross di Carretta per Odogwu. Ci sta il pareggio, per quanto costruito dagli arancioneroverdi, arriva a 9’ dalla fine con Cuisance, subentrato. Al 95’ l’autogol di De Col, su cross di De Vries e tocco di Curto.
Il Cittadella avanza a Cagliari, contro la neoretrocessa, realizza il nuovo attaccante Raul Asencio, all’8^ squadra in 6 stagioni in Italia: la rete è al 29’ con un bel destro incrociato, poi Mancosu coglie la traversa per i sardi. Nel secondo tempo Kastrati nega il pareggio a Luvumbo, si arrende a Mancosu, servito proprio da Luvumbo. Anche fortunato il portiere albanese del Citta, con un tocco sulla linea, ma a 4’ dal termine capitola per mano di Makumbu: 2-1.
Il quotato centravanti Moro porta avanti il Frosinone sul Brescia, il raddoppio è su errore di Adorni: segna Caso, fatale al Vicenza, nello spareggio playout, poi Mulattieri. 
Partipilo decide per la Ternana sulla Reggina. Como avanti a Pisa con lo spagnolo Blanco, l’1-1 è su rigore, fallo ingenuo di Bellemo sul romeno Morutan che dal dischetto trasforma. Per i lariani il nuovo sorpasso è dell’irlandese Kerrigan, il 2-2 finale è di Torregrossa.
Il Modena avanza a Cosenza grazie a Bonfanti, scuola Inter, pareggio di Florenzi, altro classe 2002, risolve per i calabresi Brescianini. 
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Ilmessaggero.it, Ilmattino.it. Capolavoro di Berardi, bandiera del Sassuolo, Lecce sconfitto 1-0

https://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/capolavoro_di_berardi_bandiera_sassuolo_lecce_ancora_battuto-6881030.html

https://www.ilmattino.it/sport/calcio/capolavoro_di_berardi_bandiera_sassuolo_lecce_ancora_battuto-6882065.html

di Vanni Zagnoli

Vince il Sassuolo, ma come con l’Inter il Lecce poteva portare a casa un punto. Decide il capolavoro di Berardi, al 39’, un gol da fuoriclasse, da uno a cui la zona tranquillità va stretta eppure ha deciso di restare a Sassuolo firmando un quinquennale. Sull’angolo da sinistra di Kyriakopoulos, la palla arriva al calabrese al limite dell’area, la calcia di prima, in girata, per uno dei gol più belli della sua carriera. Berardi è il giocatore bandiera del mondo Mapei, a 28 anni ha deciso di restare praticamente a vita, dopo avere detto no alla Juve e all’Inter, anni fa. Il Sassuolo lo cederebbe solo per 40 milioni, lui resta volentieri. “Tempo fa – racconta – ho avuto occasione di andare via, per paura del cambiamento sono rimasto, non ero ancora maturato, non mi sono mai buttato, a compiere quel passo in avanti. Da tre stagioni a questa parte ho sempre cercato di lasciare questo club ma non ho avuto le possibilità, non ho mai trovato la squadra giusta che mi volesse e poi ho deciso di rinnovare con questa famiglia, che mi ha cresciuto fin da bambino. Sognavo di fare le coppe”.

Il Lecce gioca bene, come già in serie B, come con Eugenio Corini, che un anno e mezzo fa visse mesi splendidi, sulla panchina salentina, si rende pericoloso con Strefezza e poi con Di Francesco. Il primo squillo di Berardi è fuori, di poco. La migliore occasione sullo 0-0 è per Ceesay, il gambiano ruba palla a Ferrari e calcia a giro, Erlic devia. Dopo quello splendido vantaggio, Pinamonti serve Henrique, il brasiliano tenta lo scavetto ma Falcone gli blocca il tiro.

Nel secondo tempo il Lecce attacca con Banda al posto di Federico Di Francesco e con la vivacità di Strefezza, fra i migliori esterni del nostro calcio, come aveva già dimostrato alla Spal e anche alla Cremonese. 

Il Sassuolo controlla, con Dionisi impara a gestire, allo stadio Mapei, dove generalmente ottiene meno di quanto meriti, si fa vivo con Berardi, costruendo peraltro poco, rispetto al solito.

Sassuolo-Lecce 1-0

SASSUOLO (4-3-3): Consigli 6,5; Toljan 6, Erlic 6, Ferrari 5,5, Rogerio 6; Frattesi 6 (35’ st Harroui sv), Maxime Lopez 6,5, M. Henrique 6 (19’ st Thorstvedt 6); Berardi 7, Pinamonti 6 (19’ st Defrel 5,5), Kyriakopoulos 6 (51’ st Ayhan. A disp.: Ruan, Marchizza, Obiang, Alvarez, Ceide, Russo, Pegolo. All. Dionisi 6.

LECCE (4-3-3): Falcone 6,5; Gendrey 6, Blin 6, Baschirotto 6, Gallo 5,5; Bistrovic 6 (26’ st Helgason 5,5), Hjulmand 6, Gonzalez 5,5 (35’ st Askildsen sv); Strefezza 6,5 (44’ st Listkowski sv), Ceesay 6,5, Di Francesco 6 (1’ st Banda 6). A disposizione: Tuia, Ciucci, Lemmens, Frabotta, Persson, Rodriguez, Colombo, Brancolini, Bleve. All. Baroni 6.

Marcatore: 39’ Berardi.

Note: ammoniti Henrique, Berardi, Rogerio, Gonzalez, Frattesi, Toljan. Spettatori 6mila

Da “Ilmessaggero.it”, “Ilmattino.it”

Enordest.it. Rai radio2 fa bella la notte

https://www.enordest.it/2022/08/07/rai-radio2-fa-bella-la-notte/

Vanni Zagnoli

Proprio adesso che l’estate entra nel vivo, la programmazione di Rai radio2 cambia, con i miti del resto dell’anno che vanno in vacanza, come a fine anno.

Il secondo canale, della modulazione di frequenza, fm, si diceva una volta, quando ancora c’erano le onde medie e io ascoltavo Tutto il calcio minuto per minuto, con la voce di Roberto Bortoluzzi, napoletano.

A proposito, sono dieci anni dalla morte di Alfredo Provenzali, il terzo conduttore di sempre, dietro Massimo de Luca e prima di Filippo Corsini, il caporedattore, da un decennio al microfono.

Qui raccontiamo il cazzeggio su radio2, cazzeggio in gergo significa scherzare, è l’evoluzione dell’infotainment, fra etere e tv.

La notte, lo sapete, siamo metodici, con I Lunatici, Roberto Arduini e Andrea di Ciancio, che si sono raccontati di recente, al microfono di Pierluigi Diaco, a Ti sento.

Ci sono storie notturne, che vanno anche in tv, all’incirca fra l’una e mezza e le due mezza, su Rai2, naturalmente.

Il trascinatore è Arduini, con quella voce singolare, coniuga emozioni e temi leggeri, sesso e salute, antidepressivi e drammi, guariti e pittoreschi. Curiosissimo, escluso il rituale invito a mettere i mi piace sui profili social e poi l’insistenza con un anziano eccentrico, nonno Giannino. Erano e saranno in onda da mezzanotte alle 4, andrà per un po’ il meglio di, della terza stagione, super. 

Dalle 4, adesso, mentre prima i Lunatici erano sino alle 6, ci sono i Mattinotti, o qualcosa del genere, mattinotti è un bel termine, un duo, naturalmente uomo e donna, come tanto, in radio, in tante radio, con Noemi Ferracini, ex radio Freccia, e Fabrizio d’Alessio.

Alle 6 c’era il cult, Caterpillar Am, con Filippo Solibello, sino alle 7,45, con Marco Ardemagni, piacentino, il giudice, con improbabili giornali, il Ieri e il dopodomani, o giù di lì, e l’opposizione, quella sì, e Claudio de lillo, pugliese, Elasti, come scrittrice.

Pochi brani, tanti sorrisi e qualche bell’ospite, compresi talvolta i direttori dei quotidiani e, naturalmente, le prime pagine, con insistenza magari su Il Messaggero e Il Gazzettino, per accordi aziendali.

Adesso ci sono i sostituti, sono 3, ma non di quel livello, gli stessi di Natale. Cater xl è il programma, sino alle 8,30. Poi radio2 Happy Family, ma dalle 7,45 alle 10 c’è sempre stato il Ruggito del coniglio, altra comicità, volontaria, satira, sarcasmo, come piace a noi, giorno e notte. Il Ruggito, dunque, che bello, soprattutto per mia moglie, che adora la coniglietta, Panciottina, coniglia vera, non come il ruggito della trasmissione radio.

Soggetti smarriti era la sera, prima dei Lunatici, con Marzocca, ex comico di Zelig.

Non è un paese per giovani da mezzogiorno alle 13,30, poi Siesta e quel che resiste all’estate. Numeri due, al posto di Numeri uno, e poi Caterestate, in luogo di Caterpillar, appunto, con Sara Zambotti, milanese e Massimo Cirri, piemontese, di Carmignano.

Tutto l’anno c’è stato Back2back, dalle 21 alle 22,30, con Ema Stockholma, francese, dalla voce sexyssima, e con Gino Castaldo, il baffo di Repubblica, spettacoli, forse ex.

Di qui è passata anche Geppy Cucciari, nata a Cagliari, tifosa del basket Sassari, scudettato con l’ex ct Meo Sacchetti, nel 2015, e poi passata su radio1, con Giorgio Lauro, a Un giorno da pecora, con interviste comiche, di quelle che vorremmo fare anche noi, spesso riportate in agenzia.

Insomma la radio, 2, in particolare, come antidoto al malumore, nel mio caso alla disoccupazione, con il cazzeggio reiterato, curioso, con classe, con bella puntualità, quotidiana. Con programmi che spesso vincono premi, come il Biagio Agnes, andato ai Lunatici, l’anno scorso.

Ah, nel weekend c’erano le Lunatiche, Federica Elmi, che non mi fa intervenire, e Jodi Alivernini, sostituta di Barbara Venditti, che preferivo. Rudi è l’autore, in sostituzione di uno che proprio mi riconosceva anche quando davo un nome diverso, nella telefonata. E poi il regista, Paoletto Castro, dice sempre Elmi. Adesso il sabato, mi pare, con Jody, dalle 16 alle 19.

Voto a radio 2 dieci. Sono intervenuto alcune volte con Solibello, ho spiegato a Lunatici e Lunatiche che sono un giornalista, ancorchè disoccupato, e allora mi poco, soprattutto le donne. Carichissime e dalla voce di grande personalità. Energicisissime.

Da “Enordest.it”

Enordest.it. La collina dove dormono i giornalisti sportivi

https://www.enordest.it/2022/08/07/la-collina-dove-dormono-i-giornalisti-sportivi/

Vanni Zagnoli

Dedico questo numero a giornalisti scomparsi, piccoli miti, a nordest e non solo.

Domenica ha perso la vita Paolo Donà, 74 anni, già redattore de Il Gazzettino, a Padova, e prima collaboratore de Il Mattino. Era un amico, di tanti, una persona unica, assolutamente, in grado di spaziare dalla letteratura romena, oggetto della sua tesi di laurea, al Padova calcio, di cui era onniscente, dai viaggi alla gastronomia, passando per la meteologia. 

Noi di enordest.it eravamo stati a casa sua, a metà maggio, nella sua casa museo, e in questi due videoracconti ci aveva raccontato di Silvio Berlusconi che voleva la storia del Milan, avendone apprezzata la ricostruzione dei biancoscudati,  di mete esotiche e di Cenacolo, un gruppo di personaggi patavini, di cultura e varia umanità, di progetti con cui si teneva aggrappato alla vita.

Paolo mi pregava di non indugiare sulla sua malattia, percorreva qualche metro e dopo 15-20” doveva fermarsi, le immagini sono sfocate, la diretta in quel quartiere di Padova non era di buona qualità, purtroppo, almeno però si sente.

Qui, invece, si vede bene, è con skype, con Stefano Edel, pensionato de Il Mattino, di Padova, dal 2018, eppure ancora firma, naturalmente, come anche della Rai, dal Veneto.

Edel tratteggia Donà come nessuno e ricorda anche Fantino Cocco, il padre di Egle Luca, capo servizio, a Padova, de Il Gazzettino. Paolo era stato un po’ il fantino, di Fantino. “Andavamo sempre in trasferta insieme, loro due per il Gazzettino, io e Furio Stella per il Mattino”.

Già, Furio Stella, scomparso nel 2014. Apprendo da Edel che era di Trieste, mi fa sovvenire Gian Piero de Diana, redattore, magari ora in pensione, a Treviso, de Il Gazzettino, con la sciarpa alabardata in redazione, l’alabarda è tanta roba, anche se non è la spaziale dei cartoni animati.

Ho davanti i Reggiana o magari Brescello o Modena o Parma o Piacenza o persino Bologna, forse, e il Padova o magari il Cittadella, con quei grandi inviati, al seguito. Donà e Fantino Cocco, che una volta entrò al Mapei senza accredito, con le mani in tasca, comunque aveva la tessera Coni, e Stella e Stefano Edel, il Padova era sempre in serie A, con gente del genere, appassionata e competente. Come Gildo Fattori, la voce biancoscudata a cui è dedicata la tribuna dallo stadio Euganeo.

Sono stato anche all’Appiani, con Dino Baggio, l’ex azzurro, per Mediaset premium, venne anche mia moglie, Silvia Gilioli, meno di 10 anni fa, ad ascoltare un grande campione, sottovalutato. 

Padova è tanta roba, anche per il volley e un po’ di basket, per il Padova terzo in serie A, con Nereo Rocco, e quella stampa. Stella, Furio, brillava anche su La Stampa e su Il Giorno.

E poi mi vengono in mente Beppe, Bepi per tanti, Donazzan, vicentino, a lungo capo della redazione sportiva, de Il Gazzettino, e poi redattore capo, scomparso nel gennaio del 2019, grande appassionato di motori, biografo di Ayrton Senna e soprattutto del padovano Riccardo Patrese.

E sempre in questa spoon river di giornalisti cito appena Luca Miani, una vita a Mestre, a Il Gazzettino, sul Venezia, scomparso due anni fa e al quale era dedicato il premio Ussi vinto da me, come miglior video.

E come dimenticare Maurizio Refini, caporedattore centrale de Il Gazzettino, morto nel 2007, a 66 anni, era un esperto di motori, gentilissimo, nei nostri contatti telefonici.

Giovedì sera ero alla festa dell’Unità, a Villalunga, di Casalgrande, nel Reggiano, e il direttore di Gazzetta di Reggio, Giacomo Bedeschi, imolese, mi ha raccontato della morte di Omar Monastier, bellunese, scomparso in settimana, era direttore de Il Piccolo, di Trieste, e de Il Messaggero, Veneto, di Udine. Un anno fa se ne andò Sergio Gervasutti, 83 anni, di cui 8 da direttore de Il Messaggero Veneto. Era il padre di Ario, numero 4 a Il Gazzettino, già direttore de Il Giornale di Vicenza.

Non dimentico Giovanni Chiades, a Belluno, per Il Gazzettino, dipingeva la pagina di turismo, era passato per la Tribuna di Treviso, per la Nuova Venezia, nel dicembre del 2020, mentre 13 anni prima ebbe un grave incidente stradale.

E un giorno Gigi Maffei, già firma del basket, de Il Gazzettino, mi disse di Rino Nini, friulano, altra firma, direi del basket, in Friuli, appunto, sempre a Il Gazzettino.

Spero di non dimenticare nessuno, di non fare torto a nessuno, fra quanti ho conosciuto e sentito o visto o letto. E poi c’è un immortale, a nordest, scomparso nel 2005, a 67 anni, per 12 anni direttore de Il Gazzettino, dopo essere stato inviato di Tuttosport, e poi editorialista de L’Espresso. Una storia incredibile, splendida, che un giorno cercherò di raccontare con un parente.

Adesso mi fermo. E penso a Paolo Donà, grande amico. “Paolodonà, ciao. Com’è il tempo lì”. E poi a “Donazzan, ciao, com’è?”.

E’ stato un piacere, un onore, dialogare con giganti del genere. “Luca Miani, senti un po’…”. E Donà: “Attento…”.

Mancano a tanti, nelle loro città, ai lettori, ai tifosi, ai personaggi. Luca Zaia, governatore del Veneto, li ricorda, alla morte, l’ha fatto anche per Paolo il mite, lo meritava.

Non ho avuto il coraggio di venire al tuo funerale, Paolo, avevo anche quello di Villiam Vecchi, faccio l’alba, come tanti sanno, in realtà è troppo dolore. Anzi, sarei venuto a filmare i giornalisti intervenuti, a chiedere loro la storia, loro, come ho fatto a te. Grazie a Gigi Bignotti, altro mito de Il Gazzettino, al sito.

Da “enordest.it”

Enordest.it. Zizzagando, l’eroe di Salonicco si è addormentato

https://www.enordest.it/2022/08/07/leroe-di-salonicco-si-e-addormentato/

Vanni Zagnoli

Zizzaghiamo verso ferragosto, un’altra puntata e due settimane di stop, ma non per noi. Che continueremo a fare video, a disturbare e a fronteggiare denunce. Con piacere

Il Brasile domina la copa America femminile, è al 7° successo su un totale di 8 edizioni. Hha battuto in finale la Colombia, per 1-0, fuori casa, aveva ospitato le prime due edizioni, una trentina d’anni fa, ha sempre vinto, escluso nel 2006, quando si impose l’Argentina, padrona di casa. Questa è soltanto la 3^ rassegna in cui si aggiudica la finale, nelle altre 5 il titolo veniva assegnato tramite il girone all’italiana.

Le verdeoro, insomma, hanno la classe dei maschi e ancora più dominio, almeno a livello del loro continente.

Le amichevoli in Europa di club medi. Domenica il Lilla ha battuto il Cagliari per 6-2, addirittura, 3-0 ma poi 3-2, con un bel gol. L’Europa è lontana da molti club, l’ultima qualificazione imprevista è stata del Sassuolo, con Eusebio di Francesco, nel 2016. Sarebbe bello ripristinare la Mitropa cup o il torneo angloitaliano, Wembley per la Cremonese è stato l’apice. Il Sassuolo a Reims ha pareggiato per 2-2, buona esperienza.

L’Inghilterra femminile oro europeo, vantava soltanto una finale e una semifinale, ai mondiali un 3° e un 4° posto. Al maschile, ha vinto solo i mondiali del ’66, in casa, e vanta appena la semifinale del 2018. Agli Europei, un terzo posto, una semifinale e la finale di un anno fa. Inglesi al top con i club per decenni, con le nazionali faticano, comunque fra uomini e donne sono ai vertici, adesso, mentre l’Italia all’Europeo vinto grazie a due partite ai rigori al femminile è uscita al primo turno.

Il Como piazza il colpo Cesc Fabregas. Abbiamo seguito su Sky la presentazione del centrocampista spagnolo ex Barcellona e Chelsea, all’hotel Hilton di Como. Si è svincolato dal Monaco, dopo due stagioni non brillanti, il campione del mondo del 2010, in Sudafrica, contro l’Olanda, è voluto dalla proprietà lariana, dalla londinese Sent legata ai fratelli indonesiani Hartono: secondo Forbes, sono i proprietari di un club calcistico più ricchi al mondo. Dopo la brillante salvezza al ritorno in serie B, grazie a Giacomo Gattuso, i biancazzurri inseguono la serie A, 20 anni dopo, all’epoca il proprietario era Enrico Preziosi, che poi avrebbe acquistato il Genoa, e l’allenatore era Loris Dominissini, scomparso a 60 anni per il covid.

La morte di William Vecchi, reggiano, di Scandiano, l’eroe di Salonicco, della coppa delle coppe vinta dal Milan nel 1973, contro il Leeds united che aveva gli scozzesi Gray, Lorimer e Joe Jordan e il gallese Yorath. Furono indispensabili le sue parate. Il Milan schierava: Vecchi; Tato Sabadini, Zignoli; Anquilletti, Turone, Rosato (Dolci); Rivera, Benetti, Sogliano, Bigon, Chiarugi. Allenatore era naturalmente Nereo Rocco. Poi avrebbe perso la supercoppa, europea, con l’Ajax, 1-0 a San Siro ma 6-0 in Olanda. Subentrarono Maldera, Schnellinger, lo sconosciuto Turini (Bergamaschi) e Biasiolo, a Zignoli, Rosato, Sogliano e Bigon. 

Quel Milan perse lo scudetto, del ’73, a Verona, con le papere di Vecchi, appunto.

A Monza, lo stadio Brianteo è pronto per la serie A, si chiama Upower stadium. La situazione degli stadi in Italia, a Reggio Emilia c’è il cantiere, per la copertura dei distinti e per i lavori nel parcheggio, è utilizzato in maniera alternata da Sassuolo, proprietario, con la Mapei, e dalla Reggiana, i cui tifosi lo chiamano solo con il secondo nome, città del Tricolore.

I quasi 19mila abbonati al Lecce, record societari, gran dato, sul fervore del sud, con Pantaleo Corvino ds. I pugliesi rappresentano forse la squadra di più alto del meridione, da 35 anni a questa parte, ovvero dopo 

La Torres ripescata in serie C, al posto del Campobasso. Una ventina d’anni fa era stata vicina a una storica serie B. Fuori anche il Teramo, che era stato virtualmente promosso, con Vincenzo Vivarini, salvo essere retrocesso per una combine all’ultima giornata.

Volley. I miei 90′ con Lucio Fusaro, il presidente di Milano, sulla sua vita. “Le mie telefonate con Joe Biden. Il business in Russia nell’88, grazie a Gorbaciov”. Eccezionale, friulano, di origine.

Volley, niente mondiale per Zaytsev, il ct de Giorgi: “Condotta esemplare, l’ho lasciato libero”. Come cambio di Romanò era eccellente. Dato lo 0-6 alla Nations league, a Bologna, con Francia e Polonia, l’Italia dovrebbe pensare a inserire gente di esperienza, non rinunciarvi a priori, con il rischio di neanche competere per la zona medaglie.

Canoa, l’argento mondiale nel K1 di Gianni de Gennaro e anche un altro bel podio. 

Nel pentathlon moderno, l’oro europeo di Elena Micheli, fisicatissima, ma altrettanto difficile, da raggiungere. Ottenuto l’ok al videoracconto con i carabinieri, lei ha cambiato idea: “Scusa, ho detto troppo sì, non farei la mia vita bene…”.

Da “enordest.it”

Il Gazzettino. Amichevole Colonia-Milan, i rossoneri vincono con doppietta di Giroud

Meglio il Milan, dell’Inter, non solo per il risultato. I campioni d’Italia vincono in Germania, 2-1, il Colonia non ha Littbarski, finalista mondiale del 1982, nè Hassler, l’ex juventino campione del mondo nel ’90, però è sempre una notizia quando un’italiana batte una tedesca, anche in amichevole. Spagnoli, inglesi e germanici in Europa restano i migliori, più dei nostri, fermi alla Conference cup della Roma dal 2011. A Ferrara, l’Inter recupera due gol e pareggia con il Monaco, non di Baviera, del principato, allenato, in passato, da Guidolin e Ranieri.
“E’ calcio d’agosto”, stava per dire su Sportitalia Andrea Mandorlini, allenatore esonerato dal Padova, la scorsa stagione. Poi si è corretto, siamo a metà luglio, conta la preparazione, i biancorossi dalla maglia simil Monza sono tosti, preparano il turno preliminare di Champions, fatale troppe volte al calcio italiano, che grazie all’ex presidente federale Tavecchio porta alla fase a gironi tutte e 4 le squadre, a partire dunque dalle milanesi, prima e seconda.
L’Inter, dunque, ha Lukaku stile Chelsea, inutile, del resto una fisicità del genere carbura più tardi. Qualcosina fa vedere Lautaro, piace Dimarco, ha una chance Lazaro, piace Asllani, albanese, arrivato dall’Empoli. In avvio il palo di Vanderson, per l’1. Fc Koln, secondo la denominazione originale. All’8’, discesa centrale di Ben Yedder, smarca Golovin che infila Handanovic. Alla mezzora è il capitano ospite, tunisino, a chiudere un contropiede perfetto, del resto gioca nella Francia, la nazionale più continua del millennio, forse, almeno in Europa. 41’, D’Ambrosio di testa, respinge il portiere, realizza Gagliardini, gregario non sempre oscuro. Il 2-2 dopo un’ora e prima delle sostituzioni, Lautaro in corridoio per Lukaku, sinistro forte, respinta del portiere e Asllani azzecca il sinistro angolato.
Entrano gli ex campioni, Barella, de Vrji e altri. Il finale è monegasco, il portiere Onana si oppone a Minamino e poi alla ribattuta. L’Inter si difende, Onana vuole rubare il posto a Samir Handanovic, 36 anni, l’ex udinese di sicuro vorrebbe battere i record di longevità di Buffon, titolare in serie B, nel suo Parma, a 44 anni 
A Colonia 40mila spettatori per il Milan, ultimo nel girone di Champions. Fa doppietta Olivier Giroud, 36 anni a settembre, campione del mondo, titolare anche all’Europeo del 2016, fu decisivo nel recupero del derby di fatto valso lo scudetto e prova a fare il titolare anche quest’anno. Messias e poi Rebic ne ispirano il vantaggio rifinendo una bella azione di rimessa, il raddoppio è anche merito di Brahim Diaz, per il sinistro a giro, deviato, del francese. Gioca la ripresa l’altro transalpino, Adli, centrocampista ex Bordeaux, brillante in alcune giocate. Fra i giovani in campo, segna il Colonia con Hector, su azione d’angolo.
La Bundesliga inizia fra una settimana, addirittura, il Milan resiste grazie a Kalulu e a Gabbia.
A sinistra i tedeschi spingono con Kainz, altro vivace è Uth, mentre Schwabe impedisce la tripletta di Giroud. Il secondo portiere Mirante si era opposto a Uth.
Nelle altre amichevoli di ieri, Roma-Portimonense 2-0, Zaniolo segna anche ai portoghesi. I tedeschi del Bochum regolano lo Spezia per 2-1, mentre l’Udinese fa 3-3 con l’Union Berlino. Due a due tra Salernitana e Hoffenheim, spesso in Europa. Larghe vittorie di Atalanta e Fiorentina con i dilettanti, mentre il Parma ferma la Sampdoria sull’1-1, nonostante sia in serie B. Il Sassuolo supera 3-1 i cechi dello Jablonec.
Vanni Zagnoli

Da “Il Gazzettino”

Pieve Modolena, Reggio Emilia. 20 anni fa la morte di papà Vasco, Zagnoli, soffocato da un boccone di cibo. Il crocifisso e l’elettroshock

Era domenica, 23 giugno, ero in palestra, al fit village, caldo, ero in bicicletta, 2002. Telefona mamma Emilde: “Vieni, da tuo padre, l’è bell’è mort”. E’ già morto.

Vasco, agricoltore, aveva 64 anni, era in pensione e, come me, penalizzato da ansia e depressione, derealizzazione. La vita di campagna era alienante, l’allevamento delle vacche, sognava di fare il calciatore, era un bella ala destra, nonno Ernesto, Tino, lo sfiancava nei campi: “Passavo sangue nelle urine, dovetti smettere”. Lo allenava Delgrosso, il mito. Il matrimonio con Emilde Montecchi, nel ’69, la vita accanto alla Nepal, dei Mussini. La mia nascita, nel ’71. “Abbiamo una casa infelice”. La nuova, iniziata nel ’77, nel terreno di via Berneri, servirono 15 milioni di lire per edificare. Debiti per 100 milioni di lire, tassi anche al 28%, di interesse. Era in cura dallo psichiatra, Offerto Bertolini, in via Roma: “Dotor, am daga la forza, go bisogn ed pagher i debit”.

Non serve la traduzione, gli anni migliori se ne vanno in preoccupazioni, nell’89 vende un terreno, ma il debito era già azzerato. Ha 52 anni, è l’inizio della fine, depressione: “Ci mangiamo tutto, la casa in campagna è molto impegnativa, come spese”.

La fobia sociale: “Non so se andare a messa, quando c’è da scambiarsi il segno di pace tremo”.

Papà Vasco era un po’ come Pantani, Marco, liquido, troppo vulnerabile, nato sotto il segno dei pesci, segno di acqua. Come il mio cancro.

Ha trasmesso la grande competenza per il calcio, la passione per lo sport, sarebbe stato un grande osservatore, amava lo stadio Mirabello e Gianfranco Matteoli, le giocate di classe. Aveva visto la carbonella e Pinti, Catalani e Pistacchi. Aveva bestemmiato per i carichi di lavoro, nella stalla, sempre in via Berneri, ora capannone che racconto assieme ai due appartamenti, l’inferno degli affitti non pagati.

“Sono vite da briganti e non si prende niente”. E allora smise le vacche, grazie al premio della Ue, e si dedicò insieme a mamma Emilde Montecchi al lavoro a domicilio, a cottimo, come il mio, da giornalista, esattamente, e così mamma ogni tanto mi avrebbe detto: “Oggi hai fatto giornata”. Già, professione partita iva, come il muratore che ha abitato sino a maggio al piano terra, di quella casa.

Sotto, avevano vissuto i nonni, Tino, scomparso nel ’96, alla vigilia di una partita di serie A, del Piacenza, a cui non rinunciai, ed Elena, Maria, per tutti, che come amava socializzare e andare a trovare amiche e parenti.

Maria se ne va nel 2002, 40 giorni prima dell’unico figlio. “Guarda di stare vicino a tuo padre e a tua madre”, mi intimò una parente, Tonina, di Campogalliano, Modena.

L’ho fatto poco, con entrambi, oggi racconterei con loro per ore, ansia e depressione, socializzazione.

Vasco era labile, come me. “Un giorno il prete di Pieve, Modolena, don Orlando Rigattieri, non ancora monsignore, nel ’60, estrasse all’improvviso il crocifisso, come verso di me – raccontava Zagnoli -, fu una sorta di sortilegio, mi stregò”.

Striè, diceva nonna Maria.

E allora papà conobbe la depressione, a militare, a Capo d’Orlando, Messina, autiere, e poi al rientro, l’elettroshock, come per il figlio di Italo Cucci, noto giornalista. Restò così, per sempre, tristezza ed euforia, e poi il nulla, senza più obiettivi, quasi come vannizagnoli.it. Sposato ma di fatto solo, con il suo dolore, il dolore di due ricoveri, coatti, propiziati da me, il primo nel ’94, prima dei mondiali, dopo che me m’ero andato di casa. Quel giorno chiamò la polizia municipale, perchè mi convincessero a restare. “Bein, se tomia cumprè a fèr set vè a stèr via”, mi accusava mamma Emilde.

Il tutto è finito in quella domenica di sole ardente, in via Berneri, un pranzo qualsiasi. Un singhiozzo, un singulto, anche nonno Tino soffriva, per esempio la pasta in brodo non così cotta.

Non ricordo cosa avesse mangiato, ricordo i soccorritori davanti a casa. Era finita la sua sofferenza, anche la mia, quel padre così speciale, che mi voleva accanto a sè e dal quale io sfuggivo, da sempre, per sempre.

L’ho raccontato la notte, al cimitero, a Pieve.

Conosciamo la sofferenza, ansia, depressione, eredità, ereditari. “Guarda che non ti lascio nulla”, erano le sue minacce.

Grazie a loro, posso anche non lavorare, magra consolazione.

Un giorno, magari, racconterò in libro i parenti miei e di mia moglie, come Marco Pastonesi, mito ex Gazzetta dello sport.

Chi volesse, potrà ricordarlo online, su vannizagnoli.it